Inaugurazioni
Amedeo Modigliani: “profonde radici italiane cancellate
volutamente da un certo tipo di mercante” per Christian
Parisot e Massimo Riposati

Modigliani.
Immagini di una vita
a cura del Modigliani Institut Archives Légales
Paris-Rome
Omaggio a Amedeo Modigliani: opere di Baldo Diodato, Renato
Mambor, Luca Maria Patella, Vettor Pisani
a cura di Massimo Riposati
Scuderie Aldobrandini
Frascati - Roma
Piazza Marconi, 6
8 novembre-11 gennaio 2008
M.P.Michiel.
Nel 2006 il Modigliani Institut Archives Légales Paris-Rome
viene trasferito da Parigi a Roma. Quali le ragioni di questo
trasferimento e soprattutto quali le conseguenze e i vantaggi
in questo biennio romano?
Christian
Parisot. La prima delle grandi avventure legate ad
Amedeo Modigliani va attraverso l'Europa, in diagonale direi,
tra la Francia e l'Italia, poi la sua grande, profonda origine
di cultura ebraica si trasforma in breve in una grande trasferta
di messaggio - non certo biblico - ma di tipo creativo e soprattutto
di tipo intuitivo legato alla creazione plastica in una dimensione
nuova, in una dimensione indipendente senza maestri e senza
allievi. E' forse l'unico artista del XX secolo che rimane
integro, nel senso che la sua integrità è quella
di un'origine nostrana e di una dimensione, anche d'avanguardia,
totalmente indipendente, al di fuori delle correnti avanguardiste
dell'epoca futurista o cubista o anche dadaista pur sempre
partecipando e pur sempre essendo vicino ai grandi nuovi interpreti
dell'arte moderna. Modigliani nasce a Livorno nel 1884, proprio
nel giorno in cui la fattoria, la grande industria alimentare
Modigliani fallisce in Sardegna. La Sardegna è il punto
di partenza di questa grande storia che è la storia
dei Modigliani legati a questo possedimento: una miniera,
un oliveto, un frutteto e molti altri appezzamenti di terra,
che hanno dato la possibilità alla famiglia, di essere
la quarta proprietà in dimensioni di grandezza, in
Sardegna. Questo è durato dal 1876 al 1884 e per la
semplice dimenticanza di non aver pagato le tasse all'allora
ufficio dell'erario. Per cui hanno confiscato i beni e il
giorno in cui Amedeo nasce, gli esattori bussano alla porta
e la famiglia si è trovata a dover radunare tutti i
beni della famiglia sul letto della partoriente, perché
per la legge dell'epoca, lasciavano solo il letto della partoriente
che era indenne dalla perquisizione dalla cosiddetta presa
di posizione della legge nei confronti della 'Fattoria Modigliani'.
I Modigliani rimangono ancora in Sardegna, nell’inglesiente,
fino al 1910 ma nello stesso tempo il padre, poco per volta,
reintegra nella città natale di Livorno, che aveva
lasciato per un lungo periodo, e dove aveva lasciato i quattro
figli nati da Eugènie Garsin, la madre di Amedeo Modigliani
l'ultimo nato di questa grande famiglia. Da Livorno, Modigliani
segue i corsi di Guglielmo Micheli e da questa piccola sua
scuola nasce, forse, il grande desiderio di dipingere e disegnare
tutto il giorno come lo ritroviamo ben descritto nel diario
la madre Eugènie che scrive: 'mio figlio non fa
altro che dipingere e disegnare tutto il giorno e per un ragazzo
di quindici anni... speriamo che sia per lui una svolta'.
La madre ha per lui delle inquietudini perché non trova
la possibilità di inserirlo in una scuola avendo dovuto
abbandonare nel 1897 il liceo Guerrazzi di Livorno per motivi
di salute, all'età di quattordici anni. Lasciando il
liceo ed entrando nello studio di Micheli il giovane artista
quattordicenne, inizia a disegnare e a dipingere tutto il
giorno, per sette anni, fino ai ventuno. La sua residenza
in Italia è quanto mai significativa e stiamo riscoprendo
attraverso lunghe, lunghe peregrinazioni e inchieste, domande,
eccetera, che questo bravo Modigliani ha effettivamente delle
grandi radici italiane e che queste radici italiane sono state
cancellate vo-lu-ta-men-te da un certo tipo di mercante o
mercanti che hanno voluto fare di lui un'icona del XX secolo,
legata a questo collo lungo a questo viso ovale per poter
naturalmente quantificare e poter meglio vendere i suoi quadri.
