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Inaugurazioni
Amedeo Modigliani: “profonde radici italiane cancellate volutamente da un certo tipo di mercante” per Christian Parisot e Massimo Riposati

Modigliani. Immagini di una vita
a cura del Modigliani Institut Archives Légales Paris-Rome
Omaggio a Amedeo Modigliani: opere di Baldo Diodato, Renato Mambor, Luca Maria Patella, Vettor Pisani
a cura di Massimo Riposati
Scuderie Aldobrandini
Frascati - Roma
Piazza Marconi, 6
8 novembre-11 gennaio 2008

M.P.Michiel. Nel 2006 il Modigliani Institut Archives Légales Paris-Rome viene trasferito da Parigi a Roma. Quali le ragioni di questo trasferimento e soprattutto quali le conseguenze e i vantaggi in questo biennio romano?

Christian Parisot. La prima delle grandi avventure legate ad Amedeo Modigliani va attraverso l'Europa, in diagonale direi, tra la Francia e l'Italia, poi la sua grande, profonda origine di cultura ebraica si trasforma in breve in una grande trasferta di messaggio - non certo biblico - ma di tipo creativo e soprattutto di tipo intuitivo legato alla creazione plastica in una dimensione nuova, in una dimensione indipendente senza maestri e senza allievi. E' forse l'unico artista del XX secolo che rimane integro, nel senso che la sua integrità è quella di un'origine nostrana e di una dimensione, anche d'avanguardia, totalmente indipendente, al di fuori delle correnti avanguardiste dell'epoca futurista o cubista o anche dadaista pur sempre partecipando e pur sempre essendo vicino ai grandi nuovi interpreti dell'arte moderna. Modigliani nasce a Livorno nel 1884, proprio nel giorno in cui la fattoria, la grande industria alimentare Modigliani fallisce in Sardegna. La Sardegna è il punto di partenza di questa grande storia che è la storia dei Modigliani legati a questo possedimento: una miniera, un oliveto, un frutteto e molti altri appezzamenti di terra, che hanno dato la possibilità alla famiglia, di essere la quarta proprietà in dimensioni di grandezza, in Sardegna. Questo è durato dal 1876 al 1884 e per la semplice dimenticanza di non aver pagato le tasse all'allora ufficio dell'erario. Per cui hanno confiscato i beni e il giorno in cui Amedeo nasce, gli esattori bussano alla porta e la famiglia si è trovata a dover radunare tutti i beni della famiglia sul letto della partoriente, perché per la legge dell'epoca, lasciavano solo il letto della partoriente che era indenne dalla perquisizione dalla cosiddetta presa di posizione della legge nei confronti della 'Fattoria Modigliani'. I Modigliani rimangono ancora in Sardegna, nell’inglesiente, fino al 1910 ma nello stesso tempo il padre, poco per volta, reintegra nella città natale di Livorno, che aveva lasciato per un lungo periodo, e dove aveva lasciato i quattro figli nati da Eugènie Garsin, la madre di Amedeo Modigliani l'ultimo nato di questa grande famiglia. Da Livorno, Modigliani segue i corsi di Guglielmo Micheli e da questa piccola sua scuola nasce, forse, il grande desiderio di dipingere e disegnare tutto il giorno come lo ritroviamo ben descritto nel diario la madre Eugènie che scrive: 'mio figlio non fa altro che dipingere e disegnare tutto il giorno e per un ragazzo di quindici anni... speriamo che sia per lui una svolta'. La madre ha per lui delle inquietudini perché non trova la possibilità di inserirlo in una scuola avendo dovuto abbandonare nel 1897 il liceo Guerrazzi di Livorno per motivi di salute, all'età di quattordici anni. Lasciando il liceo ed entrando nello studio di Micheli il giovane artista quattordicenne, inizia a disegnare e a dipingere tutto il giorno, per sette anni, fino ai ventuno. La sua residenza in Italia è quanto mai significativa e stiamo riscoprendo attraverso lunghe, lunghe peregrinazioni e inchieste, domande, eccetera, che questo bravo Modigliani ha effettivamente delle grandi radici italiane e che queste radici italiane sono state cancellate vo-lu-ta-men-te da un certo tipo di mercante o mercanti che hanno voluto fare di lui un'icona del XX secolo, legata a questo collo lungo a questo viso ovale per poter naturalmente quantificare e poter meglio vendere i suoi quadri.

