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Tavolo per l’arte contemporanea
Dialogo aperto fra le gallerie d’arte e i giovani artisti per Carmine Siniscalco, presidente dell’ARGAM

foto © MPMichieletto

M.P.Michiel. Dal 1972 lei è presidente dell’Associazione Romana Gallerie d’Arte Moderna in sigla ARGAM: allora, che cosa è l’associazione e cosa si prefiggono le gallerie associate?

Carmine Siniscalco. Io ero prima vice-presidente dell’Associazione che si chiama ANGAM che naturalmente persegue gli stessi scopi dell’ARGAM, cioè tutelare e promuovere il lavoro della categoria. Ad un certo punto, noi abbiamo deciso di staccarci dall’ANGAM, pur mantenendo ottimi rapporti, per meglio affrontare la realtà romana. L’ANGAM raccoglie le gallerie ma anche le associazioni culturali o chiunque faccia questo lavoro da un punto di vista commerciale, imprenditoriale. Noi invece siamo sempre legati all’idea della galleria come vera e propria galleria d’arte e non associazione culturale. Ne ho parlato anche in occasione dell’audizione alla Camera dei Deputati per la Commissione parlamentare. In realtà quando si parla di associazione culturale si parla dello stesso lavoro. Si dice associazione culturale per evitare alcuni obblighi fiscali. Quindi, o dobbiamo essere tutte associazioni culturali o avere tutti lo stesso trattamento o obblighi nei confronti del fisco oppure bisognerebbe stare attenti a tutte queste associazioni che nascono da per tutto. Come vede oggi si espone ovunque, tante volte sotto il nome di associazione culturale ma fanno lo stesso tipo di lavoro. Va benissimo, perché più possibilità si offrono specialmente ai giovani è solo da augurarcelo però non è neanche giusto che alcuni abbiano degli obblighi e altri non ne abbiano. Noi siamo una realtà romana a cui si è aggiunta una galleria di Perugia alla quale piace evidentemente il nostro lavoro. Le gallerie all’inizio erano poche adesso siamo 28 associate. Devo dire che sono aperto ad avere tutte le gallerie che vogliono iscriversi purché naturalmente, come le dicevo, siamo delle gallerie d’arte con partita IVA e così via. Ogni galleria è indipendente nelle sue scelte perché non c’è un lavoro più individuale di questo ma ci sono delle gallerie che sono specializzate nell’arte contemporanea, altre nell’arte classica o nell’arte storicizzata. Ci sono gallerie che fanno un lavoro più commerciale e ci sono gallerie che fanno un lavoro più di ricerca. E delle gallerie sbagliate - come forse la mia (Studio S n.d.r.) - che fanno piuttosto un lavoro di organizzazione, anche perché ho lavorato tutta una vita e mi posso permettere di tenere una galleria che non mi deve assolutamente dare dei risultati economici positivi mi basta coprire le spese e poter fare quello che voglio. Ho lavorato molto con l’estero e con grandi artisti come De Chirico, Gentilini, De Pisis, però mi piace molto lavorare con i giovani perché trovo che bisogna lavorare ad un certo punto con loro. Anche se è più facile vendere una cosa di un artista storicizzato, basta avere i giusti canali, anziché lanciare dei giovani…

M.P.M. Infatti… ma tra le varie attività dell’associazione quali sono le iniziative dedicate in particolare ai giovani artisti?

Carmine Siniscalco. L’ARGAM organizza ogni anno - e ormai da 15 - la “Primaverile Romana” che è una manifestazione che ha inizio nello stesso giorno per tutte le gallerie - in genere nel mese di maggio -, e dura un mese. Abbiamo un tema che adottiamo nell’assemblea e in piena libertà di scelta per ogni galleria. Ma la cosa importante è che da tre anni collaboriamo con il MUR (Ministero Università e Ricerca) che dipende dalla Direzione Generale per l’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica che organizzano bene e ogni anno – poca gente lo sa in realtà – il “Premio Nazionale delle Arti” a cui partecipano tutti i giovani delle Accademie di Belle Arti d’Italia. Io ho cercato di dare un po’ di visibilità a questi giovani che vengono selezionati una prima volta dalle accademie stesse, poi dal Ministero Università e Ricerca e quindi nominati i vincitori - non solo per le arti figurative – con la pubblicazione di un primo catalogo. Così noi da tre anni facciamo una terza selezione, quella dell’ARGAM, in cui vengono scelti degli artisti a cui diano anche un ‘Premio ARGAM’. L’anno scorso il premio per la pittura è andato ad una giovanissima sarda alla quale organizzeremo una mostra con catalogo sotto la nostra égida. Così ogni anno scegliamo un certo numero di artisti: quest’anno sono più di 20 e li distribuiamo nelle varie gallerie dove accanto alle opere dei propri artisti, propongono uno o due giovani. Quest’anno l’inaugurazione è il 15 maggio e il tema è ‘Arte oggi, arte domani: appunti e proposte’. Alcuni presentano i grandi come Corpora, Dorazio e proposte giovani. I primi 7 anni abbiamo lavorato solo con un sostegno morale, molto morale dell’assessorato e basta; adesso, non è che navighiamo nell’oro, però abbiamo quel minimo di sponsorizzazione che ci permette di fare un catalogo giusto. La presentazione del catalogo è unita alla conferenza stampa di presentazione dell’evento con un tema da discutere, un piccolo dibattito, dove ognuno possa intervenire. Quest’anno il tema sarà ‘Le gallerie d’arte e l’arte giovane’ invitando un certo numero di critici - diversi ogni anno - a scrivere su questo tema e dato che quest’anno compiamo 15 anni di attività pubblicherò un volume che raccoglie gli scritti che nel passato ha ospitato contributi di giovani critici come Marco Tonelli o Roberto Perfetti o delle icone della critica come può essere Lorenza Trucchi.

