Raffaello, Lo sposalizio della Vergine, cm 170x117, olio su tavola, 1504, Milano, Pinacoteca di Brera
La
prospettiva e la simmetria con le loro certezze matematiche. L’imitazione
della natura e la dolcezza dell’espressione nella semplice
classicità
Raffaello Sanzio, Urbino 1483-Roma 1520.
Raffaello ha sempre avuto una capacità di assimilazione prodigiosa,
la sua carriera artistica potrebbe essere seguita attraverso i suoi
incontri con i grandi maestri del tempo da Leonardo a Michelangelo.
Una capacità che naturalmente, da ragazzo, doveva essere
ancora più grande perché aveva ancora molto da imparare.
Quindi per alcuni anni, almeno fino al 1500, le opere di Raffaello
non sono quasi distinguibili da quelle del Perugino e rimangono
un po’ confuse nella vasta produzione della bottega del maestro.
Poi il giovane Raffaello comincia ad uscire fuori, mostrando i segni
caratteristici del suo primo periodo; potenza delle immagini e luminosità
dei colori. Raffaello ha sempre studiato molto e assimilato prestissimo
le opere dei maestri che riteneva degne e utili per il suo lavoro.
Ma poi, immediatamente, trasformava e armonizzava tutto nel suo
unico stile.
Lo studio della natura
Raffaello per natura non è stato attratto dalla tensione
nervosa e lineare del disegno fiorentino del tardo Quattrocento.
Non è stato colpito dall’ossessione anatomica degli
scultori, degli orafi e dei pittori della generazione del Verrocchio.
Anche l’origine urbinate, la frequentazione con le simmetrie
e con le euritmie del Perugino, lo hanno portato a ricercare i ritmi
più armoniosi nello studio della natura, a raggiungere la
verosimiglianza attraverso le vie più semplici. Raffaello
è stato uno dei più grandi disegnatori di tutti i
tempi anche se molti sono andati perduti, ci rimangono centinaia
di disegni che sono assolutamente essenziali per capire la sua arte.
Raffaello, Il trasporto di Cristo (Deposizione Borghese), cm 184x176, olio su tavola, 1507, Roma, Galleria Borghese
La
Madonna del cardellino
Il punto massimo toccato dall’umanizzazione delle immagini
di culto
La Madonna del cardellino, che sta agli Uffizi fu eseguita da Raffaello
verso la fine del periodo fiorentino (1507). Il quadro è
calcolato secondo un ritmo piramidale: la figura della Madonna in
grande, ripetuto in basso dall’apertura delle gambe del San
Giovannino. Osserviamo la tridimensionalità ottenuta dal
braccio del bambino visto di scorcio mentre si tende in avanti,
che si incontra col braccio del Giovannino, e forma un’altra
piramide. Ora questa iterazione studiata, questo tipo di rapporti
anche numerici tra la forme è molto fiorentino. Raffaello
aveva colto immediatamente, aveva compreso subito lo spirito guida
del Rinascimento fiorentino che era quello della costruzione razionale
e dei rapporti, lo stesso che aveva fatto nascere la cupola del
Duomo. E lo aveva fatto suo, dandogli un nuovo avvio, una nuova
grazia. Lo aveva declinato in maniera nuova dandogli un sentimento:
il punto massimo toccato dall’umanizzazione delle immagini
di culto.
Raffaello, Madonna con San Giovannino e il Bambino (Madonna del cardellino), cm 107x77, olio su tavola, 1507, Firenze, Galleria degli Uffizi
La
Madonna col Bambino (Belle Jardiniere)
Il senso del volume della piramide
In questa opera c’è il ritmo piramidale, svolto in
maniera differente. Partendo dalla testa della Madonna si può
individuare come una linea ideale che scende lungo il braccio fino
al gomito come a un lato di una piramide. Poi il braccio si piega
viene avanti, s’incrocia con il braccio sinistro del bambino,
mentre il braccio destro, sempre del bambino, viene a sua volta
avanti. Sono formalismi che non hanno nessun senso se non si afferra
il ritmo interno alla composizione che Raffaello vuole dare: un
ritmo molto diverso da quello del Perugino che è fondato
su simmetrie, su corrispondenze semplici, sempre su uno stesso piano.
In quest’opera di Raffaello c’è l’ossessione
fiorentina della tridimensionalità: questa è una piramide
non come sagoma, ma con il senso del volume della piramide. Una
piramide circondata da una conca, un anfiteatro, un paesaggio fatto
di verde, di prati, di fiumi lontani, ma anche d’aria, di
atmosfera. E’ tutta immersa in una luce che ricorda quella
di Leonardo.
