Incontri: 4 dicembre
2008
Fabrizio Russo gallerista: vuoi fare l'investimento? vai
in Borsa. L'opera d'arte è una rivelazione di amore
verso le proprie cose

Il gallerista Fabrizio Russo, alle sue spalle un dipinto
di Massimo Giannoni
Russo Galleria
d'Arte
Via Alibert, 20 – Roma
M.P.Michiel.
Si è appena conclusa in galleria la personale di Massimo
Giannoni, pittore, che avete presentato in anteprima in un
percorso inconsueto e cioè nella Biennale – non
l'ennesima biennale d'arte contemporanea ma – dell'Antiquariato
tenutasi in autunno. Giannoni in questo debutto romano ha
suscitato un grande interesse, cosa è accaduto?
Fabrizio
Russo. Come dice giustamente lo abbiamo presentato,
anche se avevamo in permanenza le sue opere già da
un anno per sondare un po' il terreno ponendolo nell'ambito
di mostre collettive, dopodiché abbiamo appunto presentato
Giannoni alla Biennale dell'Antiquariato di Palazzo Venezia
e lì è stato un grandissimo successo, grandissimo
interesse che ci ha permesso di inaugurare con il 70% della
mostra venduta e abbiamo chiuso con il 95% più un'infinità
di committenze essendo un artista vivente, contemporaneo,
c'è questa opportunità di usufruire delle 'vecchie'
antiche committenze i 'vecchi' grandi collezionisti che chiedevano
all'artista di fare un quadro di un certo soggetto piuttosto
che un altro.
M.P.M.
Ma come se lo spiega questo evento?
Fabrizio
Russo. Con la bella pittura. Nel senso che lo trovo
un magnifico pittore, facilmente identificabile, che ha una
sua grandissima personalità, una grandissima capacità
anche nell'usare la materia, nel trattarla, nell'addomesticarla
unitamente ad un grandissimo equilibrio del colore perché
ha questo sensibilità cromatica straordinaria. Debbo
aggiungere che - purtroppo per noi operatori di mercato -
è fatale, inevitabile che dopo tre-quattro settimane
che hai sempre gli stessi quadri davanti agli occhi non se
ne può più, invece devo dire che questo non
è successo con Massimo Giannoni proprio a testimonianza
di una grandissima qualità pittorica.
M.P.M.
Ecco, ha citato i collezionisti ma chi sono oggi i compratori
dell'arte in particolare dell'arte contemporanea o comunque
dell'arte che tratta in galleria?
Fabrizio
Russo. E' molto eterogeneo, fermo restando che siamo
alle porte, anzi siamo già entrati in un momento di
'crisi', infatti doppiamente mi stupisce questo successo,
però credo anche che, ancora una volta, quando il prodotto
è valido, il collezionista-tipo che è un professionista
che va dai quaranta, ai cinquantacinque-sessant'anni si interessa
principalmente al contemporaneo ed è ancora abbastanza
sensibile quando il rapporto qualità-prezzo deve essere
ovviamente centrale altrimenti si va troppo su e si esce fatalmente
dal mercato.
M.P.M.
Come dicevamo siamo in un momento di congiuntura economica,
il Governo ha stanziato con decreto dei provvedimenti a favore
delle categorie più deboli della società, secondo
il suo osservatorio da gallerista, gli artisti sono una categoria
a rischio? come si giudicano dato il rapporto diretto con
loro anche economicamente diretto?
Fabrizio
Russo. Esistono più categorie di artisti c'è
la categoria che ha sufficiente fieno in cascina per stare
tranquillo. Esiste poi un'altra categoria di artisti che sicuramente
avrà un contraccolpo economico come probabilmente lo
avranno moltissimi operatori del mercato in senso lato, in
particolare anche gli operatori nel mercato dell'arte. Ma
questo è inevitabile, lo andavamo dicendo da anni che
c'era una bolla speculativa che prima o poi sarebbe esplosa.
M.P.M.
E io ho visto che ci sono proprio relazioni tra le bolle
del mondo della finanza e le bolle del mondo dell'arte contemporanea...
Fabrizio
Russo. …stavo dicendo s'è parlato troppo
di investimento nel mondo dell'arte che essendo un decantato
della cultura renderlo un banale mercimonio lo trovo suicida
perché prima o poi la questione esplode... Io ho iniziato
a lavorare nel 1984 quindi ho avuto la fortuna di conoscere
questi epigoni di collezionisti per i quali l'acquisizione
dell'arte era un punto di arrivo di un approfondimento culturale
oggi invece è un punto di partenza per un investimento.
