Rosso Fiorentino, Deposizione dalla Croce, tavola, 1521, Volterra,
Pinacoteca
Protagonista
della prima e fondamentale stagione del Manierismo fiorentino. Una
vibrante pittoricità che mirava a risolvere il dualismo plastica-colore
Rosso Fiorentino (Giovanbattista di Jacopo), Firenze 1495-Fontainebleau
(Parigi) 1540.
Rosso Fiorentino fu un estroverso, brioso ed ironico, cerebrale
e colto ma istintivo, che attraverso una scarnita, vibrante pittoricità,
mirava a risolvere anche il dualismo plastica-colore che tormentava
il sistema fiorentino (in cui prima veniva il disegno e il colore
susseguiva come addizione). Nella Cena in Emmaus di Pontormo, conservata
agli Uffizi e proveniente dalla Certosa del Galluzzo (Firenze) e
datata 1525, la composizione è basata su una stampa di Durer
(però variata); ma arricchita della presenza sul fondo d’ombra,
dei certosini ritratti dal vero; con una potenza realistica quasi
pre-seicentesca. Vi è un dualismo dunque che tuttavia giunge
a risolverlo in un capolavoro di alto formalismo (notiamo il mirabile
brano centrale, di tono argentino, della tavola imbandita) come
di tesa angosciata spiritualità. Opera giovanile del Rosso
è la figura di angelo musicante, tutta animata di accesi
tocchi pittorici. Nel Mosè che difende le figlie di Jetro
(1523 c.), una delle pagine più alte del Rosso ormai maturo,
l’orchestrazione è estremamente complessa e sofisticata,
in una stratificazione plastica delle figure ambigua tra l’addentrarsi
e il salire, in un intricarsi di elementi opposti, in un irrealismo
che riduce i volti alla maschera, in un cromatismo anch’esso
astratto ma acuto, con particolari di sorprendente modernità
come ad esempio le due teste di donna a destra.
LIVIO GARBUGLIA
Rosso Fiorentino, Madonna col bambino e 4 santi, tavola,
1518, Firenze, Galleria degli Uffizi
Rosso Fiorentino, Mosè difende le figlie di Jetro, particolare,
Olio su tela, cm160x117, 1523, Firenze, Galleria degli Uffizi