La pittura di Oswaldo Sagastegui

Testo del critico d'arte Livio Garbuglia

Il festival della vita nello spazio-luce, di una verità estetica che ritrova il suo pieno significato nello straordinario rinnovarsi dell'antica equazione di architettura, scultura e pittura.

L'opera pittorica di Oswaldo Sagastegui è molto suggestiva alla lettura immediata, senza uno scarto da una magica partitura di assonanze cromatiche e disegnative d'assieme, che si scavano sulla e intorno alla composizione fantastica, metafisica e straordinariamente convergente per la captazione e l'intonazione dello spettatore, con una concentrazione imperiosa quanto dissimulata e nuovamente avvertibile. Nelle opere è messa in risalto non solo la materia luminosa, ma la forma rigorosa e fantastica come la prospettiva che fonde il generale impianto architettonico dell'opera, scalando le figure nell'ambiente, infine incorpora alla dimensione interna una proiezione esterna, moltiplicando l'area visuale della rappresentazione. Sagastegui idealizza ambienti, persone e animali con la perentorietà del disegno, l'armoniosa disposizione di figure, di elementi paesaggistici e architettonici campiti in zone di colore-luce. Il maestro è padrone della rappresentazione dello spazio luce, in cui le figure si dispongono in maniera comunque regolare, con movimenti contrapposti e giustapposizione, nella grande avventura dei piani prospettici. Sulla scena pittorica emerge l'amore per il mondo classico, interpretato con nitido tratto scultoreo. L'opera di Sagastegui è la dimostrazione della perfetta gestione della prospettiva da parte del pittore: un controllo che non si limita alla resa architettonica, ma che si estende anche alla descrizione raffinata delle luci e delle ombre. Nel paesaggio naturalistico, fissato con perentoria grandiosità, la storia e la natura sembrano dividersi in due parti, una remota, addormentata, l'altra fiorente, vigile, viva, che apre il palcoscenico mediatico-prospettico fissato dalla sequenza dei piani, popolato di volti femminili, e di scultorei levrieri. La visione simultanea della tela creata per un unico ambiente conferma quanto l'eroismo spaziale di Sagastegui sia segnato dalla dominante di un assillo aquilino per larghi confini e per immense e riflesse profondità di cieli metafisici: che possono e vogliono contenere i muti drammi della decadenza delle cose, e quelli ironici, per i segnali mediatici della civiltà contemporanea.

Il nudo femminile. Venere latina

Il nudo femminile della Venere Latina è caratterizzato dall'adozione di una grande formula riassuntiva a falce lunare, che con estrema sintesi unifica la composizione figurale contro fondi avventurosi. Come emerge dai riflessi sontuosi delle membra femminili, ciò che non finisce di esaltare l'artista è la bionda luce solare e metafisica, che avvolge il corpo della giovane e lo fa risplendere nella calda, avvolgente, atmosfera. Il corpo della donna rigorosamente modulato e statuariamente modellato si riferisce all'esempio classico, di possibile lettura iperrealistica, con la certezza di una verità estetica che ritrova orgogliosamente il suo pieno significato in questo straordinario rinnovarsi nella composizione dell'antica equazione di architettura, scultura e pittura. La donna ritratta simboleggia la bellezza e l'armonia vitale del mondo, nelle morbide forme carnose, i ritmi sinuosi della figura bilanciata, il viso realistico ma pur con qualche accenno di individuazione metafisica nel ritmo dello sguardo all'ordine della lettura di un'anima ecumenica, nella apparente capacità di vincere il suo destino. Ancora i lineamenti morbidi del viso, dei piani sereni del volto, insistenti e corpose ondulazioni nella chioma, il disegno chiaro nel trattamento delle membra, delle vesti con le pieghe serene, divengono elementi insieme all'incarnato, a celebrare la vittoria della vita piena e solare sul destino. Ecco che tutta la vita ideale di cui Sagastegui si è nutrito assume nella giovane le forme e i rilievi della realtà fino al trasporto di una vita ideale.

Il paesaggio naturalistico

Nel paesaggio naturalistico di Sagastegui l'equilibrio estatico e il ritmo infallibile della composizione speculare, contro il fondo illimitato dei deserti, delle acque, dei cieli, delle montagne, ha momenti di classica purezza, in squarci di sole-luce che investono i diffusi pulviscoli-memoria di densa e dorata luminosità. Come con flessibili soluzioni in alcuni casi, il pittore nella parte bassa della rappresentazione struttura la campagna, con un rimpianto stellare, che include campi fortemente illuminati, intersecati da fiumi, colline, fossati, rocce. Alle platee quasi rotanti sovrastano cieli traversati da masse nuvolose provenienti dal fondo e irrompenti sulle pianure-deserti, che aumentano il clima di imminente tempesta. In ogni punto le composizioni, così distribuite in equilibrio sotteso da trazioni contrastate e scontrate, sono eseguite con una tecnica poliedrica, che moltiplica le direzioni dei piani opposti o slittanti. Ne deriva il generale e continuo assetto di una pulsazione veemente, e contenuta da una profonda istanza sintetica, per cui un sentimento irruento e scottante del trapasso vivente delle cose si condensa e può rinnovarsi nell'osservatore per la visione di un paesaggio incombente e mutevole, proprio come l'elemento. Sagastegui è coerente in profondità con un discorso pittorico il quale, accettate le modalità di composizione ordinata e correlata, si compie con una lucida concisione ed una sorta di enunciazione essenziale delle immagini nel loro rapporto diretto e dialogico con lo spettatore, come in un discorso persuasivo ed evocante.