M.P.M. In questi ultimi vent’anni si sono verificati cambiamenti epocali. Che cosa ha registrato lei dal suo osservatorio privilegiato di gallerista e presidente dell’ARGAM rispetto alla percezione dell’arte sia per gli artisti, i collezionisti ma anche le persone e i media?

Carmine Siniscalco. C’è una grande confusione! Noi avevamo per esempio, un piccolo, giovane collezionismo di scapoli, di giovani professionisti. Adesso questo tipo di collezionismo è sparito completamente. Oggi la vita è più difficile e costa di più. In più oggi sono gli eventi che funzionano e gli eventi devono essere mediatici, devono fare scandalo o scalpore ma non si possono mettere in casa. Ora si parla di grandissimi artisti, conosciuti in tutto il mondo e faccio il nome del più grande uomo di comunicazione di media che esiste, che io ammiro molto che è Maurizio Cattelan. Le sue opere valgono centinaia di migliaia di euro e devo dire che ogni volta che lo ascolto in qualche sua intervista sono ammirato dal fatto che lui ha capito quello che è la società di oggi e di sapersi rivolgere a lei nel giusto modo. Ma evidentemente il fachiro col braccio che esce o il papa colpito dalla meteorite o i bambini appesi all’albero sono visioni che indubbiamente turbano e naturalmente non sono collezionabili o lo sono dai musei d’avanguardia che hanno pagato una fortuna. E queste opere resteranno. La gente dice no, è una moda. No, resteranno perché quando sono stati investiti tanti soldi la gente farà di tutto perché queste opere esistano. Quindi non si tratta più di un giro di collezionisti ma di collezionismo istituzionale.

M.P.M. Allora, invece voi come associazione cosa fate per pubblicizzare i vostri eventi, quali media utilizzate?

Carmine Siniscalco. Noi facciamo di tutto per farlo. Prendiamo l’ufficio stampa quando possiamo farlo come associazione, per ogni singola mostra la galleria non lo può fare ovviamente. Però l’ufficio stampa è un lavoro difficilissimo, mi tolgo tanto di cappello davanti al lavoro dell’ufficio stampa. Oggi come oggi i giornalisti non hanno più la possibilità di scrivere delle mostre correnti. Devono, devono scrivere soltanto delle grandi mostre-evento. Io riesco ad avere sempre – perché ormai da tanti anni ormai ho conoscenze – qualcosa sui giornali. Un lavoro enorme che poi in realtà serve poco, nel senso che io non ho mai venduto un quadro perché qualcuno ha scritto in merito. Onestamente non è MAI capitato questo! In genere si vende sull’emozione e su quanto parla il quadro al cliente. Un quadro non perde mai valore se uno lo compra per passione. Non c’è niente di peggio che comprare un’opera con l’idea dell’investimento.

M.P.M. Lei diceva, giustamente, il gallerista non è solo un commerciante, però è pur vero che un gallerista può decidere la fortuna anche critica di un artista: è possibile che proprio per questa particolare situazione cultural-clintelare i politici si siano disinteressati di questo ambito?

Carmine Siniscalco. No, non si sono disinteressati. Non se ne sono mai interessati! Il che è peggio. E’ quello che ho anche recentemente detto alla Commissione Cultura. Non si capisce perché nessuno si ribella perché un film debba fare cassetta mentre tutti demonizzano le gallerie perché ufficialmente abbiamo scopo di lucro e vogliamo vendere i quadri. Mi pare assurdo. I produttori di oggi sono giovani, giovanissimi che in genere producono con i soldi dello Stato. Noi come galleria non abbiamo mai niente...

M.P.M. …ma questo perché, secondo lei?