M.P.M.
Quindi questa è la ragione del trasferimento?
Christian
Parisot. No, no il trasferimento degli Archivi Modigliani
è molto, molto complesso però nei termini più
semplici diciamo che Roma ha potuto dare la possibilità
di accogliere, almeno per questi primi due anni, con una dimensione
più importante, essendo Parigi già sovraccarica
di molti molti geni della pittura da Picasso a Zadkine passando
da Mirò a Léger a Roualt a Foujita ad altri
artisti che purtroppo anche loro soffrono di questo clima
di ristrettezza. Il museo Centre Pompidou ha uno spazio molto
limitato, non può accogliere tutti questi archivi,
non può accogliere uno spazio adatto alla presentazione
dell'opera, dei documenti e soprattutto dare la possibilità
ai giovani di studiare, di conoscere e di approfondire una
materia quanto mai interessante, come ho detto con origini
italiane. Non dobbiamo dimenticare che se Amedeo Modigliani
fosse nato in Francia sicuramente avrebbe avuto un altro trattamento.
Questo fatto è purtroppo una delle note dolenti della
cultura francese che ha lasciato da parte, per molti decenni,
i più grandi artisti venuti da fuori. Questo fatto
è dovuto essenzialmente ad un lungo retaggio che risale
a prima della Rivoluzione Francese, per cui questo tipo di
salvaguardia del territorio era dettato dalla conseguenza
logica di dare la possibilità agli artisti francesi
di emergere. Ma se non ci fosse stata la Scuola di Parigi
non ci sarebbe stato nessun tipo di avanguardia. Ricordiamoci
che i futuristi nel 1909 si sono presentati a Parigi sulle
prime pagine del 'Figaro' e di lì hanno avuto
una certa nuova credibilità nei confronti dell'Italia,
della Germania e della Svizzera da dove poi è nata
la successiva tendenza dadaista nata anche con Giorgio De
Chirico nel 1914, il periodo metafisico nato con Savinio,
soprattutto con la vicinanza con le scuole delle avanguardie
francesi. La Francia era un nucleo forte di scontro di personalità
diverse e questo è dovuto ad un momento storico, al
momento in cui la crescita di questa grande nazione, aveva
dato la possibilità ad architetti, pittori, scrittori,
musicisti, di intervenire su un territorio, disponibile, pur
essendo ai margini della città - Montmartre e Montparnasse
- cioè sulle colline sacre ma staccate dal centro storico
di Parigi. Ricordiamoci che Picasso, Modigliani e tutti gli
altri amici erano al di fuori della città, cioè
vivevano fuori dalla dogana.

Roma, Palazzo Taverna. Massimo Riposati curatore della mostra
dedicata a Modigliani alle Scuderie Aldobrandini di Frascati
e Christian Parisot presidente del Modigliani Institut Archives
Légales Paris-Rome. (Foto MPMichieletto)
M.P.M.
Dottor Riposati potrebbe aggiungere qualcosa a quanto detto?
Massimo Riposati.