M.P.M. Quindi questa è la ragione del trasferimento?

Christian Parisot. No, no il trasferimento degli Archivi Modigliani è molto, molto complesso però nei termini più semplici diciamo che Roma ha potuto dare la possibilità di accogliere, almeno per questi primi due anni, con una dimensione più importante, essendo Parigi già sovraccarica di molti molti geni della pittura da Picasso a Zadkine passando da Mirò a Léger a Roualt a Foujita ad altri artisti che purtroppo anche loro soffrono di questo clima di ristrettezza. Il museo Centre Pompidou ha uno spazio molto limitato, non può accogliere tutti questi archivi, non può accogliere uno spazio adatto alla presentazione dell'opera, dei documenti e soprattutto dare la possibilità ai giovani di studiare, di conoscere e di approfondire una materia quanto mai interessante, come ho detto con origini italiane. Non dobbiamo dimenticare che se Amedeo Modigliani fosse nato in Francia sicuramente avrebbe avuto un altro trattamento. Questo fatto è purtroppo una delle note dolenti della cultura francese che ha lasciato da parte, per molti decenni, i più grandi artisti venuti da fuori. Questo fatto è dovuto essenzialmente ad un lungo retaggio che risale a prima della Rivoluzione Francese, per cui questo tipo di salvaguardia del territorio era dettato dalla conseguenza logica di dare la possibilità agli artisti francesi di emergere. Ma se non ci fosse stata la Scuola di Parigi non ci sarebbe stato nessun tipo di avanguardia. Ricordiamoci che i futuristi nel 1909 si sono presentati a Parigi sulle prime pagine del 'Figaro' e di lì hanno avuto una certa nuova credibilità nei confronti dell'Italia, della Germania e della Svizzera da dove poi è nata la successiva tendenza dadaista nata anche con Giorgio De Chirico nel 1914, il periodo metafisico nato con Savinio, soprattutto con la vicinanza con le scuole delle avanguardie francesi. La Francia era un nucleo forte di scontro di personalità diverse e questo è dovuto ad un momento storico, al momento in cui la crescita di questa grande nazione, aveva dato la possibilità ad architetti, pittori, scrittori, musicisti, di intervenire su un territorio, disponibile, pur essendo ai margini della città - Montmartre e Montparnasse - cioè sulle colline sacre ma staccate dal centro storico di Parigi. Ricordiamoci che Picasso, Modigliani e tutti gli altri amici erano al di fuori della città, cioè vivevano fuori dalla dogana.


Roma, Palazzo Taverna. Massimo Riposati curatore della mostra dedicata a Modigliani alle Scuderie Aldobrandini di Frascati e Christian Parisot presidente del Modigliani Institut Archives Légales Paris-Rome. (Foto MPMichieletto)

M.P.M. Dottor Riposati potrebbe aggiungere qualcosa a quanto detto?

