La scultura di Belisario Mancini
Illusione
di un movimento reale
Le
sculture di Belisario Mancini si rivelano improvvisamente animate,
forme create nell’illusione del movimento reale. Quello che
lo scultore coglie nell’universo delle forme, si trasforma
diventando l’incarnazione della fantasia. Le opere scultoree
in plexiglass sono aperte come per sentire il soffio del vento,
una forma semplice e essenziale come un disegno surrealista. Le
figure sembrano danzare collegate tra loro da una idea sovrana ed
elevate al supremo grado della loro energia significativa, dànno
il loro spettacolo, sono sagome sinuose e accattivanti, luccicanti
di riflessi. Le creazioni di Mancini rivelano il loro effetto scenico
nel gioco delle linee curve, dei vuoti ritagliati nell’opera,
come la fantasia di un costume, dove la materia si alleggerisce,
accentuando il senso del movimento nella torsione delle figure.
Nello spettacolo messo in scena articolata e piena di sorprese,
la scultura forma di danza è un numero acrobatico del meraviglioso
edifizio dell’universo, le opere sono acrobati colti nell’attimo
eterno di un apollineo equilibrio. Il profilo più nettamente
figurativo non appare più importante della linea di contorno
che segue un andamento armonico e roteante, nella figura unita e
nel rapporto fra le parti della scultura. Corpi stilizzati dove
la profonda spiritualità tradotta in simboli non discrimina
gli artifici della figura, una fantasia ingenua e primordiale non
elude una poetica serenità. Nell’arte di Mancini la
semplicità e l’artifizio, il barocco e la forza della
linea, la fantasia e l’immaginazione cosmica si alternano
con ritmo costante. Le immagini si abbandonano all’onda indefinita
della musica, rifuggendo il concreto, si appagano di energie inestinguibili,
di un melodioso fluire aperto su una sognante trasfigurazione della
vita.
La scultura di Mancini mostra il sentimento apollineo in una trasfigurazione
che segna in ogni punto un intervento sensitivo, sottile, aereo.
L’autore immagina la sua opera svolgersi per mille aspetti
fino alla sua perfezione. Con una rapidità “ansiosa”,
la linea-luce segna nei suoi profili il destino dell’elemento.
La forma discende agile e leggera come se lo scultore avesse carpito
all’aria anche la qualità elastica.
LIVIO GARBUGLIA
critico d'Arte
La pittura di Belisario Mancini
Verità
e rappresentazione
Nella pittura di Belisario Mancini il colore funziona
da legante, coprendo i materiali extrapittorici adunati, con colpi
di pennello e di spatola incrociati o sovrapposti, e creando una
coloritura che suggerisce un flusso animato e variopinto. Quanto
alle fonti, è opportuno ricordare che, storicamente, l’impiego
di materiali extrapittorici era stato appannaggio dei dadaisti;
prima di loro i cubisti, inventori della tecnica “collage”
e i futuristi, praticando il polimaterismo, Belisario Mancini avvia
questo suo filone di ricerca, con sensibilità costruttiva,
impegnata nel perseguimento di solide strutture formali e con venature
di racconto fantastico. L’impasto pittorico sui materiali
usati dal pittore provoca un effetto estraneo e lontano. Il gesto
e la vibrazione del colore manifesta una potenza di vita poetica
quasi il fermento delle energie naturali, l’azione delle forze
cosmiche. Il risultato è magistrale, per la sospensione che
il corpo d’arte assume tra destino e meraviglia, tra verità
e rappresentazione. Il fattore determinante dell’opera di
Mancini è quello compositivo, di una natura architettonica
chiara e discreta nel racconto immaginifico pur nella ricchezza
e diversità immaginativa che affollano tutta la composizione.
Nella fitta pulsazione del colore emergente da ogni parte, la forma
compositiva è semplice immediatamente percepibile nel senso
e quasi nel respiro della vita delle cose e degli esseri, costringe
lo spettatore a seguire la figura nel suo sviluppo carico di slancio,
ricapitola la visione evitando ogni evasione dispersiva dalla nuova
vita instaurata dall’arte nell’immediatezza della sua
fisicità.
Mancini altera, estende e capovolge le dimensioni, crea sulla superficie
d’arte masse protese e voragini illimitate, produce una forma
tensiva, in un volo che rapisce anche perché si traversa
una grande varietà e tramutazione di masse di colore, di
luce.
L’atmosfera è carica di luce intensa, l’illuminazione
della massa pittorica-corpo d’arte a volte è momentanea
come per un lampo dirompente e istantaneo, nel dare a Belisario
Mancini motivi e spunti per una sinfonia grondante, tra il lirico
e l’etico.
LIVIO GARBUGLIA
critico d'Arte
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