Inaugurazioni: 4 marzo
2010
"Temporis Puncto": Julita Jansen e Simonetta Felici-Ridolfi, fotografe dal Venezuela

Julita Jansen e Simonetta Felici-Ridolfi
Temporis Puncto
Galleria d’arte Perera
via Margutta, 76 – Roma
4-28 marzo 2010
M.P.Michiel.
Una doppia personale di fotografia: quali sono gli elementi che vi coinvolgono e vi uniscono per approdare congiuntamente a questa mostra?
Julita Jansen / Simonetta Felici-Ridolfi. L'amicizia che abbiamo da tanti anni e questa passione per la fotografia che ci ha portato a viaggiare attraverso il Venezuela per cercare scorci particolari. Sono anni che viaggiamo, e lo facciamo oltre al nostro lavoro, per cercare quelle luci, quei colori, quei dettagli, che parlano del nostro paese e che ci danno delle emozioni. Poi la mostra è stata proposta da Romina Del Re Perera che ha visto alcune delle foto e ci siamo imbarcate in questa avventura bellissima.
Julita Jansen. Oltre all'amicizia è stato il sentire quella forma di vita che vorremmo vedere nel nostro paese, di farlo realtà e averla portata qui è l'opportunità che ci ha dato la galleria Perera.
M.P.M. La passione per la fotografia può essere, e molto spesso lo è, una ricerca solitaria: perché una coppia di persone -in questo caso donne- decidono di imbarcarsi appunto in questa avventura?
Julita Jansen/Simonetta Felici-Ridolfi. Noi donne nate e vissute in Venezuela che abbiamo studiato e lavoriamo, abbiamo una vita, un modo di essere indipendente, autonomo, in questa situazione ci facciamo compagnia e anche se è senza dubbio una ricerca personale perché poi è il tuo mondo quello che crei nella macchina fotografica è la tua prestazione, non è poi così strano che si vada in coppia, tuttavia in nessun momento invadiamo lo spazio dell'altra, ci siamo ritrovate a fotografare la stessa cosa ed essere completamente diverse perché c'è il rispetto della propria anima, del proprio momento fotografico.
M.P.M. Forse anche perché è abbastanza difficile o pericoloso viaggiare in Venezuela da sole?
Simonetta Felici-Ridolfi. In alcuni territori si va proprio all'avventura pertanto da sole sole a volte diventa molto pesante. In una città come Caracas di sette milioni di abitanti, di sera, da sola, certo non esci. Poi con la macchina a volte fai sei-sette ore di viaggio e non c'è niente.
Julita Jansen. Per i viaggi più lunghi che sono più complicati -per esempio per quelle foto che abbiamo fatto in Amazzonia- ci sono voluti, chessò, venti ore di macchina più dieci ore di “bongo” poi riposare su un'amaca sotto un albero facendo attenzione a dove metti i piedi, tutto questo lo facciamo con una troupe, tutti amanti della fotografia si parte con quattro-cinque “gipponi” in un viaggio di alcuni giorni... insomma ci vuole un'organizzazione e da sola non lo puoi fare.
M.P.M. Quindi due anni di esplorazioni dal 2007 al 2009: che cosa cercavate in questo percorso, cosa avete trovato fuori e dentro di voi attraverso la fotografia ovvero cosa vi aspettavate?
Julita Jansen. Cercavamo momenti, sensazioni speciali per trasmettere il nostro paese.
Simonetta Felici-Ridolfi. Io ho trovato anche la passione per me stessa perché quando si entra dentro questa solitudine, dentro il tuo mondo e si odono delle voci, si vedono quelle luci, quel fiore e poi tutto quello che ti circonda che è una musica, è un suono, è il vento, è il caldo sono gli uccelli, è lì che trovi te stessa, attraverso la fotografia e i colori.
M.P.M. Le fotografie sono tecnicamente molto belle...
Julita Jansen. ...sì, siamo andate a scuola... ma adesso lavoriamo con un fotografo che si chiama Ricardo Jimenez che è il curatore della mostra ed è un purista della fotografia e ci ha portato, forse, a fare delle fotografie come queste.
Simonetta Felici-Ridolfi. Poi io ho due paesi nel cuore che a volte lottano tra loro, prima uno poi l'altro, e per me portare la mostra a Roma che è la città di mia mamma dove io ho una casa che amo e portare una parte dell'altro mio paese era una cosa importante. Come la scelta delle fotografie: abbiamo guardato duemilacinquecento foto per poi arrivare a sessanta; la stampa che è stata fatta a Miami perché è una stampa molto particolare con una tecnica che si chiama “giclée” su una carta 100% cotone fatta in Germania con un Ph neutro molto basso e con pigmenti senza nessun tipo di additivo chimico che garantisce la durabilità della stampa fatto a getto che dà tridimensionalità alla foto; inoltre il disegno grafico del catalogo è stato fatto da due giovanissimi ragazzi venezuelani, il catalogo, l'invito, la locandina, tutto è stato poi fatto in Venezuela: è l'orgoglio di dire che anche noi sappiamo fare le cose bene.
M.P.
Michiel 
Roma, 4 marzo 2010
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