Premi: 25 giugno
2009
Conferito a Arnaldo Pomodoro il IV riconoscimento
“Una vita per l'arte” all'Accademia delle Belle
Arti

Da sinistra: Enrico Todi presidente dell'Associazione Diletta
Vittoria, Cesare Romiti presidente dell'Accademia di Belle
Arti di Roma, lo scultore Arnaldo Pomodoro, Gerardo
Lo Russo direttore dell'Accademia
Accademia di
Belle Arti di Roma
Via di Ripetta, 222 – Roma
M.P.Michiel.
La quarta edizione “Una vita per l'arte”
un riconoscimento per il suo “impegno artistico per
la sua onestà professionale e per una indiscutibile
propensione nei confronti dei giovani”, quindi è
inteso come un riferimento ed un maestro per le nuove generazioni:
chi è stato invece per lei un riferimento, un maestro
per la sua ricerca d'arte?
Arnaldo
Pomodoro. Da italiano sono orgoglioso dire che
nato nel Montefeltro ho avuto subito le basi lasciate da
grandi personaggi in un'epoca in cui si passa dal Medioevo
al Rinascimento: abbiamo Francesco di Giorgio Martini che
ci costruiva le torri e il Bramante che ci costruiva i palazzi
e nella mia giovinezza ho potuto visitare -con la bicicletta-
questi luoghi toccandoli fisicamente anche sdraiandomi nei
prati, sui gradini progettati da questi grandi personaggi.
Quindi dentro di me nasce già un desiderio che è
legato a un passato come quello medievale e in più
l'apertura e il grande cambiamento che è il Rinascimento.
Quindi senza capire troppo, perché i miei studi erano
molto tecnici e non ho frequentato il liceo ma l'istituto
tecnico per geometri, da ragazzo andavo a giocare vicino
ad un fiume con pochissima acqua, costruivo qualcosa di
fantasioso con l'argilla, poi la vedevo seccare, si rompeva,
ed ero abbastanza deluso ma questo mi è servito per
capire che cercavo la tridimensionalità ma non rappresentata
con un disegno perché non ci riuscivo. Questi erano
i miei sogni e dopo gli studi, che erano pesanti e un po'
noiosi, lavoravo e capivo che dovevo assolutamente essere
coinvolto in qualcosa che potesse aggiungere in questo paesaggio
-già di per sé movimentato che è poi
la geologia del posto che invece sembrerebbero magari fondamenta
di città antiche- e così con questa curiosità
cercando libri nelle biblioteche sono venuto a contatto
con delle tavolette degli Ittiti e ho capito attraverso
questi codici che non potevo leggere perché non si
sapevano decifrare però leggendo ho capito che in
quelle piccole tavolette si potevano leggere i codici che
ciascuno aveva.
M.P.M. Quindi
i suoi maestri sono molto antichi...
Arnaldo Pomodoro.
...sì molto antichi e io parto da lì.
M.P.M. Lei
però ad un certo punto si è allontanato dal
Montefeltro cosa non ha trovato lì che ha trovato altrove?
Arnaldo Pomodoro.
Mi sono allontanato perché il Montefeltro mi aveva
già dato tanto ma mi sono allontanato dopo aver finito
gli studi quando ho deciso di cominciare a lavorare allora
mi son trovato di fronte ad una scelta Roma o Milano che erano
le mie méte. Roma in quel momento -negli anni cinquanta-
era coinvolta con Hollywood ed il cinema e in più Roma
è veramente troppo carica di monumenti talmente importanti
ai quali non potevo non riferirmi, mi legava troppo che già
venivo con la memoria antica. Ho preferito Milano dove invece
c'era tutto da ricostruire una scelta che mi è giovata
perché lavorando come tecnico al Genio Civile durante
il periodo della ricostruzione ai danni di guerra lì
ho avuto la possibilità di capire cosa voleva dire
costruire un'architettura che a me non interessava come mi
ero prefisso invece ho pensato che mi interessava la veste
esteriore cioè l'esterno, cioè insomma, la scultura.
Quindi attraverso operazioni scenografiche sceglievo testi
classici greci, la piazza, l'edificio, il palazzo e da lì
ho capito che dall'architettura passavo ad una scenografia
tutta inventata a volte minimalista, a volta barocca, ero
liberissimo perché non ho frequentato l'accademia.
Avrei voluto ma i miei genitori me lo hanno impedito.
M.P.M. Come
scultore quando ha pensato, una prima volta che, attraverso
lo sguardo, doveva risolvere qualcosa in maniera scultorea,
quindi cosa la incuriosiva?
Arnaldo Pomodoro.
Aggiungere qualcosa di nuovo a quello che vedevo e cioè
e magari legato a memorie del passato sto parlando di quanto
avevo 17-18 anni e sapevo che esistevano Klee e personaggi
di quella portata per cui ad un certo punto da Klee sono passato
a Brancusi e così mi sono costruito.
M.P.M. Le
sue sculture, mondi corrosi, squarciati, possono far pensare
ad altre forme integre perché la sfera che spesso utilizza
è il massimo della forma integra?
Arnaldo Pomodoro.
Si, sì... l'ho pensata per andare a investigare qualcosa
che è dentro alla sfera della terra noi conosciamo
tutto della crosta perché è abitata non conosciamo
l'interno della terra pare che ci sia il fuoco e la dimostrazione
sono i vulcani che ogni tanto esplodono, i terremoti, quindi
il mistero è dentro la terra, questo mistero come lo
si scopre? Allora i solidi della geometria, colonna, piramide,
cubo, sfera, io li ho squarciati per capire cosa c'è
dentro ed è il desiderio che ha l'uomo di conoscere
cosa c'è all'interno di questa nostra crosta terrestre,
rotonda.
M.P.
Michiel 
Roma, 25 giugno 2009
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