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06/03/2006

Oggi, 6 marzo, cinquecentotrentunesimo anniversario della nascita di Michelangelo

Oggi 6 marzo ma del 1475 nasceva a Caprese in provincia di Arezzo Michelangelo, secondogenito di Ludovico Buonarroti e di Francesca di Neri di Miniato del Serra e Bonda Rucellai. Presto la famiglia si trasferisce a Firenze dove nel 1487 entra a bottega da Domenico Ghirlandaio e da qui inizia il suo straordinario percorso di pittore, scultore, architetto.

Muore a Roma il 18 febbraio 1564 lasciando incompiuta una scultura, una Pietà. La prima, quella in San Pietro a Roma gli era stata commissionata nel 1498 (all’età di 23 anni) dal cardinale Jean Bilhères di Lagraulas, ambasciatore del re di Francia presso papa Alessandro VI, terminandola l’anno dopo.


Una iconografia, quella della Pietà, derivata da raffigurazioni nordiche mentre come gruppo scultoreo era nato in Germania nel XIV secolo sulle parole di Simeone Metafraste che raccontava di come la Vergine tenesse il corpo senza vita del Cristo come da bambino lo teneva sulle ginocchia per cullarlo.

La bellezza incantevole del giovane volto della Vergine è l’elemento che sconcerta: madre e figlio coetanei. E qui è racchiuso tutto il mistero del divino concepimento nell’idea di Michelangelo non avulsa tuttavia dal suo contesto culturale e religioso rinascimentale.


L’ultima scultura, incompiuta per la morte dell’artista, è un’altra Pietà, (detta Rondanini, proveniente dall’omonimo palazzo romano), soggetto che aveva più volte ripetuto negli ultimi anni (La Pietà Bandini 1550-1555, La Pietà di Palestrina 1555 probabilmente solo sbozzata e terminata dalla bottega) e che compendiava l’intero pensiero di ispirazione neoplatonica di Michelangelo: la morte come liberazione dalla prigione del corpo di carne, ma anche dalla tensione “dell’incompatibilità fra cristianesimo medievale e classicismo” come affermò Erwin Panosfky sui suoi “Studi di iconologia” su Michelangelo.


Il gruppo (alto cm 195) rimasto incompiuto presenta una figura femminile stante (la Vergine?) che sorregge il corpo privo di vita del Cristo (?). La presenza di un braccio maschile finito non congruo con la composizione attuale, testimonia sicuramente una diversa dimensione della scultura, modificata e probabilmente ridotta nell’attuale.

E’ sintomatico notare come grandi artisti abbiamo lasciato testamenti visibili nelle loro ultimissime opere sulla meditazione e sul significato ultimo della vita, lasciandoci indicazioni che, come un rebus, non sempre riusciamo a decifrare del tutto.

M.P.Michiel

mpm

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