La pittura di Anna Salvati

Testo del critico d’arte Livio Garbuglia

Fisionomie di civiltà ancestrali.
Una stilista raffinata sino all’edonismo omerico.

Contrariamente ad altri artisti nei quali l’affermazione del linguaggio personale prevale sino a creare lavori consenzienti all’esigenza della forma, Anna Salvati, che pure è stilista raffinata sino all’edonismo omerico delle forme, sente, più che le apparenze, le segrete quanto sempre diverse modulazioni che le determinazioni interiori del colore riflettono sui corpi d’arte e le loro fisionomie di civiltà ancestrali (Porta Kosmica, olio su tela cm 70x100).
Nelle opere stilisticamente contentissime la Salvati osserva una concentrazione, che rivela intelligenza ritmica e sensitività, e con una pittura ricca e luminosa, ma anche con sottili tocchi e ineffabili assembramenti-colore ed ombre scorrevoli e lambenti, ferma un’attenzione interiore che s’apre con una esperta consapevolezza.
Le opere della pittrice sono costruite con incisivi piani che risultano da impianti destinati dal colore; le immagini sono attuate con la pennellata direzionale, animata da luci, con concessione descrittiva e naturalistica. La concentrazione luminosa, nel lavoro ottenuto, si solleva con impeto, sembra restituire moltiplicata la luce che riceve(Campi in fiore, olio su tela cm 80x80). La Salvati addensa in una visione istantanea, raccolta nel punto più emotivo, una rappresentazione la cui vicenda non si partecipa, ma emerge di lontano al suo momento culminante.
La pittura della Salvati fonda fasci di luce multipli, di composizioni articolate e gesticolate, di una manovra cromatica continuamente insorgente(Conflitto- Intolleranza, olio su tela cm 70x100).

LIVIO GARBUGLIA



Dal quotidiano "Rinascita" del 31 gennaio 2006

Anna Salvati - Poesie che cantano

Il bel volume della poetessa Anna Salvati intitolato “ Canti d’Amore” è una raccolta di poesie che cantano, al limite del diario, la prorompente vitalità sentimentale di questa autrice che già ha fatto capolino come affermata pittrice di valore e grafica dal segno sicuro, cui la stampa e la critica hanno guardato come ad una donna-artista a tutto tondo.
Ha scritto queste poesie che invocano l’amore come “ Vento di baci…che sognano l’aria del giorno…..che bruciano il Sole dell’Anima…..che volano nell’ombra del cuore…..che portano l’Alba della Vita”.
Tutto il libro è un inno all’Amore, sia spirituale che fisico, con sempre tale una levità e forza da lasciare ammirati. Anna Salvati, da affermata pittrice, mostra di saper dipingere anche con la sua penna lucida e luminosa che incide nel cuore e nella mente di chi la legge i suoi sentimenti che sfuggono ad ogni orizzonte.
Arrivando in un baleno al termine della lettura, si sentono però nell’Anima, unito ad un sottile piacere, quel disagio e quella amarezza che nascono da un sentimento puro ma germogliato e coltivato sulle rovine delle grandi illusioni. Sono spade infocate che trafiggono con la dolcezza di un rosolio al curaro e che raccontano come da quelle piaghe abbia saputo trarre versi che cantano e incantano perché sono testimoni di una vita che dalle immancabili sofferenze ha saputo elevare il suo sentire ed innalzarsi nel cielo splendente dell’Amore.
Anna Salvati, con cosciente lucidità e nobiltà di spirito, sa parlare al cuore in modo personalissimo e alto come quando insiste: “ Abbraccia il corpo che si abbandona alla gioia dell’Amore”, ma sa anche dire “ Ogni tanto fermati / solleva lo sguardo…..una luce illuminerà il sentiero della tua Anima”.
L’Amore quindi completo in ogni sua accezione anche quando si comprende che esso nasce e vive sempre piu’ forte e puro se proviene da ferite che l’hanno ustionato sì, ma purificato.
Così rivolta all’amato canta “Pensami col giorno alla finestra ed il Sole nel Cuore/ pensami con la sera sul tuo letto e la Luna nelle mie mani/… pensami quando cade la sera nel pianto del giorno che muore”.
Questo libro di poesie, per chi sa amare, può diventare un felice compagno d’avventura perché con il Corpo sa nutrire anche l’Anima.

