52a Biennale di
Venezia: Vernice
Padiglione Italiano: “Democrazy” di Francesco
Vezzoli

Al centro il Ministro dei Beni Culturali on. Francesco Rutelli,
a sinistra l'artista Francesco Vezzoli, a destra Davide
Croff presidente della Biennale
Francesco Vezzoli
“Democrazy”
Venezia, Arsenale, Prima Tesa delle Vergini,
7 giugno-21 novembre 2007
M.P.Michiel.
Comunicazione e arte non sempre funziona nel contemporaneo,
però se non funziona comunicazione e politica il candidato
non viene eletto, che succede allora se arte e comunicazione
non funziona?
Francesco
Vezzoli. Eh, vuol dire che poi non eleggono me, ma
io faccio un altro progetto e va bene lo stesso. Beh il gioco,
quando si fanno queste biennali, è di costruire le
dinamiche della promozione. E’ chiaro che, ovviamente,
essendo in un luogo dove gli artisti promuovono sé
stessi, il loro lavoro e le persone che lavorano per loro,
alla fine sto giocando con due candidati ma il vero candidato
del gioco sono io. Mi nascondo dietro due lobbisti d’eccezione
però è un gioco di ruoli, va bene così
e credo sia divertente, poi pone anche dei problemi sul piano
politico, intellettuale ma quelli li lascio allo spettatore.
M.P.M.
Nei tuoi video ti riferisci ad una realtà americana
ma tu hai pensato anche ad una realtà nazionale parallela?
Francesco
Vezzoli. Direi di sì, noi abbiamo avuto il
presidente del Consiglio più americano del mondo una
persona che ha creato la sua fortuna finanziaria rivendendo
in Italia la televisione americana e poi si è appropriata
dei linguaggi di quel tipo di entertainment, di quel tipo
di politica per diventare anche il presidente della nostra
nazione e dico questo benché le mie posizioni politiche
non coincidano con le sue, senza particolare critica, anzi
trovo che lui abbia fatto tutto questo in maniera molto intelligente
e che abbia anche sfruttato una certa allergia della sinistra
a capire le regole mediatiche e che lui ne abbia approfittato
divinamente…
M.P.M.
… da artista!
Francesco
Vezzoli. Esatto da vero artista, lui è un
vero performer.
M.P.M.
”Demo-crazy” ti ho sentito pronunciarlo così:
la follia, appunto, siamo tutti succubi di questa follia ma
anche l’arte è follia, allora qual è la
differenza tra l’arte e questa follia contemporanea
che tu metti in mostra?
Francesco
Vezzoli. Mah, dunque, l’arte può essere
tutto, il sistema dell’arte è diventato un po’
‘demo-crazy’ anche, cioè è diventato
anche lui un sistema dove esattamente come per il giornalismo,
come per la politica, i media sono arrivati con i loro grandi
piedoni d’argilla e quindi l’artista deve essere
capace di dare delle risposte. Io cerco di arginare i media
usando i loro linguaggi e rispedendo al mittente il loro delirio;
c’è chi, viceversa, può ritenere giusto
che l’arte sia, per sopravvivere a tutto questo, fare
un piccolissimo disegno di due centimetri per tre con la matita,
che sia una piccola miniatura: ognuno mette in gioco la sua
ossessività per proteggersi. Io per scelta, sono per
uscire dal closed della paura dei media; c’è
chi, giustamente, di fronte a questa orda diciamo non barbarica
ma assatanata, decide di ritrarsi ancora di più, però
questo sta alla sensibilità di ognuno. A me piace fare
questo gioco: che ogni qual volta c’è un progetto
fortemente pubblico si gioca con i linguaggi della pubblicità…
questa è la mia tecnica di sopravvivenza e non particolarmente
misteriosa.
M.P.M.
Grazie a Francesco Vezzoli e in bocca al lupo.
Francesco
Vezzoli. Grazie a te e crepi il lupo.
M.P.
Michiel
Venezia Biennale, 7 giugno
2007
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