Massimo Riposati. Io tenderei a ricostruire quel clima a cui accennava il professor Parisot. Modigliani arriva a Parigi nel 1906 in quel momento Picasso che sta abitando nello studio di Max Jacob sta finendo e finisce di dipingere 'Le damoiselle d'Avignon' che a mio avviso rappresenta il simbolo diciamo della nascita della contemporaneità. In quel momento, bisogna immaginare che a Parigi arrivavano già i grandi collezionisti, i grandi russi ma erano tutti quanti molto vicini a quella pittura che aveva consolidato il proprio mercato nella grande area della borghesia francese quindi Manet, Monet e tutta la pittura impressionista, era la pittura che decideva e determinava il mercato nel cuore della città, quello a cui si riferiva Parisot quando diceva che Montmartre e Montparnasse rappresentavano la periferia di questo grande impero. Certo, già con alcune figure, immaginiamo con Cezanne, si avverte che questo passaggio è inevitabile. Nello stesso tempo, pochi anni prima, i grandi flussi del colonialismo europeo - soprattutto belga- portavano a Parigi il vento di spiritualità, di semplicità che arrivava con le opere-oggetti, perché non erano ancora definite sculture, che venivano dal Congo, dal Centro-Africa. Questi elementi messi insieme, cioè la crisi del modello della grande borghesia francese con l'esaurimento dei temi dell'Impressionismo, il bisogno profondo e istintivo di rinnovamento. Ricordiamoci che dopo meno di dieci anni scoppierà la Grande Guerra nel cuore dell'Europa e la ventata di spiritualità di questi oggetti così esemplari, così mitici, puri inducevano in una serie di artisti, in Matisse, in Picasso in modo clamoroso, ma poi sarà la stessa cosa con Modigliani, naturalmente Brancusi, Van Dongen, con tutta una serie di artisti. Ma in cosa si differenzia Modigliani rispetto a quel vento di contemporaneità che sarà dato da queste avanguardie - che vivevano in questi margini che però diventavano margini estremamente significativi - che lui in realtà non aderirà a nessuno di quei movimenti di cui abbiamo parlato. Lui non diventerà mai cubista, mai surrealista, non sarà metafisico, perché è portatore di valori e di una educazione – quella a cui ci riferivamo prima le scuole di Fattori, di Micheli, gli amici fiorentini, veneziani, toscani – cioè di tutto quel mondo che aveva nutrito la sua adolescenza. E questo mondo sarà il mondo che restituirà un'immagine di Modigliani che non ha precursori e non vedrà, d'altra parte, neppure allievi e successori. Modigliani avrebbe voluto essere scultore e in realtà la mamma, quando scrive le proprie corrispondenze da Livorno a Parigi, le invia a 'Amedeo Modigliani sculpteur'. Naturalmente quella mina fisica, la tubercolosi che covava nel suo corpo gli impedirà di esercitare la professione, perché uno scultore povero non usa materiali morbidi, usa materiali durissimi quelli che trova, i materiali con cui si fanno i marciapiedi, però lui – e questo è il motivo per cui noi abbiamo determinato che il 2009 sarà l'anno di Modigliani perché dopo essere andato nel 1906 a Parigi tornerà una prima volta in Italia nel 1909 insieme a Brancusi e Brancusi sarà il suo referente culturale, l'uomo con cui scambierà le grandi esperienze che poi lo porteranno alla scultura che lui scolpirà tra quell'anno e il 1913. Questo è il breve intervallo in cui emerge la grande figura di Modigliani scultore, del Modigliani poi pittore, che non aderirà a tutti quei movimenti dell'avanguardia. Le influenze che aveva ricevuto manterranno in lui un forte riferimento all'immagine del corpo. Dei 350 quadri noti ha dipinto solo 3 paesaggi e sono o figure, nudi naturalmente, o ritratti di uomini in numero minore, ma soprattutto di donne. Perché? Perché il confronto con il corpo, con la spiritualità più intima sarà quello che determinerà l'immaginario che è diventato un mito, che tutti amiamo e conosciamo.

M.P.M. Sicuramente. Riferendoci alla mostra di Frascati - una mostra di documenti più un suo dipinto mai esposto in Italia 'Femme aux macarons' del 1918 -, avete trovato documentazione nuova?

