Sandro Botticelli,
Madonna del Magnificat, tempera su tavola diametro cm 115,
1487, Firenze, Galleria degli uffizi
Sandro Botticelli,
Madonna della Melagrana, tempera su tavola diametro cm 143,
1487, Firenze, Galleria degli uffizi
Aristocratica
spiritualità e sensibilissimo lirismo
Dal cuore dell’Umanesimo fino alle porte del Manierismo
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi),
Firenze 1445-1510.
Nella pittura di Sandro Botticelli la civiltà più
avanzata del Quattrocento fiorentino, raccolta intorno al mecenatismo
mediceo di Lorenzo il Magnifico, trova un’espressione di aristocratica
spiritualità e di sensibilissimo lirismo. Partito dallo stile
più avanzato di fra’ Filippo Lippi, influenzato inoltre
dalla energia pollaiolesca e dal cesellato sbalzo del Verrocchio,
Botticelli perviene però presto ad una sua inconfondibile,
sognante poeticità; dove la mobilità acquista il senso
di un concatenato sviluppo musicale, la linea sinuosa affina le
forme quasi come nello stilismo gotico; ed il decorativismo rende
ancora più distaccata la visione da ogni volgarità
realistica. Botticelli, esprime l’animo della contemporanea
filosofia neoplatonica fiorentina.
Sandro Botticelli, Allegoria della Primavera,
tempera su tavola, cm 203X214, 1485c,
Firenze, Galleria degli Uffizi
L’Allegoria della Primavera
L’Allegoria della Primavera fu dipinta
per la villa medicea di Castello, prossima a Firenze, però
non su commissione di Lorenzo il Magnifico ma invece di un ramo
collaterale della famiglia, quello di Lorenzo di Pier Francesco
de’ Medici. La tela pervenne agli Uffizi soltanto nel 1815.
Viene ritenuta in genere intorno al 1478, capolavoro iniziale della
maturità dell’artista; e fu probabilmente ispirata
dalle Stanze del Poliziano. Secondo il Warburg si tratterebbe del
“Regno di Venere”: vedendosi successivamente da destra
Zefiro che insegue Flora, poi sposatala le dà il potere di
trasformare in fiori ciò che tocca; quindi ecco la stessa
Flora trasformata da Zefiro in Ora della Primavera; quindi Venere
al centro (con l’Amorino saettante) ed a sinistra le tre Grazie
e Mercurio. Certa critica d’arte vi ha visto il ciclo delle
stagioni con la raffigurazione dei mesi da febbraio (Zefiro) a settembre
(Mercurio). Sul fondo cupo del prato fiorito e dell’aranceto,
in una luce quasi da acquario, la scena si svolge fluidamente e
ritmicamente, con un accento centrale sulla Venere ed un intreccio
altamente musicale nelle tre Grazie, dalla nudità resa casta
dai veli delicatissimi. Le figure ispirate dal mito pagano non hanno
però alcuna freddezza archeologica, ma una spiritualità
modernamente nervosa.
Sandro Botticelli, La nascita di Venere,
tempera su tela cm 172,5X278,5, 1483-85, Firenze, Galleria degli
Uffizi
La nascita di Venere
Alla Primavera fa quasi da pendant la Nascita
di Venere, pure eseguita per la villa medicea di Castello,
ritenuta di solito del 1486 c. Venere nata nel mare e spinta verso
terra da due Zeffiri, mentre un’Ora accorre per ricoprirla
col manto è l’affermazione che la bellezza (Venere)
nasce dall’unione dello spirito con la materia o dell’idea
con la natura. Nella vastità della veduta marina, mentre
la costa serpeggia verso l’orizzonte, una purissima e trapassante
incarnazione della bellezza ci viene presentata, con un senso intenso
di freschezza ma anche con quasi una sottile malinconia.
LIVIO GARBUGLIA
Sandro Botticelli,
Punizione di Core, Datam e Abiron, affresco, 1482, Roma,
Palazzi Vaticani,
Cappella Sistina
Sandro Botticelli,
Compianto sul Cristo morto, tavola,
1489-92, Monaco, Alte Pinakothek
Sandro Botticelli, Incoronazione della
Vergine, tavola, 1493, Firenze, Galleria degli Uffizi
Sandro Botticelli, Pallade e il Centauro,
tempera su legno, cm 207x148, 1485,
Firenze, Galleria degli Uffizi