Io tenderei a ricostruire quel clima a cui accennava il professor
Parisot. Modigliani arriva a Parigi nel 1906 in quel momento
Picasso che sta abitando nello studio di Max Jacob sta finendo
e finisce di dipingere 'Le damoiselle d'Avignon'
che a mio avviso rappresenta il simbolo diciamo della nascita
della contemporaneità. In quel momento, bisogna immaginare
che a Parigi arrivavano già i grandi collezionisti,
i grandi russi ma erano tutti quanti molto vicini a quella
pittura che aveva consolidato il proprio mercato nella grande
area della borghesia francese quindi Manet, Monet e tutta
la pittura impressionista, era la pittura che decideva e determinava
il mercato nel cuore della città, quello a cui si riferiva
Parisot quando diceva che Montmartre e Montparnasse rappresentavano
la periferia di questo grande impero. Certo, già con
alcune figure, immaginiamo con Cezanne, si avverte che questo
passaggio è inevitabile. Nello stesso tempo, pochi
anni prima, i grandi flussi del colonialismo europeo - soprattutto
belga- portavano a Parigi il vento di spiritualità,
di semplicità che arrivava con le opere-oggetti, perché
non erano ancora definite sculture, che venivano dal Congo,
dal Centro-Africa. Questi elementi messi insieme, cioè
la crisi del modello della grande borghesia francese con l'esaurimento
dei temi dell'Impressionismo, il bisogno profondo e istintivo
di rinnovamento. Ricordiamoci che dopo meno di dieci anni
scoppierà la Grande Guerra nel cuore dell'Europa e
la ventata di spiritualità di questi oggetti così
esemplari, così mitici, puri inducevano in una serie
di artisti, in Matisse, in Picasso in modo clamoroso, ma poi
sarà la stessa cosa con Modigliani, naturalmente Brancusi,
Van Dongen, con tutta una serie di artisti. Ma in cosa si
differenzia Modigliani rispetto a quel vento di contemporaneità
che sarà dato da queste avanguardie - che vivevano
in questi margini che però diventavano margini estremamente
significativi - che lui in realtà non aderirà
a nessuno di quei movimenti di cui abbiamo parlato. Lui non
diventerà mai cubista, mai surrealista, non sarà
metafisico, perché è portatore di valori e di
una educazione – quella a cui ci riferivamo prima le
scuole di Fattori, di Micheli, gli amici fiorentini, veneziani,
toscani – cioè di tutto quel mondo che aveva
nutrito la sua adolescenza. E questo mondo sarà il
mondo che restituirà un'immagine di Modigliani che
non ha precursori e non vedrà, d'altra parte, neppure
allievi e successori. Modigliani avrebbe voluto essere scultore
e in realtà la mamma, quando scrive le proprie corrispondenze
da Livorno a Parigi, le invia a 'Amedeo Modigliani sculpteur'.
Naturalmente quella mina fisica, la tubercolosi che covava
nel suo corpo gli impedirà di esercitare la professione,
perché uno scultore povero non usa materiali morbidi,
usa materiali durissimi quelli che trova, i materiali con
cui si fanno i marciapiedi, però lui – e questo
è il motivo per cui noi abbiamo determinato che il
2009 sarà l'anno di Modigliani perché dopo essere
andato nel 1906 a Parigi tornerà una prima volta in
Italia nel 1909 insieme a Brancusi e Brancusi sarà
il suo referente culturale, l'uomo con cui scambierà
le grandi esperienze che poi lo porteranno alla scultura che
lui scolpirà tra quell'anno e il 1913. Questo è
il breve intervallo in cui emerge la grande figura di Modigliani
scultore, del Modigliani poi pittore, che non aderirà
a tutti quei movimenti dell'avanguardia. Le influenze che
aveva ricevuto manterranno in lui un forte riferimento all'immagine
del corpo. Dei 350 quadri noti ha dipinto solo 3 paesaggi
e sono o figure, nudi naturalmente, o ritratti di uomini in
numero minore, ma soprattutto di donne. Perché? Perché
il confronto con il corpo, con la spiritualità più
intima sarà quello che determinerà l'immaginario
che è diventato un mito, che tutti amiamo e conosciamo.
M.P.M.
Sicuramente. Riferendoci alla mostra di Frascati - una
mostra di documenti più un suo dipinto mai esposto
in Italia 'Femme aux macarons' del 1918 -, avete trovato documentazione
nuova?
