| La scultura di Katia Tasselli
Testo del critico d'arte
Livio
Garbuglia
Natura naturante.
Apollineo Metafisico
L’opera scultorea in bronzo di Katia Tasselli ritrova il
senso entusiastico della natura naturante. L’antico fervore
delle energie istintive e creatrici, quasi l’illusione di
una lenta metamorfosi in cui sembra ridivenire una figlia della
natura, prendere la qualità della materia plastica, obbedire
alla stessa energia inesauribile che foggia gli esseri e le cose
sotto il sole. Il nudo femminile della Tasselli consapevole della
propria carnale perfezione, unisce alla sensualità la singolare
e rara dote della seduzione, accoglie le morbide membra e il soffio
della vita.
La scultrice utilizza il mondo materiale come suggestione, come
liberazione dell’anima, come repertorio di immagini frammentarie,
destinate a penetrare nella volontà dell’anima e a
trasformarsi in un’immagine interiore, in un’idea superiore
e trascendente corpo d’arte, anzi come il modello stesso in
cui l’assoluto sia configurabile (Liberazione dell’anima,
opera in bronzo). L’assoluto è difatti sintesi di natura
e libertà. E l’arte, come creazione ad opera dell’artista,
è anch’essa, allo stesso tempo, in coscienza e coscienza,
in quanto è opera di una furente, titanica e indipendente
“potenza”, che porta l’artista a produrre cose
del cui significato è solo in parte consapevole. Per questo
l’arte è il mezzo più adeguato con cui è
possibile cogliere il senso ultimo della realtà. L’arte
della Tasselli è intuizione non dell’oggetto nella
sua particolarità, ma dell’idea nell’oggetto.
Ciò che conta, nell’opera della Tasselli, è
proprio la purezza dell’idea che viene intuita, la forma del
corpo femminile, non la sua particolarità, perché
solo così il soggetto perde il senso della propria individualità
convenzionale. Nell’arte non si è asserviti ai bisogni
della volontà del pensiero dominante, ma si diviene puro
conoscere della nuova volontà di vivere, si guarda e si contempla
un oggetto nella sua purezza e assolutezza titanica, liberi dai
vincoli della propria soggettività resa prigioniera dalla
catena ferrea dei bisogni superflui. Bisogni rischiare di essere
eretici. Solo nel trovarsi distanti da un modo di pensare dominante
può stare una vera indipendenza intellettuale dell’artista.
La Tasselli propone un forte e originalissimo modello estetico
dell’esistenza corpo d’arte, in particolare della sua
concezione dell’arte come espressione dello slancio, della
vitalità e dell’ebbrezza che accompagnano i momenti
creativi e più profondi della vita. Il corpo femminile viene
a identificarsi con la libera esplicazione della volontà
di vivere, il senso entusiastico del vigore seducente delle forme,
la rinnovata intensità primigenia dei corpi, la vivente materia
atta a ricevere i ritmi dell’arte, a essere foggiata secondo
le figure della poesia della vita ideale. La facoltà della
Tasselli si rivela, nella perizia di suscitare dalle sue statue,
vibrazioni di suoni e analogie rare; nella forza di armonia imitativa;
nell’acutezza sensitiva delle immagini; nelle sensazioni che
vanno dalle voci diffuse dei personaggi femminili immersi in una
solitudine serena, apollinea, velata di mistero, all’alto
stupore delle immagini e dei silenzi cosmici (Aurora, opera
in bronzo).
La Tasselli giunge a trasformare così d’un tratto
in specie ideali tutte le figure passeggere della sua esistenza
volubile. La scultrice riesce a tradurre istantaneamente nel suo
linguaggio le più complicate maniere della sua sensibilità
con una esattezza e un rilievo così vividi che esse talvolta
sembrano non più appartenerle appena espresse, rese oggettive
dalla testimonianza isolatrice dello stile. C’è come
un brivido metafisico nelle sue opere. Questo brivido, l’eco
degli spazi infiniti, l’intima unità dell’essere
pervadono le creazioni scultoree. Ogni linea conduce l’occhio
lontano, ogni forma in movimento pare che voglia sorpassare sé
stessa, ogni motivo rivela una tensione, uno sforzo, come se l’artista
non fosse mai del tutto sicura di riuscire veramente ad esprimere
l’infinito, l’universo della sua anima.