Christian Parisot. Sì la mostra è voluta ed anche ideata con Massimo Riposati, che è il curatore e proprio per questo - con particolare attenzione per quello che è il percorso visivo e documentario - sono stati presentati per la prima volta alcuni nuovi documenti e tra questi c'è 'Ecce panis' questa canzone in musica, questa litania in cui Modigliani racconta la difficoltà di questo 'pane quotidiano'; poi abbiamo degli stranissimi ricordi di come si compra un pantalone: lui disegna questo pantalone sulla ricevuta del pantalone stesso. Poi abbiamo i libretti – finalmente aperti – del giovanissimo Modigliani italiano quando lui aveva 12-13 anni e si divertiva a scarabocchiare questi libri con le figure; libretti che la madre gli aveva regalato attraverso la sorella Margherita e attraverso queste piccole note, siamo riusciti a capire che il suo legame non è un legame con l'Italia: Lui è nato in Italia e come ebreo vive la sua italianità, pur conoscendo la lingua francese praticata quotidianamente con la madre (nata a Marsiglia) in più lui impara l'inglese naturalmente e con il nonno c'è l'apprendistato all'ebraico. Questo è il solito discorso di queste grandi famiglie di origine ebraica, che hanno la possibilità di aprire verso la cultura europea con una grandissima facilità. Questo non significa che la facilità sia la possibilità di navigare tranquillamente in Europa, anzi, le difficoltà sono anche superiori ma proprio questo legame tra Marsiglia-Tunisi-Livorno- Sardegna ha dato un triangolo quanto mai importante che potremmo definire la ‘cultura mediterranea’ di Modigliani più che la cultura italiana, una cultura profondamente ancorata nel mare, nel Mediterraneo e questa cultura la porterà con sé tutta la vita, questi segni sono identificabili nella sua scrittura, nelle sue lettere, nella sua nostalgia per l'Italia, ma più che per l'Italia una nostalgia profonda per questo clima mediterraneo nel quale lui si ritrova, che non troverà a Parigi e lo renderà certamente più fragile, in tutti i sensi, dal punto di vista psichico e in particolare fisico perché il clima non è certamente adatto alla sua cura e alla sua malattia – incurabile – perché la penicillina venne scoperta nel 1948. Ha avuto diversi problemi e malattie una prima d'ordine infettivo, ecco perché incontra il dottor Paul Alexandre, ha avuto un problema di denti, ecco perché incontra il suo famoso amico dentista che era il nonno della prima moglie di Sarkouzy, amicizie molto forti con le quali lui si lega, come con il dottor Alexandre che gli permette di lavorare nel suo 'falanstere', questo grande atelier, con tanti altri artisti. Purtroppo, la non riconoscenza da parte dei suoi amici francesi ha fatto sì che molte delle opere fossero disperse. In Italia c'è stata questa grande difficoltà di recuperare alcune opere che saranno in tutto una ventina tra disegni, olii e naturalmente sono olii che non hanno niente a che fare con il Modigliani maturo ma che hanno - a nostro giudizio - il diritto di esistere perché non si può cancellare la storia di sette anni di un artista pittore e soprattutto di un uomo che si indirizza unicamente alla pittura e al disegno. Bisogna ricordare che l'avventura di Modigliani iniziata a 14 anni a Livorno come ha giustamente detto Riposati, a Firenze e a Venezia, tre anni in cui il pittore-disegnatore Amedeo Modigliani lavora tutto il giorno, per cui, dire che rimangono dieci opere e una decina di disegni è quanto mai derisorio, cioè significa dire che in sette anni un artista ha fatto praticamente nulla. No, non è vero! Noi oggi ci rendiamo conto che lui ha vo-lu-ta-men-te di-strut-to le opere ritornando da Parigi nel 1909, ha distrutto tutte le opere scultoree. Non le ha buttate nel fosso (ormai lo abbiamo capito tutti!), le ha distrutte e ha ricominciato sotto l'influenza e sotto la spinta di Brancusi a riscolpire, diremmo così, una nuova forma, una nuova dimensione di scultura legata alla tradizione esoterica-cabalistica e allo stesso tempo sotto l'influenza delle nuove culture africane e oceaniche.

   
   
   
   
   
   
   
   
'Appello Modigliani ai Nomadi' adattamento e regia di Gaia Riposati
con musiche di Sebastiano Spinella.
Le foto dei documenti in mostra sono della fotografa Anna Marceddu.
Foto © MPMichieletto

M.P.M. Modigliani ha avuto molte donne che sono state molto importanti per la sua visione dell'esistenza come uomo mentre come artista sono state un 'territorio paesaggistico' e come diceva prima il dottor Riposati le ha dipinte per la quasi totalità delle opere... ma dai documenti, dalle lettere, si capisce quale tipo di rapporto emotivo instaurava con loro?

