Inaugurazioni
KunStart 2007 a Bolzano avamposto internazionale
per l’arte contemporanea per Giuseppe Salghetti Drioli,
direttore artistico

“KunStart
2007”
4a Fiera Internazionale dell’Arte Moderna e Contemporanea
Fiera di Bolzano
10-13 maggio 2007
M.P.Michiel.
Giuseppe Salghetti Drioli nel 2004 inventi Wineart, un interessante
connubio tra un pregevole prodotto della zona, il vino, e
una mostra d’arte. Oggi quell’idea è diventata
KunStart ed è alla quarta edizione: cosa è accaduto
nel frattempo?
Giuseppe
Salghetti Drioli. Nel frattempo ci siamo ingranditi,
siamo diventati KunStart, abbiamo conquistato anche inaspettatamente
un ruolo a livello internazionale riuscendo ad attirare moltissime
gallerie estere e - quello che ci gratifica maggiormente -
riuscendo a creare un punto d’incontro tra l’area
italiana e quella tedesca, infatti vedi sono dieci paesi che
sono rappresentati a KunStart, e moltissime sono le gallerie
che provengono dall’Austria, dalla Germania, insomma
dall’area tedesca.
M.P.M.
I media specializzati hanno messo in evidenza, con un accento
critico, questa proliferazione di eventi d’arte contemporanea,
biennali, fiere, mostre: quale ragion d’essere sosterrà
KunStart nelle prossime edizioni?
Giuseppe
Salghetti Drioli. Mah, intanto è vero, c’è
stato un boom delle fiere dell’arte, però è
anche uno sviluppo naturale di un sistema che oggi si è
allontanato da quello che era una volta il lavoro in galleria
perché l’arte non è più qualcosa
che si rivolge ad una cerchia ristretta, a pochi mecenati
o comunque ad una élite, anche da un punto di vista
economico era facile intrattenere o comunque convogliare all’interno
di una galleria ma si è vieppiù allargata. Per
esempio molti parlano di una piramide la cui base si va allargando:
oggi l’arte è una cosa che interessa tutti, anche
giovani coppie che mettono su casa, magari pagano il mutuo
però hanno il piacere di acquistare anche un’opera
che abbellisce la casa, che gratifica chi la guarda ed è
anche un investimento economico per cui secondo me, da qui
nasce il vero boom delle fiere dell’arte. Spesso gli
esperti si perdono in tante parole però non vanno a
vedere in concreto quello che succede alla gente, quello che
è successo all’arte e che è diventata
di tutti e quando l’arte diventa di tutti è naturale
che si sviluppi, che venga esposta, che venga vista, che venga
guardata all’interno di spazi sempre più grandi
con tutti i pro e i contro che questo comporta.
M.P.M.
Inoltre il prossimo anno KunStart sarà in concomitanza
con Manifesta?
Giuseppe
Salghetti Drioli. Si, questo per noi è effettivamente
una grossa fortuna perché a livello politico, diciamo
così, c’è stato uno slancio abbastanza
coraggioso d’investire diversi soldi nella candidatura
di Bolzano prima e poi di Trento, quali sedi di Manifesta.
E’ andata bene e abbiamo vinto la concorrenza di città
come Napoli, che sicuramente sono altrettanto, se non più
meritorie della nostra città, per la storia che hanno
e di altre e di tante altre. Però si è capito
che al di là del risultato economico – perché
qui operiamo in un’area in cui è evidente che
una grossa attrattiva per chi si occupa d’arte è
quella del reddito pro-capite - ma anche che è naturalmente
predisposta all’apertura dove si incontrano da diversi
anni più culture, più lingue. Pensa che il Dalai
Lama sta cercando con l’Eurac – l’Accademia
Europea di Bolzano – di copiare lo statuto dell’Alto
Adige per esportarlo in Tibet e nei paesi del mondo dove ancora
ci sono conflitti etnici e religiosi e tutti questi sono motivi
che fanno di Bolzano quasi un avamposto in un mondo che ormai
è globale, anche l’arte è globale per
cui i motivi di interesse di Bolzano secondo me non sono solo
quelli economici è anche il fatto di vedere che una
realtà sociale, se pure dimensionata, riesce a mantenere
le sue tradizioni la sua cultura ed al tempo stesso ad aprirsi
a scenari e ad orizzonti molto ampi.
M.P.M.
Infatti, KunStart è l’unica fiera d’arte
in Italia bilingue (con l’aggiunta dell’inglese
in catalogo). Che cosa contraddistingue, secondo la tua esperienza,
dal punto di vista della fruizione o dell’approccio
all’arte, i visitatori delle due comunità linguistiche,
quella tedesca e quella italiana, se c’è una
differenza?
