Ambrogio Lorenzetti,
Siena, documentato dal 1319 al 1348.
Venuti a conoscenza del giottismo i pittori senesi del Trecento
come i due fratelli Piero e Ambrogio Lorenzetti lo interpretano
secondo una sensibilità pittorica diversa dalla severa essenzialità
che caratterizza i fiorentini. Nell’opera Storia di San
Niccolò, già appartenente ad un trittico dipinto
proprio per una chiesa di Firenze, San Procolo, nel secondo soggiorno
fiorentino di Ambrogio (C. 1332-34) la distesa marina, dalle acque
profonde, crea col suo azzurro intenso il senso di un’ampia
e concreta spazialità, fino all’orizzonte costituito
dal solito fondo d’oro dei “primitivi”. Il naviglio
è descritto analiticamente e con verosimiglianza; il gruppo
umano a terra, in primo piano, variato nelle acute note cromatiche
degli abiti; e per seguitare ad accentuare questo lato di sinistra,
ad un brano di mura cittadine merlate, con una porta, succede l’elevarsi
di fantastiche rocce verdastre, striate dalla luce, intorno ad una
piccola insenatura. La vivacità nel rappresentare l’azione
(si vedano ad esempio i rematori) e la sensibile ispirazione naturalistica,
sembrano precorrere il Rinascimento quattrocentesco; ma si uniscono
a impennate fantastiche, come nelle rocce citate al cui ergersi
rispondono le vele tese all’orizzonte. Mentre nel giottismo
prevale la figura umana e ci si condensa nella sua espressione plastica,
in Ambrogio Lorenzetti i personaggi si subordinano all’ambiente
e al ricco tessuto pittorico con cui lo si rappresenta.
LIVIO
GARBUGLIA
Allegoria del Buon Governo, 1337-40,
affresco, Siena, Palazzo Pubblico, Sala del Nove
Storie di San Nicola, tavola, 1332-34,
Firenze, Galleria degli Uffizi
Effetti del Buon Governo, part. 1337-40,
affresco, Siena, Palazzo Pubblico Sala dei Nove