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Le Picasso di Picasso: sogno e menzogna I(*)

Dora Maar & Pablo Picasso:
il sonno della ragione

Dora Maar e Pablo Picasso si incontrano a Parigi nel 1935, lei ha 25 anni, lui 54. Dora (Henrietta Théodora Markovich) nasce a Tours il 22 novembre 1909 da padre jugoslavo, architetto, e da madre francese, donna di fede ortodossa poi convertita al cattolicesimo. La famiglia di estrazione borghese le consente di vivere l’infanzia tra Buenos Aires e Parigi parlando correntemente lo spagnolo e il francese. Dal 1927 frequenta le lezioni di pittura di André Lhote(1) e in seguito l’Ecole de photographie de la Ville de Paris. Amica d’infanzia di Paul Eluard, Man Ray, André Breton, Michel Leiris e più che amica di Gorge Bataille aderisce all’attività del gruppo surrealista partecipando alle mostre alla Galleria Atena di Tenerife nel 1935 e alla grande mostra “Fantastic Art, Dada, Surrealism” del 1936-37 al MOMA di New York, anche se, stranamente il suo nome non è presente in catalogo.

Dora era una bellezza bruna con occhi scuri e intensi ed era apprezzata dai suoi amici surrealisti per quel fascino misterioso, tenebroso e luminoso insieme, che suscitava la sua persona. Così la descrive Marcel Jean: “Un giorno, nel 1936, si vede arrivare al caffè della place Blanche, Dora Maar, coi capelli sciolti che le ricadevano sul viso e sulle spalle, come quelli di un’annegata. Alla tavola dei surrealisti tutti, o quasi, proruppero in grida di ammirazione”(2).
Così la descrive James Lord: “Si avvertiva immediatamente, quando ci si trovava in sua presenza, che quella non era una donna comune. Non era bella nel senso classico, perché la mascella aveva un che di pesante, ma era un tipo che non si dimentica facilmente. C’era nei suoi occhi una luce, uno sguardo straordinariamente luminoso, limpido come il cielo di primavera. Aveva una bella voce, una voce singolare, unica. Non ho mai conosciuto nessun altro con una voce come la sua. Era come un gorgheggio nel canto degli uccelli”(3).
Oltre a svolgere la sua attività di fotografa di moda, Dora collabora alle pubblicazioni dei surrealisti e un suo lavoro fotografico 29 Rue d’Astorg è stampato nel 1937 nella serie de “Les Cartes surréalistes” da Georges Hugnet dove interpreta il personaggio Ubu di Jarry.

Dora Maar, 29 rue d'Astorg, 1937
Dora Maar, Le père Ubu, 1936

Così la descrive Man Ray: “Durante gli anni Trenta conobbi la bellissima Dora Maar, un’abilissima fotografa che dava prova di molta originalità e di un approccio un po’ surrealista”(4).

Man Ray, Ritratto fotografico di Dora Maar, 1936

Confidandolo successivamente a Françoise Gilot, così Picasso descriverà le sue foto: “Le sue fotografie, egli mi disse, gli ricordavano le tele di De Chirico. Rappresentavano spesso un lungo tunnel con in fondo la luce, e un oggetto piuttosto difficile a identificarsi perché si trovava in contro-luce”(5). Questa era l’immagine forte e intensa che emanava da Dora Maar quando incontrò Pablo.

Se è vero che nell’evento della nostra nascita è racchiusa, in simbolo, tutta la nostra vita a venire, per Pablo questa è più che una ipotesi. La nascita di Pablo già fece soffrire i suoi genitori: il 25 ottobre 1881 alle 23,15 era nato mezzo morto senza un grido e fu quindi creduto esanime, poi, quando ormai avevano perso le speranze, lo zio Don Salvator gli soffiò del fumo di sigaro nel naso che stimolò la sua reazione alla vita. L’ombra della morte era già presente alla sua nascita. Sua madre Maria Picasso e suo padre Josè Ruiz Blasco gli imposero come primo nome quello dello zio paterno, uomo di fede e di cultura e, seguendo la tradizione, tutti gli altri: Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno Maria de los Remedios Cipriano Santìssima Trinidad Ruiz y Picasso. Ma come sappiamo ne usò solo due, Pablo e Picasso. Tre anni dopo, in concomitanza con la nascita della sorella Lola, un terremoto colpì Malaga e la mente di Pablo, che collegò l’evento alla nascita della sorella. Ma il trauma più grande fu non essere più al centro dell’attenzione a causa della sorella. Intanto nel 1887 nasce l’altra sorella Conception che nel 1895 però muore di difterite. Ancora morte e vita gli parlavano congiuntamente. Tra gli altri, quest’ultimo fatto decide il padre _ insegnante di pittura e suo personale maestro _ ad abbandonare pennelli e colori per dedicarsi interamente a coltivare il talento precoce del figlio, che aveva avuto modo di constatare già da tempo. Qui inizia la vera carriera artistica di Pablo: il padre rinunciava a sé per dare spazio a lui e in questo è compreso anche il senso che egli aveva della vita oltre che dell’arte: perché lui fosse grande gli altri dovevano rinunciare. Il sacrificio di chi aveva intorno e lo amava, come atto che perpetuava un rinnovarsi della vita per la sua vita. La sua vita entrava liberamente (o coattivamente) nella sua arte e viceversa: “La pittura è più forte di me. La pittura mi fa fare quello che vuole”.

