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Inaugurazioni
Non esiste fotografia senza passato pittorico
per Pino Settanni, fotografo

Pino Settanni
“Nabakab”
Galleria Hofficina d’Arte
Roma, via del Vantaggio, 3
18 dicembre 2006-30 gennaio 2007

M.P.Michiel. Nella mostra “Nabakab” Napoli, Balcani, Kabul le foto dedicate a Napoli sono in bianco e nero mentre tutte le altre sono a colori, come se la città di Napoli fosse un luogo più difficile da ‘redimere’ rispetto agli altri luoghi dove è passata recentemente una guerra, povertà, morte, distruzione?

Pino Settanni. Assolutamente no, è solamente un fatto di date perché le foto di Napoli le ho fatte nel 1975, quelle dei Balcani dal 1998 al 2002 e quelle dell’Afghanistan nel 2002 e nel 2005.

M.P.M. Ah, quindi è solo un fatto tecnico…?

Pino Settanni. Probabilmente sì, magari avevo soltanto quella pellicola in bianco e nero quella volta che ho fotografato Napoli. Se avessi avuto colore probabilmente avrei fatto anche il colore… Non è un calcolo cromatico fatto a tavolino insomma. Queste foto di Napoli, che volevo recuperare in questo momento… perché la prima intenzione era di fare una mostra sui Balcani e su Kabul, però visto quello che sta succedendo a Napoli in questo periodo - proiettili vaganti sparati da qualcuno – forse qualcuno il mondo non lo vuol guardare giusto, ma a testa in giù, ed è la giustificazione di quella foto che hai visto all’ingresso. Allora mi son detto, voglio mettere anche Napoli, perché possa sensibilizzare qualcuno, perché questa tragedia napoletana finisca.

M.P.M. Ho visto anche altre foto che hai realizzato oltre a quelle che sono in questa mostra e sono foto di vario genere, ritratti, sperimentazione, nudi, glamour…

Pino Settanni. …perché io credo che un fotografo debba fare quello che gli va di fare… perché al mercato serve metterti in un cassetto… il mercato, i mercanti, i critici, naturalmente trovano più facile lavorare su un artista che svolge soltanto un tema. Io invece passo dal reportage, al ritratto alla fotografia di nudo, alla sperimentazione perché è questo quello che deve fare un artista, fra virgolette insomma, se si considera tale, cioè sperimentare e fare quello che gli va di fare. Io faccio questo, mi costa un po’ caro ma faccio così.

M.P.M. Ma che significato ha oggi la sperimentazione quando le avanguardie sono un po’, come dire, addomesticate?

Pino Settanni. Ma che vuol dire la parola ‘avanguardia’ … avanguardia era durante la guerra… avanguardia… siamo tutti all’avanguardia e tutti retrogradi in qualche modo. L’avanguardia qualcuno se la inventa perché ha bisogno di cancellare quello che è stato fatto nel passato e la chiama avanguardia ma nel momento in cui viene realizzata un’opera già non è più avanguardia, è già passata nel momento in cui l’hai realizzata.

M.P.M. I ritratti fotografici che hai fatto a persone famose potrebbero essere ritratti rinascimentali… è un retaggio accademico?

Pino Settanni. La fotografia senza il passato non può esistere. Il ritratto, senza pittori come Rembrandt, non può esistere. Io ho la presunzione di pensare che conosco un po’ la pittura, ho la presunzione di pensare che alcuni pittori hanno influenzato il mio lavoro. Nei ritratti c’è molto di quello che ho amato della pittura, in particolare del Cinquecento, del Cinquecento tedesco e dei Fiamminghi.

M.P.M. Nel comunicato stampa è scritto che Fellini, tra tutti i ritratti ha preferito il tuo… ti ha mai detto il motivo?

Pino Settanni. E’ una storia che vorrei chiarire: un giorno un giornalista, credo fosse Luca Pagni, insomma mi ha detto che aveva incontrato Fellini e gli ha chiesto ‘in quale ritratto ti identifichi tra i tanti che ti sono stati fatti?’ e lui ha risposto ‘quello di Pino Settanni’. Quando mi è stata riferita questa cosa io sono stato naturalmente lusingato e felice. Questa è la storia, però di ritratti belli di Fellini ne abbiamo visti tanti, vorrei ricordare quello di Elisabetta Catalano, e tanti altri che hanno fatto ritratti magnifici, quindi non vorrei autoincensarmi con questa frase. Mi è stata riferita questa cosa che io racconto con piacere e un pizzico di vanità.

M.P.M. In una delle foto c’è un gioco cromatico nei burka, come lo ottieni tecnicamente e cosa significa?

Pino Settanni. Alcune delle foto fatte in Afghanistan hanno costituito il corpo di una mostra fatta tre anni fa la prima volta che sono stato in Afghanistan, sono elaborate al computer perché intendevo esasperare il movimento dei burka colpiti dal vento, esasperare ancora di più il colore lasciando però il corpo della fotografia del soggetto così com’era, esasperare quindi tutto quello che era intorno, esasperarlo fino a renderlo più poetico e cromaticamente piacevole da vedere.

M.P.M. I prossimi impegni fotografici che ti aspettano?

Pino Settanni. Intanto ho voglia di tornare a Kabul ma non so quando mi sarà possibile e il 13 gennaio ho un’altra mostra a Modena alla galleria Il Divano di George di tutt’altro tipo, saranno dei nudi elaborati. Et voilà.

M.P.M. Grazie a Pino Settanni, fotografo.

M.P. Michiel
Roma, 18 dicembre 2006

   
   
   
   
   
Pino Settanni, Rino Barillari, Mita Medici, Lughia, Alessandro Haber,
Claudio Strinati, Mario Monicelli, Lina Wertmuller
Foto © MPMichieletto

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