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Testo del critico d'arte LIVIO GARBUGLIA

GIORGIO DE CHIRICO


Autoritratto, cm 39,4 x 51, tempera su tela, 1920,
Toledo (Ohio), The Toledo Museum of Art

UNA SCRITTURA DI SOGNI

Giorgio De Chirico, Volos (Grecia), 1888–Roma, 1978.
Nasce a Volos, capitale della Tessaglia, da Evaristo De Chirico, ingegnere ferroviario, e da Gemma Cervetto, nobildonna genovese. Nel 1899 ad Atene inizia gli studi al politecnico e segue un corso di pittura col ritrattista Jacobidis proveniente dall’accademia di Monaco. Nel 1900 esegue il suo primo quadro, una natura morta di limoni.

Natura morta. Torino a primavera,
cm 125 x 102, olio su tela, 1914,
Francia, Collezione privata

Le muse inquietanti, cm 97 x 66, olio su tela,
1918, Milano, Collezione privata


De Chirico a Monaco di Baviera

In seguito alla morte del padre, dopo un breve soggiorno a Firenze la famiglia De Chirico si trasferisce nel 1906 in Germania, a Monaco: Alberto Savinio, fratello minore di Giorgio, aveva allora quindici anni. Giorgio De Chirico inizia a frequentare l’accademia di belle arti e studia assiduamente nei musei l’opera di Böcklin e Klinger soprattutto; si accosta contemporaneamente alla filosofia e studia Nietzsche, Schopenhauer e Weininger. A questa data risalgono i primi quadri d’ispirazione boeckliniana (Lotta dei Centauri, 1909).


L’enigma dell’ora, cm 55 x 71, olio su tela, 1911, Milano, Collezione privata


Profonda identità classica

De Chirico, per tutta la vita, ha sentito una profonda identità classica, confermata come essenza costante della sua opera, pur nelle diverse svolte stilistiche e nelle frequenti aperture al confronto internazionale. Formatosi a Monaco di Baviera subisce il fascino della filosofia di Nietzsche e della pittura tardoromantica di Böcklin, entrambe fortemente intrise di nostalgia per il mondo classico. De Chirico riesce a cogliere lo spirito della classicità, ne assimila il sentimento espressivo.


L’enigma dell’oracolo, cm 46 x 16, olio su tela, 1910,
Collezione privata


Il periodo metafisico


Ritornato in Italia nel 1910, l’anno successivo decide con la madre di raggiungere il fratello a Parigi. Prima di giungere a Parigi fanno tappa a Torino e De Chirico resta profondamente colpito dalle piazze deserte della città e dalle sue architetture monumentali immerse nella calda luce estiva. Saranno delle immagini, queste, che riaffioreranno nei periodi del primo periodo parigino. Nel corso del 1910 dipinge ritratti ed autoritratti, ed è proprio durante il soggiorno fiorentino, prima quindi della partenza per Parigi che maturano le opere del periodo metafisico: Enigma dell’Oracolo e Enigma di un pomeriggio d'autunno, esposti per la prima volta a Parigi al Salon d’Automne nel 1912.


La sala d’Apollo (Violon) cm 63,5x68,5 tempera su tela, 1912, Collezione privata


Le città del silenzio

Prende forma in questi anni la più caratteristica vena dell’ispirazione di De Chirico, quella legata a immagini di forte suggestione, bloccate in contesti di prospettive “inquietanti”, allusive e oniriche. Per mezzo della musica, della danza e del canto orfici De Chirico crea intorno alle sue città del silenzio l’ambiente ideale per accogliere l’onirica e misteriosa presenza delle “muse inquietanti”.


La meditazione autunnale, cm 54 x 69, olio su tela, 1912,
Stati Uniti, Collezione privata



La pittura metafisica

Con la guerra entrambi i fratelli De Chirico rientrano in Italia e si arruolano. A Ferrara conoscono Filippo De Pisis e poi Carlo Carrà, il quale attraverso un recupero della figurazione neoprimitivista aveva abbandonato dal 1916 la matrice di pittura futurista e si apprestava ad accogliere l’influenza dechirichiana. Nasce quella che poi sarà definita la “pittura metafisica”, ad indicare un atteggiamento che oltrepassando i confini di una realtà oggettiva, già conosciuta e quindi più convenzionale, riveli il lato più insolito e più profondo delle cose. Nel 1916 De Chirico a Ferrara fonda con Carrà e De Pisis il movimento della Metafisica, una delle più importanti ed originali avanguardie italiane del XX secolo, con i temi tipici dei manichini, statue, piazze d’Italia silenziose e deserte, ombre taglienti, edifici come fondali vuoti, oggetti di uso comune presentati al di fuori del loro contesto. Rilevante il contributo alla metafisica dechirichiana fin dal 1912 che gli viene dall’ambiente culturale fiorentino che fa capo allo scrittore Giovanni Papini, propositore di una riflessione filosofica e poetica ispirata a un vitalismo irrazionalistico, denso di pathos.

Il grande metafisico, cm 104,5x69,8, olio su tela,
1917-18, New York, Museum of Modern Art
Interno metafisico con faro, cm 49,8 x 37,8,
olio su tela, Collezione privata


Il ritorno a Parigi

Negli anni venti De Chirico ritorna a Parigi, dove si accosta al movimento Surrealista e accentua la ricerca di temi e motivi archeologici.


Il tributo dell’oracolo, cm 134 x 179,7, olio su tela, 1913,
Philadelphia, The Philadelphia Museum of Art


Pittura neobarocca

Il recupero del passato sfocia negli anni trenta, in una pittura “neobarocca”, con cavalli, nature morte, ritratti.

Canto d’amore, cm 73 x 59, olio su tela, 1914,
New York, The Museum of Modern Art
Ettore e Andromaca, cm 90 x 60, olio su tela, 1917,
Milano, raccolta priva d’arte Moderna



Attività successiva

Nella lunga attività successiva De Chirico tornerà più volte a rielaborare temi già sviluppati, in particolare ripercorrendo gli anni della metafisica.

Autoritratto, cm 51x40, olio su tavola, 1920,
Monaco, Staatsgalerie Modernerkunst
Autoritratto, cm 62x50,5, olio su tela,
1918, Collezione privata


Una scrittura di sogni

La pittura di De Chirico non è pittura nel senso che si dà oggi a questa parola. Si potrebbe definire una scrittura di sogni. Per mezzo di fughe quasi infinite d’archi e di facciate, di grandi linee dirette; di masse immani di colori semplici, di chiari e di scuri, egli arriva ad esprimere, infatti quel senso di vastità, di solitudine, di immobilità, di stasi che producono talvolta alcuni spettacoli riflessi allo stato di ricordo della nostra anima quasi addormentata.

Immagini da "L'opera completa di De Chirico. 1908-1924", Classici dell'arte Rizzoli, 1984

LIVIO GARBUGLIA

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