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Incontri
Il labirinto come percorso della vita per
Lydia Predominato, artista

Video "Labirinto - Ancora il filo di Arianna"
al premio Massenzio Arte

ISA - Istituto Superiore Antincendi
via del Commercio, 13 - Roma
15-30 novembre 2007

M.P.Michiel. Cominciamo dall’attualità: sei stata selezionata a concorrere all’XI Premio Massenzio e l’opera in concorso è un video “Labirinto - Ancora il filo di Arianna” dove tu sei protagonista di un cammino all’interno di un tracciato labirintico dove incontri altre figure maschili e femminili a cui tu passi il canapo. Questo passaggio è una tua invenzione all’interno del labirinto o ripercorre una tradizione del mito?

Lydia Predominato. Il filo è la comunicazione e io nel percorso del labirinto incontro le figure archetipiche della nostra vita che sono la madre, il padre, il compagno, il figlio e il mio tentativo di passare questo canapo bianco è il tentativo della comunicazione dello scambio. Quando arrivo alle tre figure femminili il discorso è differente perché le tre figure femminili rappresentano le tre età cioè la giovane, la donna di mezzo e la donna grande di anni e io passando il canapo a ciascuna di esse ritrovo la mia identità femminile che poi si somma nei tre volti che si sovrappongono l’uno all’altro fino a formare il mio. E’ questo il discorso.

M.P.M. Quindi non c’è un riferimento diretto al mito…

Lydia Predominato. …no, il mito no, perché Arianna dà il canapo a Teseo, Teseo lo usa per entrare ed uscire, io comunque uso il canapo anche per entrare ed uscire però con altre funzioni che sono quelle dello scambio e della comunicazione.

M.P.M. Il segno del labirinto è un segno antichissimo, primordiale, secondo i tuoi studi può – tra i molti aspetti – rappresentare l’apparente caos, però, mai del tutto vinto dalla civiltà razionale dell’uomo moderno? Penso ad architetture come la metropolitana, gli uffici ministeriali, i centri commerciali, i tribunali, luoghi cioè dove l’uomo medio si sperde e si spaventa?

Lydia Predominato. Bisogna vedere che tipo di labirinto si prende in considerazione perché quello cretese era univiario cioè si entrava, si faceva il percorso fino al centro del labirinto, lì, si incontrava il Minotauro e si usciva. Il labirinto pluriviario comincia ad essere costruito intorno al 1500 quando la forma culturale diventa anche molto più strutturata molto più diversificata dove i dubbi sorgono e allora le uscite non sono solo singole ma plurime. Ecco dunque che il labirinto rappresenta anche un modo di pensare.

M.P.M. Tu hai parlato di dubbio allora ti domando il nesso tra il labirinto e il dubbio ovvero chi si incammina ha il dubbio di trovare l’uscita o di passare per un centro? E’ sempre così o ci si può fermare?

Lydia Predominato. Il labirinto innanzitutto rappresenta il percorso della vita. Il centro è la presa di coscienza, l’entrata è la ricerca di questa presa di coscienza e l’uscita è il rinnovare la propria esistenza dopo aver preso coscienza di sé. Per cui chi si ferma a metà non riesce sempre ad arrivare alla presa di coscienza. Se uno ha dei dubbi, la rimanda, perché prendere coscienza non è una cosa facile. Però comunque il labirinto in questo senso, cioè quello cretese, non permette il dubbio, per conto mio, obbliga alla presa di coscienza e anche all’uscita se no resta vittima del Minotauro. O vinci il Minotauro o resti nel tuo dubbio.

M.P.M. Nella brochure di presentazione del tuo video leggo che chi esce dal labirinto non è più lo stesso di quando vi è entrato. Secondo la tua esperienza c’è qualcosa di alternativo al percorso del labirinto come passaggio iniziatico?

Lydia Predominato. Qualsiasi percorso che tenda alla conoscenza è un percorso iniziatico e dipende da qual è la meta, qual è il tipo di conoscenza che uno vuol perseguire perché anche in qualsiasi disciplina in cui uno si impegni, se non tende al massimo, resterà sempre a metà strada e dunque anche il percorso che va all’interno di una disciplina che può essere pratica, culturale e può essere anche diciamo spirituale, è un percorso iniziatico.

M.P.M. Il labirinto fa subito venire in mente la figura di Arianna e la potenza dell’archetipo femminile, ora questa potenza, questa energia - sottovalutata in una società come la nostra orientata al profitto diretto senza supporti etici - dove si incanala nella società contemporanea? in quanto sembra come che si sia interrotto il passaggio di cultura della tradizione femminile.