Quando Pablo incontra Dora, lui era già Picasso almeno da vent’anni ma questo non impressiona Dora, anzi è il contrario. Dora viene presentata a Pablo dall’amico comune Paul Eluard nel caffè “Deux Magots” in Saint-Germaine-des Prés ma lui l’aveva già notata qualche tempo prima per la sua misteriosa bellezza ed era rimasto colpito dallo strano gioco che andava facendo: si era sfilata i guanti neri con ricamo di rose (che Pablo conserverà), aveva posato la mano con le unghie laccate di rosso sul tavolo e con un coltello conficcava la punta aguzza negli spazi vuoti tra le dita aperte; aumentando il ritmo, inevitabilmente, si ferì ma lei continuò nonostante la fuoriuscita del sangue. L’episodio sempre citato nelle loro biografie è sintomatico di un’atmosfera di inquieta inquietudine in cui erano immersi la “banda” dei surrealisti ma che non può non tener conto di quella parte _ femminile e complementare _ che contribuì _ senza clamore _ a rendere invece eclatante e determinante, per l’arte a venire, tutto l’operato surrealista a favore dei soli nomi maschili.

Se Dora era una donna speciale anche per i difficili surrealisti, altrettanto speciale era quel momento per Pablo: il 5 settembre di quell’anno (1935) Marie-Thérèse Walter, la sua amante segreta da nove anni, lo aveva reso padre per la seconda volta con Maria de la Conception detta Maya. Il primo figlio, Paulo, era nato nel 1921 dalla moglie Olga Koklova dalla quale era ormai separato ma dalla quale non voleva divorziare per questioni patrimoniali e con la quale mantenne, tuttavia, pessimi rapporti comprovati dalle missive cariche di insulti e problemi relativi al figlio comune.

Pablo Picasso,
Olga in poltrona,
1917, olio su tela,
cm 130 x 88,8
Parigi, Museo Picasso

Quindi, – passato e avventure occasionali a parte – l’attuale orizzonte sentimentale di Pablo conteneva queste tre donne: sullo sfondo una moglie con la quale aveva condiviso negli anni Venti una vita lussuosa e mondana di cui si era infine stancato, come anche di lei, descritta come bella, scialba e senza talento artistico, nonostante facesse parte dei balletti russi di Diaghilev, quando nel 1918 la sposò.

Pablo Picasso,
Donna seduta
(ritratto di Marie-Thérèse Walter),
1937, olio su tela,
Parigi, Museo Picasso

Attualmente, manteneva un’amante, iniziata ai misteri del sesso ancora minorenne, descritta anche lei come bella ma senza né talenti né interessi artistici (amava solo lo sport) ma talmente docile da conformarsi ai suoi voleri (tutti) e con la quale Pablo mantenne un rapporto epistolare quasi quotidiano fino a poco prima della sua morte; ora però, la donna-bambina si era fatta madre attraverso la nascita della bimba che, lui stesso aveva voluto per lei, perdendo alfine il fascino erotico che l’aveva conquistato e ispirato per anni.
Ecco allora entrare in scena Dora, bella anche lei ma con in più qualità che Pablo prima non riteneva necessario avessero le sue donne: l’intelligenza del talento. Dora, era ora perfetta, come compagna ufficiale e incredibilmente in sincronia con la produzione artistica degli anni a venire che sarà decisiva per la consacrazione della sua immagine di artista “impegnato” sul fronte della pace contro la violenza e la guerra così imminente.

Pablo Picasso, Dora e il Minotauro, 1936

Secondo un rituale antico e nuovo nello stesso tempo, “l’innamoramento” di Pablo si rifletteva puntualmente nella sua opera. Dora e il Minotauro del 1936 comprova e conferma ciò che in realtà non è amore, inteso quale dono di sé, ma passione quale possesso bestiale. Dora, candida e contorta figura su uno sfondo di incendiata bramosia riflettente il desiderio impellente e inarrestabile dell’uomo-bestia, è rappresentata in totale contrasto con l’immagine di donna moderna, intellettuale per vocazione e temperamento. Qui, più che dalle indubbie forze fisiche, Dora è sopraffatta dalla potenza primordiale della virilità del Minotauro-Picasso, al quale non desidera affatto sottrarsi.

