La pittura di Enrico Zingaretti

Testo del critico d'arte Livio Garbuglia

Vitale clima cromatico

La pittura di Enrico Zingaretti non manca di momenti penetranti (Maternità, olio su tela), peraltro, nell’estensione del movimento fisico e mimico delle figure. Il paesaggio naturalistico è fermo e composto nella luce diffusa, nel delicatissimo chiaroscuro dimostra una intelligenza assai attenta delle sismiche ondulazioni della forma. La pittura di Zingaretti si avverte negli scarti e nelle contrapposizioni lievi o accentuate della distribuzione del colore, nei contrasti vivi delle zone adombrate e illuminate, nel guizzo agitato delle luci e delle forme che si assimilano a luci (come avviene nelle opere pittoriche dove le barche a vela guadagnano il mare aperto), con la comprensione del clima atmosferico, la fantasia coloristica sussultante.

La qualità educata del colore, la sciolta elasticità della forma-luce, la circolazione oscillata del dialogo mimico delle fisicità create dalla massa-colore, la varietà mutevole della colorazione spesso in una luce diurna e solare, mostrano la sensibilità all’arte dell’artista romano.

La composizione generale è di una estrema semplicità sintetica, senza abbandonare le masse-colore e quindi la dialettica luminosa, il pittore Enrico Zingaretti è attratto dalla libertà pittorica, dai suoi impasti diretti, dalla vibrazione manovrata del pennelleggiare, dal fascino di una densità d’atmosfera calda, insinuata, sfumata di passaggi e di riflessi, che può ammettere, l’astrazione in arte per ottenere una circolazione più intimamente ravvicinata di ogni parte della composizione pittorica, con un rinvio di effetti palpitanti di alternative luminose che dà un movimento vitale di clima cromatico e un’audace espressività. Si instaura tra l’artista e l’opera d’arte un rapporto di continuità intima, una reciprocità di passaggio, in una congiunzione che esalta il momento puramente vitale e sensibile.

LIVIO GARBUGLIA