Raffaello ha preso le cose essenziali da tutti, anche da Masaccio
come dice il Vasari, si è subito immedesimato nello spirito
del Rinascimento fiorentino. Ma il suo prendere dagli altri era
qualcosa di istintivo che ha corrisposto ad un cammino intellettuale:
il cammino di una grande intelligenza, che si concluderà
a Roma.
Raffaello, Madonna con il Bambino e San Giovannino (La Belle Jardinière), cm 122x80, olio su tavola, 1507, Parigi, Museo del Louvre
Il
ritratto di Giulio II
Raffaello venne chiamato a Roma nel 1508 da Giulio II
Il ritratto di Giulio II è stato eseguito da Raffaello quando
il papa aveva sessantanove anni poco prima della sua morte. Però
tutta la figura, rivela come una energia interna contenuta, anche
nel modo con cui la mano sinistra si aggrappa al bracciolo quasi
per prendere la spinta per alzarsi. Invece gli occhi neri e profondi,
sotto la fronte tozza e bombata, sembrano seguire il filo di un
pensiero diverso. Giulio II è stato dipinto da Raffaello
con una grande penetrazione psicologica.
Raffaello, Ritratto di Giulio II, cm 107x80, olio su tavola, 1512, Firenze, Galleria degli Uffizi
La
stanza della Segnatura
La stanza della Segnatura era la biblioteca privata di Giulio II,
trasformata poi in tribunale giudiziario: il nome viene da qui.
Le scene affrescate da Raffaello nella stanza della Segnatura occupano
le pareti e i due lunettoni sopra le finestre, cioè la Disputa
del Sacramento, La scuola di Atene, Le Virtù e il Parnaso.
Le scene affrescate dovrebbero corrispondere, ispirandosi alle decorazioni
tradizionali delle antiche biblioteche, rispettivamente alle quattro
facoltà delle università medievali: la teologia, la
filosofia, la giurisprudenza, la poesia.
Raffaello, La scuola di Atene (veduta d’angolo), affresco, 1509-10, Stanza della Segnatura, Roma, Palazzi Vaticani
Il
programma della Segnatura
Il programma della stanza della Segnatura, riflette, proprio nello
svolgimento iconografico, l’ideale di Giulio II di conservare
l’unità dei principali momenti della storia di Roma,
predestinata sede del papato universale: l’unità cioè
tra mondo classico, mondo medievale e mondo moderno.
Raffaello, Ritratto di cardinale, cm 79x61, olio su tavola, 1510-11, Madrid, Museo del Prado
Il
pensiero classico e il pensiero cristiano
Trovare il punto di confluenza tra la tradizione del pensiero classico
e la tradizione del pensiero cristiano è stato il sentimento
guida dell’Umanesimo al tempo di Raffaello. Infatti nella
stanza della Segnatura Raffaello ha dipinto La scuola di Atene proprio
davanti alla Disputa del Sacramento, ossia ha voluto mettere la
scuola, che esalta la ricerca razionale del vero, di fronte alla
verità rivelata, quasi un vis-à-vis tra le due grandi
ideologiche matrici dell’occidente, il pensiero classico e
il pensiero cristiano.
Raffaello, Ritratto di Baldassarre Castiglione, cm 82x67, olio su tela,
1514-15, Parigi, Museo del Louvre
Le differenze tra
gli affreschi di Raffaello della stanza della Segnatura e quelli
delle altre stanze vaticane sempre dell’urbinate
C’è una differenza di significato. La Segnatura è
una manifestazione figurata di un pensiero umanistico che vuole
accordare il mondo antico alla spiritualità cristiana, superando
l’edificio della Scolastica. Le altre stanze, invece, sono
un’esaltazione di Giulio II attraverso analogie bibliche e
storiche e una glorificazione di Leone X. Ma c’è anche,
molto evidente, una differenze di stile.
Raffaello, Ritratto di Leone X, cm 154x119, olio su tavola, 1518-19, Firenze, Galleria degli Uffizi
La
Disputa
Il primo affresco dipinto da Raffaello nelle Stanze Vaticane. Congiunzione
tra il divino e l’umano
Nella Disputa, terminata poco prima dell’8
ottobre del 1509, Raffaello ha saputo sfruttare felicemente la forma
rettangolare e centinata della parete, per raccordare l’architettura
spirituale del tema all’impostazione prospettica e alla struttura
formale con una straordinario senso delle corrispondenze. La grandezza
di Raffaello sta proprio nella sua capacità di rendere vivi,
visibili ed efficaci i complessi concetti teologico-religiosi e
filosofici che gli avevano affidato, organizzandoli con sottili,
ma sempre naturali sistemi di simmetrie. La scena è divisa
da un’asse ideale, rigorosamente verticale, che parte dall’alto
e che corrisponde alle gerarchie celesti. Lungo l’asse si
dispongono in successione l’eterno, poi il Cristo, tra la
Vergine e Giovanni, poi la colomba tra quattro angeli che reggono
i quattro Vangeli ispirati dallo Spirito Santo. E infine l’ostia
sull’altare simbolo della presenza di Cristo in terra. L’ostia
è il punto terminante dell’asse verticale compositivo
della gerarchia divina ed è anche il punto di convergenza,
dal basso, delle linee di fuga della prospettiva indicate dalle
liste di marmo del pavimento. Intorno a questa rigorosa prospettiva
centrale si dispongono i due semicerchi, quello celeste con in mezzo
il Cristo e quello terreno con al centro l’altare. Quindi
intorno all’ostia, punto di congiunzione tra il divino e l’umano,
si dispongono due semicerchi: quello celeste, con in mezzo Cristo,
e quello terreno, con l’altare.
