Tiepolo, Rinaldo lascia Armida, 1757,cm
220x269,Vicenza, Villa marana
LA
PITTURA DI GIOVAN BATTISTA TIEPOLO
Il
recupero della grande tradizione veneta rinascimentale.
La tendenza ad evadere da limitazioni realistiche e da contrasti
luministici, per un senso dinamico dell’eroico, e una larghezza
di visione.
Fantasia decorativa e trasfigurante, luminosità e leggerezza
pittorica sensibili all’esempio rococò di Sebastiano
Ricci.
Il possesso di una inesauribile, fervente e splendida capacità
retorica.
Giovan Battista Tiepolo Venezia, 1696-Madrid, 1770.
A Venezia Giovan Battista Tiepolo conclude con significativa spettacolarità
la lunga vicenda della scuola locale.
Partito specialmente dal gagliardo rilievo e dal chiaroscuro bruciato
Gian Battista Piazzetta (Venezia, 1683-1754), inoltre dal tenebroso
Bencovich, mostra però presto la tendenza ad evadere da limitazioni
realistiche e da contrasti luministici, per un senso dinamico dell’eroico,
e una larghezza di visione, che si affermano già negli affreschi
ad Udine del 1726, condotti con la collaborazione del Mengozzi-Colonna,
che gli sarà poi sempre vicino.
Tiepolo, Agar e Ismaele,cm 140x132, Venezia,
Scuola di S. Rocco
Negli affreschi ad Udine (decorazione del Palazzo
Vescovile di Udine 1726, autentica esplosione di festosa luminosità),
sopraggiungono una luminosità e una leggerezza pittorica
sensibili all’esempio rococò di Sebastiano Ricci, in
un figurare di timbro arcadico ma al tempo stesso frizzante e virilmente
grandioso.
L’artista sarà attivo in creazioni
sempre più inventive sia per soffitti o pareti di chiese
che per ville e palazzi, nel sacro cioè e nel profano, operando
anche in Lombardia (affreschi nella cappella Colleoni di Bergamo,
la decorazione dei prestigiosi palazzi milanesi delle famiglie Archinto,
Dugnani, Clerici). E questo fecondissimo Tiepolo realizza orchestrazioni
sempre più complesse e animate, portando al culmine le grandi
tradizioni rinascimentali del Veronese e barocche del cortonismo:
in ricche scenografie o in inaudite vastità atmosferiche,
abitate da folle di magnifiche e felici figure, entro una smagliante
luminosità.
Tiepolo, Incontro di Antonio e Cleopatra,
part.,Venezia, Palazzo Labia
Dal 1750 al 1754 Tiepolo lavora in Germania, a Wurzburg,
realizzando nella decorazione della nordica residenza del principe
vescovo, un capolavoro di splendore mediterraneo: gli affreschi
della residenza della cittadina francone sono i più sfolgoranti
capolavori della pittura rococò europea, di cui costituiscono
il vertice insuperabile e, come tale, l’inizio della crisi.
Nel 1762, dopo tante altre creazioni, partirà
per Madrid, dove affresca vari ambienti nel palazzo reale, tra cui
la prestigiosa sala del trono. A Madrid Tiepolo si troverà
infine in declino e sorpassato, lui ultimo grande pittore barocco.
Lì morirà mentre ormai si va affermando il più
freddo gusto neoclassico.
Tiepolo, Mosè salvato dalle acque,
part., cm 200x339, Edimburgo, national Gallerjy of Scotland
La tela di soffitto degli Uffizi
(proveniente da Udine), con l’erezione della statua di un
imperatore, sebbene ancora opera giovanile (1726 circa) sarà
già esemplificativa nella sua luminosità e nella sontuosità
delle qualità di questo maestro, a cui sono mossi talora
assurdi rimproveri di retorica; quando proprio nel possesso di una
inesauribile, fervente e splendida capacità retorica, consiste
il non comune genio di Tiepolo.