Christian Parisot. Sicuramente si capisce perché lui viene identificato più che altro dall'elemento femminile cioè è la donna che identifica l'uomo in questo caso o per lo meno si lascia identificare e questo è un rapporto quanto mai interessante - da modella a pittore - è la fase del 'miroir' cioè questa fase del rispecchiamento dell'artista che si ritrova nell'occhio, nello sguardo, della modella, un occhio aperto, un occhio chiuso, un occhio che guarda all'esterno, un occhio che guarda all'interno, come interpretazione psicologica. Per cui questo dialogo, tra interno ed esterno, è un dialogo molto molto importante nell'opera di Modigliani. Al rapporto uomo-donna ha dedicato quasi 320 opere dedicate a ritratti femminili e tra questi, ovviamente, ci sono tutte le donne che lui ha amato di più. Amato non significa tutto quello che la fantasia vorrebbe far credere, ma ci sono stati dei rapporti fondamentali, con innamoramenti, delle primissime donne come quella giovanissima di cui si innamorò in Sardegna – Medea - poi ci fu la donna l'amica di Micheli, poi ci fu a Venezia un'altra donna molto importante con la quale passò qualche giorno a Misurina, arrivando a Parigi ebbe degli incontri molto importanti ma i più significativi furono Beatrice Hasting, Simone Thiroux e Jeanne Hebuterne. Questi tre rapporti fondamentali sono determinanti per il suo lavoro: la Hasting nel 1913 lo riporta alla pittura, è lei che lo presenta a Paul Guillaume - il famoso pilota – il pilota che porterà Modigliani alla scoperta della verità, alla scoperta della sua pittura e lo porterà alla conoscenza di Léopold Zbowroski il terzo suo grande mercante. Simone Thiroux una vacanza 'molto pericolosa' un rapporto che durò solo tre settimane ma diede luogo ad una nascita, un bambino Gerard Thiroux che non è stato riconosciuto. Jeanne Hebuterne, incontrata il 31 dicembre 1916 con la quale a partire dal mese di aprile vivrà fino agli ultimi giorni della sua vita. Jeanne Hebuterne, giovane artista nata nel 1898, frequenta Montparnasse con lui, studia e si avvicina a tutti i grandi artisti, di lei ci sono 18-20 ritratti identificati, una quarantina-cinquantina di disegni: con cappello, senza cappello, vestita, travestita, da giorno, da festa, eccetera, in cui lui identifica in questa donna-angelo il proprio amore con una donna più giovane di 14 anni che dedica la sua vita e la sua arte perché anche Jeanne Hebuterne disegna e dipinge.

M.P.M. E come era, invece, il rapporto di Modigliani con la prima donna della sua vita, cioè sua madre, nell'ottica dell'influenza di questo nei futuri rapporti con il femminile?

