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Doppia intervista a Nicolantonio Mucciaccia, artista e Gianluca Marziani, critico: linee di frequenze contemporanee (*)


Gianluca Marziani e Nicolantonio Mucciaccia

Nicolantonio Mucciaccia
“Canto di una piuma organica”
Galleria Hofficina d’Arte
Roma, via del Vantaggio, 3
4 maggio-30 giugno 2007

M.P.Michiel. Il titolo “Canto di una piuma organica” risuona su frequenze surrealiste. Quale il nesso e chi lo ha scelto l’artista o il curatore?

Nicolantonio Mucciaccia. Il titolo è stata una mia visione e poi riguardo al Surrealismo io non considero il mio lavoro surrealista lo considero megacosmico, che è diverso, molto diverso, non è propriamente legato a psicanalisi, inconscio in modo diretto o in modo - come dire - convenzionale.
Gianluca Marziani. Il titolo è nato da un’idea di Nicola da una sua ispirazione, da un suo flash mentale. Devo dire che tutto il lavoro di Nicola è una sorta di grande autoritratto della mente frammentata, per cui mi interessava questa dimensione surreale di questa piuma organica che poi nasce da un contrasto dialettico ma che in realtà è nel lavoro stesso, perché questo è un lavoro, in una certa maniera, molto leggero ma anche molto stratificato, un po’ appunto come se fosse davvero una piuma vivente. Perché è un lavoro che nasce da questa ossessione ripetitiva del gesto quotidiano, vitale quasi fosse un ossigeno. Il lavoro, l’opera, si sviluppa per moltiplicazione di segno, quindi una sorta di catena cellulare del disegno, che poi struttura queste forme che sono appunto più organiche, più vicine a corpi, più vicine ad animali… comunque sempre più a degli archetipi del vivente. Questo è un po’ tutta la natura del lavoro da cui nasce parte del disegno, questo disegno elaborato che si vede in mostra; quella parte della pittura è invece una parte un po’ a contrasto, a differenza del disegno, molto liberatorio, volutamente gestuale, più aperto nella sua forma quasi automatica, mentre appunto la parte del disegno ossessivo è più legata alla minuziosità del gesto ma entrambi sono legate doppio modo a questa luce che segna, definisce, sottolinea, incornicia. Appunto questo uso del neon che diventa un elemento iconografico e diventa un po’ il raccordo e una sorta di filo che attraversa tutto il lavoro, che crea anche un ripensamento rispetto a certi archetipi a cui lui si lega. Quindi non a caso torna questa matrice più informale della pittura ma questa matrice informale poi si ribalta attraverso il neon che quindi cambia la stessa dinamica storica della citazione e della natura informale del lavoro
.

M.P.M. Questa è la mostra d’esordio per Nicolantonio, quindi una sorta di “debutto in società”. E’ stata una scelta dell’artista o l’artista è stato blandito, sollecitato dalla curatela del critico Marziani?

Nicolantonio Mucciaccia. No è stata una mia volontà.
Gianluca Marziani. Mah, io sto seguendo il lavoro di Nicola da diversi anni nel senso che l’ho conosciuto vedendo le sue cose e le sue molte cose, che è un lavoro molto complesso, anche perché realizza sculture, dei video, dei film, insomma è un lavoro che usa molti linguaggi intorno ai temi ossessivi che dicevamo e sono alcuni anni che lo sto seguendo. Ha fatto alcune cose, una sorta di training per vedere come funzionavano certi passaggi, con la volontà di arrivare a un punto di sintesi - in questo caso la mostra che vediamo - che però è il risultato di un lavoro seguito negli ultimi tre-quattro anni in cui abbiamo visto assieme diversi passaggi, scelto, eliminato, sistemato, insomma portato a maturazione certi momenti, fino ad arrivare a questa sintesi di lavoro in cui quello che si vede qui, rappresenta sì il lavoro crescente, ma in realtà rappresenta anche il lavoro molto lungo perché alcuni pezzi di questa mostra, sono nati nell’arco di tre anni di lavoro, stratificati nel tempo, ripresi, portati avanti. Alcuni lavori si sono fermati, hanno cambiato la loro fisionomia. E’ tutto un lavoro “in progress”, in un certo senso la cornice è il neon che lo blocca, proprio perché è un lavoro che potrebbe crescere all’infinito. Queste code di lavoro, questi elementi che nascono da altri elementi, in realtà hanno una natura quasi chimica e quindi di moltiplicazione, una specie di partenogenesi dentro al lavoro, come se si moltiplicasse da sé e ad un certo punto deve bloccarsi e quindi il neon, simbolicamente, è stato anche un momento di definizione delle cose.

M.P.M. Infine qual è la tua “mission” come artista?

Nicolantonio Mucciaccia. Mah… una frase che mi è venuta in mente, sempre una visione, perché per me le frasi sono visioni, era: “Io sono colui che proietta il cono dello spirito nel futuro”. Questo.

M.P.M. Qual è la “mission” del critico o la tua come critico?

Gianluca Marziani. La “mission” del critico, almeno per come sto lavorando io, è quella di lavorare su dei processi comunicativi più aperti, rispetto all’arte contemporanea: quindi capire. L’esempio della mostra di oggi nasce anche dalla volontà di cambiare l’idea dello spazio quindi uno spazio completamente nero, un colore a cui io sono legato - ho fatto altre mostre anche museali usando il nero come colore base -. Quindi secondo me l’idea del critico oggi, del curatore oggi, è quella di lavorare sui processi dell’arte, capendo anche come l’arte sta cambiando nel contesto in cui vive e si espande, quindi capire come sta cambiando il pubblico, come cambiano i luoghi, come cambiano le dinamiche di assorbimento, come cambia la figura stessa del critico. Poi spesso l’arte è legata a meccanismi che sono meccanismi espositivi che nascono a fine Ottocento, meccanismi poi culturali che si sono sviluppati negli anni ’60-’70 e che oggi vengono ripetuti talvolta in modo più passivo. Il mondo è completamente cambiato, la comunicazione è completamente cambiata, spesso l’arte arranca in questo senso. La “mission” all’interno di quello che uno fa, come scelta editoriale di scrittura, curatoriale, tutto quello che uno può fare, la vera “mission” è quella di usare la comunicazione in modo intelligente e andare a lavorare sul pubblico in maniera più aperta più sistematica cercando anche di lavorare sui meccanismi di assorbimento culturale delle cose.

M.P.M. Grazie a Nicolantonio Mucciaccia artista e a Gianluca Marziani critico.

M.P. Michiel
Roma, 4 maggio 2007

(*) L’intervista è stata realizzata separatamente, l’uno all’insaputa dell’altro.

   
   
   
   
   
   
   
Foto © MPMichieletto

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