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La struttura nello spazio e nel tempo nelle
molteplici tecniche per Sinisca, artista

Sinisca: “Un artista: la vita e le opere”
Roma, Complesso del Vittoriano
28 febbraio-24 marzo 2008

M.P.Michiel. Nasce a Napoli poi nel ’46 è a Roma fino al ‘76 quando risiede negli Stati Uniti e poi nel 2004 di nuovo a Roma. Luoghi importanti per la carriera di un artista ma lei ha fatto anche anche molti viaggi in realtà dove si è trovato più a suo agio o dove si è sentito più radicato?

Sinisca. Lavorando all’IBM e frequentando ed entrando nella terminologia della spazialità ho praticamente sempre pensato all’America. Ho fatto l’America senza andarci. Quando poi ci sono andato mi sono accorto delle cose senza conoscerle. Allora non si andava avanti e indietro con gli aerei come oggi e c’era già la televisione e c’erano cose di cui si parlava soltanto e io le avevo capite, incorporate e sviluppate e mi sembrava già di conoscerle.

M.P.M. Quelli dove si è trovato erano ambienti ‘futuribili’ o ‘futuristi’?

Sinisca. Guardi lei parla di ‘futurismo’ infatti Luce Marinetti come anche Lorenza Trucchi trovano che nel genere della mia pittura ci sono questi elementi nello spazio che si riallacciano praticamente al Futurismo.

M.P.M. La sua ecletticità è testimoniata dalle sue opere: disegni, fotografie, pittura, gioielli, moda, ma soprattutto la scultura lo caratterizza…

Sinisca. …sono tutti orientati sul fatto che sono scultore ma io praticamente sono pittore anche se non ho fatto studi e sono autodidatta. Nella pittura, nella grafica e nella scultura è tutto completamente spontaneo.

M.P.M. …infatti sembra esserci in queste strutture scultoree una forte relazione con la sua cultura scientifica, elettronica, informatica. E' così?

Sinisca. Sì perfettamente e si vede nelle diverse tecniche usate la costruttività dal punto di vista grafico, pittorico e nella scultura si vede questo spazio proiettato in un altro spazio. Cosa succederà dopo essere arrivato a questo punto… perché ormai queste strutture hanno lasciato la terra e camminano nello spazio per cui lo stesso monsignor Radivo ha trovato in queste ultime cose che c’è uno sviluppo dal punto di vista religioso per andare al di là delle cose.

M.P.M. Tra le sue molte attività ha realizzato anche l’arredamento in ferro e ottone per la chiesa della Sacra Famiglia a Salerno realizzata da Portoghesi e Gigliotti. Ce la descrive?

Sinisca. Risale agli anni Settanta, tramite mio fratello e l’editore Bersetti ho avuto occasione di conoscere Portoghesi che non conosceva le mie cose e gli ho fatto vedere una serie di quadri che avevo fatto per la Fiera di Milano del 1972. Vedendo queste cose si è interessato agli elementi verticali che vanno verso lo spazio e mi ha chiesto se volevo collaborare con lui, soltanto – mi disse - c’è una piccola difficoltà… cioè… non abbiamo una lira ed io gli ho risposto che il mio lavoro lo regalo con molto piacere basta trovare uno sponsor per il materiale che all’epoca costò ottocento mila lire poi il resto l’ho lavorato io e così l’abbiamo realizzata. Poi è nata un’amicizia e ha fatto delle presentazioni per altre cose, ed io a mia volta nel 1978, gli ho fatto fare a lui la prima scultura presentata in occasione di una grande mostra per la Fiera di Milano e quindi Paolo Portoghesi architetto è diventato anche scultore.

M.P.M. Nel 2008 ha inaugurato a Spello la Fondazione Sinisca, quali sono gli scopi di questa istituzione?

Sinisca. Nel 1988 mio fratello (Carmine Siniscalco gallerista e presidente dell’ARGAM n.d.r.) ha organizzato una mostra a Spello con De Chirico e Gentilini e in quella occasione presentai della pittura e della scultura ed è così nata un’amicizia col sindaco e l’assessore alla cultura e dopo la bellezza di ventotto anni ho fatto una donazione al Comune di Spello con 927 opere di pittura, scultura, grafica, gioielli, moda… un po’ di tutto. Mi hanno dato una torre, la Torre di Santa Margherita, del 1405 abbandonata da molto tempo dove non era mai stato fatto niente. Ho trovato lo sponsor nella stessa zona e in parte ho partecipato anch’io ed abbiamo ristrutturato questa torre dove intorno c’è un giardino di 250 metri quadrati con 35 sculture all’aperto. Adesso sono in contatto con alcuni architetti per creare parallelamente a questa fondazione, che ha dei vincoli territoriali, per cercare di fare nella zona il museo più piccolo del mondo, il Nuovo Museo d’Arte Contemporanea di Spello, dove si potranno vedere le mie opere più quelle degli altri. La cosa bella è che ho avuto dei contatti con il segretario generale dell’UNESCO e la torre è stata nominata Monumento Messaggero di Cultura e di Pace primo monumento di pittura e di pace in Umbria.

M.P.M. Che cosa ci può dire della retrospettiva attualmente in corso al Vittoriano una grande antologica della sua attività d’artista…

Sinisca. Lo spazio è molto bello ma ho fatto una selezione di tutte le opere. Non ho potuto mettere tutto perché non ostante sia uno spazio grande, anzi grandissimo, bisognava dare un certo equilibrio e non accavallare le cose. Quindi ho presentato opere di pittura, di scultura, una ventina di gioielli, di tessuti, giusto per dare un’idea delle cose che ho fatto e infine di fotografia. Sono fotografie particolari… in questi anni lavorando con i quadri materici ho utilizzato molto degli spray e utilizzandoli in ambienti molto piccoli mi sono buscato anche due tumori così non potevo più dipingere e trovandomi a New York … in quel periodo facevo tre mesi a Roma e tre a New York dove avevo uno studio nella Medison Avenue la strada dove ci sono tutti i grandi sarti, Armani, Versace, Valentino… ho cominciato a fare fotografie negli anni Ottanta. Non mi interessava però fare una fotografia di New York come ambientazione ma trovare qualcosa di diverso dal solito. Volevo creare atmosfere di spazi completamente diversi, per esempio la parte nord e la parte sud della città allora ho avuto l’idea di fare su uno stesso fotogramma due pose sovrapponendo alla prima immagine una seconda. Ho fotografato tutta la parte nord della città ho rimesso lo stesso rullino e poi ho fotografato la parte sud di nuovo sopra. Quando l’ho portato a sviluppare il fotografo mi ha detto ‘le devo dare una brutta notizia: non si capisce niente’ ma era propio quello che desideravo. Insomma vivere l’atmosfera della città in spazi diversi ma poi non ero ancora soddisfatto di questo e allora ho inserito nella fotografia anche un elemento pittorico e quindi fotografia e pittura ora io la definisco ‘tecnica mista’ perché c’è il negativo, la fotografia e la pittura. E continuo praticamente a farli.

M.P. Michiel
Roma, 15 marzo 2008

   
   
   
   
   
Foto © MPMichieletto

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