Inaugurazioni
Antonio Pio Saracino, architetto: la tecnologia una “seconda
pelle” che filtra la realtà per nuove emozioni

Myths and
Rhythms for the New Millennium
Galleria EMMEOTTO
via Margutta, 8 – Roma
12 febbraio-10 marzo 2009
M'ARS – Mosca
GMT+7 - Brussels
fino al 4 aprile 2009
M.P.Michiel.
Antonio Pio Saracino, architetto, designer, fotografo insomma
un uomo contemporaneo che si occupa del mito che è
il tema della mostra. E' interessante vedere come gli artisti
oggi si occupino del mito anche se a volte i risultati sono
deboli ma in questo caso tu hai accostato l'elemento tecnologico
che si presta molto bene ad interpretare le profonde archetipe
inquietudini umane. Cosa intendi di-mostrare con questa esposizione?
Antonio Pio
Saracino. Che nel mondo contemporaneo il nuovo mito
è la tecnologia e si è innestata così
sottilmente nelle vite di ognuno di noi tanto da cambiare
le nostre abitudini, il nostro modo di fare e la nostra cultura.
Questo rappresenta per me un cambio determinante che avvicina
tutti quanti noi nel mondo globale per cui il mito tecnologico
e il mito della globalizzazione ci hanno avvicinato a livello
culturale e la conseguenza di tutto questo - anche in mostra
- è il fatto che in alcuni miei lavori c'è la
morte delle nazioni, l'Empire Falls, l'idea della
perdita, della caduta delle identità nazionali rispetto
al fatto che ci sono gruppi economici e corporation
che dettano le leggi del mercato nel mondo e che sono più
forti delle nazioni stesse, per cui questo rappresenta il
nuovo mondo per me che è il mondo globalizzato e la
tecnologia rappresenta un modo di vivere oggi che avvicina
tutti, nel modo con cui facciamo le cose ogni giorno... come
artista, come architetto mi interessa guardare il futuro e
vedo che le nazioni sono strutture obsolete, rispetto a un
futuro del mondo.
M.P.M.
Tu definisci la tecnologia “una seconda pelle”
per l'uomo, però non c'è il pericolo che questo
resti in superficie e non risponda alle domande che si pone
l'uomo sulla salute, sulla giovinezza, sulla morte, che non
entri nella profondità dei problemi?
Antonio Pio
Saracino. Ma certo, la tecnologia non può
andare nella profondità, noi siamo sempre fatti di
emozioni, di carne e ossa. Le idee del post-umano dove la
tecnologia entusiasmava il progresso, che mette la tecnologia
al centro del progresso dell'uomo è una stupidaggine
perché poi siamo sempre fatti di emozioni e siamo sempre
animali connessi col mondo naturale per cui la tecnologia
è semplicemente una pelle, un vestito che noi mettiamo,
che filtra la realtà in modo diverso e questo crea
un abito con cui ricostruiamo la realtà, che rappresenta
un nuovo modo di leggere la realtà e come architetto
e designer sono molto interessato al modo con cui la tecnologia
ha cambiato questo. Oggi noi siamo in un'epoca completamente
barocca in cui questa seconda pelle filtra la realtà
attraverso una sensibilità fatta di emozioni, sensualità
cioè abbiamo bisogno di stimoli del mondo artificiale
in modo diverso rispetto al mondo moderno, come in un certo
senso faceva l'architettura barocca con la religione cercando
di portarla attraverso la sensualità, l'illusione,
attraverso questi effetti scenici all'interno delle chiese,
la stessa cosa sta facendo la tecnologia, si sta innestando
attraverso un mondo artificiale che disegniamo, viviamo questa
specie di lettura sensuale.
M.P.M.
Vivi a New York dal 2004, la tua formazione però è
europea e ti hanno definito - nelle riviste specializzate
- “uomo rinascimentale” che è un appellativo
importante e anche faticoso da portare, con chi condividi
questo valore che è divenuto successo in così
breve tempo?
Antonio Pio
Saracino. Non credo che... adesso stai esagerando,
ma no, ma no, non credo di aver fatto nessuna cosa così
da successo... sono ancora all'inizio, è un inizio
e non sono una star.
M.P.M.
Sei nell'entourage del progetto di Fuksas per il nuovo
centro congressi all'EUR qui a Roma, secondo la tua esperienza
di creatore, architetto, progettista qual è la tentazione
più pericolosa per un architetto della tua generazione
in confronto a quella precedente?
Antonio Pio
Saracino. Il mondo dell'architettura è sicuramente
cambiato... voglio dire non mi sento di criticare... ma in
Italia, per esempio, il motivo per cui me ne sono andato è
proprio perché comunque gli architetti giovani vengono
considerati ad un'età sicuramente maggiore che nelle
altre nazioni che possono lavorare indipendentemente ad un'età
molto più giovane che in Italia. Questa è sicuramente
una cosa che criticherei: il sistema dell'architettura italiana,
l'indipendenza professionale.
M.P.M.
Ritornando al tema della tecnologia secondo te qual è
il fine ultimo per l'umanità?
Antonio Pio
Saracino. Beh, la tecnologia nasce per migliorare
le vite dell'uomo, come tutto il nostro progresso, come Prometeo
che ha rubato il fuoco agli dei per migliorare la notte dell'uomo,
per migliorare il buio esistenziale dell'umanità, poi
la tecnologia, come qualsiasi cosa facciamo, può avere
dei lati negativi e dei lati positivi ma qualsiasi cosa può
avere un aspetto di effetto collaterale perché l’elettricità
è nata per illuminare una lampadina o per creare la
sedia elettrica. Infatti nei miei lavori non c'è né
una lato pessimista né un lato ottimista ma tutt'e
due rispetto a quello che conserviamo nel mito tecnologico.
M.P.M.
Una curiosità: in tutte le tue biografie io ho
trovato scritto che sei “nato in Puglia”, si può
sapere il nome del paese?
Antonio Pio
Saracino. San Marco in Lamis vicino Foggia.
M.P.
Michiel 
Roma, 12 febbraio 2009
Miti
in mostra: Prometeo – Icaro – Artemide –
Medusa – Apollo e Dafne – Narciso – Marte
e Venere – Arpìa – Lupa capitolina (Mother's
instinct)
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