La pittura di Pietro Spadafina

Alcune recensioni... sparse nel tempo

2000

… L’arte di Spadafina è espressione di un carattere ben identificato. Distinte e riconoscibili, le sue opere soddisfano la condizione necessaria perché l’arte esista: di essere cioè proprio distinta e riconoscibile. La sua mano felice, dal tratto tagliente, forte possiede un segno netto, preciso, logico, rigoroso. La geometria, la razionalità nel dipingere quanto di più irrazionale sia nella vita, come solo il sogno può essere, esprime la volontà di un ritorno alla scuola di pittura e, pur nella sua modernità, le sue opere prendono le distanze dall’avanguardia che ha governato lo scorso secolo…

… L’atmosfera sognante, il clima onirico è riportato senza sbavature, trasmettendo l’idea di un mondo che può migliorare. L’amore visto attraverso il sogno le cui incongruenze, i cui accostamenti imprevedibili, tradotti in pittura divengono ordinati, rispondono sempre ad un principio, ad un’idea precisa. L’idea di un mondo regolare è evidente nell’arte di Spadafina, ove anche il sogno diviene ordinato. Irrazionale e razionale, sogno e schema, slancio intuitivo e controllo della ragione si sfidano continuamente in Spadafina, nel tentativo di dare un senso a ciò che apparentemente sembra mai averlo…

… Vetrate perfettamente riuscite senza luce del giorno, ove la luce è interna all’intarsio cromatico ed alle scelte dei colori puri, squillanti, nitidi. Figure a metà tra dimensione onirica e reale, ricordano i dipinti dell’amata Tamara de Lempicka, ma se ne differenziano nell’essere sobri…

VITTORIO SGARBI
Critico d'Arte


Il viaggio dell'umanità come tensione verso la visione universale della vita

Il viaggio-meta del pittore Pietro Spadafina, crea una volontà comunicativa nello spettatore sottratta a ogni forma di controllo e condizionamento mediatico odierno. L'elevata indipendenza spirituale ha il compito di favorire in ciascun membro della società delle competenze comunicative nelle quali abbia una funzione oggettiva la capacità di riconoscere le molteplici forme di disturbo e distorsione che si verificano con le interferenze e intromissioni occulte del potere. Ormai troppe generazioni non conoscono la disponibilità a grandi responsabilità, non conoscono la sensazione di essere separati dalla massa e dal suo relativo asservimento.
L'opera di Spadafina, pretende un giudizio, un si o un no non su le miserie dei vari insegnamenti più o meno ufficiali, ma sulla vita e il valore della vita. Il pittore sente il peso e il dovere di fare centinaia di "viaggi", di tentativi e sperimenti di vita: egli rischia continuamente in proprio, egli non è affidabile e utile al gregge.

Lo sforzo di oggettività dell'artista

La pittura di Spadafina si costituisce muovendosi lungo una linea evolutiva, nella quale ogni fase precedente (come ogni facoltà umana) non viene cancellata da quella successiva, ma solo assorbita da questa nell'ambito di uno stadio superiore, così come, nello sviluppo dell'individuo, infatti l'opera di Spadafina è la fase del pieno spiegamento della ragione umana, dello sviluppo della società, dell'affermazione di un'eguaglianza perenne del genere umano.

Individuo valore-universale

Pietro Spadafina raccoglie e conserva dalla sua fomazione culturale-artistica gli afflussi di flessibilità cromatica e luminosa, nonché la mondanità attuale e urgente che investe l'arte, rompendo gli stilismi grafici e decorativi e sostituendovi una continuità di vita senza distacco, come prova l'artista afferma nelle sue opere la sua presenza e partecipazione, il suo essere interno alle cose emergenti per tutto con una bruciante verità visiva. Nell'inscindibile composizione dei rapporti la scena, previo la comunicabilità interna, investe con una irresistibile chiamata: l'assemblea umana installa lo spettatore nel posto che fu il suo, nello spazio esterno fissato e misurato come quello interno, perciò potendo verificare e rinnovare perennemente l'immersione in un mondo di visione ragione-coscienza e di soprannaturale immanenza, si determina una soggettività umana spirituale nella quale l'individuo viene ad assumere un significato ed un valore universali.

Le affluenze coscienza-civiltà-arte
La fisicità epica teorizza il nesso tra linguaggio e morale

Pietro Spadafina ribadisce la sua posizione di conciliazione delle esperienze della forma-colore e delle affluenze coscienza-civiltà-arte, che sono sensibili in specie nell'equilibrata strategia compositiva, formata con agili raccordi ritmici e contenuta in un colloquio di cui è insinuata la forza leggera e rivelatrice. L'artista si concentra sul fattore "climatico" della meta: dall'estremo luminoso proviene un chiarore diffuso, dentro l'ambiente nelle parti centrali e laterali, la luce si incrocia, si scontra, si elide con quella e con le laterali filtrate o invadenti. Ne deriva una partitura musicale di lumi, d'ombre, di penombre sfioranti e mobili, che anima ogni parte in una inesauribile pulsazione.
La fisicità epica ottenuta teorizza il nesso tra linguaggio e morale, come base di un'etica destinata agli esseri umani. L'arte rinvia alla vita e alle sue forme. E' su questo rapporto che si costruisce una comunità ideale fondata sul rapporto comunicazione-conoscenza-verità.

LIVIO GARBUGLIA
Critico d'Arte


1980

“… I neri lucidi che compaiono costantemente sulla tela di Spadafina non fungono da puro e semplice sfondo; piuttosto essi offrono una spazialità che è a sua volta il frutto di un’intensa emozione intellettuale, la sua necessaria dimensione, una categoria di coscienza e di conoscenza come il nero, costituiscono dunque una specie di liquido amniotico nel quale si immerge una figurazione variopinta, da uccello di Paradiso, da inquieto Eden carico di frutti cresciuti per forza spontanea e naturale o un embrione, un’immagine fatale i cui rossi vivi emblematizzano un ventaglio complesso di potenzialità…”.

Il tragitto di Spadafina sta raggiungendo una tappa coerente nel suo sviluppo, senza contraddire le fasi precedenti e senza lasciarsi intrappolare da nessun partito preso. Il modello – o meglio il riferimento biblico – che aveva caratterizzato un momento decisivo della sua ricerca già testimoniava, direi, il tentativo di trascrivere le motivazioni di una complessa biografia intellettuale, al di là di rischiose tentazioni metafisiche o visionarie. In altre parole, la favola faceva sempre e risolutamente i conti con la realtà, mentre – in un periodo nel quale la civetteria del ripiegamento sul privato sta diventando una moda tanto sterile quanto insopportabile – appunto il privato si distendeva nella ricerca di stabilire relazioni con gli altri, nel segno di un mondo evocato fantasticamente ma solidalmente ancorato a problemi e a interrogativi aperti in modo da configurare un messaggio pronto, sollecito al riscontro di un destinatario mai astratto, a un mon semblable, mon frère.

CLAUDIO GORLIER
(Docente di Letteratura americana Università di Torino)