Pablo Picasso, Minotaure caressant du mufle la main d'une dormeuse, Suite Vollard, tav. 93, 18 giugno 1933,
cm 29,9 X 36,5, puntasecca su rame, Estate of the Artist

Il tema del Minotauro in cui Pablo si rifletteva è ricorrente in tutto il suo percorso artistico: “Questa figura mitica è indubbiamente la più forte, la più carica di simboli e di significati consci ed inconsci di tutta la sua opera: configurazione spaziale del labirinto, trait-d’union fra le due culture, che unisce il culto di Mithra alla corrida, il figlio di Minosse al toro spagnolo, il Minotauro, nel quale Picasso si identifica totalmente, è lo stesso simbolo della dualità: dualità dell’opera, dell’essere, della creazione. Mezzo uomo, mezza bestia e semi-dio, incarna ad un tempo il mostro, la bestialità primitiva, le forze oscure dell’inconscio, il carnefice e la vittima, l’amore e la morte”(6).

Pablo Picasso, Minotaure aveugle guidé par Marie-Thérèse au pigeon dans une nuit étoilée, Suite Vollard, tav. 97,
31 dicembre 1934-1 gennaio 1935, cm 31,4 X 40,6, acquatinta, puntasecca, incisione su rame, New York,
Collezione Linda & Morton Janklow

Altra testimonianza del potente desiderio nascente di Pablo per Dora e del morente interesse di Pablo per Marie-Thérèse è in un olio dove una donna nuda e seduta (Dora?) sostiene un’altra morente (Marie-Thérèse?) altrettanto nuda dove il vertice di questa composizione classica (una Pietà?) è dato dai grandi capezzoli di puerpera della morente (29 aprile 1936).

Pablo Picasso, Deux femmes enlacées dont une mourante, 29 aprile 1936, cm 65 X 54, olio su tela, Collezione privata

Oppure in un dipinto (con studi) in cui una esanime e nuda Marie-Thérèse è trasportata da altre due donne nude una delle quali è riconoscibile quale Dora (4 maggio 1936). O un altro lavoro dove un Pablo-Minotauro trasborda su una barca a riva il corpo abbandonato di Marie-Thérèse mentre diverse donne, tutte con le sembianze di Dora, assistono alla scena di quest’ultimo viaggio (marzo 1937).

Pablo Picasso, Minotaure dans une barque sauvant une femme, marzo 1937, cm 22 X 27, china e gouache su cartone, Estate of the Artist

Così Pablo si libera, metaforicamente, di Marie-Thérèse per far spazio alla nuova compagna che durante l’estate raggiunge a Saint-Tropez con Eluard, sua moglie Nusch (alla quale dedicò attenzioni e ritratti con l’evidente compiacenza del poeta a sua volta “perso” per il genio picassiano), Roland Penrose e la futura moglie Lee Miller, fotografa.

Pablo Picasso e Dora Maar nel 1936

Dopo aver pranzato tutti insieme, gli amici li lasciano soli sulla spiaggia ad iniziare entrambi una nuova vita nella vita dell’altro. Dora, che aveva redatto l’oroscopo di Pablo prima di partire per Saint-Tropez, ne ricava una stupefacente concomitanza con quella di Luigi XIV (re Sole), vedendo in quello del suo uomo i segni di una fama non circoscritta, come quella di un artista, ma grandiosa come quella di uno statista.

Pablo Picasso, Dora con lo chignon, penna,
17 agosto 1937
Pablo Picasso, Ritratto di Dora,
china blu, 1937

Pablo, tuttavia, non abbandona Marie-Thérèse e la piccola Maya che gli regala le gioie di una seconda tardiva paternità; così le sistema a Le Tremblay-sur-Mauldre, vicine, ma abbastanza distanti dal suo nuovo interesse e le va a trovare con la regolarità di un commesso viaggiatore.

Pablo Picasso, Dora Maar con la sciarpa gialla, novembre 1936
Pablo Picasso, Dora Maar con le unghie verdi, 1936

Sia a Dora che a Marie-Thérèse dedica tempo e impegno tanto che pur sapendo l’una dell’altra, ciascuna crede di essere l’unico esclusivo oggetto delle sue attenzioni.