Christian Parisot. Eugènie Garsin si fidanza nel 1855 con Flaminio Modigliani all'età di 15 anni e come voleva la tradizione ebraica, all'età di 17, si sposa senza praticamente conoscere il proprio marito. Si fidanzano quindi senza conoscersi, a 17 anni viene stipulata la 'Ketubah', il contratto di matrimonio in ebraico, e da quel momento, la signora Eugènie Garsin da Marsiglia, viene a Livorno, in questa grande casa, ricca casa e per avere una libertà che gli era consona, crea, fonda una piccola scuola, una scuola elementare dove lei vive la sua esperienza a contatto con i bambini fin quando la sorella di Amedeo Margherita anche lei entrerà come insegnante e saranno circa 4-5 le insegnanti che si alterneranno in questa scuola elementare progressista. Si insegna l'inglese, il francese per cui è una scuola molto aperta, molto interessante e lo stesso Amedeo la frequenta - non potendo o non volendo - frequentare in un primo tempo una scuola pubblica, così si ritrova, fino all'età di 10 anno con mamma, quotidianamente. Impara la grammatica, la lingua francese come seconda lingua, l'inglese e con il nonno Isacco l'ebraico. La questione è che il rapporto con la madre è intensissimo, fortissimo mentre i rapporti con i fratelli molto meno – ricordiamo che il primo dei fratelli è uno dei fondatori del Partito Socialista in Italia per cui molto contestato, è stato perseguitato con due anni di prigionia e durante il fascismo gli distrussero e bruciarono il suo studio abitando a Roma –; l'altro Umberto, un ingegnere che visse a Milano; la sorella restò sempre a Livorno in successione logica alla scuola materna e continuò ad insegnare sia alla scuola elementare che alla scuola pubblica la lingua francese. Fu la stessa Margherita Modigliani ad adottare l'unica figlia riconosciuta Giovanna-Jeanne Modigliani, dopo la morte dei due genitori, nata nel mese di novembre del 1918 a Nizza. Anche la figlia - con la quale io ho lavorato e cioè quasi dieci - aveva una tradizione italiana, era diventata italiana, pur essendo nata in Francia, ed è ritornata all'età di 21 anni sulle tracce paterne a Parigi e di qui inizia l'avventura con la raccolta delle testimonianze, dei documenti, di tutto ciò che concerne il padre e da un certo momento in poi cioè dal 1975 abbiamo collaborato per unire e soprattutto scrivere una nuova biografia dettata dalle testimonianze che hanno cambiato la nostra percezione dell'opera, della vita e degli incontri di Amedeo Modigliani.

M.P.M. Azzardo e semplifico: è possibile che Modigliani sia andato via dall'Italia anche per sottrarsi ad una famiglia così presente?

Christian Parisot. Sicuramente come tutti i ragazzi la prima cosa a cui lui ha pensato è stata quella di sottrarsi allo sguardo del materno andando a Firenze soprattutto andando a Venezia nella quale trova libertà, con la famiglia Older che non ha avuto grande possibilità di controllare questo giovane di 18 anni, per cui lì comincia a fare qualche 'pasticcetto' è lì che inizia a drogarsi per seguire i cosiddetti 'magnetisti' del barone napoletano Croccolo allora in voga per queste 'messe' magnetiche, sataniche per cui viene arrestato in una chiesa a Venezia e rinviato a casa. Da quel momento, siamo nel 1905 riflette, pensa e parte definitivamente nei primi mesi del 1906, ripartendo verso Venezia e da lì traversando e andando a Parigi. Ricordiamo che la sua residenza a Parigi dura tre anni dal 1906 al 1909 e rientra per la prima volta in Italia nel 1909 e come detto, il prossimo anno celebriamo il Centenario del suo primo rientro in Italia, primo rientro con Costantin Brancusi a Carrara e a Pietrasanta.

M.P.M. Ritornando alla sua origine ebraica e alla sua iconografia così unica nel panorama dell'arte della sua contemporaneità: quale la relazione tra la tradizione tendenzialmente aniconica dell'ebraismo e invece la tradizione artistica toscana con una figurazione così potente come l'arte cristiana presente nelle chiese che lui vedeva probabilmente?