Il panno bianco dalle pieghe scultoree

Sagastegui nell'adesione Caravaggesca, all'estrema riduzione scenica, alla composizione secondo masse speculari e opposte, con elementi trasversi, e al potere unificatore di un'unica e potente fonte luminosa, che privilegia alcuni elementi delle sue opere, come il panno bianco sospeso nel vuoto, il pittore insiste nel contrasto radicale tra corpi d'arte (sobrio, ironico, ecumenico, determinato e classicheggiante). Il bianco panno sospeso reso semovente da ombre e luci, emotivo fino alla commozione metafisica, getta bagliori elettrici, fluidi o intermittenti, che intensificano il pathos sino ai limiti estremi.

 

LIVIO GARBUGLIA


La Conspiración de las Figuras

Oswaldo Sagástegui,

La Conspiración de las Figuras es el título que el pintor peruano Oswaldo Sagástegui dio a la exposición que inaugurara la semana pasada jueves en la reconocida galería Praxis de Polanco en la Ciudad de México.
Oswaldo Sagástegui nació en Llata Huánuco, Perú, es egresado de la Escuela de Bellas Artes de Lima (con medalla de oro) y para 1965 ya era Maestro de dicha institución. Desde 1960 realizó su primera exposición individual en el Instituto de Arte Contemporáneo de la capital de su país. Otras sedes que han auspiciado su obra de manera individual han sido Italia, México, Argentina y Estados Unidos. Los premios también han sido otorgados tanto por su patria, como por Italia y México.
La obra de Oswaldo Sagástegui forma parte de exposiciones permanentes en el Museo José Luis Cuevas de la ciudad de México y diversas instituciones culturales en el Perú, Uruguay, Chile, Israel, Argentina, Italia y Estados Unidos.
La creación artística de este pintor peruano está compuesta por una serie de casi figuras que habitan espacios tridimensionales, de colores cada vez más afinados y acompasados, activando nuestra percepción de la modernidad. La obra de Sagástegui abre un espectro de posibilidades reconciliando el deseo del efecto con lo narrativo de la figura.
Profundamente preocupado por la búsqueda de su estilo personal en sus
pinturas, Oswaldo logró conceptualizar su posterior experiencia como caricaturista fundiéndola con la visión que él tenía de un mundo de formas, matices, volúmenes y color; resultando una obra que encuentra el equilibrio entre lo lúdico y vigoroso, lo dinámico y reflexivo, lo figurativo y lo abstracto, de manera fundamentalmente convincente. Plásticamente este encuentro se refleja también en un juego de armonías y
desarmonías cromáticas que se integran.
En entrevista, Sagástegui comentó para EL INFORMADOR que el título "La
Conspiración de las Figuras" fue escogido por el crítico de arte Josu Iturbe ya que él ha
sido quien ha dado seguimiento a su trabajo y descubrió que después de cuarenta años de hacer pintura abstracta "las formas que estaba trabajando Sagástegui iban tomando una forma orgánica. Mencionó que "como comencé a utilizar la luz como elemento de la propia obra las formas tomaron un volumen casi figurativo. A mi también me tomó por sorpresa el desarrollo de la obra".
El mismo Josu Iturbide comenta sobre la obra, en particular sobre el hecho de la figura alejada del cuadro: "Las manchas, por su cuenta, se fueron organizando, ahora sí a sus espaldas, para ir trayendo al plano pictórico caracterizaciones cada vez más complejas. Exigían una vida aún más propia, y comenzaron así a tomar por asalto la obra. Tal vez el artista intentó resistir, empecinado todavía en alejarse de su `alter ego' viñetista. Pero sabía, como las manchas, que no se puede evitar escapar de un laberinto se encuentra la salida."
Globalmente y contextualizando la obra en el presente de la trayectoria del artista Iturbide añade: "Los espacios escenográficos de los ochenta fueron en los noventa ganado en organicidad, palpitaciones, latidos. Cosas que de células simples se metamorfosean en cuasi-seres cuya realidad consiste en la dirección del brochazo, la superposición del efecto, un contraste escabroso, el dinamismo mórbido de ectoplasmas teñidos, ópticas contrapuestas, perspectivas a las que se pliega la mancha en rituales extravagantes. Todo un repertorio de habilidades y juegos de ilusión, cargados de elementos y planos, de geometrías enfrentadas cada vez más desigualmente a lo biomórfico."
Por su parte, el también caricaturista de Excélsior mencionó, asimismo, que este cambio de género en su obra tiene un poco de sentido poético que llama la atención y que el título por eso explica que las formas fueron imponiéndose al propio autor.
El pintor peruano concluyó que este tema que se expone en Praxis es
completamente nuevo ya que después de cuarenta años de hacer pintura abstracta comienza a incursionar en el campo de la pintura figurativa.