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52a Biennale di Venezia: Vernice
Padiglione Italiano: “Sculture di linfa” di Giuseppe Penone


Al centro il Ministro dei Beni Culturali on. Francesco Rutelli con l'artista Giuseppe Penone e alle sue spalle la curatrice Ida Gianelli

Giuseppe Penone
“Sculture di linfa”
Venezia, Arsenale, Prima Tesa delle Vergini,
7 giugno-21 novembre 2007

M.P.Michiel. Ci sono nelle sue opere elementi vegetali, animali, minerali che sono gli elementi chiamati in causa in questa opera-installazione, e l’uomo dov’è collocato in questa trilogia?

Giuseppe Penone. Non è una installazione, sono opere singole, sono quattro opere. Ci sono questi tronchi che sono completamente ricoperti di cuoio, c’è una seconda opera che è un pavimento di marmo lavorato che ha la forma di un cervello quindi come l’impronta di un cervello a sottolineare l’idea di materia pensante, c’è l’impronta in negativo della scorza degli alberi fatta col cuoio a muro, e c’è un lavoro installato al centro della sala dove in un negativo di albero, scavato all’interno del tronco, ho versato della resina vegetale. Questa è la descrizione delle opere. Poi naturalmente le opere, dialogando l’una con l’altra, creano quello che se si vuole, si può dire installazione… E lei mi chiede dove è l’uomo. L’uomo è la parte che avvolge i tronchi col cuoio e che è avvolto dalle corteccie di cuoio al muro, dal negativo del marmo, la terra, e che vede il negativo con l’albero della resina.

M.P.M. L’uomo è lei volevo dire naturalmente però al primo impatto si vedono solo gli elementi naturalistici.

Giuseppe Penone. Non so se è così vero… questa è una visione… lei forse pensa ad un’idea di rappresentazione dell’uomo. Guardi che l’uomo si rappresenta nelle parole stesse, nella definizione per esempio dei materiali. Se lei pensa per esempio, al marmo e alle vene del marmo già dire ‘una pietra con delle vene’ è rendere antropomorfa la materia quindi è un’autorappresentazione dell’uomo in tutti gli elementi nel suo linguaggio quindi non vedo la necessità, se si vuole, di una rappresentazione dell’uomo come figurazione. Oltretutto c’è modo di rappresentare l’uomo, la rappresentazione figurata, con dei mezzi come quello della fotografia, della cinepresa, ci sono tantissimi modi che diventa forse inutile o forse meno forte rappresentarlo con del materiale come la scultura che ha una fissità, mentre questi sono materiali che possono offrire una riflessione sull’uomo, sulla vita e sull’agire dell’arte molto più complessa e molto più vera che non un’immagine tecnologica.

M.P.M. Stando qui dentro ho avuto la percezione del tempo che rallentava, dalla sua parte rispetto alle opere di Vezzoli dove c’è invece una accelerazione. Questo è un tempo che esiste forse solo nel mondo dell’arte, questo tempo meditativo-rappresentativo. Qual è il gusto a far pensare questo a chi guarda?

Giuseppe Penone. Ma io non perseguo questo. E’ evidente che quando si osserva un lavoro che presuppone un’azione nel tempo per realizzare l’opera forse si ha questa sensazione che lei descrive. E’ però una caratteristica… se lei pensa a tutto il tempo che spende solo per lavare le impronte che lascia ogni giorni, entra nell’ordine di questo tempo, di questo tempo della meditazione. E’ se vuole, una riflessione su quello che si vive. E’ chiaro che se lei non ha il tempo di riflettere per tutta una serie di motivi questo è un altro discorso, però penso che la gente abbia anche bisogno di queste indicazioni e non solo l’idea di una frenesia che poi è fine a sé stessa.

M.P.M. I tronchi, naturalmente, sono veri: li ha comperati o glieli hanno regalati o forniti, da dove vengono questi alberi?

Giuseppe Penone. Sono tronchi che ho cercato che provengono dalle Alpi, sono dei larici che sono serviti per realizzare il lavoro. C’è stata una ricerca per trovare il materiale giusto, come anche il marmo, non è un marmo casuale, è un marmo che è stato cercato in cava, tagliato in un certo modo per poter ottenere il risultato che vediamo.

M.P.M. Quindi c’è una preziosità di materiali che forse qualche decennio fa’ potevano essere considerati poveri ma oggi sono, anzi, ricercati.

Giuseppe Penone. Mah non so cosa lei intenda per povera o forse questo è anche un malinteso che c’è sull’Arte Povera dovuto alla parola, all’aggettivo. In realtà l’idea è quella di poter lavorare con degli elementi che, come il marmo, è un elemento che per tradizione popolare è un materiale ricco però costa poco più di una piastrella di ceramica… non esiste questo problema. Diciamo che sono dei materiali, che sono carichi di significati perché appartengono alla storia della scultura. Quello che li rende forse ricchi è che sono ricchi di ricordi, di connotazioni, più che non come valore intrinseco del materiale. Però per me è anche importante riuscire ad usare un materiale che è stato usato per millenni e riuscire ad usarlo in modo diverso. Per me è una cosa importante.

M.P.M. Grazie a Giuseppe Penone, artista.

M.P. Michiel
Venezia Biennale, 7 giugno 2007

   
   
   
   
   
   
Foto © MPMichieletto

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