Pablo Picasso, Adora, 28 dicembre 1938

Così, con la speranza di trattenerlo il più possibile in città Dora gli trova il famoso atelier in rue des Grands-Augustins 7, mentre lei si sistema in rue de Savoie 6, a pochi passi da lì. Fanno vita comune e fra le altre cose, dipingono insieme un quadro che lei conserverà sempre, firmato “picamaar”. Pablo è conquistato da Dora e la ritrae addormentata (2 marzo 1937) come già aveva fatto con Marie-Thérèse.

Pablo Picasso, Le sommeil (Marie-Thérèse), 1932, cm 97,2 X 130,2, olio su tela, Coll. privata
Pablo Picasso, Dora Maar sulla spiaggia,
7 novembre 1936

La ritrae con luminosa carnagione gialla e guance rosate e pure nel lessico picassiano riflette la stima per lei e la delicatezza di un sentimento affiorante.

Pablo Picasso,
Ritratto di Dora Maar,
1937, olio su tela,
cm 92 x 65
Parigi, Museo Picasso

La ritrae in spiaggia, in posa reclinata, surrealista, con lo chignon a penna, erotica.
Ma anche Dora ritrae il suo Pablo in versioni indubbiamente cubiste, rilevando quella somiglianza caratteriale, piuttosto che naturalisticamente aderente al modello, nello stile picassiano. “’Un ritratto’ aveva detto Picasso ‘deve possedere non una somiglianza fisica o spirituale, ma una somiglianza psicologica’” (7) .

Dora Maar, Picasso, 1936
Dora Maar, Ritratto di Pablo Picasso con cappello nero, novembre 1937

Quando Dora aveva trovato i due studi per Pablo e per sé, aveva a poco a poco abbandonato la fotografia a favore della pittura, cedendo le attrezzature a Pablo, compresi i grandi teloni neri che gli permisero di dipingere di notte, durante l’occupazione tedesca, in pieno oscuramento. La Gilot vide, successivamente, due lavori di Dora nello studio di Pablo: “Erano due teste che rivelavano un forte senso dell’occulto. Erano simboliche ed esoteriche, più che pittoriche e sembravano originate da problemi di ordine psichico”(8).

Dora Maar, Picasso, 1937
Dora Maar, Ritratto di Pablo Picasso in uno specchio, (senza data)

Il 1937 è anche l’anno dell’appuntamento per Picasso con la Storia: a gennaio il governo spagnolo lo incarica di decorare uno spazio per il padiglione nazionale all’esposizione universale ma ad aprile non aveva ancora deciso cosa fare: a fornirgli la tragica ispirazione ci penseranno i bombardieri di Hitler sulla città di Guernica. Così Pablo inizia a lavorare al pannello (otto metri per tre e mezzo) nel nuovo atelier trovato per lui da Dora con al fianco Dora che fotograferà nel giro di un mese, tutte le fasi della realizzazione.

Guernica in realtà non è solo il prodotto del suo genio, ma anche della presenza di Dora. Con la sua più acuta coscienza politica, Dora lo aiuta a mettere a fuoco le tragiche vicende della Spagna, lo sprona all’impegno politico, discute con lui la simbologia di Guernica, contribuisce anche materialmente alla creazione dell’opera, lavorando lei stessa alla tela. Come ha scritto Pierre Daix ‘Non sapremo mai quanto Guernica deve a Dora Maar’”(9).

Pablo Picasso, Guernica, 1937, olio su tela, cm 349,3 x 776,6,
Madrid, Museo Nazionale d' Arte Reina Sofia

Se con Guernica Pablo si rese testimone della denuncia di una guerra, Guernica fu testimone invece di un’altra guerra, non meno cruenta, quando lo stesso Pablo divenne l’oggetto del contendere. Un giorno Marie-Thérèse si recò allo studio e vi trovò Dora: la intimò di andarsene ma ricevendo un netto rifiuto dalla rivale e non ottenendo nessuna salomonica scelta da Pablo, alla fine venne alle mani con Dora sotto gli occhi gongolanti di lui: “E’ quello uno dei miei ricordi più divertenti”(10). Così mentre agli occhi del mondo Pablo diventava paladino della pace attraverso la denuncia nella sua opera, nel privato si compiaceva di essere oggetto di tenzoni femminili, non cercando minimamente di mettere pace tra le due donne! La sua tattica era quella di suscitare continuamente l’interesse e la gelosia di ciascuna (moglie compresa) e di contrapporle rimanendo perno e giudice delle passioni che sapeva di suscitare in loro. Dal canto suo Pablo, lui stesso preda delle sue passioni, viveva il conflitto della sua parte di natura ferina di cui aveva piena consapevolezza e il tentativo di affrancarsene attraverso la pittura diventava un atto necessario quanto viverlo. Diceva Gertrude Stein di lui che era un uomo che aveva sempre bisogno di svuotarsi, “di svuotarsi completamente”, ma contemporaneamente aveva la necessità di voler invece conservare tutto ciò che lo riguardava, oggetti o donne che fossero, quasi a voler mettere continuamente in scena un rituale magico per cui gli oggetti e le donne che gli appartenevano non dovevano allontanarsi più di tanto quasi che la loro perdita avrebbe comportato grave danno a lui stesso e alla sua integrità di uomo e di artista.