Christian
Parisot. Sì la mostra è voluta ed anche
ideata con Massimo Riposati, che è il curatore e proprio
per questo - con particolare attenzione per quello che è
il percorso visivo e documentario - sono stati presentati
per la prima volta alcuni nuovi documenti e tra questi c'è
'Ecce panis' questa canzone in musica, questa litania
in cui Modigliani racconta la difficoltà di questo
'pane quotidiano'; poi abbiamo degli stranissimi ricordi di
come si compra un pantalone: lui disegna questo pantalone
sulla ricevuta del pantalone stesso. Poi abbiamo i libretti
– finalmente aperti – del giovanissimo Modigliani
italiano quando lui aveva 12-13 anni e si divertiva a scarabocchiare
questi libri con le figure; libretti che la madre gli aveva
regalato attraverso la sorella Margherita e attraverso queste
piccole note, siamo riusciti a capire che il suo legame non
è un legame con l'Italia: Lui è nato in Italia
e come ebreo vive la sua italianità, pur conoscendo
la lingua francese praticata quotidianamente con la madre
(nata a Marsiglia) in più lui impara l'inglese naturalmente
e con il nonno c'è l'apprendistato all'ebraico. Questo
è il solito discorso di queste grandi famiglie di origine
ebraica, che hanno la possibilità di aprire verso la
cultura europea con una grandissima facilità. Questo
non significa che la facilità sia la possibilità
di navigare tranquillamente in Europa, anzi, le difficoltà
sono anche superiori ma proprio questo legame tra Marsiglia-Tunisi-Livorno-
Sardegna ha dato un triangolo quanto mai importante che potremmo
definire la ‘cultura mediterranea’ di
Modigliani più che la cultura italiana, una cultura
profondamente ancorata nel mare, nel Mediterraneo e questa
cultura la porterà con sé tutta la vita, questi
segni sono identificabili nella sua scrittura, nelle sue lettere,
nella sua nostalgia per l'Italia, ma più che per l'Italia
una nostalgia profonda per questo clima mediterraneo nel quale
lui si ritrova, che non troverà a Parigi e lo renderà
certamente più fragile, in tutti i sensi, dal punto
di vista psichico e in particolare fisico perché il
clima non è certamente adatto alla sua cura e alla
sua malattia – incurabile – perché la penicillina
venne scoperta nel 1948. Ha avuto diversi problemi e malattie
una prima d'ordine infettivo, ecco perché incontra
il dottor Paul Alexandre, ha avuto un problema di denti, ecco
perché incontra il suo famoso amico dentista che era
il nonno della prima moglie di Sarkouzy, amicizie molto forti
con le quali lui si lega, come con il dottor Alexandre che
gli permette di lavorare nel suo 'falanstere', questo
grande atelier, con tanti altri artisti. Purtroppo, la non
riconoscenza da parte dei suoi amici francesi ha fatto sì
che molte delle opere fossero disperse. In Italia c'è
stata questa grande difficoltà di recuperare alcune
opere che saranno in tutto una ventina tra disegni, olii e
naturalmente sono olii che non hanno niente a che fare con
il Modigliani maturo ma che hanno - a nostro giudizio - il
diritto di esistere perché non si può cancellare
la storia di sette anni di un artista pittore e soprattutto
di un uomo che si indirizza unicamente alla pittura e al disegno.
Bisogna ricordare che l'avventura di Modigliani iniziata a
14 anni a Livorno come ha giustamente detto Riposati, a Firenze
e a Venezia, tre anni in cui il pittore-disegnatore Amedeo
Modigliani lavora tutto il giorno, per cui, dire che rimangono
dieci opere e una decina di disegni è quanto mai derisorio,
cioè significa dire che in sette anni un artista ha
fatto praticamente nulla. No, non è vero! Noi oggi
ci rendiamo conto che lui ha vo-lu-ta-men-te di-strut-to le
opere ritornando da Parigi nel 1909, ha distrutto tutte le
opere scultoree. Non le ha buttate nel fosso (ormai lo abbiamo
capito tutti!), le ha distrutte e ha ricominciato sotto l'influenza
e sotto la spinta di Brancusi a riscolpire, diremmo così,
una nuova forma, una nuova dimensione di scultura legata alla
tradizione esoterica-cabalistica e allo stesso tempo sotto
l'influenza delle nuove culture africane e oceaniche.
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'Appello
Modigliani ai Nomadi' adattamento e regia di
Gaia Riposati
con musiche di Sebastiano Spinella.
Le foto dei documenti in mostra sono della fotografa
Anna Marceddu. |
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| Foto
© MPMichieletto |
M.P.M.
