Inaugurazioni
Arte sacra contemporanea: l’altra metà dell’arte
per
Stefania Severi, curatrice

“Sotto
l’ala dell’Arcangelo”
Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli Artisti)
Roma, Via del Babuino, 198
28 ottobre-21 novembre 2005
M.P.
Michiel. Dottoressa Severi, questa mostra è
dedicata agli arcangeli che la tradizione cristiana riconosce
nelle figure di Gabriele, Raffaele e Michele come un punto
importante nella gerarchia degli esseri angelici. Ognuno
di loro ha un compito speciale per l’umanità.
Quale?
Stefania
Severi. Nella tradizione che ormai si è
consolidata nel tempo e nelle strutture e poi soprattutto
nelle interpretazioni dei Padri della Chiesa, le tre figure
angeliche sono diverse proprio perché potremmo dire,
quasi sovrintendono ad un aspetto della vita umana. Gabriele
è per eccellenza l’annunciatore, quello che
si fa da tramite tra Dio e l’Umanità, tanto
è vero che si ritrova nei Vangeli per aver annunciato
la presenza del Cristo ma anche la presenza e la nascita
di Giovanni Battista. Raffaele è invece l’angelo
del cammino della strada, tanto è vero che da alcuni
viene assimilato all’Angelo Custode; è anche
l’angelo della guarigione in specifico riferimento
alla storia di Tobia che si trova nella Bibbia. Infatti
è lui che conduce il giovane Tobia nella sua vita,
alla ricerca della moglie e alla ricerca del farmaco con
cui curerà il padre cieco. Michele è tra tutti
indubbiamente, il più diffuso, il più famoso
perché è il difensore contro le forze del
male. E’ indicato già da Dante come colui che
debellò Satana e lo sprofondò all’Inferno
e anche colui che ritorna nell’Apocalisse. Ma Michele
ha anche altre funzioni che nel corso dei secoli sono andate
anche puntualizzandosi in maniera molto diversa, molto particolare:
possiamo dire che ha anche la funzione di psicopompo, cioè
accompagna l’anima nell’aldilà, tanto
è vero che nell’iconografia, è presente
anche la bilancia con cui pesa le anime ed è quindi
tipico in questo atteggiamento. Michele è poi stato
preso come protettore di tantissime attività. E’
interessantissimo che è il protettore anche dei pastori,
tanto è vero che fino al sei-settecento nello Stato
napoletano, l’apertura e la chiusura della transumanza
era sulle due date micaeliche: quella del 5 maggio e del
29 settembre. Quindi la figura di questo arcangelo è
estremamente complessa perché è colui che
difende, difende dal male, tanto è vero che anche
l’esorcismo contro Satana e i diavoli si fa nel nome
di San Michele.
M.P.M.
In particolare la figura di Michele è quella che
più ha incontrato il favore della devozione diffondendosi
in tutta Europa anche in relazione alle apparizioni che
ebbero come conseguenza la diffusione del transito della
cosiddetta “via micaelica” dal Gargano a Mont
Saint-Michel in Francia. Questa è storia, tradizione,
consuetudine, ma cosa rappresenta oggi la forza e la potenza
che l’archai Michele esprime nella sua figura di combattente
indomito?
Stefania
Severi. Nell’attualità… io faccio
un esempio per tutti: Michele è il protettore della
Polizia di Stato quindi è una figura di difensore
contro il male che è di estrema attualità.
Ci sono delle preghiere, la Preghiera del Poliziotto dedicata
a San Michele, tanto è vero che la mostra ha, tra
i tanti patrocini, anche quello della Polizia di Stato.
M.P.M.
E perché, secondo lei la maggioranza degli artisti
si è orientata nella scelta dell’arcangelo
Michele?
Stefania
Severi. Proprio per la sua grandissima diffusione.
Facciamo solo una considerazione: in Italia sono tantissime
le località che hanno il nome di Michele all’interno
della toponomastica o se non è Michele è Sant’Angelo:
Sant’Angelo in Vado, Sant’Angelo in Pontano,
Sant’Angelo dei Lombardi, che tra l’altro, è
forse il più indicativo perché la diffusione
del culto micaelico si deve ai Longobardi i quali ne fecero
il capo delle loro milizie.
M.P.M.
I nostri musei (statali e diocesani) e le nostre chiese
sono ancora piene di immagini degli arcangeli in un percorso
temporale di duemila anni di storia e cristianità.
Ecco, come si sono ispirati gli artisti per attualizzare
l’iconografia dei tre arcangeli?
Stefania
Severi. Beh! Io invito tutti a vedere a mostra,
perché è assolutamente impossibile per me,
definire in poche parole questo aspetto e direi che proprio
la curiosità particolare di questa mostra è
l’incredibile varietà di interpretazione da
parte degli artisti.
M.P.M.
L’arte è sacra per definizione, ma nel linguaggio
artistico occidentale corrente con questa definizione si
intende l’arte che riferisce ad una forma ed ad un
contenuto ispirato ai libri sacri del cristianesimo e ad
una precisa collocazione dell’opera in luoghi di culto
o adiacenti ad essi. Tuttavia nel corso del XX secolo una
parte dell’arte si è distaccata attraverso
i movimenti di avanguardia che hanno proposto una visione
“laica” della vita e di conseguenza dell’arte.
C’è ancora questa frattura?
Stefania
Severi. Ma io non parlerei di frattura, anche perché
c’è decisamente un ritorno all’arte sacra.
Diciamo che l’arte per il culto ha delle sue esigenze
e quindi, come sempre è stato, dall’antichità
ai nostri giorni, se l’opera è destinata all’interno
di una chiesa, evidentemente il suo soggetto dovrà
essere in qualche misura concordato con quello che è
la committenza ma è una cosa che è sempre
esistita. E’ chiaro che tutte quelle che sono le caratteristiche
delle avanguardie che possono andare dall’Impressionismo
al Futurismo, cioè il modo di dipingere o il modo
di presentare l’immagine non come ‘mimesis’
, quindi come imitazione della natura, tutto quello l’arte
sacra contemporanea ovviamente lo ha assimilato, se no non
sarebbe contemporanea!
M.P.M.
Secondo la Chiesa l’interpretazione artistica degli
eventi sacri, cioè l’iconografia e l’iconologia
delle immagini dovrebbero rispondere, pur nella libertà
espressiva artistica, ad alcuni canoni di “realismo
moderato” e di un “motivato simbolismo”
per non distrarre il fedele dalla preghiera e dalla contemplazione.
Queste opere tuttavia risultano per la maggior parte come
una individuale e personale interpretazione della figura
degli arcangeli: qual è allora il valore culturale
o devozionale di queste opere?
Stefania
Severi. Dunque, queste sono delle proposte, cioè
nessuna di queste opere, salvo un paio, sono state realizzate
per essere tout-court poste in un contesto ecclesiastico.
Quindi, da questo punto di vista, gli artisti si sono sentiti
anche molto liberi di poter fare delle interpretazioni estremamente
originali. Ovviamente tutto questo si presenta come proposta
per un rinnovamento.
M.P.M.
Grazie a Stefania Severi, curatrice.
M.P.
Michiel
Roma, 28 Ottobre 2005
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