Pianeta Arte nella prospettiva del Duemila, apre
la sua esperienza artistica al riconoscimento della insostituibilità
dell’arte quale mezzo per avviare il nuovo Umanesimo, al fine
di recuperare l’identità dell’arte come immagine
dell’essere umano in un pianeta unito e solidale. .
L’arte è “intensificazione” e “concentrazione”
dell’esperienza, è ricerca e affermazione, in essa,
di autenticità e compiutezza, è sviluppo delle potenzialità
e dei suoi significati umani.
Eseguire o rappresentare un’opera d’arte, così
come fruirne, vuol dire costituire e creare un mondo e non semplicemente
rappresentarlo. Pianeta Arte suggerisce una idea positiva della
creazione artistica come nuova donazione di senso della realtà.
Vede nella realizzazione delle immagini d’arte, nate dalla
fantasia e dal sentimento, una “raffigurazione utopica”
delle possibilità di liberazione umana dalle condizioni moderne
di alienazione.
Lega inoltre strettamente il problema dell’arte a quello del
linguaggio, che viene concepito non come “riflesso”
e simbolo della realtà, o come “convenzione”,
ma come capacità espressiva, come possibilità sempre
nuova di esprimere, rappresentare e forse trasformare la realtà.
L’arte è un mezzo efficace, che può fornire
un contributo per aprire vie e prospettive nuove di consapevolezza
e di emancipazione dell’uomo stesso.
Il cammino unitario della specie umana rimette in primo piano il
concetto di storia universale di sempre. Trionfa l’etica.
L’attività umana può fondare quindi una concezione
dell’uomo inteso come soggetto capace di mettere in comune
con gli altri pensiero e aspirazioni all’interno di un mondo
armonico e unitario.
Livio
Garbuglia critico d'arte
Il
senso contemporaneo dell’accelerazione
La forte accelerazione che la storia
del pianeta ha vissuto e sta vivendo è stata chiamata Modernità.
Modernità vuol dire Velocità
ed ora tutto viaggia veloce, più veloce di prima, rendendo
la nostra esistenza frammentata, separata, atomizzata, parcellizzata,
tanto che, quella che sembrava la visione univoca della realtà
è divenuta una visione soggettiva, personale, individuale,
cioè parzialissima appunto, del mondo, dove i nostri desideri
sono scambiati per pensieri originali. Sei miliardi e mezzo di punti
di vista!
Per contro, alla stessa velocità,
non abbiamo tuttavia, accelerato la nostra umana compassione (anche
verso noi stessi), ed ecco che lo sfasamento, tra il corpo antropologicamente
ancorato al terreno e l’utopia della mente proiettata verso
un progresso continuo, ha insinuato, ma non per tutti alla stessa
velocità, anche un dolore individualissimo, mai sperimentato
prima: il dolore di esistere in vita.
I primi a captare queste anomalie
moderne sono stati i folli e gli artisti: poeti, pittori, musicisti.
Gli artisti: i folli! L’arte originata come atto sacro dedicato
alle divinità, si riduce, ora, a registrare la miseria umana,
svelando senza reticenze anche gli aspetti più indicibili
e indecenti del mistero della lotta tra arte e vita, tra arte e
materia, tra vita e materia. Inevitabilmente l’immanenza pervade
anche gli spazi sacri dell’arte e della vita. La grevità
della materia si mostra al limite della pornografia del vedere:
la materia sotto lo sguardo di tutti, consapevoli o no delle conseguenze.
La ricerca della bellezza, naturale
tendenza umana a perfezionare il concetto di natura e materia esistente,
viene infine bandita: gli artisti del XX secolo sono stati costretti
a sbarrare l’accesso alla bellezza per far sì che l’arte
potesse carsicamente sopravvivere. Ed ora bellezza e arte non coincidono
più.
A cosa serve allora un World Wide
Web d’arte, un catalogo internazionale dell’arte? A
niente! A niente per coloro ai quali non serve! A niente per coloro
che si confinano nel loro parzialissimo punto di vista.
Nonostante l’attuale indifferenza
per l’arte, per la cultura e soprattutto per la bellezza Pianeta-Arte
propone hic et nunc il congiungimento tra il mondo magmatico e senza
regole dell’artista e il mondo modernissimo e logicamente
attuale della connettività megaveloce del media internet
per intersecare e collegare due realtà lontane nello spazio
e nel tempo ma collegate nello scopo comune di dimostrare che, l’opera,
maturata nel lento lievitare del pensiero e della carne dell’artista,
diventa comunicazione effettiva quando riesce a raggiungere almeno
un altro interlocutore.