Modigliani ha avuto molte donne che sono state molto importanti
per la sua visione dell'esistenza come uomo mentre come artista
sono state un 'territorio paesaggistico' e come diceva prima
il dottor Riposati le ha dipinte per la quasi totalità
delle opere... ma dai documenti, dalle lettere, si capisce
quale tipo di rapporto emotivo instaurava con loro?
Christian
Parisot. Sicuramente si capisce perché lui
viene identificato più che altro dall'elemento femminile
cioè è la donna che identifica l'uomo in questo
caso o per lo meno si lascia identificare e questo è
un rapporto quanto mai interessante - da modella a pittore
- è la fase del 'miroir' cioè questa fase del
rispecchiamento dell'artista che si ritrova nell'occhio, nello
sguardo, della modella, un occhio aperto, un occhio chiuso,
un occhio che guarda all'esterno, un occhio che guarda all'interno,
come interpretazione psicologica. Per cui questo dialogo,
tra interno ed esterno, è un dialogo molto molto importante
nell'opera di Modigliani. Al rapporto uomo-donna ha dedicato
quasi 320 opere dedicate a ritratti femminili e tra questi,
ovviamente, ci sono tutte le donne che lui ha amato di più.
Amato non significa tutto quello che la fantasia vorrebbe
far credere, ma ci sono stati dei rapporti fondamentali, con
innamoramenti, delle primissime donne come quella giovanissima
di cui si innamorò in Sardegna – Medea - poi
ci fu la donna l'amica di Micheli, poi ci fu a Venezia un'altra
donna molto importante con la quale passò qualche giorno
a Misurina, arrivando a Parigi ebbe degli incontri molto importanti
ma i più significativi furono Beatrice Hasting, Simone
Thiroux e Jeanne Hebuterne. Questi tre rapporti fondamentali
sono determinanti per il suo lavoro: la Hasting nel 1913 lo
riporta alla pittura, è lei che lo presenta a Paul
Guillaume - il famoso pilota – il pilota che porterà
Modigliani alla scoperta della verità, alla scoperta
della sua pittura e lo porterà alla conoscenza di Léopold
Zbowroski il terzo suo grande mercante. Simone Thiroux una
vacanza 'molto pericolosa' un rapporto che durò solo
tre settimane ma diede luogo ad una nascita, un bambino Gerard
Thiroux che non è stato riconosciuto. Jeanne Hebuterne,
incontrata il 31 dicembre 1916 con la quale a partire dal
mese di aprile vivrà fino agli ultimi giorni della
sua vita. Jeanne Hebuterne, giovane artista nata nel 1898,
frequenta Montparnasse con lui, studia e si avvicina a tutti
i grandi artisti, di lei ci sono 18-20 ritratti identificati,
una quarantina-cinquantina di disegni: con cappello, senza
cappello, vestita, travestita, da giorno, da festa, eccetera,
in cui lui identifica in questa donna-angelo il proprio amore
con una donna più giovane di 14 anni che dedica la
sua vita e la sua arte perché anche Jeanne Hebuterne
disegna e dipinge.
M.P.M.
E come era, invece, il rapporto di Modigliani con la prima
donna della sua vita, cioè sua madre, nell'ottica dell'influenza
di questo nei futuri rapporti con il femminile?
Christian
Parisot. Eugènie Garsin si fidanza nel 1855
con Flaminio Modigliani all'età di 15 anni e come voleva
la tradizione ebraica, all'età di 17, si sposa senza
praticamente conoscere il proprio marito. Si fidanzano quindi
senza conoscersi, a 17 anni viene stipulata la 'Ketubah',
il contratto di matrimonio in ebraico, e da quel momento,
la signora Eugènie Garsin da Marsiglia, viene a Livorno,
in questa grande casa, ricca casa e per avere una libertà
che gli era consona, crea, fonda una piccola scuola, una scuola
elementare dove lei vive la sua esperienza a contatto con
i bambini fin quando la sorella di Amedeo Margherita anche
lei entrerà come insegnante e saranno circa 4-5 le
insegnanti che si alterneranno in questa scuola elementare
progressista. Si insegna l'inglese, il francese per cui è
una scuola molto aperta, molto interessante e lo stesso Amedeo
la frequenta - non potendo o non volendo - frequentare in
un primo tempo una scuola pubblica, così si ritrova,
fino all'età di 10 anno con mamma, quotidianamente.
