Inaugurazioni
L’arte entra nel quotidiano per Giuseppe Salerno,
curatore

“L’arte
seduta”
Cento sedie per cento artisti
All’interno di MOA Casa edizione Primavera
Fiumicino-Roma, Nuovo Quartiere Fieristico
5-13 maggio 2007
M.P.Michiel.
“L’arte seduta” una mostra collettiva di
oltre cento artisti ciascuno con una sua originale opera-sedia.
E’ un segno dei tempi: l’arte scesa dal trono
si accontenta di una modesta sedia?
Giuseppe
Salerno. No, assolutamente, l’arte non è
scesa dal trono, l’arte è entrata nel quotidiano.
Sostanzialmente l’artista sviluppa una sua ricerca,
un suo percorso, fa delle riflessioni e poi manifesta attraverso
le sue opere, il suo pensiero e questo in modo assolutamente
necessario per lui: cioé è un fatto vitale ed
è un fatto che prescinde poi da qualunque implicazione
di tipo mercantile. Cioé l’artista produce perché
non può non produrre, poi il mercato è un’altra
cosa. In questo caso la sollecitazione che io do all’artista
è quella di andare a lavorare su un oggetto, in questo
caso la sedia. L’oggetto non è qualcosa di svincolato
dal pensiero, l’oggetto è un concetto. La sedia
è un concetto, il sedersi è un momento del quotidiano,
un momento della vita, momenti della riflessione. La sedia
è il luogo del lavoro, del riposo, è il luogo
dove si trascorre gran parte della vita in momenti e in funzioni
diverse. Allora se abbiamo capito che la sedia è un
concetto, la riflessione e il pensiero dell’artista
si sposa con questo concetto e lo va a ridefinire secondo
la sua poetica, allora, ecco che l’artista non dipinge
più la tela, non scolpisce più il sasso, ma
l’artista interviene sull’oggetto, sul quale proietta
tutto il suo mondo, quindi non è più sulla tela
la poetica da cogliere ma è una sedia.
M.P.M.
Gli oggetti scelti nelle tue mostre hanno una funzione pratica:
l’attaccapanni, la sedia, prossimamente la valigia,
che diventano dei “ready-made aiutati”. Che cos’è
la tua operazione di curatore, prende spunto dalla pop-art
americana, è un artigianato fantasioso o è un
modo per far incontrare molti artisti?
Giuseppe
Salerno. Sono molte di queste cose, sicuramente non
è un riferimento a qualcosa che nell’arte c’è
già stato o si è visto o se lo è non
lo è volutamente. L’oggetto d’uso è
un oggetto vitale e in quanto oggetto vitale si coniuga sempre
con la vitalità tout-court e l’artista esprime
vitalità in tutto ciò che fa. Quindi portare
la riflessione sull’oggetto vitale, significa, sostanzialmente
vestire l’oggetto di quella poetica che dicevamo ma
significa poi un’altra cosa, che è molto importante,
significa creare qualcosa di grande, non una collettiva come
tu l’avevi definita ma un grande evento d’arte
collettiva e non una collettiva d’arte. C’è
una profonda differenza in questo, non sono opere messe una
a fianco all’altra ma sono opere che tutte insieme costituiscono
una grande installazione mantenendo però sempre la
massima fruibilità di ogni singola opera. Ogni singola
opera continua a vivere ed è fruibile dal pubblico
che va a visitare queste rassegne, un pubblico numerosissimo,
perché sostanzialmente questo tipo di esposizione avvicina
un pubblico indifferenziato all’arte. Non sono più
i frequentatori delle gallerie ma sono i frequentatori –
in questo caso di MOA Casa – e quelli che vanno a cercare
oggetti di arredo, si imbattono in cento sedie d’artista,
che sono cento mondi diversi, cento poetiche, attraverso un
oggetto, una sedia, loro entrano in rapporto con l’arte
e questo è meraviglioso.
M.P.M.
Sono d’accordo! Ma qual è la peculiarità
che differenzia la curatela della tua mostra rispetto ad altre
iniziative sulla quantità che sembrano analoghe come
la Trash Art a Roma o la Cowparade a Milano?
Giuseppe
Salerno. Queste mie iniziative nascono sostanzialmente
da una esigenza: ci deve essere più arte nel mondo.
L’arte è in ognuno di noi potenzialmente. La
creatività, la riflessione, il pensiero è in
ognuno di noi, molti non esercitano, perché è
una società che è massificante, che appiattisce,
che dimentica i valori, che non ha bisogno di gente che rifletta,
che pensi ma ha bisogno di gente che esegua. Questa società
ammazza l’arte che è – ripeto – in
ognuno di noi. Queste operazioni, mirano a risvegliare la
voglia di esserci, di esserci interamente con questa componente
importante che abbiamo, che è quella della creatività,
che non significa arte. Arte è quella creatività
che non è applicata, la creatività che dà
luogo a realizzazioni come queste sedie e in alcuni casi sedie
impossibili, sedie da non sedersi, sedie-pensiero, sono sedie-pensiero.
Ecco allora questo significa poi andare a contaminare –
io credo moltissimo nella contaminazione – e quindi
cento artisti che espongono cento sedie insieme, contaminano
le menti della gente che le vede e sono dei grandi momenti
di confronto, sono dei grandi momenti di incontro, di sollecitazione.
Gli artisti – e questa è la cosa ancora più
bella che mi dà grande soddisfazione – gli artisti
gioiscono ogni volta che partecipano a queste iniziative,
perché attraverso la mediazione di un oggetto, realizzano
un confronto con l’altro, un confronto positivo e di
crescita. Non un confronto fatto con lo sguardo rivolto da
un’altra parte… non c’è invidia in
questo, non c’è assolutamente invidia ma c’è
solo partecipazione, partecipazione al lavoro degli altri
e quindi gioia collettiva.
M.P.M.
Grazie a Giuseppe Salerno, curatore.
M.P.
Michiel
Fiumicino - Roma, 5 maggio
2007
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