GIANNI FRANCESCHETTI


Dal "Corriere Laziale" del 6 luglio 2004

Il ritratto della settimana
Anna Salvati artista eclettica
è stata una delle sette fondatrici del movimento "Donna Agrà"

Tracciare un ritratto di Anna Salvati non è certo un compito facile per chi, come il sottoscritto, a conferma del monito del trovatore provenzale Jaufrè Rudel “Un’ amicizia fra un uomo ed una donna intellettuali è qualche cosa meno dell’amore, è qualche cosa piu’ dell’amicizia comune”, la segue dal primo incontro che risale al maggio 1977. Nata nel 1948 sin dall’adolescenza rivelò una passione per tutto ciò che è cultura e, ultimati gli studi, sotto la guida del pittore Gastone Biggi intraprese l’attività artistica con delle tempere che entusiasmarono quanti ebbero occasione di ammirarle. Nel 1976 iniziò la partecipazione a collettive promosse da vari Enti come si evince anche dal materiale documentario dell’Accademia de “La Fucina” collocato nell’Archivio Bio – Iconografico della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Molta strada ha percorso da quel lontano 1978 anno in cui, come si rileva dal “Secolo d’Italia” (n.34 del 10 febbraio), meritò il Primo Premio per la grafica in una rassegna organizzata dal Centro Espansionistico Divulgazione Artisti Romani. Decisionismo e felice intuizione supportati da occhi magnetici fanno della Salvati una donna completa e la pongono alla attenzione di quanti, come lei, credono che i valori spirituali non debbano essere soffocati da quelli materiali. Oltre a questa testata diversi organi di stampa – tra cui “Il Giornale del Mezzogiorno”, “Il Vantaggio”, “L’Eco del Sud”, “Il Messaggero”, “Il Popolo”, “Italia Sera”, “Vita” e altri,- si sono occupati di Anna Salvati in occasione di manifestazioni culturali nelle quali si è imposta e delle trenta personali allestite non solo nel Lazio, ma anche in Abruzzo. Anche la poesia ha avuto un ruolo determinante nella sua vita di donna sensibile: infatti, come si desume dal quotidiano “Il Tempo” nel 1978 (n.276 dell’8 ottobre), fu tra la ristretta rosa dei premiati nel certame “Francesca Mezzasalma” e nel tempo suoi componimenti poetici sono stati inseriti nell’antologia “Canti oltre la Rete” e applauditi nel corso delle tornate del Cenacolo partenopeo “Spadaro”. Già presidente della Biennale d’Arte e Cultura di Poggio Nativo, Comune che il 19 settembre 1982 le conferì la Cittadinanza Onoraria, è stata una delle sette fondatrici del movimento “Donna Agrà” voluto da Sante Monachesi ed attualmente è Direttore Artistico dell’Associazione Culturale “Interteam Club”. Con l’offerta di sue opere ha arricchito i monte premi dei concorsi nazionali letterari intitolati alla pittrice Rosanna Zona e all’omonimo mio Avo, campione di tiro a segno, consentendo la realizzazione di un connubio tra letteratura ed arte. L’ammissione in Sodalizi Culturali, l’inclusione in repertori biografici fra cui “Annuario Comed”, “Le Muse”, “Momenti e presenze italiane” e “Un Anno d’Arte” nonché lusinghieri apprezzamenti di appartenenti al mondo culturale quali Renato Civello, Crescenzo Di Paola, Grazia Gasperoni, Sandra Giannattasio, Trento Nanni, Luigi Tallarico e Oreste Toscano sono la migliore testimonianza del valore artistico della Salvati.