Sono due premesse che ci portano lontanissimo. Io personalmente
non ho mai interpretato la vendita di un dipinto come un investimento
che faceva il cliente il quale può essere interpretato
come un buon salvadanaio ma è molto diversa la cosa,
molto diversa: vuoi fare l'investimento? vai in Borsa. L'opera
d'arte è una rivelazione di amore verso le proprie
cose, verso la propria casa, un amore verso l'introspezione,
verso la riflessione, cosa che oggi non abbiamo più
nessuno il tempo di fare, verso le belle cose, un riconoscimento
anche del proprio successo. Investimento no. L'investimento
non lo condivido assolutamente.
M.P.M.
Ci vorrebbero anche delle norme particolari per il mondo
dell'arte cosa che si era tentata di fare nel precedente Governo
o regole diverse per la gestione di cose d'arte o di gallerie?
Fabrizio
Russo. Ma questo è un altro tipo di campo,
un altro settore. Una revisione generalizzata sul regime fiscale
del mondo dell'arte non potrebbe che giovare sempre in armonizzazione
con le normative europee, una revisione del 'diritto di seguito'
per esempio che ci sta lentamente, inesorabilmente danneggiando
e a mio avviso esagerato perché grava sull'intera cifra
e non sui margini, sugli utili cosa che invece succede negli
altri paesi europei. Quindi sicuramente la normativa ha parecchi
vuoti e sicuramente avrebbe bisogno di essere rivista profondamente.
A questo proposito io sto conducendo da anni una battaglia
silenziosa sulla questione degli archivi. Gli archivi dei
grandi pittori dovrebbero essere obbligati per legge a dare
alle stampe periodicamente un resoconto di quello che fanno.
Questo aiuterebbe enormemente la trasparenza del mercato,
aiuterebbe le istituzioni a recuperare tante opere scomparse
sia a livello scientifico sia a livello di tutela del patrimonio
artistico. Si darebbe una garanzia al collezionista perché
una pubblicazione quinquennale di acquisizioni avvenute darebbe
grandissima autorevolezza all'Archivio che è essenziale
fondamentale ma soprattutto una grande tranquillità
per il collezionista stesso.
M.P.M.
Battaglia silenziosa in che senso?
Fabrizio
Russo. Nel senso che io non ho voce il capitolo.
Non sono un politico Ho avuto incontri con personaggi del
mondo istituzionale per dibattere questo problema, li ho anche
convinti ma vengo anche a sapere che ci sono moltissime resistenze
proprio da parte degli archivi perché sarebbero più
controllati.
M.P.M.
Si leggono notizie positive sulle aste per l'arte italiana,
pare che lo stile italiano sia vincente in questi ultimi mesi
forse questo dipende anche dal nostro stile di vita un po'
refrattario alle novità e al contemporaneo dal punto
di vista finanziario, artistico, sociale forse questa nostra
arretratezza ci ha un po' salvati da quello che è ormai
definito lo ’tsunami globale’?
Fabrizio
Russo. Direi di no. Direi di no perché le
ultime aggiudicazioni hanno rilevato l'esatto contrario. Cioè
abbiamo avuto si e no aggiudicato il 50% del venduto per le
maggiori case d'asta italiane per le quali peraltro si vociferano
grandi novità e tutte, tutte, comprendendo i diritti
d'asta che sono il 24-25% sono state aggiudicate le opere
vendute - praticamente la totalità - al di sotto della
stima minima. Bisogna capire se uno vuol dire la verità
o vuol dire qualche cosa che faccia da ammortizzatore per
il calo. Io sono sempre stato per la trasparenza e la verità,
personalmente attraverso la mia piccola azienda l'ho sempre
detto ai miei clienti: attenzione non fate follie per certi
artisti che prima o poi... sapevamo perfettamente che dietro
quell'artista c'era una determinata situazione, dietro quell'altro
ce n'era un'altra ma non era arte. Mentre un tempo si cresceva
in maniera fisiologica tant'è vero che il primo Novecento
in questi anni di grandi crescite non è cresciuto perché?
perché non c'erano fondi di dipinti sui quali fare
le operazioni. Quando esistono fondi considerevoli di dipinti
allora si possono fare delle operazioni di mercato. Tradotto
che significa: si comprano 100, 150, 200 tele dell'artista
e.... perché sul primo Novecento non è stato
fatto? Perché non esistevano questi giacimenti. Mentre
sul secondo dopoguerra esistendo questi fondi, allora si è
dato il via a grosse operazioni di mercato ma che si sono
rivelate delle bolle speculative. Io personalmente ritengo
che - sarà forse che sono cresciuto con un'educazione
molto arcaica essendo la quarta generazione che fa’
questo mestiere - sempre molto prudenti proteggendo fondamentalmente
anche il collezionista. Io personalmente non ho mai, mai consigliato
un cliente di andare a comprare degli artisti che erano sottocosto
o che sapevamo tutti essere bolle speculative per non fare
una brutta figura.
M.P.
Michiel 
Roma, 4 dicembre 2008
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