Cirella (Cosenza), settembre 2005, Una conversazione con Marcello Bottaro di Agata Sledzinska
Una conversazione con Marcello Bottaro
Agata Sledzinska: Marcello, volevo farti una domanda che sembra
forse un po’ banale, ma è un argomento che interessa tanti: secondo
te quale è la posizione ed il compito dell’artista nel mondo contemporaneo? Marcello Bottaro: Il compito dell’artista, da sempre,
è, innanzitutto, quello di rappresentare quanto sta vivendo, che talvolta
non possiede una forma concreta, come ad esempio i sogni.
Così l’artista ha sempre trattato il suo mondo: uno specchio che
ogni tanto racconta anche del passato o del futuro da lui immaginato.
L’arte , oltre alla tecnica ed alla metodologia, presenta sempre qualche
altro contenuto, qualche messaggio da trasmettere: politico, filosofico, metafisico,
ecologico, esistenziale ecc.
Nel mondo d’oggi esiste il computer che influenza fortemente non solo
la tecnica, ma anche la determinazione dell’arte. Si presenta come midia
ed esprime la contemporaneità.
Un segno distintivo molto importante dell’arte contemporanea è
la sua sintesi, il modo di unire diverse tecniche come ad esempio la fusione
di scultura e fotografia o architettura e pittura. Molti sono gli artisti che
adottano questa tecnica. Le cosiddette installazioni uniscono in sé stesse
tutti i possibili modi di espressione artistica: disegno, teatro, fotografia,
architettura ecc.
Sono finiti tutti gli “ismi” - impressionismo, cubismo ecc. - ,
è finita l’uguaglianza.
Adesso stiamo attraversando un momento molto particolare per l’arte ed
è un momento altrettanto particolare per gli artisti.
L’artista è come lo specchio del mondo, rappresenta il mondo in
cui vive. E lo fa sia attraverso l’obbiettivo delle sue opere, sia attraverso
la tecnica adottata. Adesso gli artisti si servono del computer per creare le
proprie opere, ad esempio prima di realizzare una scultura la progetta sul computer.
Un artista racconta il mondo. Il mondo del nostro secolo è pieno di diversità
e da ciò deriva il fatto che oggi tutti gli artisti si esprimono in modo
diverso…
Agata Sledzinska: Va bene, ma a chi si rivolge un artista
contemporaneo raccontando il mondo? Crea per il pubblico o solo per sé
stesso? Perché dobbiamo riconoscere che la stragrande maggioranza della
gente non capisce l’arte contemporanea. Marcello Bottaro: L’arte è sofisticata, il linguaggio
di espressione si è modificato. L’arte è diventata molto
più complessa, molto più intellettuale e per questo motivo il
gruppo di persone che la capisce si è ristretto.
Agata Sledzinska: Allora artisti per artisti? Marcello Bottaro: No..si aiuta la gente a capire l’arte
servendosi della parola scritta.
Agata Sledzinska: Non pensi che l’arte dovrebbe spiegarsi
direttamente? Marcello Bottaro: L’arte è cambiata, mentre il
pubblico è rimasto nel passato, al livello dell’espressione meno
complicata. Oggi, per capire bene cosa succede nell’arte, per capire cosa
essa vuole esprimere, la si deve studiare ed approfondire, in altre parole ci
si deve impegnare di più. Poiché ciò avviene abbastanza
raramente, la massa non riesce a capire. Non è certamente colpa sua.
Non c’è tempo…
Ecco perché la si aiuta descrivendo, spiegando l’arte con parole.
Agata Sledzinska: Si sente spesso dire che durante i secoli
passati in arte è già successo tutto il possibile, che si è
già visto tutto, tutte le invenzioni artistiche sono già state
realizzate. L’arte contemporanea semplicemente sfrutta queste tecniche
modificandole.
Secondo te è ancora possibile creare qualcosa di assolutamente nuovo
che ci lasci totalmente sorpresi? Marcello Bottaro: Si, perché l’arte è infinita.
E’ infinita all’interno di ciascun artista. La scoperta personale
poi diventa collettiva.
Ma è vero che adesso c’è la pazzesca ossessione di dovere
essere originali, diversi da tutti gli altri. Spesso sembra una malattia. Spesso
questa volontà è così forte che è anche molto originale.
Invece ci si deve rendere conto che anche con la matita e la carta si può
creare qualcosa di nuovo.
Ovviamente l’arte d’oggi dipende in certo qual modo da quella già
esistente.
Per esempio il continente latino – americano possiede 400 anni di “storia”
inventata dall’uomo europeo che l’ha invaso. “ Storia”
tra le virgolette perché anche la parola stessa è stata inventata
dagli europei. Questi 400 anni sono comunemente noti. Oltre a questa i latino
– americani hanno anche la loro storia, molto più lunga e segreta,
della quale non si parla, ma che è scritta in modo indelebile nelle loro
menti perché comprende i fondamenti della cultura come l’astronomia,
la matematica, l’architettura, la scultura ecc. Quindi c’è
un gruppo di artisti contemporanei latino – americani che s’inspira
ai principi ed ai simboli primitivi. L’arte antica sta sempre per scoprirsi.
