Atelier
L’immagine come pittura militante per Roberta Pugno,
pittrice

Roma, Quartiere
Ostiense
M.P.
Michiel+Livio Garbuglia. Una delle tue ultime
esposizioni è intitolata alle ”immagini del rifiuto”
che sono ispirate ai titoli dei testi di Giordano Bruno. Quanto
tempo ti è servito per meditare su questi testi e per
far emergere le immagini che vediamo riprodotte nei tuoi quadri?
Roberta Pugno.
Il lavoro è stato lungo come origine, come pensiero,
ed invece è stato veloce nella costruzione materiale.
Tutto parte dall’idea che l’umanità…
a volte, per esempio chi ha di più, il filosofo, il
medico, usa il suo pensiero per andare verso gli altri che
possono quindi beneficiare di questa sapienza… parliamo
di eroi, di sciamani, di ladri di fuoco e del grandissimo
eroe che fu Giordano Bruno. Io avevo letto, studiato, discusso,
interpellato anche Bruniani e poi è arrivata la produzione
delle immagini… è stata una dopo l’altra,
proprio solo il tempo materiale per costruirla. Quindi passavo
da un libro ad un cerchio immenso, a dei segni ermetici, diciamo
comunque per noi misteriosi o anche magici... E poi ho dipinto
Giordano Bruno perché mi permetteva di coprirmi con
il suo mantello per ribellarmi, e nel rifiuto, poter dire
di no ad un discorso basato sull’inganno per sé
e per gli altri. Il contenuto esiste e io ci metto a mio modo
la vita. Altri l’hanno addirittura sacrificata. Quindi
la mia è una sorta di pittura militante...
M.P.M.+L.G.
Per Giordano Bruno il senso della vista “è
il più spirituale di tutti i sensi” tuttavia
è difficile cogliere questo spirituale nella valanga
di immagini fatue che ci investe ogni giorno: come selezioni
le immagini che riservi alle tue opere e come si impongono
su tutte le altre?
Roberta Pugno.
Giordano Bruno parlava di senso interno così
come parlava di pensiero interno e di occhi interiori.
Quindi ipotizzava che sotto gli strumenti percettivi umani
c’erano dei recettori, invisibili, però esistenti…
che è poi il discorso di Gödel, ossia il metodo
deduttivo, dell’ “indecidibile”: una cosa
è vera finché non si dimostra il contrario e
quindi l’invisibile non è che non c’è,
è che non si vede e quindi devi dimostrare eventualmente
che non esiste. Ecco in questo percorso di pensiero che corre
lungo la storia, si può dire che le immagini sono quelle
che si vedono con gli occhi profondi e riguardano quindi il
rapporto dell’interno di una persona con l’interno
dell’altra persona e la fanno muovere in un certo modo
cioè facendo nascere dalla persona stessa il movimento,
mentre le cosiddette immagini fatue di cui parlate…
hanno questa caratteristica superegoica che costringono l’altra
persona a muoversi, lasciatemelo dire, per identificazione
e non per identità.… Così nel pitturare
c'è una spinta interna che trascina con sé pensieri,
energie per cui... quello è un quadro! senza dubbio!
Cioè non c’è selezione, è all’origine
la selezione. Il livello della coscienza, dell’utile,
del calcolo, giustamente per la materialità, non c'entra.
La dimensione dell’immateriale invece ha la potenza
della luce, la si sente subito e quando prorompe esce l'opera,
per cui come dire… dal mio punto di vista non ho quadri
sbagliati, ho quadri dolorosi, ma non sbagliati.
M.P.M.+L.G.
Se”l’immagine è ciò che non
c’è”, l’arte è sicuramente
il miglior luogo per la produzione di immagini. Tuttavia nei
tuoi lavori convive anche un pensiero matematico e musicale.
E’ possibile questa impressione?
Roberta Pugno.
E’ un bellissimo complimento... Il discorso di una matematica
creativa che è filosofia… nel senso… la
musica addirittura! Se la pittura è anche musicale
vuol dire che funziona. Veramente. L’idea è della
possibilità dell’assenza della scissione e quindi
dell’idea della fusione. Io vado dal suono e poi scivolo
dentro all’immagine visiva… oppure sono piccolissima
però ho la sensazione dell’universo. Questa fusione
mi dice che la realtà è la potenzialità
che diventerà qualcosa… quindi immagine...
M.P.M.+L.G.
Sempre a proposito di immagini: quando, come artista,
sei folgorata da una “visione” come procedi per
accompagnarla nel suo cammino da idea a oggetto d’arte
visibile?
Roberta Pugno.
Più che l’idea mi piace la parola pensiero
perché pensiero è come la parola scrittura:
indicano tutte una cosa positiva e creativa. L’idea
invece può essere buona o cattiva. Come l’arte,
non c’è l’arte negativa, non è arte.
Così possiamo, esagerando, dire che non c’è
l’immagine negativa perchè altrimenti è
solo figura, involucro, contenente… Allora come fa il
pensiero a trasformarsi in immagine?... Io mi muovo come una
sonnambula nel senso che parto con i colori… so cosa
sento ma non so cosa verrà fuori e come succede, finito
un pezzo, che è anche molto lungo perché pretende
giorni di lavoro o anche notti, … alla fine esiste un
momento che è pura felicità.
M.P.M.+L.G.
La materia-infinito della tua pittura è un mezzo
per “indagare la realtà sensibile”: nella
tua ispirazione vale la ragione-ribellione alla guida della
ricerca del vero?
Roberta Pugno.
La ribellione nasce da una situazione non razionale: fare
un quadro è come innamorarsi… nasce da una spinta
che lega simultaneamente il rifiuto del negativo all’idealizzazione,
a ciò che potrebbe essere, e solo dopo si tramuta in
consapevolezza, quindi c’è questo percorso di
portare l’invisibile al visibile, come diceva Paul Klee,
e di portare tutto questo ad una forma di conoscenza e possibilmente
di comunicazione.
M.P.M.+L.G.
Grazie a Roberta Pugno, pittrice.
M.P.
Michiel + Livio Garbuglia
Roma, 14 maggio 2006
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1.
L'artista Roberta Pugno nel suo atelier. 2.
Livio Garbuglia, critico d'arte con Roberta
Pugno. |
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Foto © MPMichieletto |
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