Impara la grammatica, la lingua francese come seconda lingua,
l'inglese e con il nonno Isacco l'ebraico. La questione è
che il rapporto con la madre è intensissimo, fortissimo
mentre i rapporti con i fratelli molto meno – ricordiamo
che il primo dei fratelli è uno dei fondatori del Partito
Socialista in Italia per cui molto contestato, è stato
perseguitato con due anni di prigionia e durante il fascismo
gli distrussero e bruciarono il suo studio abitando a Roma
–; l'altro Umberto, un ingegnere che visse a Milano;
la sorella restò sempre a Livorno in successione logica
alla scuola materna e continuò ad insegnare sia alla
scuola elementare che alla scuola pubblica la lingua francese.
Fu la stessa Margherita Modigliani ad adottare l'unica figlia
riconosciuta Giovanna-Jeanne Modigliani, dopo la morte dei
due genitori, nata nel mese di novembre del 1918 a Nizza.
Anche la figlia - con la quale io ho lavorato e cioè
quasi dieci - aveva una tradizione italiana, era diventata
italiana, pur essendo nata in Francia, ed è ritornata
all'età di 21 anni sulle tracce paterne a Parigi e
di qui inizia l'avventura con la raccolta delle testimonianze,
dei documenti, di tutto ciò che concerne il padre e
da un certo momento in poi cioè dal 1975 abbiamo collaborato
per unire e soprattutto scrivere una nuova biografia dettata
dalle testimonianze che hanno cambiato la nostra percezione
dell'opera, della vita e degli incontri di Amedeo Modigliani.
M.P.M.
Azzardo e semplifico: è possibile che Modigliani
sia andato via dall'Italia anche per sottrarsi ad una famiglia
così presente?
Christian
Parisot. Sicuramente come tutti i ragazzi la prima
cosa a cui lui ha pensato è stata quella di sottrarsi
allo sguardo del materno andando a Firenze soprattutto andando
a Venezia nella quale trova libertà, con la famiglia
Older che non ha avuto grande possibilità di controllare
questo giovane di 18 anni, per cui lì comincia a fare
qualche 'pasticcetto' è lì che inizia a drogarsi
per seguire i cosiddetti 'magnetisti' del barone napoletano
Croccolo allora in voga per queste 'messe' magnetiche, sataniche
per cui viene arrestato in una chiesa a Venezia e rinviato
a casa. Da quel momento, siamo nel 1905 riflette, pensa e
parte definitivamente nei primi mesi del 1906, ripartendo
verso Venezia e da lì traversando e andando a Parigi.
Ricordiamo che la sua residenza a Parigi dura tre anni dal
1906 al 1909 e rientra per la prima volta in Italia nel 1909
e come detto, il prossimo anno celebriamo il Centenario del
suo primo rientro in Italia, primo rientro con Costantin Brancusi
a Carrara e a Pietrasanta.
M.P.M.
Ritornando alla sua origine ebraica e alla sua iconografia
così unica nel panorama dell'arte della sua contemporaneità:
quale la relazione tra la tradizione tendenzialmente aniconica
dell'ebraismo e invece la tradizione artistica toscana con
una figurazione così potente come l'arte cristiana
presente nelle chiese che lui vedeva probabilmente?