BARONE RAFFAELE MARINO


Dal quotidiano "Rinascita" del 28 settembre 2002

Anna Salvati - Il concetto trecentesco di "madonna"
torna a rivestire la donna

La levità delle tinte e la consistenza della materia pittorica stese sulle tela da Anna Salvati nelle opere esposte fino al 30 settembre al centro d’arte “ La Bitta” di Roma, rappresentano magicamente il carattere, lo spirito e la peculiarità pittorica di questa singolare artista. I mutamenti nel corso dell’esistenza portano sovente con sé la conseguente motivazione che fa emergere il profondo ed apparire anche quello che un ancestrale pudore impone di nascondere. Anna ha raggiunto quella maturità che la fa esprimere senza reticenze lasciando libero sfogo ai sentimenti tramite quell’educazione alla pittura ed al segno che finora rimaneva se non nascosto almeno alla stregua di suggerimento. Ella ormai è capace di cogliere il bello e il nuovo libera da ogni convenzione o assurda costrizione.
L’amore per l’arte, la naturale facilità di segno che sa tradurre in potente disegno, l’hanno indotta a liberare l’empito poetico della sua immaginazione corroborata dalla sua delicata anima artistica.
Non piu’ pittura di ritorno ma prepotente creatività. Le camere oscure che custodivano l’esplosione della retina si sono spalancate ad uno sguardo che, partendo dal cuore, si realizza nella mente e prende corpo nella trasposizione sulla tela.
La metamorfosi conseguente alla conquista di sé si è proiettata nella composizione di un mondo che, nato dall’amore per la natura, si trasforma in luce trasfusa dal sentimento infocato che dentro le ribolle. Il dialogo incessante fra materia e spirito, filtrato dalle vicissitudini della vita, rende efficaci quelle manifestazioni pittoriche che infrangono l’oggettività per elevarsi a paradigmi di amore, sensibilità, spesso sensualità, decantate dalla presenza di una fede vissuta, di sentimenti incandescenti e di una trascendente integrità morale ed umana. Sopito ogni conflitto, sa trasfigurare la materia immedesimandosi in essa con la forza della sublimazione.
Anna Salvati non è mai estranea al soggetto che dipinge.
Manipolatrice sapiente del colore e cultrice sofisticata del segno, sa interpretare in modo eccellente le Fontane di Roma sbizzarrendosi in sovrapposizioni talmente efficaci da trasformare il marmo in una carnalità così provocante che sembra abbracciare quella pietra, donando altra vita anche alla materia inerte. Ne risulta un irrompere dell’immaginario nella percezione sensoriale che viene irrorato dalla vertigine liberatoria che scaturisce, immediata, dalla cosciente supremazia sull’ inconscio che è divenuta incontestabile sigla referente del suo dipingere. In tali Fontane spesso il fatto plastico trascende quello pittorico che predomina invece laddove l’artista scioglie il suo canto al colore quale espressione sonora del suo delicato, e tutto femmineo, sentire.
Ella si immerge in un panteismo romantico ove tutto è vitale; umano e librato nell’empireo dell’amore. Il creato possiede un’anima che in quei paesaggi tanto abbacinanti quanto subliminali dialoga con l’uomo rivestendosi di quei sentimenti che sono peculiari della natura umana. Avviene allora che la sua personalità si può sentire parte viva in un gioco di corresponsione di dare ed avere fino a costituire un’entità in scindibile che si identifica in una intima partecipazione al progetto creatore.
Così in “ Alba a Kabini River” appare una luce diafana che lievita la terra a mò di aquilone di cui Anna regge saldamente il filo e trattiene per trasmettere i suoi sogni. In “ Rosa Alba” la visione è incisa da delicatissime volute che impreziosiscono l’onda alla foggia di un nobilitato Ertè.
In “ Giochi d’acqua ” la forza del segno inturgidisce le tinte irrorate da perle luminescenti che formano le note di un solenne spartito musicale. I raggi del sole rappresi nel colore dell’acqua adornano di diamanti e lapislazzuli l’opera. “ Ondeggiando sulla cresta delle onde “ e il “ Tritone” della Fontana omonima, cosparge di sogni colorati l’atmosfera di una suggestiva Roma notturna. Che fanno quei pinguini virtuali di “ Bianco polare” in un oceano ghiacciato entro il quale rugge il magma rovente di un cuore che conosce le ambasce piu’ cocenti ed ha trovato giusto rifugio nelle Fede? La vocazione all’ignoto di un nuovo Ulisse conduce “ Il catamarano” in lesta e continua progressione verso quell’isola di Afrodite che sorge in un mare di cobalto, raffigurata dal turgore di un procace seno il cui capezzolo, rorido di arcane promesse, si staglia irresistibilmente nel cielo della passione.
Questa pittura è tutta una trasfigurazione della materia in un pensiero-sentimento che usa l’incantesimo delle tinte per sublimarsi in accenti che se sprigionano erotismo ne purificano anche la carnalità per assumere la valenza di sorgente di vita. Il limite Spazio-Tempo viene traslato in metafore suasive di percorsi naturali ai quali si avverte presiedere una visione esistenziale cosciente dell’eterno femminino idealizzato però da un pensiero profondamente catartico che si immedesima nell’alto concetto rinascimentale ed umanistico che definisce la donna nella sublime astrazione di “madonna”.

GIANNI FRANCESCHETTI


1° Manifesto Donna Agra'


Intervista ad Anna Salvati di Giuseppe Massimini per la rivista "Nuovo Dossier", aprile 2006


Anna Salvati, Canti d'amore, poesie