La
raffinatezza delle forme e l’armonico linearismo
Perugino (Pietro Vannucci), Città
della Pieve 1450 c.-Fontignano 1523.
La pittura dell’Umbria è rappresentata soprattutto
dal Perugino, anche lui mossosi da Piero della Francesca da cui
apprese la capacità di creare ampie prospettive mentre al
Verrocchio guardò per la raffinatezza delle forme e l’armonico
linearismo. I due caratteri sono presenti in quanto compete al Perugino
delle raffinate Storie di San Bernardino nella Galleria
Nazionale di Perugia. Affrescando con altri pittori nella cappella
Sistina a Roma, nella sua Consegna delle chiavi (1481-82)
il Perugino, mentre da un lato raffigura una grandissima piazza
di sfondo, scandita nel pavimento marmoreo e simmetrica nel tempio
centrale e negli archi trionfali laterali, d’altro lato disegna
atteggiate figure ben bilanciate in due gruppi. Si vanno così
definendo gli aspetti tipici della equilibrata pittura del Perugino,
che eccellerà nei soggetti religiosi proprio per il vasto
sentimento spaziale con cui ritrae negli sfondi le verdi pianure
della sua Umbria, punteggiate di sottili alberelli; per la serena,
composta grazia dei sacri personaggi; per un chiaroscuro fuso nel
colore profondo; per l’immersione in quest’atmosfera
complessivamente malinconica e mistica, delle figure. E dal Perugino
partirà il giovane Raffaello. Il Rtratto di Francesco delle Opere (1494) agli Uffizi,
è un pezzo giustamente celebre. Il raffigurato, un artigiano
fiorentino, intagliatore di pietre preziose si presenta a mezzo
busto, con costruttiva dignità, in un equilibrio con il delicato
e arioso paesaggio di sfondo che contribuisce ad una certa idealizzazione
del personaggio. E’ probabile in questa ritrattistica un certo
influsso fiammingo. La Madonna col Bambino tra il Battista e San Sebastiano
(1493) presenta invece, in un esemplare tra i migliori, il tipo
di quadro devozionale.