Inaugurazioni
L'orizzonte antropologico della pittura (anche), per Rodolfo
Papa, pittore(*)

“L’orizzonte
del Cielo e della Terra”
Museo della Seconda Legione Partica
Via Volontari del Sangue 6/8
Albano Laziale, Roma
5-20 novembre 2005
M.P.
Michiel. Hai scelto questo titolo per la tua
mostra “L’orizzonte del cielo e della terra”:
un luogo che pur sapendo cosa è e dove si trova è
in realtà mobile e sfuggente e solo all’artista
è dato identificarlo e fissare per sempre quel non-luogo.
Cosa intendi rappresentare con questo titolo?
Rodolfo
Papa. Mah… qui l’idea di fondo è
quella, è chiaro del luogo fisico, è chiaro
del luogo artistico, perché appunto Leonardo parla
di questa fusione di questi due orizzonti che dànno
poi origine a un orizzonte, ma è evidente che il taglio
di tutta questa cosa, porta ad un gioco di parole per cui
poi l’orizzonte è un orizzonte di tipo antropologico.
Quindi sto parlando dell’uomo, sto parlando del suo
orizzonte umano, terreno e dell’orizzonte trascendente.
M.P.M.
La luce è il tema della maggior parte degli artisti
in ogni tempo e luogo. Che tipo di luce è presente
nella tua ricerca pittorica? O meglio quale ‘frequenza’
stati cercando di rendere visibile?
Rodolfo
Papa. La frequenza è, come direbbe Leonardo,
quella che rientra nello spettro di luce visibile. Cioè
è la parte che è compresa tra penombra e massima
luce. Se c’è sovraesposizione cromatica…
nel pieno della luce, Leonardo dice che si vedono bene i colori
o meglio nel pieno della luce si vedono “i colori”;
ma il luogo più bello dell’arte è quello
a cavallo tra luce e ombra e quindi nella penombra. Questi
quadri si sforzano di lavorare… questi dipinti si sforzano
di lavorare proprio sulla penombra e cioè proprio quell’orizzonte
tra ombra e luce.
M.P.M.
Entrando nella specifico tecnico e formale, che non è
mai lasciato al caso, posso affermare che la tua è
anche una ricerca sul colore. In particolare il colore dell’incarnato
– la cosa più difficile in assoluto per un pittore
– dei tuoi ritratti non contiene ombreggiature scure
ma gioca tutto sui toni, appunto della carne. Cosa significa
anche rispetto al concetto dell’uso sfumato dell’ombra
leonardesca?
Rodolfo
Papa. Ritorniamo alla questione della penombra. L’incarnato
è sicuramente la parte più difficile e più
complessa della cromia pittorica ma è vero anche che
si può esaltare, si esalta e viene esaltato nell’immersione
nella penombra. Non solo a quel punto abbiamo una esaltazione
cromatica ma abbiamo anche una esaltazione plastica, di tipo
plastico, quindi, di tipo tridimensionale. L’oggetto
inserito in una penombra e raggiunto da un raggio di luce,
in questo caso l’oggetto-corpo umano ha una esaltazione
che allude peraltro anche ad una, come dire, trascendenza
cromatica, perché poi nell’incarnato ci sono
gli stessi colori del cielo, le stesse cromie, gli stessi
pigmenti che vengono usati per fare un’alba o un tramonto.
M.P.M.
Il corpo, quindi, è una presenza vera: tu affermi in
un tuo saggio(**) che Kandinsky con la sua poetica astratta
abbia “dimenticato” il corpo: allora qual è,
secondo te, la valenza di una moltitudine di artisti di talento
che hanno seguito i dettami dell’astrazione?
Rodolfo
Papa. Il talento artistico è indipendente
dalle leggi e dalle regole al quale viene assoggettato o che
naturalmente si dispone ad accettare delle leggi… quelle
di Kandinsky: “punto, linea e superficie”, ma
anche minori “punto, linea” ma anche, ancora più
piccola “punto e basta” o anche, ancora meno “senza
il punto”! Cioè l’artista e la genialità
dell’artista è fatta comunque salva! Il problema
semmai è quello del senso e del significato. A me sembra
che uno strumento siffatto sia incapace di tradurre il mondo
circostante. Abbiamo bisogno di riconquistare, di tradurlo
totalmente perché, è chiaro, che una traduzione
c’è ed è comunque forte, importante…
Uno non può dimenticare tutta l’astrazione o
l’Action Painting… questo va tutto benissimo,
non è questo il punto! L’elemento che a me sembra
importante, urgente in questo momento è quello della
ricostituzione di un senso unitario, complessivo. E quindi
il senso complessivo lo possiamo ottenere, semmai, con la
reintroduzione del “corpo” e cioè della
tridimensione della prospettiva, di una prospettiva non solo
accademica ma di una prospettiva di visione, di una finalità,
di una teleologia artistica, cioè puntata verso un
fine, un fine ultimo. L’arte contemporanea, spesse volte,
è fine a sé stessa e quindi, come dire, autoreferenziale,
non esce da sé stessa e non dialoga con l’uomo
contemporaneo. L’uomo contemporaneo soffre per una assenza
di senso e di significato della vita e del reale. L’arte
è il luogo dove questo si acquista e quindi lo strumento
artistico deve essere complesso. Per questo io amo molto più
Leonardo che non Kandinsky.
M.P.M.
Hai realizzato grandi pale d’altare e cicli pittorici
per chiese romane e non: in che misura ti sei sentito “libero”
in queste commissioni di trasporre la contemporaneità
umana dell’immagine sacra per un contesto di culto?
Rodolfo
Papa. Assolutamente libero! Perché il mio
confronto non è tanto con la committenza che c’è
ed è comunque importante perché, magari, dà
le linee o addirittura un programma iconografico. Ma la libertà
di realizzarlo è totalmente e pienamente nelle mani
dell’artista. L’artista, semmai, questa libertà
la deve applicare nel darsi delle regole serie e ferree che
vengono da uno studio approfondito della storia dell’arte,
del passato, perché i grandi artisti hanno sempre applicato
regole complessissime e se si riesce a traghettare, a tradurre
quelle stesse regole così complesse si ha garanzia
di un certo successo non solo artistico, ma anche liturgico
dell’arte per la preghiera, per la contemplazione per
la visione, per l’educazione e così via. Quindi
l’artista è assolutamente libero da ogni vincolo,
diciamo così, politico e totalmente assoggettato alle
regole interne all’arte, che deve rispettare perché
altrimenti non riesce a produrre alcunché.
M.P.M.
Grazie a Rodolfo Papa, pittore, maestro.
R.P.
Prego
M.P.
Michiel
Roma, 5 novembre 2005
(*)
Pittore, teorico e storico dell’arte.
(**) Rodolfo Papa, “Bellezza tanto antica e tanto
nuova”. Riflessione sull’arte sacra, in
Abisso di luce. Il ciclo pittorico di Rodolfo papa nell’Antica
Cattedrale di Bojano, a cura di Angelo Spina, p.51, Sinnos
Editrice, 2004 Roma.
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Al
centro il pittore Rodolfo Papa con Livio Garbuglia,
critico d'arte e Maria Pia Michieletto, pittrice, rispettivamente
direttore e responsabile editoriale di Pianeta-Arte. |
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