Raffaello, La disputa del Santo Sacramento, base cm 770, affresco, 1509, Stanza della Segnatura, Roma, Palazzi Vaticani
La
scuola di Atene
L’affresco di fronte alla Disputa nella Stanza della Segnatura.
La ricerca umana del vero
La prospettiva e la simmetria con le loro certezze matematiche
Nell’affresco La scuola di Atene, il tema stesso, che evoca
i vertici del pensiero antico, ha portato Raffaello verso un classicismo
accentuato, in cui si fondono due esperienze. La prima è
quella conseguente al suo soggiorno romano, alla conoscenza della
scultura antica visibile allora a Roma. L’altra è legata
agli studi fatti su Leonardo, su Bramante, e anche su Michelangelo.
Raffaello aveva visto i primi affreschi della Cappella Sistina nel
1510, quando vennero levate le impalcature e forse anche prima,
Raffaello riuscì ad entrare nella Cappella Sistina e a rendersi
conto di quello che stava facendo Michelangelo. La sua emozione
deve essere stata molto grande. Perché subito dopo cancellò
una parte dell’affresco, già quasi al termine e al
centro, in primo piano e con immediata evidenza vi dipinse la figura
di Eraclito in meditazione, che viene generalmente considerato un
ritratto di Michelangelo.
Raffaello in questo lavoro dispone i personaggi nello spazio in
maniera molto più libera, rispetto alla Disputa. La scena
produce un effetto di fervido movimento, di indipendenza: ogni gruppo
è autonomo, a sé stante. La scuola di Atene, eseguita
tra il 1509-10, è collocata da Raffaello di fronte alla Disputa,
che celebra la rivelazione divina della verità, esalta la
ricerca umana del vero. Saggi e filosofi appaiono schierati entro
un possente edificio, testimonianza della genialità architettonica
dell’urbinate. Le immagini di Apollo e di Minerva, riecheggianti
modelli classici, simboleggiano la ragione; i due personaggi centrali
della composizione raffigurano Platone e Aristotele. Il primo leva
il dito a indicare il cielo, il secondo volge il palmo della mano
verso la terra. La lettura dell’affresco è appassionante.
Alcuni dei saggi presenti nella composizione hanno le sembianze
di artisti contemporanei di Raffaello. Così Platone ha il
volto di Leonardo, Eraclito è Michelangelo, Euclide è
il Bramante. In Zoroastro, invece, Raffaello ha ritratto il Bembo,
e nel giovinetto alle spalle di Epicuro è possibile riconoscere
Federico Gonzaga. Lo stesso Raffaello compare nell’affresco:
è il giovane con il berretto nero accanto al Sodoma, sulla
destra di chi osserva l’opera.
Raffaello, La scuola di Atene, base cm 770, affresco,
1509-10, Stanza della Segnatura, Roma, Palazzi Vaticani
Discorso
sulla libertà dell’uomo
La scuola di Atene rappresenta chiaramente l’uomo filosofico
che nella coscienza di sé diventa immediatamente consapevole
della sua collocazione come individuo libero e creativo nel mondo.
Una individualità che è raggiunta da Raffaello attraverso
il libero disporsi di ogni gruppo e di ogni personaggio.
Raffaello, Il trionfo di Galatea, cm 295x225, affresco, 1511, Roma, Villa Farnesina
Il
Parnaso. La poesia
La parete riservata alla poesia nella stanza della Segnatura è
utilizzata da Raffaello per raffigurare la vetta del monte Parnaso
con Apollo che suona la cetra accompagnato dalle nove muse e dai
più celebri poeti antichi e moderni, da Omero a Ludovico
Ariosto.