Giuseppe
Salghetti Drioli. Sostanzialmente differenze non
ne trovo perché la realtà di Bolzano, che è
una bella realtà recente - non è che sia sempre
stato tutto così bello, così positivo, ci sono
anche state tensioni, conflitti in passato tra i gruppi etnici
- però la bella realtà attuale è quella
che hanno portato le nuove generazioni. Per esempio sono state
ostacolate per lungo tempo le unioni miste tra italiani e
tedeschi ma queste sono avvenute comunque, indipendentemente
da quello che era la volontà politica. Oggi i giovani
parlano indifferentemente due, tre lingue, hanno figli che
vanno all’asilo e parlano tranquillamente il tedesco,
l’italiano, l’inglese per cui neppure quelli che
politicamente cercano di sfruttare il conflitto, il contrasto
hanno ormai più la possibilità di trovare humus
fertile, perché la realtà è che il mondo
va avanti, è che i giovani fanno la loro strada indipendentemente
da… Ecco, da un punto di vista della fruizione dell’arte,
io non vedo sostanzialmente delle differenze - come detto
è una realtà che appoggia ancora molto sulle
tradizioni locali. Vedi noi abbiamo dato spazio, anche qui,
a quelli che sono gli artigiani delle valli ladine molti dei
quali hanno già un grandissimo successo presso gallerie
importanti. Gli artisti altoatesini oggi vengono ospitati
da Raffaella Cortese, così tanto per fare un nome,
insomma diciamo che più che altro vedo delle differenze
in base all’età, al ceto sociale, soprattutto
in base all’età ma i giovani sono completamente
aperti a tutto.
M.P.M.
Il logo che identifica KunStart è una giovanissima
pin-up stile anni ’50 che cavalca un mansuetissimo orso
polare: a prima vista è un’immagine fortemente
erotizzante ma secondo me ricalca l’idea neoplatonica
che la bellezza (cioè l’arte) possa “domare”
la bestialità umana. Ma ci si riesce maneggiando comunque
una “fiera” d’arte?
Giuseppe
Salghetti Drioli. Guarda hai dato un’interpretazione
bellissima in realtà. Quando abbiamo scelto questa
immagine ci piaceva proprio l’idea di vedere un qualcosa
di grazioso che domava qualcosa di bestiale. Poi tutto sommato
si tratta di un divertimento, di un qualcosa che secondo noi
catturava l’attenzione, che era insolito. E’ sempre
difficile trovare un’immagine che accontenti tutti quando
si tratta di arte. Per cui ti svelo dove l’abbiamo trovata:
siamo andati a pescarla in un giornale americano per adulti
degli anni ’20. Per cui è un’immagine assolutamente
casuale però, come tu hai ben colto, era particolarmente
divertente l’dea di questa ragazza così graziosa
che cavalca l’orso polare, che avrebbe scosso l’ambiente
altoatesino.
M.P.M.
Infine qual è la tua idea di arte contemporanea e cosa
di questa idea non hai potuto ancora realizzare?
Giuseppe
Salghetti Drioli. La mia idea di arte contemporanea
è di ospitare quell’arte che è testimone
del nostro tempo, dello spirito del nostro tempo e che in
qualche misura addirittura lo anticipa. Perché secondo
me l’artista, quando è un vero artista, riesce
a guardare un po’ oltre l’orizzonte a cui siamo
abituati noi. In questi anni ho girato moltissimo per le fiere
organizzate negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera e ho
imparato che spesso l’arte richiede fatica - l’arte
contemporanea - ed è una cosa che anche qui a livello
locale ci sforziamo di farla comprendere, soprattutto per
chi magari come me, che viene da studi classici, da “maestri”
– tra virgolette – che mi hanno iniziato all’arte,
che era sostanzialmente arte moderna, ma ha dovuto fare una
certa fatica per comprendere quella contemporanea, però
dopo un po’ ho capito che vale la pena di fare questa
fatica e di mettersi umilmente, come dire… al cospetto
di opere che, lì per lì non ci dicono nulla,
perché pensandoci bene è una cosa che è
sempre avvenuta. Quando c’erano gli Impressionisti,
gli Espressionisti gli tiravano i pomodori, oggi vengono osannati
in tutte le gallerie del mondo… Una cosa che particolarmente
mi ha colpito – se ti devo dire – al di là
di quelle che sono state le fiere è quando sono andato
alla Tate Gallery di Londra e vedere che lì aprono
questi musei a tutti, gratuitamente, sei piani di museo con
questi scivoli che scendono e mi hanno fatto notare questo:
che tutto sommato conoscere l’arte oggi per un giovane
significa avere una marcia in più anche in tanti altri
settori dell’economia, della comunicazione, perché
significa padroneggiare un linguaggio. Come conoscere l’inglese
significa essere competitivi in altri settori perché
ti dà il senso di quello che è il tuo tempo.
Immaginiamo qualcuno che si occupi di pubblicità, di
comunicazione, di marketing, di informatica. Vediamo che moltissima
pubblicità è ispirata all’arte. Dieci
anni fa di Gianni Versace che presentava le sue collezioni
dicevano è un pazzo, è volgare, oggi è
osannato come uno degli stilisti d’avanguardia. Era
uno che si ispirava tantissimo all’arte, che riempiva
le sue case di opere d’arte. Per cui secondo me l’arte
va vista in due modi: come affare economico, senz’altro
ma anche come qualche cosa che ci si deve sforzare di capire.
M.P.M.
Grazie a Giuseppe Salghetti Drioli, direttore artistico.
M.P.
Michiel
Bolzano, 10 maggio 2007
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