“Non ero innamorato di Dora” avrebbe detto in seguito “mi piaceva come poteva piacermi un uomo e le dicevo sempre ‘non sono attratto da te, non ti amo’. Allora seguivano pianti e scene da non credersi”(11). Alla fine dell’ottobre 1937 Pablo realizza Dora piangente: è Dora con in testa un cappellino rosso con dei fiori, capigliatura liscia, orecchini, uno sfondo di colori caldi, allegri e poi un volto deformato da diagonali e spigoli lacrimevoli, occhi sbarrati, spiritati, denti che stringono un fazzoletto torturato come le linee del suo viso. Uno shock visivo, ma è indubbiamente Dora. L’aspetto malinconico della personalità di Dora prendeva il sopravvento sulla femminilità inquieta e Pablo stesso disse che l’immagine della donna piangente di Dora gli si imponeva sulle altre non per sadismo ma per una forza dell’immagine alla quale, senza nessun piacere, non poteva sottrarsi. “’Dora, per me, è sempre stata una donna che piange’ avrebbe detto in seguito a Malraux ‘Sempre. Poi un giorno mi è riuscito di ritrarla come donna che piange’”(12).

Pablo Picasso, Donna che piange, 1937,
Londra, Tate Modern
Pablo Picasso, Donna che piange, 1937,
Parigi, Museo Picasso

Seguono altri ritratti di Dora piangente, tutti fortemente drammatici, densi di pathos e di quell’atmosfera carica di disperazione senza appello e che si era già squadernata agli occhi del mondo in Guernica. La sofferenza come marchio identificativo dell’umanità è risuonata identica in Dora quale sofferenza senza riscatto dell’artista moderno e i venti di guerra che si approssimavano sull’Europa completano il quadro di ansia palpabile e presente.

Pablo Picasso, Donna piangente,
1937, Parigi, Museo Picasso
Pablo Picasso, Ritratto di Dora in giardino, 1938

Intanto la morte della madre ottantenne (13 gennaio 1939) è il personale dramma di Pablo: reagisce non recandosi al funerale quasi che così facendo non riconoscesse l’avvenuta scomparsa. Per Pablo “sua madre aveva rappresentato un porto di amore incondizionato, di accettazione senza riserve e anche se non la vedeva per anni, finché lei era viva, Picasso sentiva che quell’amorevole fiducia poteva esistere. Con la morte della madre venne meno quella certezza e Picasso rimase ad annaspare tra stati d’animo opposti, tra ammirazione e disgusto nei confronti di se stesso, senza più un angolo dove posarsi e riposare”(13).

Pablo Picasso, Dora Maar con uno scialle malva, 26 aprile 1942
Pablo Picasso, Donna con cappello verde, 1939, Washngton, The Phillips Collection

Qualche giorno dopo il lutto familiare Pablo decide di partire con Dora da Parigi, con destinazione Antibes. Il suo soggiorno si svolge su ritmi vacanzieri: passeggia e nuota con Dora; scrive e risponde alle lettere di Marie-Thérèse con tenerezze per la piccola e passione per lei; frequenta le corride della zona; insomma vive i primi mesi del 1939 come se nulla lo toccasse, come se l’atmosfera cupa che si avvicina sull’Europa, e non solo, non lo riguardasse comunque o più. Intanto l’Europa si prepara a subire la dichiarazione di guerra. Allora torna a Parigi con Dora perché l’immediata preoccupazione di Pablo è quella di radunare e nascondere le sue opere. Ma l’aria di smobilitazione lo induce ad abbandonare Parigi con Dora per Royan, mentre Marie-Thérèse si trovava già a Villa Gerbier de Joncs, poco distante da loro.

Rispetto a molti suoi colleghi, la sua attività artistica non ne risentì, tanto che a novembre si sarebbe inaugurata una grande retrospettiva al MOMA di New York. In questo contesto gli fu offerta dall’ambasciata americana, la possibilità a lui ed a Matisse, di trasferirsi negli Stati Uniti ma, diversamente da tutta una serie di intellettuali e artisti europei, entrambi rifiutarono. Per Pablo, rinunciare a tutto ciò a cui era legato, nel bene e nel male, nella gioia e nella sofferenza, era impensabile.