Nelle opere di Katia Tasselli, l’apollineo-metafisico si alterna
e si compenetra con lo slancio vitale-esistenza. Quest’ultimo
è concepito come un momento di riposo dell’apollineo-metafisico,
una pausa nella quale il sentimento di anima titanica non viene
annullato ma è come ridotto a forma, elevato alla sua espressione
più pura, espresso come concentrazione genetliaca di liberazione
dell’anima.
LIVIO GARBUGLIA
La pittura di Katia Tasselli
Testo del critico d'arte
Livio
Garbuglia
Vibrazione
emotiva in un prezioso gioco di ritmi
Nelle opere pittoriche di Katia Tasselli la virtuosità
della narratrice epica si trasforma in una vibrazione emotiva che
trova espressione nella composta figura del soldato a cavallo prigioniero
della sua armatura e nella forza cromatica di ogni particolare.
La determinazione del disegno, la discrezione del colore, e la luminosità
cristallina del paesaggio marino si realizzano nella stilizzazione
dello spunto naturalistico, la fantasiosa narrazione di cavalli
e cavalieri si realizza senza sforzo, in un prezioso gioco di ritmi.
Il volto defigurato, del cavaliere riesce a mantenere l’incognito;
la suggestione di quelle membra ieratiche diventa emblematica per
la storia di questa immagine, che dal suo anonimato assurge ad un
tipo di umanità eroica ed enigmatica. In questa opera tutto
è solo apparentemente immobile, per l’intento di suggestione
iconica, ma la composizione degli elementi tra loro, ed ogni singola
parte operata quasi senza riposo e quasi con esasperazione incessante,
mostra il carattere di fantasia emotiva. Nella rappresentazione
del cavallo ornato da finimenti neri, l’applicazione prospettica,
il gusto delle forme ridotte alla loro pura volumetricità,
creano un clima astratto, ed intensamente suggestivo alla scena;
che si svolge davanti ad uno sfondo architettonico, a guisa di mura
di castello, geometrizzato ma animato dal colore del bianco marmo,
dallo splendore della foglia oro, dai rossi, dai neri, dallo sventolare
di una bandiera rosso crociato.
L’opera è frutto di un’operazione meticolosa
quasi la comunicazione di un mistero antico: senza perdere di vista
la struttura complessiva della composizione, la Tasselli studia
ogni singolo dettaglio con cura nella riproduzione della sua realtà.
Nel dipingere la scena equestre alla pittrice non sfuggono notazioni
etnografiche e di costume, nell’illustrare la scena produce
una serie di soluzioni architettoniche tardo-gotiche rivisitate
dall’autrice. In altre opere i cavalli sono collocati su un
piano continuo, con una estrema riduzione di impianto volumetrico
alla lettura dell’astratto. L’asse compositivo e centrale,
con diramazioni oblique e spostamenti in tutte le direzioni, convergendo
e divergendo ad un tempo, e perciò fermando la struttura
interna in una connessione e in un equilibrio estremi, rafforzati
dalla moltiplicazione degli scatti, delle inerenze in ogni parte
che dànno l’idea di una giostra equestre che cede all’energia
illimitata, alla forza ubriacante capace d’indefiniti sviluppi
alla lettura di un ritmo illusionistico. Nella Marina di Lerici
la Tasselli realizza col colore e la luce le parvenze della
realtà e le creazioni perentorie della memoria. La distesa
di mare dal colore cristallino circondata dal promontorio di case:
in primo piano la spiaggia affocata nella luce. A contrasto con
la luce, che accende la baia, sul paesaggio marino sembra stendersi
il velo di una profonda liricità.
LIVIO GARBUGLIA
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