Christian
Parisot. Un periodo legato alla cristianità
lo ha avuto nel 1914-15 soprattutto '15 ma è legato
come crisi a molti artisti, tutti in quel momento ritornano
sull'iconologia - iconologia - giudaica. Tutta la sua vita
ha un doppio linguaggio esoterico-cabalistico nascosto ma
abbastanza evidente per chi sa leggere i segni e i numeri
che sono legati a questa tradizione: il ripetersi tre volte
del 3 nove volte del 9 o del 7 nella giacca, nei bottoni,
negli orecchini e soprattutto in quei pendagli e tutte quelle
decorazioni legate al segno, al disegno che è più
forte. Come riconoscimento nella pittura non c'è -
a parte questa immagine importante del tarocco. Il tarocco
viene dipinto una sola volta da una figura femminile tratta
dalle carte dei tarocchi, invece nella parte disegnata c'è
quasi sempre, in tutti i disegni un tocco, un ritocco legato
all'alfabeto ebraico che come ogni lettera dell'alfabeto ebraico
rinvia ad un numero, questo discorso è per lui quotidiano,
congeniale. Non è mai stato un ebreo ortodosso, ha
sempre mangiato di tutto, non ha mai seguito la tradizione
legata agli insegnamenti del nonno Isacco ma è stato
un libero interprete della sua visione dell'ebraismo attraverso
il segno e il disegno, che mi sembra molto più innovativa,
liberale... d'altronde come tutta l'educazione familiare che
gli ha potuto dare questa grande apertura, fondamentale nei
confronti della nuova lettura del mondo ebraico.
M.P.M.
In continuità...
Massimo Riposati.
Citerei soltanto l'omaggio che è stato fatto nella
mostra che è l'intervento di Vettor Pisani. Cosa fa'
questo grande artista, proietta l'ebraicità che appartiene
a Modigliani, sulla fronte di Jeanne Hebuterne, che era cattolica
anzi più che cattolica. Questa proiezione della stella
ebraica sulla fronte della Hebuterne crea una ulteriore triangolazione:
Modigliani, il viso della Hebuterne e nella qualità
di musa, il ritorno verso l'opera, che è il frutto
dell'ispirazione che la musa ha prodotto sull'artista, lì,
nell'opera di Vettor Pisani la ricostruzione di un triangolo
esoterico. Perché cito questo, perché una parziale
mostra nella mostra, l'abbiamo voluta proprio per dimostrare
come l'immagine e il pensiero di Modigliani sia stato, è,
e probabilmente sarà così influente nella creazione
contemporanea. La contemporaneità non è fatta
di date, la contemporaneità è un fatto intimo,
spirituale di appartenenza e allora la vera identità
di Modigliani sarà quella identità che è
capace di soffiare nei cuori, ma anche nelle pance, ma anche
nelle menti di altri perché stimolati da questo soffio,
da questo vento, possano all'interno dei linguaggi che appartengono
ai singoli artisti ispirare - come abbiamo visto con Baldo
Diodato, Luca Patella, Renato Mambor – è proprio
l'ispirazione che viene da un soffio ricevuto. Ecco Modigliani,
ancora oggi è capace, per l'altezza e l'ampiezza del
suo genio di respirare, di soffiare questo sibilo leggero
che ha permesso – noi abbiamo fatto solo una dimostrazione
meriterebbe che questo concetto si potesse esprimere in una
più ampia mostra – ma abbiamo voluto documentare,
nella parte bassa delle Scuderie Aldobrandini, come questo
soffio sia ancora vitale e come abbia spinto artisti contemporanei
a non rinunciare al proprio linguaggio perché ogni
artista ha un proprio linguaggio di cui conosce la grammatica,
la sintassi e nessuno di questi ha rinunciato al proprio linguaggio
ma si avverte che questo respiro emesso da tutta l'immagine
mitica e simbolica di Modigliani che è ancora capace
oggi di suscitare in realtà risposte così alte
e così evidenti.
M.P.M.
Nella lettera che Leopold Zbowroski scrive al fratello
di Amedeo, Emanuele, informandolo del funerale e poi dei tragici
sviluppi familiari, lo descrive così: “Era figlio
delle stelle e la realtà non esisteva per lui”
però io credo che l'esempio di Modigliani oggi è
poco imitabile...