In tutti questi eventi e spostamenti Dora era sempre al suo fianco, ma l’oscurità della guerra entrò anche nella vita e nell’arte di Pablo. Ora Dora non è più un territorio da possedere ma da deturpare a suo piacimento. Comincia la disfatta di Dora e la brutalità di Pablo si sfoga anche picchiandola fino allo svenimento di lei: “La principessa era definitivamente mutata in rospo; l’attrazione s’era trasformata in ripugnanza”(14). I suoi sentimenti verso Dora non possono diversamente essere giustificati e a cominciare da Nudo che si pettina, si avvicenderanno una serie di ritratti dove il risentimento non si limita alla alterazione dei tratti del viso ma riguardano una totale e mostruosa deformazione corporea mai vista prima su di lei.

Pablo Picasso,
Nudo che si pettina,
1940, olio su tela,
New York, Museum of Modern Art

Dora è declassata da “dea a pezza da piedi”, non potrà più recarsi liberamente allo studio des Grands-Augustins se non espressamente invitata, e da quel momento trascorrerà il suo tempo vivendo nell’attesa di essere ricevuta o chiamata da Pablo. Racconta la Gilot: “Il pittore André Beaudin, allora innamorato di Dora, mi raccontò che una sera le aveva chiesto di uscire con lui a cena. Dora gli rispose che non poteva dire sì o no fino all’ora di cena, perché se si fosse impegnato con lui e Pablo le avesse telefonato per condurla fuori, si sarebbe infuriato a sentire che lei aveva altri progetti”(15).

Il rapporto Dora-Pablo si era irrimediabilmente deformato ma il sadismo di Pablo si manifestava mettendo in difficoltà ora Dora ora Marie-Thérèse: quest’ultima, per esempio, era tornata a Parigi con la piccola Maya e Pablo le faceva visita il giovedì e la domenica e pur sapendo che l’avrebbe irritata si faceva telefonare da Dora a casa sua; oppure faceva recapitare a Marie-Thérèse un abito identico a quello che Dora aveva ordinato alla sarta; oppure faceva in modo che le due donne si incontrassero nello studio e che litigassero ancora per lui rivendicandolo.

Ma ormai siamo all’epilogo della storia tra Dora e Pablo: il lutto per la madre di Dora nell’ottobre del 1942 è aggiunto al volto già straziato di Dora in un ennesimo ritratto su di lei. L’aveva dipinta come prigioniera tra le sbarre con pane e acqua. Poi dopo il lutto, Pablo, le inventa una camicetta a righe rosse e verdi (che lei non possedeva), e a quadro finito le sbarre erano sparite ma la condizione di Dora non mutò: restò prigioniera di Pablo. “Nel ritratto dell’ottobre del 1942 Dora non piange più. Le è stato negato anche quest’ultimo diritto. Guarda fisso davanti a sé, tutto il suo essere teso nel tentativo spasmodico di non piangere. Nell’espressione di fissità, di rigido autocontrollo del suo volto, c’è qualcosa di più tragico, di più terribile che nelle sue lacrime. E’ come se nello sforzo di soffocare l’espressione del dolore, Dora avesse soffocato in sé la vita”(16).

Pablo Picasso,
Ritratto di Dora Maar,
9 ottobre 1942

Tuttavia, Dora è ancora la compagna ufficiale di Pablo quando nel maggio del 1943 assiste all’incontro con una giovane pittrice di nome Françoise Gilot, ma il fatto di saperlo non modifica affatto i suoi sentimenti né la sua sicurezza e inizialmente è addirittura incredula che quella “scolaretta”(17) possa soppiantarla. E invece, quella scolaretta rivelò a poco a poco, nella convinzione della sua giovinezza quella forza di carattere e quella trasparenza luminosa dei suoi pensieri e delle sue azioni che incantarono Pablo.