Carmine Siniscalco. Perché siamo pochi, in realtà non facciamo un numero tale da giustificare un interesse politico. Non è che portiamo migliaia di voti. Anche questo è vero. Siamo più individualisti e facciamo un lavoro molto solitario come tutti i lavori creativi ma dietro il regista c’è un’industria. Quantunque oggi gli artisti che hanno un riscontro internazionale devono essere mossi da una vera e propria macchina mediatica che viene costruita col critico che scrive, con l’istituzione che lo espone e tante volte ci sono delle ragioni clientelari a fronte di queste produzioni, perché poi lo vediamo. Gli istituti italiani di cultura all’estero potrebbero veramente promuovere tanto ma io ho avuto molte difficoltà a far accettare mostre di giovani. Mi hanno chiesto le mostre di Pomodoro, Consagra, grandi nomi che costano anche tantissimo organizzarle. Però per questi artisti i soldi li trovano subito ma se gli si chiede di organizzare una mostra di giovani artisti è molto più difficile. Sono appena rientrato da Strasburgo dove ho presentato una mostra… Alcuni istituti funzionano benissimo altri hanno pochissimi soldi. Per esempio Strasburgo ha una disponibilità di 160mila euro all’anno per fare tutto, e non è che siano tanti, mentre Parigi ha una disponibilità enorme per le manifestazioni.

M.P.M. Ho letto i suoi Consigli per la Commissione Cultura per il Tavolo per l’arte contemporanea presentato all’onorevole Folena. Secondo lei qual è quello più urgente o quello più facilmente realizzabile per risolvere almeno in parte, ovviamente…?

Carmine Siniscalco. Senza dubbio il problema dell’IVA è molto importante. Il prezzo attuale è del 28%: 20% è l’IVA, 4% il ‘diritto di seguito’ e qualche volta c’è un altro 4% che dovrebbe essere versato dal privato. Arriviamo così al 28%. E’ tanto! Ora l’onorevole Barbieri, mi pare, mi disse, "vediamo di poterlo ridurre al 16%". Beh, io ho ripreso la parola e sorridendo ho detto ‘non mi pare sia una grande soluzione’. Addirittura io ricordo che anni fa avevamo l’IVA per gli autori morti che era il 35%! Mi pare ridicolo. Questo porta all’evasione ed è uno sbaglio. I giovani artisti, diciamolo, non è che guadagnino tanto. Non si iscrivono apposta all’IVA per non essere tassati. Molte volte capita che le loro opere siano ufficialmente affidate alla galleria dal padre, dalla madre, dallo zio…

M.P.M. …da un ‘prestanome’… neanche fossero miliardari…

Carmine Siniscalco. …infatti, e sono cose che costano mille euro o anche meno. Per il giovane artista di oggi… non possiamo pretendere più che sia idealista come gli artisti del passato… un caso Modigliani non potrebbe più accadere. Se nasci povero, muori povero. Se non sei conosciuto nessuno ti ri-conosce più.

M.P.M. Questo è il grande problema di oggi…

Carmine Siniscalco. …anche perché una volta gli artisti erano pochi. Ora sono tutti, tutti artisti e non è necessario saper disegnare.

M.P.M. Secondo lei questo è giusto?

Carmine Siniscalco. Sono molto aperto, seguo il teatro, il cinema contemporaneo, l’avanguardia però il termine arte è un termine che considera anche l’espressione. Ma se lei pensa che adesso la figurazione è legata però al ‘brutto’. Una volta era solo la ricerca del ‘bello’. Infatti farò una mostra sul ‘brutto, un elogio alla volgarità’. Ufficialmente la pittura non deve essere più decorativa. Ma una volta i grandi artisti non facevano pittura decorativa? Io sono sempre legato all’idea del bello perché è dovuta alla ‘cattiva educazione’ che ho ricevuto. Ma l’idea del bello è anche manualità. Oggi ci sono a disposizione grandi mezzi tecnici però De Chirico diceva sempre ‘prima di essere pittori bisogna saper disegnare, mettetevi davanti alle opere dei musei e copiate, copiate, copiate’. La bellezza è anche tecnica, manualità, saper fare. Oggi l’artista è un ‘performer’. Devo dire che io ho dei dubbi sul reale valore di alcune manifestazioni d’arte.

M.P.M. Forse alcuni non hanno il coraggio o la forza culturale di ammettere che alcune mostre sono brutte?

Carmine Siniscalco. Devo dire che ammiro alcune opere di artisti come Saville o altri. Sono sgradevoli! Però mi piacciono perché c’è una grande pittura, una bella pittura. Perché dietro c’è una sostanza. Ma altre volte non c’è.

M.P.M. Nell’attualità dell’avvio di questo Tavolo per l’arte contemporanea che cosa si aspetta dall’ Indagine conoscitiva sull’arte contemporanea che si è presa carico ufficialmente e pubblicamente l’onorevole Folena?

Carmine Siniscalco. Grandi speranze! Anni fa andai a parlare, allora come vi-presidente nazionale, con Sisinni ma poi non è successo nulla. Ci sono stati vari tentativi, vari governi che sono caduti nel momento in cui dovevamo arrivare ad una conclusione. Io mi auguro che comunque questo progetto vada avanti perché mi è sembrato che ci sia una disponibilità a sentirci per lo meno, ma che poi qualcosa di pratico venga anche fatto.

M.P.M. Grazie a Carmine Siniscalco, presidente dell'ARGAM.

M.P. Michiel
Roma, 22 marzo 2007

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