Christian
Parisot. Diciamo che tutti gli artisti – non
voglio paragonarli a Modigliani - ma tutti gli artisti, anche
i più giovani con i quali siamo in contatto - perché
continuiamo malgrado tutto nella nostra tradizione a dare
una certa visione di possibilità di conoscenza - mi
sembra che siano legati a questa forma di idealismo, che è
meglio avvenga, meglio sia questa forma di idealismo che non
la forma di negazionismo o di pietismo, come sembrano essere
ricorrenti in questo momento e invece questo apertura di fantasia,
questa apertura di proiezione verso l'alto, ha dato la possibilità
a Modigliani, come a tantissimi altri artisti, di emergere
senza curarsi evidentemente, degli stati piccolo-borghesi
della condizione umana. E' evidente che si tratta di un retaggio
post-romantico, sicuramente: il non curare sé stessi,
l'essere trasandati, cercare paradisi artificiali, che possono
essere droghe, ma anche paradisi quotidiani, come possono
essere il vino o l'alcool, l'assenzio, sono piccole tragedie
nelle quali si coinvolgono sempre i giovani, lo vediamo anche
oggi sono piccole tragedie... che possono sembrare delle piccole
trasgressioni ma che possono essere di una gravità,
diciamo così, che possono imprimere nella vita di un
giovane, un lato negativo, che porterà per tutta la
vita. Amedeo Modigliani è stato arrestato cinque o
sei volte. Ha passato dei periodi molto corti in prigione,
ma sempre in prigione era. Nel XVIII Arrondissement,
il famoso commissario che lo conosceva bene, ha avuto anche
la possibilità di crearsi una collezione tra Modigliani
e Utrillo e gli altri e pur mettendoli in galera e dandogli
una matita e qualche colore, la sua collezione si è
arricchita. Se noi pensiamo che la sua prima esposizione,
il 3 dicembre 1917 alla galleria Berthe Weil, è durata
tre ore, perché qualche benpensante gli ha inviato
la questura a sequestrare tutti i quadri, facendo chiudere
la mostra per oltraggio al pudore! Non cambia mai niente!
Cioè anche oggi noi ci troviamo a confrontarci con
lo scandalo, che sia orientato verso un'immagine del papa,
verso un'immagine del feto, verso un'immagine della vita,
questo non è stato ancora determinato e non sarà
determinato dalla libertà dell'artista. L'artista ci
prova, forse ci solletica, forse ci indica una strada da seguire
attraverso una certa trasgressione, trasgressione voluta dall'intelligenza,
perché c'è la trasgressione che agisce sul proprio
corpo e lo distrugge, si fa del male.
M.P.M.
Per concludere questa lunga intervista...
Massimo Riposati.
Io credo che abbiamo espresso il significato di una volontà
che è stata una volontà congiunta del presidente
Parisot, del sindaco Posa, dell'assessore Stefano Di Tommaso,
di realizzare in quella che noi consideriamo una diversa centralità,
perché per noi, Frascati rappresenta un punto di riferimento
elevato, per l'altezza delle attività che loro svolgono
e diciamo una forma di decentralizzazione centralizzata. E'
nella estrema periferia della città di Roma ma conserva
la propria autonomia. Allora, nel panorama di quello straordinario
significato che hanno avuto le grandi Ville Tuscolane, ci
è sembrato che portare lì quella mostra, volesse
dire, portare un vento di nobiltà in quel mondo ma
ricevere anche da quei luoghi, quel respiro, quella diversa
atmosfera, quella partecipazione più attenta, quella
che qualcuno scioccamente chiama provincia - che io credo
non esista perché ognuno è centro di sé
stesso e non ci sono province e non ci sono cuori dell'impero
- ma quella che apparentemente può essere un aspetto
della provincia, abbia potuto una volta respirare con lo stesso
battito, con la stessa frequenza, il clima che poi abbiamo
verificato. Con Parisot veniamo dalla grande mostra del Museo
Puskin che l'istituto ha collaborato a creare, dalla Fondazione
Thyssen a Madrid, tutti luoghi dove le mostre su Modigliani
chiedono che il nostro istituto e tutti i materiali che Parisot
ha raccolto, ereditando la continuità di Giovanna-Jeanne
Modigliani, abbiamo verificato come questi documenti siano
essenziali anche nelle grandi esposizioni dove ci sono 40
dipinti, 60 dipinti, 100 disegni ma quella documentazione
così amorevolmente raccolta crea gli ambienti, crea
le condizioni per cui l'osservazione del quadro, diventa più
consapevole perché è fatta da qualcuno che è
investito da un contesto che non è solo scenografico
ma esistenziale, che consente una lettura più alta,
più approfondita dell'opera del grande maestro livornese.
M.P.
Michiel
Roma, Palazzo Taverna, 12
novembre 2008
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