Mentre Pablo coltivava l’inizio della relazione con Françoise, Dora comincia a dare segni di squilibrio mentale, inizialmente raccontando a un Pablo incredulo delle penose menzogne su presunte aggressioni da lei subite. Poi, però gli episodi si ripeterono più di una volta e ogni volta il dramma era più marcato. Una sera che Pablo era passato a prenderla per uscire a cena, lei lo aggredì verbalmente accusandolo di essere sì un grande artista ma che moralmente era un “essere ignobile”(18). Il giorno seguente irruppe nello studio da Pablo che conversava con Eluard gridando ad entrambi che erano peccatori e che se avessero continuato a vivere così avrebbe invocato su di loro una catastrofe immensa. La situazione era così grave che convocarono il dottor Jacques Lacan (medico psichiatra e personale di Pablo) che la ricoverò nella sua clinica psichiatrica “curandola con elettroshock e sedute psicanalitiche che continuarono per lungo tempo anche dopo che Dora venne dimessa”(19). Eluard, che era molto affezionato a Dora, ne rimase molto colpito: “Ricordava Dora, bella e orgogliosa, tra i giovani surrealisti, con le tendenze mistiche e la sua acuta intelligenza, e non gli era facile perdonare Picasso per l’infelicità che le aveva causato, le innumerevoli, mostruose umiliazioni che le aveva inflitto, il modo in cui, negli ultimi dieci anni, aveva mutato quella dea in una povera ‘pezza da piedi’”(20). L’affetto di Eluard per Dora si manifestò ancora, quando nel 1946, rimasto vedovo della sua amata Nush propose a Dora di sposarlo (non senza il preventivo consenso di Picasso) ma lei rifiutò “Dopo Picasso, solo Dio”(21) preferendo incamminarsi in un percorso di solitudine facendosi suora laica nell’ordine di Saint-Sulpice.

Dora Maar nel 1946

Della vita e delle opere di Dora, dopo l’abbandono di Picasso (anche se, pare le abbia pagato il soggiorno nella clinica di Lacan) non si seppe quasi più nulla. L’oblio, ha riguardato quasi tutte le figure femminili coinvolte col movimento surrealista: “E’ un’ideologia” confidò Pablo alla Gilot, proprio a proposito di Dora “che ha seminato tempesta. Le sorgenti del surrealismo hanno radici equivoche. Non c’è da stupirsi se con un miscuglio simile molti si sono perduti”(22).

Dice Simonetta Lux a proposito delle radici di questo movimento: “Il surrealismo era nato come ‘scoperta e appropriazione di una realtà diversa da quella proposta alla coscienza quotidiana’ e aveva avuto come obiettivo, non questa o quell’arte o linguaggio o sistema di sogni, ma la ‘trasformazione generale dell’intelletto umano’ e come prassi tutta una serie di procedure attivanti la liberazione dell’individuo dalle regole del sistema capitalistico/borghese di conoscenza, consumo e comunicazione, presupponendo tuttavia una rivoluzione socio-politico concomitante”(23).

Forse, le ultime notizie su Dora le ha registrate Lea Vergine, quando cercandola per L’altra metà dell’avanguardia del 1981, si imbattè “davanti a una boite à lettres con su scritto chiaramente: Dora Maar Markovic, Ier étage”. Racconta lei stessa: “Dunque era vero: l’avevo trovata. Feci le scale di corsa, ero dinanzi a una porta di legno ben sprangata. Pigiai il pulsante del campanello. Si udiva la sonata K.576 per pianoforte di Mozart. Pigiai ancora; all’Allegro teneva dietro l’Adagio. Evidentemente era al piano. Non sentiva. Insistetti più brutalmente. Mozart cessò di colpo. Il cuore mi pulsava forte. Ci fu un lieve tramestio, qualche secondo di silenzio e… di nuovo il piano. Inutilmente ripigiai il pulsante aveva staccato la corrente. (…..) Quella porta non si aprì mai”(24). Dora morirà a Parigi il 16 luglio 1997.

A differenza di Dora, l’oblio non sarà il destino di Pablo ma come lei stessa aveva già visto nell’oroscopo di lui, tutto il mondo conoscerà il suo nome e la sua arte. Ma intanto Pablo all’età di 62 anni inizia una nuova vita con la giovane Françoise Gilot anni 21.

M.P. Michiel

Note

(*) Il titolo riferisce ad una doppia serie di nove incisioni Sogno e menzogna di Franco I e II con riferimento ai danni della dittatura franchista, realizzate l’8 gennaio 1937 dal racconto di Josè Bergomin sui bombardamenti di Madrid. Il dittatore è sarcasticamente rappresentato quale “bestia” che instaura il regime di terrore e morte.