Lydia Predominato. Il mondo come è adesso chiaramente chiede alla donna dei comportamenti e degli interessi che una volta erano proprietà dell’uomo, per cui c’è questa, a volte, identificazione con la prassi maschile di vita dimenticando la potenzialità femminile che ogni donna ha. Questo è un grosso conflitto che crea difficoltà alla donna nella propria vita, che le crea uno sforzo che non è il suo perché il comportamento maschile non è quello femminile e allo stesso tempo crea difficoltà all’uomo perché si trova di fronte un ibrido, cioè una donna che sta tentando di imitare dei comportamenti. Con questo non voglio relegare la donna ai comportamenti tipicamente femminili. Dico che non è stato trovato un equilibrio tra il comportamento femminile adattato alle necessità contemporanee, senza dimenticare il proprio potenziale e il comportamento maschile che resta arroccato su determinati privilegi. Siamo in un periodo di grossi cambiamenti e ormai penso non si può tornare indietro. L’importante è che la donna si riappropri completamente delle sue qualità femminili non le dimentichi. Questo è essenziale per il bene della società.

M.P.M. Hai organizzato la prima mostra di Fiber Art a livello nazionale, hai fatto molte mostre soprattutto all’estero, sei membro del Consiglio Scientifico dell’Associazione Le Arti Tessili di Montereale Valcellina…

Lydia Predominato. Sì è la più grossa associazione che cura l’arte della fibra, l’arte tessile sia come cultura che come ricerca, che come arte contemporanea.

M.P.M. …fai parte dell’European Textile Network…

Lydia Predominato. E’ una grossa associazione di artisti e operatori nel campo del tessile che va dalla produzione fino alle punte dell’espressione artistica ed è curata da una grande rivista di Hannover di Germania che è “Textile Forum” che organizza simposi, riunioni porta avanti sia attraverso la stampa di questa rivista che attraverso contatti e organizzazione tutto ciò che concerne proprio l’arte e la cultura tessile.

M.P.M. …hai collaborato a fondare la cattedra di Tessitura presso la Scuola delle Arti Ornamentali del Comune di Roma, hai insegnato all’Istituto Superiore di Restauro di Roma, insegni attualmente all’Accademia di Alta Moda Koefia di Roma. Tutto questo testimonia il livello alto del tuo operato di artista e di ricercatore, qual è invece il tuo pensiero nei confronti di quell’esercito di donne normali che praticano invece la Fiber Art come hobby realizzando lavori femminili – a volte di gusto discutibile – ma che sono una realtà molto diffusa. Come vi ponete voi artisti?

Lydia Predominato. Le cose sono ben diverse e separate. Innanzitutto io incoraggio sempre la ricerca della propria creatività anche se si svolge a livello hobbistico perché comunque è una finestra aperta su se stessi e la conoscenza di se stessi. Fare, fare con le mani, cercare di fare qualcosa di bello è sempre una cosa molto gratificante. Il brutto avviene quando queste persone che fanno hobbistica cominciano a credersi artisti e allora lì non esiste più il senso critico, critico sul proprio operato, ma diventa una mistificazione. Fare arte è un concetto un po’ più duro che richiede un po’ più di concentrazione e di esercizio che non il livello hobbistico. Non sono contraria, l’importante è che resti nel reame dove sta. Queste contaminazioni succedono spesso perché ci sono persone che perdono il senso della misura e credono di andare nell’espressione, non si pongono il problema del significato del fare e del messaggio, purtroppo troppo spesso ciò avviene.

M.P.M. Ho conosciuto artisti maschi che fanno della pratica artistica attraverso l’hobby femminile come il ricamo, la maglia… mi viene in mente Vezzoli che si è fatto riprendere mentre ricama. Cosa ne pensi?

Lydia Predominato. Per esempio questo all’estero non meraviglia nessuno, ci sono parecchi artisti che creano attraverso quel che si dice il fare femminile, cioè come dici tu il ricamo ma anche la tessitura, anche l’arazzo. In tutta Europa ci sono artisti di grossissimo valore, in Canada, nelle Americhe per non dire in Giappone dove sono veramente maestri. E’ da noi che ci meravigliamo ancora settorialmente e siamo ancora fermi alle arti minori e alle arti maggiori. Allora un Vezzoli che ricama crea scalpore, ma non è vero. Tutti possono usare tutto ma dipende perché lo usano e che cosa vogliono dire.

M.P. Michiel
Roma, 22 novembre 2007

   
   
   
Foto © MPMichieletto

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L’opera di Lydia Predominato è visitabile al seguente sito:
www.geocities.com/lydiapredominato

Video "Labirinto - Ancora il filo di Arianna"
www.doctorpixel.it/materiali.labyrinth.mpg

 

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