Christian Parisot. Un periodo legato alla cristianità lo ha avuto nel 1914-15 soprattutto '15 ma è legato come crisi a molti artisti, tutti in quel momento ritornano sull'iconologia - iconologia - giudaica. Tutta la sua vita ha un doppio linguaggio esoterico-cabalistico nascosto ma abbastanza evidente per chi sa leggere i segni e i numeri che sono legati a questa tradizione: il ripetersi tre volte del 3 nove volte del 9 o del 7 nella giacca, nei bottoni, negli orecchini e soprattutto in quei pendagli e tutte quelle decorazioni legate al segno, al disegno che è più forte. Come riconoscimento nella pittura non c'è - a parte questa immagine importante del tarocco. Il tarocco viene dipinto una sola volta da una figura femminile tratta dalle carte dei tarocchi, invece nella parte disegnata c'è quasi sempre, in tutti i disegni un tocco, un ritocco legato all'alfabeto ebraico che come ogni lettera dell'alfabeto ebraico rinvia ad un numero, questo discorso è per lui quotidiano, congeniale. Non è mai stato un ebreo ortodosso, ha sempre mangiato di tutto, non ha mai seguito la tradizione legata agli insegnamenti del nonno Isacco ma è stato un libero interprete della sua visione dell'ebraismo attraverso il segno e il disegno, che mi sembra molto più innovativa, liberale... d'altronde come tutta l'educazione familiare che gli ha potuto dare questa grande apertura, fondamentale nei confronti della nuova lettura del mondo ebraico.

M.P.M. In continuità...

Massimo Riposati. Citerei soltanto l'omaggio che è stato fatto nella mostra che è l'intervento di Vettor Pisani. Cosa fa' questo grande artista, proietta l'ebraicità che appartiene a Modigliani, sulla fronte di Jeanne Hebuterne, che era cattolica anzi più che cattolica. Questa proiezione della stella ebraica sulla fronte della Hebuterne crea una ulteriore triangolazione: Modigliani, il viso della Hebuterne e nella qualità di musa, il ritorno verso l'opera, che è il frutto dell'ispirazione che la musa ha prodotto sull'artista, lì, nell'opera di Vettor Pisani la ricostruzione di un triangolo esoterico. Perché cito questo, perché una parziale mostra nella mostra, l'abbiamo voluta proprio per dimostrare come l'immagine e il pensiero di Modigliani sia stato, è, e probabilmente sarà così influente nella creazione contemporanea. La contemporaneità non è fatta di date, la contemporaneità è un fatto intimo, spirituale di appartenenza e allora la vera identità di Modigliani sarà quella identità che è capace di soffiare nei cuori, ma anche nelle pance, ma anche nelle menti di altri perché stimolati da questo soffio, da questo vento, possano all'interno dei linguaggi che appartengono ai singoli artisti ispirare - come abbiamo visto con Baldo Diodato, Luca Patella, Renato Mambor – è proprio l'ispirazione che viene da un soffio ricevuto. Ecco Modigliani, ancora oggi è capace, per l'altezza e l'ampiezza del suo genio di respirare, di soffiare questo sibilo leggero che ha permesso – noi abbiamo fatto solo una dimostrazione meriterebbe che questo concetto si potesse esprimere in una più ampia mostra – ma abbiamo voluto documentare, nella parte bassa delle Scuderie Aldobrandini, come questo soffio sia ancora vitale e come abbia spinto artisti contemporanei a non rinunciare al proprio linguaggio perché ogni artista ha un proprio linguaggio di cui conosce la grammatica, la sintassi e nessuno di questi ha rinunciato al proprio linguaggio ma si avverte che questo respiro emesso da tutta l'immagine mitica e simbolica di Modigliani che è ancora capace oggi di suscitare in realtà risposte così alte e così evidenti.

M.P.M. Nella lettera che Leopold Zbowroski scrive al fratello di Amedeo, Emanuele, informandolo del funerale e poi dei tragici sviluppi familiari, lo descrive così: “Era figlio delle stelle e la realtà non esisteva per lui” però io credo che l'esempio di Modigliani oggi è poco imitabile...