(1) A. Lothe (1800-1900) già apprezzato insegnante per Tamara de Lempicka (1907-1980).
(2) Lea Vergine, L’altra metà dell’avanguardia. 1910-1940, scheda su Dora Maar, p. 330, Il Saggiatore, Milano, 2005.
(3) Arianna Stassinopoulos Huffington, Picasso, creatore e distruttore, p. 203, Rizzoli, Edizione BUR Supersaggi, Milano, 1997 (titolo originale Picasso, creator and destroyer, New York, 1988).
(4) Vergine, cit., p. 378.
(5) Françoise Gilot, Carlton Lake, Vita con Picasso, p. 85, Umberto Allemandi & C., Torino, 1998 (titolo originale Life with Picasso, McGraw-Hill, Maidenhead, Berkshire, 1964).
(6) Marie-Laure Bernadac, Il Minotauro, p. 153 in Picasso e il Mediterraneo, catalogo della mostra, Roma, Villa Medici 27 novembre 1982/13 febbraio 1983, introduzione di Jean Leymarie, Edizioni dell’Elefante.
(7) Stassinopoulos Huffington, cit., p. 241.
(8) Gilot-Lake, cit., p. 86
(9) Stassinopoulos Huffington, cit., p. 212.
(10) Citato sia in Stassinopoulos Huffington, cit., p. 212 sia in Gilot-Lake, cit., p. 224.
(11) Stassinopoulos Huffington, cit, p. 216.
(12) Stassinopoulos Huffington, idem, p. 241.
(13) Stassinopoulos Huffington, idem, p. 223.
(14) Stassinopoulos Huffington, idem, p. 231.
(15) Gilot-Lake, cit., pp. 86-87.
(16) Stassinopoulos Huffington, cit, p. 241.
(17) Stassinopoulos Huffington, idem, p. 265.
(18) Stassinopoulos Huffington, idem, p. 272.
(19) Stassinopoulos Huffington, idem, p. 272.
(20) Stassinopoulos Huffington, idem, p. 273.
(21) Stassinopoulos Huffington, idem, p. 294.
(22) Gilot-Lake, cit., p. 91.
(23) Simonetta Lux, Il surrealismo lezioni e saggi, p. 6, prima parte, Università degli Studi della Tuscia, Università degli Studi “La Sapienza”, Anno accademico 1994-95, Lithos Editrice.
(24) Vergine, cit., p. 378-379.


I Picasso italiani

Torino, Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea:
1) Natura morta con melone, 1948

Milano, Galleria d’Arte Moderna di Villa Reale
Legato di Giuseppe Vismara:
1) Tre donne, 1933, disegno
2) Testa
3) Il Mediterraneo, 1957
4) Combattimento di Centauri, 1959
5) Tori, vaso di ceramica
Donazione Boschi Di Stefano:
6) La pettinatura, 1923 litografia

Milano, CIMAC, Civico Museo d’Arte Contemporanea:
1) Il Fumatore, 1967
2) numero 30 incisioni su rame del 1934 con soggetto di animali per illustrare l’Histoire naturelle di Buffon
Esposte nelle sale della collezione Jucker:
3) Donna nuda, 1907, studio per “Demoiselles d’Avignon”
4) La strada del bosco, 1908
5) La bottiglia di Bass, 1912

Milano, Pinacoteca di Brera
6) Il balcone, 1921, frammento della scenografia di spettacolo di Diaghilev “Quadro flamenco”
7) Testa di toro, 1942

Brescia, Museo d’Arte Moderna:
1) La colomba della pace, 1952, litografia donata nel 1987 da mons. Macchi, segretario personale di Paolo VI

Venezia, Fondazione Guggenheim:
1) Il poeta, 1911
2) Lacerba, 1914
3) L’atelier, 1928
4) Sueño y mentira de Franco, 1937, incisione
5) Sulla spiaggia (Bagnanti), 1937
6) Busto di uomo in maglia a righe, 1939

Udine, Galleria d’Arte Moderna:
1) Testa di fanciulla, 1946

Trento, MART, Museo d'Arte Moderna
1) Maya con la bombola, 1938

Roma, GNAM, Galleria Nazionale d’Arte Moderna:
Donazione Arturo Schwarz:
1) Scena bacchica con Minotauro, 1933
2) Sueño y mentira de Franco, 1937, incisione
3) La danza, 1905
4) piatto in ceramica bianca
5) piatto in ceramica bianca

Roma, Musei Vaticani, Galleria d’Arte Religiosa Moderna
6) piatto in ceramica con pesci
7) piatto in ceramica con pesci

Da “Art & Dossier”, N. 133, aprile 1998, Giunti Editore

 RUBRICHE COLLEGATE:

- LOV'ARTE: Françoise Gilot & Pablo Picasso: il risveglio della ragione

- I grandi maestri dell’arte: Picasso

- Glossarte: i termini Bellezza, Bruttezza, Cubismo, Dada, Impossibile, Surrealismo

- Articoli: Les demoiselles d’Avignon di Picasso: le bruttine stagionate

- Biopictures: Surviving Picasso

- 51° Biennale di Venezia. Storia

- Divert’arte

NEWS COLLEGATE:

- Roma, 7 giugno, aperta la mostra di ceramiche di Picasso al Museo Crocetti

RASSEGNA STAMPA:

- Picasso e Françoise la musa a Palazzo Grassi di Venezia

 

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