C’è un artista che si chiama Rufino Tamayo che rappresenta attraverso
i dipinti su tela forme antiche prese dai principi, dalla archeologia.
Agata Sledzinska: Le tue opere sono molto influenzate dai
tuoi principi, dai tuoi vecchi maestri? Marcello Bottaro: All’inizio della carriera l’influenza
dei miei maestri era abbastanza forte. Adesso no.
Agata Sledzinska: Copi molto i vecchi pittori, anche se se
ciò avviene inconsapevolmente? Marcello Bottaro: Si, lo faccio, copio gli artisti del passato.
Ma lo faccio apposta. Prendo le opere vecchie e le elaboro in chiave moderna.
Così hanno fatto molti artisti, come, ad esempio, Picasso.
Se si tratta di fare una copia io mi inspiro alle fotografie, all’anatomia
africana o a certe forme, ombre o sfumature ( ad esempio caravaggesche), simboli
aztechi ecc. Anche una bella donna può inspirare.
Marcello Bottaro, Serie I Fiamminghi 6,
acrilico su tela, cm 100 X 100
Agata Sledzinska: Nei tuoi lavori appaiono spesso certi motivi,
come ad esempio la gamba del cavallo. Non hai paura che si possa dire che copi
te stesso, che ti ripeti per mancanza di idee nuove? Marcello Bottaro: No, perché esiste il rischio molto
più grande che, dipingendo sempre cose nuove, si dica che non possiedi
uno stile tuo.
Si deve inventare e mostrare la propria strada, altrimenti nessun gallerista
vorrà presentare i tuoi lavori.
Poi, io non mi copio mai. Le mie opere, in fondo, sono molto diverse fra loro.
Non ho paura di imitare me stesso perché ogni giorno sono un’altra
persona che prova sensazioni diverse. Ciò avviene in modo spontaneo:
talvolta sono allegro, talvolta serio, talvolta ho bisogna di essere più
profondo, intellettuale, storico o semplice.
Tutto ciò verrà, alla fine, rappresentato nella mia creazione.
Agata Sledzinska: Quando dipingi hai già nella mente
un’immagine ben precisa che trasmetti semplicemente sulla tela o crei
il mondo piano piano seguendo una certa idea? Lasci alle linee, alle forme di
determinare quelle successive, di vivere un po’ della loro propria vita? Marcello Bottaro: Ogni tanto ho un’idea precisa intesa
come struttura, ma normalmente utilizzo una tecnica che si chiama “action
painting” in cui è molto importante la fase di preparazione e di
elaborazione della struttura.
Prima faccio una macchia di colore. Preparando il colore penso sempre che cosa
dovrebbe rappresentare: terra, aria…Poi vado d’istinto. La macchia
fatta con il mio movimento, la sua violenza o delicatezza, dipende sempre dal
colore. Dopo di che metto accanto a questo colore preparato un altro colore.
Tutti e due creano il contrasto.
Solo in questo momento comincio a disegnare. Di solito non ho un’idea
chiara, essa mi viene mentre studio la macchia. Talvolta devo aspettare l’idea
giusta per più settimane, mesi... Il primo disegno è molto trasparente
e delicato.
Insomma: quasi mai so che cosa farò, il risultato viene insieme alla
passione di creare. Certo, ho sempre qualche idea primaria, ma questa si evolve
moltissimo nel corso della realizzazione.
Marcello Bottaro, La Metamorfosi II, Acrilico su tela,
cm 150 X 150
Agata Sledzinska: Sei un artista di molto successo. Perché
le tue opere piacciono ad un pubblico così vasto? Che cosa lo incanta
? Marcello Bottaro: Ho scoperto che tutti noi portiamo nel nostro
io certi codici nascosti, codici- simboli della realtà.
Quando presenti al pubblico qualcosa che non capisce la sua mente si mette automaticamente
sulla difensiva. Questo succede, ad esempio, quando si guarda l’arte astratta,
non rappresentativa. Qui non si trova nessuna immagine comune, nessun punto
di riferimento. Allora il pubblico la rifiuta, la sua mente si difende dalle
cose che non riesce a capire. Io ho scoperto, invece, che nella mente esistono
dei simboli fissi. Quando si descrive il mondo servendosi di questi la gente
non si sente sconvolta, rimbambita, persa…trova le donne, gli alberi,
i cavalli, insomma tutto quello che si riferisce ai suoi simboli, a quello che
capisce. Ad esempio la serie delle mie opere figurative intitolata “ Fiamminghi”
l’ho fatta perché con essa stavo visitando per la prima volta l’Europa
e quindi non volevo rischiare la mia carriera disegnando cose che nessuno avrebbe
capito.
In genere la pittura figurativa ha molti più clienti di quella astratta.
A me personalmente, invece, piace mischiare l’una a l’altra.
Agata Sledzinska: Marcello, ti ringrazio di aver trovato il
tempo per questa conversazione. Parlare con te è stato un vero piacere. Marcello Bottaro: Grazie.