Christian Parisot. Diciamo che tutti gli artisti – non voglio paragonarli a Modigliani - ma tutti gli artisti, anche i più giovani con i quali siamo in contatto - perché continuiamo malgrado tutto nella nostra tradizione a dare una certa visione di possibilità di conoscenza - mi sembra che siano legati a questa forma di idealismo, che è meglio avvenga, meglio sia questa forma di idealismo che non la forma di negazionismo o di pietismo, come sembrano essere ricorrenti in questo momento e invece questo apertura di fantasia, questa apertura di proiezione verso l'alto, ha dato la possibilità a Modigliani, come a tantissimi altri artisti, di emergere senza curarsi evidentemente, degli stati piccolo-borghesi della condizione umana. E' evidente che si tratta di un retaggio post-romantico, sicuramente: il non curare sé stessi, l'essere trasandati, cercare paradisi artificiali, che possono essere droghe, ma anche paradisi quotidiani, come possono essere il vino o l'alcool, l'assenzio, sono piccole tragedie nelle quali si coinvolgono sempre i giovani, lo vediamo anche oggi sono piccole tragedie... che possono sembrare delle piccole trasgressioni ma che possono essere di una gravità, diciamo così, che possono imprimere nella vita di un giovane, un lato negativo, che porterà per tutta la vita. Amedeo Modigliani è stato arrestato cinque o sei volte. Ha passato dei periodi molto corti in prigione, ma sempre in prigione era. Nel XVIII Arrondissement, il famoso commissario che lo conosceva bene, ha avuto anche la possibilità di crearsi una collezione tra Modigliani e Utrillo e gli altri e pur mettendoli in galera e dandogli una matita e qualche colore, la sua collezione si è arricchita. Se noi pensiamo che la sua prima esposizione, il 3 dicembre 1917 alla galleria Berthe Weil, è durata tre ore, perché qualche benpensante gli ha inviato la questura a sequestrare tutti i quadri, facendo chiudere la mostra per oltraggio al pudore! Non cambia mai niente! Cioè anche oggi noi ci troviamo a confrontarci con lo scandalo, che sia orientato verso un'immagine del papa, verso un'immagine del feto, verso un'immagine della vita, questo non è stato ancora determinato e non sarà determinato dalla libertà dell'artista. L'artista ci prova, forse ci solletica, forse ci indica una strada da seguire attraverso una certa trasgressione, trasgressione voluta dall'intelligenza, perché c'è la trasgressione che agisce sul proprio corpo e lo distrugge, si fa del male.

M.P.M. Per concludere questa lunga intervista...

Massimo Riposati. Io credo che abbiamo espresso il significato di una volontà che è stata una volontà congiunta del presidente Parisot, del sindaco Posa, dell'assessore Stefano Di Tommaso, di realizzare in quella che noi consideriamo una diversa centralità, perché per noi, Frascati rappresenta un punto di riferimento elevato, per l'altezza delle attività che loro svolgono e diciamo una forma di decentralizzazione centralizzata. E' nella estrema periferia della città di Roma ma conserva la propria autonomia. Allora, nel panorama di quello straordinario significato che hanno avuto le grandi Ville Tuscolane, ci è sembrato che portare lì quella mostra, volesse dire, portare un vento di nobiltà in quel mondo ma ricevere anche da quei luoghi, quel respiro, quella diversa atmosfera, quella partecipazione più attenta, quella che qualcuno scioccamente chiama provincia - che io credo non esista perché ognuno è centro di sé stesso e non ci sono province e non ci sono cuori dell'impero - ma quella che apparentemente può essere un aspetto della provincia, abbia potuto una volta respirare con lo stesso battito, con la stessa frequenza, il clima che poi abbiamo verificato. Con Parisot veniamo dalla grande mostra del Museo Puskin che l'istituto ha collaborato a creare, dalla Fondazione Thyssen a Madrid, tutti luoghi dove le mostre su Modigliani chiedono che il nostro istituto e tutti i materiali che Parisot ha raccolto, ereditando la continuità di Giovanna-Jeanne Modigliani, abbiamo verificato come questi documenti siano essenziali anche nelle grandi esposizioni dove ci sono 40 dipinti, 60 dipinti, 100 disegni ma quella documentazione così amorevolmente raccolta crea gli ambienti, crea le condizioni per cui l'osservazione del quadro, diventa più consapevole perché è fatta da qualcuno che è investito da un contesto che non è solo scenografico ma esistenziale, che consente una lettura più alta, più approfondita dell'opera del grande maestro livornese.

M.P. Michiel
Roma, Palazzo Taverna, 12 novembre 2008

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