Jacopo Pontormo, Deposizione di Cristo, tavola, 1525-29,
Cappella Capponi, Firenze, Santa Felicita
Il
principale protagonista della svolta della pittura fiorentina dal
pieno Rinascimento al Manierismo. La pittura “manifesto”
del nascente Manierismo
Pontormo (Jacopo Carucci), Pontorme (Firenze) 1494-Firenze 1557.
Con la fine del secondo decennio del Cinquecento, si hanno a Firenze
le prime chiare manifestazioni di quell’inquietezza estrosa
e sofistica, di quella intellettualistica eversione anticlassicistica
pur partendo dai massimi raggiungimenti classici (soprattutto Michelangelo)
che determinano ciò che la critica ha poi definito come Manierismo.
Due sono i protagonisti di questa tendenza, Pontormo e Rosso Fiorentino,
ma notevolmente diversi per personalità. Pontormo risulta
infatti un introverso malinconico, continuamente problematico, che
trapassa con brusche svolte da una prima fase legata a Andrea del
Sarto, ad un’altra suggestionata dalla nordica estranea arte
del Durer, per infine tentare una ardua emulazione dello stesso
Michelangelo, in cui naufragò. Egli diverrà addirittura
un incompreso nella sua continua e sempre involuta sperimentazione.
Pontormo è uno dei protagonisti del Manierismo, grande ammiratore
e studioso di Michelangelo, rivale di Andrea del Sarto e iniziatore
del Bronzino alla pittura. La sua vita tormentata si riflette nelle
opere, nelle quali interpreta i modelli classici con inquieta e
sofisticata sensibilità. I caratteri della sua pittura sono
esaltati nell’incredibile pala della Deposizione che appare
come una “cascata” di figure allungate e allucinate
rese attraverso un cromatismo prezioso fino ai limiti dell’astrazione.
LIVIO GARBUGLIA
Jacopo Pontormo, Visitazione, tavola, 1528-29,
Pieve di San Michele, Carmignano, Firenze
Jacopo Pontormo, Cena in Emmaus, Olio su tavola, cm 230x175, 1525,
Firenze, Galleria degli Uffizi