Inaugurazioni
Sette domande a Maurizio Tiberti, artista
Maurizio
Tiberti
“Graffiti digitali”
in
Galleria Massenzio Arte
Roma, via del Commercio 12
16-24 giugno 2005
Prima domanda
La tua produzione artistica è
caratterizzata dall’antico e attuale leonardiano rapporto
scienza-arte. Come intendi questo rapporto tra “contaminazione
e compenetrazione tra scienza-arte” nella tua ricerca?
Maurizio Tiberti. “Contaminazione e
compenetrazione”, queste due parole mi portano a pensare
a un confine, a un punto di contatto, quindi io intendo questo:
il punto di contatto tra scienza e arte è labile ma
a volte ben identificato. In questo caso nella mia ricerca
cerco di estrapolare le portanti più evidenti e proporle
in forma artistica, in forma comprensibile, in forma sempre
più evidente agli osservatori esterni.
Seconda domanda
Cosa pensi di di-mostrare attraverso
l’esposizione di queste opere?
M.T. La mostra “Graffiti digitali”
è una mostra a tema, non è che vuole dimostrare,
vuole semplicemente dare l’idea di quello che sarà
il graffito del Tremila in un iter che va dalla semplice espressione
dei segni fino all’esposizione finale.
Terza domanda
Come si rapporta l’archivio
della civiltà tecnologica del ‘900 con la tua
icona tecnologica del media-messaggio?
M.T. Il rapporto c’è a tutti
gli effetti, più che un rapporto direi che è
un’evoluzione. La civiltà tecnologica del Novecento
è stata una civiltà in evoluzione, quindi del
media-messaggio; nasce prima il media o prima il messaggio?
Com’è noto il messaggio si identifica con il
media, quindi anche in questo caso, il graffito tecnologico,
il graffito digitale, diventa media e messaggio nello stesso
tempo.
Quarta domanda
Ti sei mai posto dalla parte dello
spettatore che osserva le tue opere e magari non riesce a
pensare, ma solo guardare. Può bastare?
M.T. Mi piace questa domanda perché
in effetti sono felice se qualche osservatore, qualche spettatore
si ferma solo a guardare, perché le mie opere debbono
essere, oltre che dal punto di vista, dicevamo prima, esplicite
nel confine tra scienza e arte, nello stesso tempo devono
essere anche opere artistiche, quindi anche solo opere da
guardare.
Quinta domanda
Cosa intendi come “segno intero
come energia pura”.
M.T. Il segno è gia un messaggio …nasce
da un gesto…. Quindi nel momento che noi estrapoliamo
i contenuti di un segno o di un messaggio e lo facciamo diventare
energia pura abbiamo raggiunto l’obiettivo. Non ci dimentichiamo
che anche il pensiero è materia.
Sesta domanda
Il Totem come oggetto antropologicamente
di ispirazione religiosa, è qui mostrato come oggetto
(o soggetto) dell’ultima religione “la tecnologia”.
Secondo la tua ricerca cosa risulta più dannoso o necessario
alla sicurezza dell’uomo la religione o la tecnologia?
M.T. Io non credo che ci sia il problema
di essere dannoso o necessario. Il Totem è preso qui
come esempio e cito l’Avo-Totem, cioè i totem
depositari e protettori delle tradizioni. In questo caso il
Totem diventa rappresentanza di quella che sarà la
tecnologia e immagino possa diventare Totem esempio di “religione
– tecnologia”. Quindi io non vedo né danno,
né sicurezza, vedo una proiezione, il totem è
preso come esempio, perché richiama alla nostra mente
quello che significava.
Settima ed ultima
domanda
Ci vuoi spiegare “la gioia
della scoperta di supersegnali e la pretesa di essere rivelatrici
di verità”?
M.T. “Supersegnali” è
una parola forte. Rivelare verità è difficile,
diciamo che i supersegnali sono segni di gioia perché
danno lo spunto per andare avanti ed esporre nuove prospettive
ed esempi di nuove dinamiche del pensiero. Quindi più
che altre verità, sono nuovi punti di vista, mai osservati;
è come guardare il quadrato da fuori, il problema si
risolve prima.
GRAZIE A MAURIZIO
TIBERTI, ARTISTA.
Livio
Garbuglia e M.P. Michiel
Roma,
22 giugno 2005
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