Raffaello, Il Parnaso, base cm 670, affresco, 1510-11,
Stanza della Segnatura, Roma, Palazzi Vaticani
Altri affreschi presenti nelle stanze vaticane
La cacciata di Eliodoro dal tempio
La fase “barocca”. L’armonia è sconvolta
dal dramma
Nella Cacciata di Eliodoro la sequenza degli archi è stata
sostituita da una prospettiva a volte chiuse, misteriose, appena
illuminate dalle candele. C’è un contrasto drammatico
tra la luce delle candele e il nero delle ombre. Si avverte una
tensione mai vista prima nelle opere di Raffaello anche i colori
sono cambiati: i violetti, gli azzurri della Cacciata sono gli stessi
colori che si trovano nelle vele e nelle lunette della Sistina,
i colori di Michelangelo. E’ la cosiddetta “fase barocca”
di Raffaello: l’armonia è sconvolta dal dramma, come
se fosse già superata la cresta sottile del classicismo rinascimentale.
Nel dramma, infatti c’è qualcosa che appanna la luminosa
felicità espressiva di Raffaello. Ma questa ritorna nell’affresco
successivo, la Messa di Bolsena.
Raffaello, La cacciata di Eliodoro dal tempio (part.), base cm 750, affresco, 1511-12,
Stanza di Eliodoro, Roma, Palazzi Vaticani
La
Messa di Bolsena. La figura dipinta con naturalezza assoluta e convincente
La Messa di Bolsena, affresco di Raffaello nelle stanze vaticane,
dal punto di vista della figura, del ritratto, sono le cose più
belle che abbia mai fatto vedere il pittore urbinate. Cinque persone,
cinque individui, ognuno con una propria personalità, anche
nello sguardo. Dipinti con naturalezza così assoluta e convincente,
con una facilità, da giustificare l’ammirazione di
cui hanno sempre goduto i sediari. Lo splendore, i colori delle
vesti dei sediari, la freschezza primaverile delle donne in basso
a sinistra e la preziosità dei lini dell’altare e dei
paramenti sacri.
Raffaello, La messa di Bolsena (part.), base cm 660, affresco, 1512,
Stanza di Eliodoro, Roma, Palazzi Vaticani
La
Trasfigurazione. Il testamento di Raffaello
La Trasfigurazione, che sta in Vaticano, viene considerata come
il testamento di Raffaello. Lo studio della natura e dell’antico
fusi nella figura di donna di schiena, sono alcuni momenti molto
intensi dell’arte del grande artefice. La Trasfigurazione
è la sintesi di un profondo pensiero religioso. Ogni gesto,
ogni figura hanno il loro peso e il loro significato e tutto si
fonde in una perfetta unità stilistica. Anche qui, come nelle
opere maggiori di Raffaello, l’invenzione corrisponde puntualmente
allo svolgersi del pensiero che interpreta il tema. Tuttavia questa
corrispondenza tra composizione e contenuto ideale non si traduce
più in equilibri armonici, in chiare strutture architettoniche
e in simmetrie, come per esempio, nella Disputa. La prospettiva
e la simmetria che dominano le stanze con le loro certezze matematiche,
sono quasi scomparse. I due gruppi in basso, gli apostoli e i parenti
dell’indemoniato, sono divisi da uno spazio che taglia la
composizione in profondità e trasversalmente; come un solco
di ombra. Nel dipinto c’è anche una nuova luce, una
luce violenta, drammatica, che dà un forte rilievo di chiaroscuro
alle figure e lascia zone molto in ombra.
Raffaello, La trasfigurazione, cm 405x278, olio su tavola, 151820,
Pinacoteca Vaticana, Roma, Palazzi Vaticani
Lo
spirito dell’arte classica
Il modo di essere classico di Raffaello non riflette mai la sistematicità
della trattatistica, non lo porta ad una ortodossia classicista,
come accadrà per i Neoclassici. Raffaello non riproduce prototipi.
Ci restituisce il senso dell’architettura romana, soprattutto
nelle decorazioni di interno romane, nei suoi stucchi, nelle sue
grottesche. E poi reinventa, ricrea, come nella stufetta della cardinale
Bibbiena in Vaticano: le piccole scene mitologiche di questo ambiente,
i rapporti di colore tra il rosso pompeiano e il bianco degli stucchi,
sono delle felici reinvenzioni dell’arte antica. E questa
reinvenzione si avvicina allo spirito dell’arte classica,
molto di più delle ortodosse derivazioni neoclassiche dei
prototipi antichi.
LIVIO
GARBUGLIA
Raffaello, Ritratto di giovane donna (La Fornarina), cm 85x60, olio su tavola, 1518-19, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini
Raffaello, San Giorgio e il drago, cm 31x27, olio su tavola, 1505, Parigi, Museo del Louvre
Raffaello, Sacra conversazione (Madonna del pesce), cm 82x67, olio su tela,
Madrid, Museo del Prado
Immagini da "L'opera completa di Raffaello", presentazione di Michele Prisco, apparati critici e filologici di Pierluigi De Vecchi, Classici dell'arte, Rizzoli, 1979