Incontri
“A Carte Scoperte” al Museo di Anticoli Corrado
con i curatori Francesca Romana Morelli e Valerio Rivosecchi

“A Carte
Scoperte”
Museo d’Arte Moderna e Contemporanea
Anticoli Corrado (Roma)
7 luglio–9 settembre 2007
M.P.Michiel.
I primi approcci artistici al paese di Anticoli Corrado pare
che risalgano addirittura al 1700 ma il periodo più
fervido si estende per tutto l’Ottocento e parte del
Novecento, soprattutto ad opera di artisti danesi che divulgarono
la bellezza e la bontà dei luoghi ma anche degli abitanti.
Qual è la magia che ha creato la leggenda di Anticoli
Corrado il paese degli artisti?
Francesca
Romana Morelli. La magia è data innanzitutto
dal posto, un posto con una natura così lussureggiante,
in certi punti selvaggia e quindi anche una luce molto importante,
una luce molto forte, e qui magari potrebbe rispondere meglio
Occhigrossi e Bertoletti (direttore del Museo e nipote dei
Bertoletti, n.d.r.) che sono i veri cultori di Anticoli perché
poi tutto questo è stato utilizzato dagli artisti in
maniera diversa. Penso anche alla dimensione conviviale che
c’era ad Anticoli con i paesani che erano così
sensibili agli artisti. Gli artisti finivano col fare anche
la vita del paese, frequentare gli abitanti e questo dava
proprio uno spessore a questa esperienza. E poi le modelle,
le famose modelle di Anticoli Corrado che Paolo Bertoletti
ha però ridimensionato ma sembrerebbe che alcune di
loro fossero di tale bellezza e soprattutto di grande intelligenza
per cui poi non soltanto posavano, come ad esempio Pompilia
la moglie di Fausto Pirandello ma alcune sono diventate anche
pittrici come Pasquarosa Bertoletti.
M.P.M.
Dopo la stagione Ottocentesca c’è la grande avventura
dei primi cinquant’anni del Novecento che coinvolge
numerosi artisti romani. Pare ci fossero addirittura 55 studi
nel paese. Che tipo di artisti frequentavano il paese, quali
“correnti” artistiche seguivano questi artisti
che da Roma venivano ad Anticoli?
Valerio Rivosecchi.
Molto importante è sicuramente la scuola creata da
Felice Carena con Attilio Selva e Orazio Amato perché
ha rappresentato un momento di elaborazione intellettuale
al di là anche della tecnica pittorica per quelli che
poi sono diventati i pittori tonali come Emanuele Cavalli,
Giuseppe Capogrossi, Pirandello che praticamente hanno appreso
i rudimenti della pittura, il mestiere di pittore, da Carena,
da un artista che aveva già una sua storia, che aveva
lavorato molto sulla luce e sulla composizione e quindi questo
apprendistato ha contribuito a creare un filone importante
sulle ricerche della Scuola Romana. Se si vedono i lavori
intorno al ’27-’28 o anche prima, quando c’era
la scuola, si coglie un’identità sulla materia
pittorica, sulla luce, su alcuni problemi che sono rimasti
un bagaglio per tutti questi artisti al di là poi delle
scelte stilistiche che hanno fatto in seguito. Anche un pittore
come Onofrio Martinelli che è stato vicino a questo
mondo, ha mantenuto quell’imprinting particolare, quindi
quella è sicuramente una storia nella storia, un momento
ben definito legato a certe motivazioni o idee di fondo della
pittura post-impressionista, in cui anche la luce e il colore
si potevano colorare di significati più profondi che
non l’immagine retinica e visiva della pittura. Quello
sarebbe stato il primo gradino per poi arrivare alla dimensione
molto intellettuale della pittura tonale in cui tutto veniva
filtrato attraverso Piero della Francesca verso l’idea
del Quattrocento e via dicendo, il tutto mescolato nell’ambito
di Anticoli Corrado con questa forte solidarietà umana.
C’è anche il quadro di Cavalli proprio al Museo,
questi tre uomini quasi abbracciati che danno l’idea
di come, al di là delle differenze e dei percorsi individuali,
ci fosse, in quel particolare momento, questa idea di “scuola”,
di ricerca collettiva intorno a delle idee.
M.P.M.
La mostra è un’esposizione di quadri, di sculture
e di fotografie ma soprattutto di documenti. Che cosa avete
trovato di nuovo oppure che cosa avete esposto in particolare?
Francesca
Romana Morelli. I documenti, innanzitutto, sono quelli
che noi abbiamo raccolto in 23 anni di studi e di ricerche
fatte all’interno dell’Archivio della Scuola Romana
fondata nel 1983 da studiosi come Maurizio Fagiolo dell’Arco
o anche critici d’arte o uomini politici come Antonello
Trombadori che era il figlio di Francesco Trombadori. Sono
tutte le carte appartenute agli artisti ma anche ai fiancheggiatori,
ai galleristi e quello che abbiamo fatto, è stato ripercorrere
i vari momenti della Scuola Romana, momenti culturali da quello
Purista, subito dopo la Prima guerra mondiale nel 1918 - quando
viene fondata la rivista “Valori Plastici”- ed
è il momento in cui c’è il “ritorno
all’ordine” intorno ad artisti come De Chirico,
Martini, Morandi ma ci sono anche gli artisti della Scuola
Romana che sono più legati alla Scuola stessa come
Francesco Trombadori, Francalancia, artisti che abbiamo anche
scelto per la mostra. C’è una vetrina dedicata
alla Scuola di via Cavour, che è questo gruppo di artisti
che hanno prediletto una linea più espressionista,
forse anche per reazione a questo “ritorno all’ordine”
che aveva privilegiato il Purismo, una pittura molto adamantina.
Quindi ci sono le recensioni ai cataloghi delle loro mostre
e anche dei disegni. Poi abbiamo una vetrina legata ad Anticoli
Corrado, di immagini che abbiamo trovato in occasione della
mostra. Alcune fanno parte anche della collezione del Museo
e infine abbiamo concluso con la fase tonale ed espressionista,
che è quella degli anni ’30 dedicato ad artisti
come Ziveri, Capogrossi e c’è il famoso libro
su Piero della Francesca scritto nel 1927 da Longhi che è
servito da “breviario” per gli artisti tonali
che dovevano abbinare luce e colore in una pittura fortemente
intellettuale.
M.P.M.
L’ultima domanda la volevo fare sul fenomeno di
Pasquarosa, questa anticolana, modella, sposa Bertoletti,
che diventa pittrice. Da un punto di vista strettamente artistico
come era veramente considerata?
Valerio Rivosecchi.
Pasquarosa è la dimostrazione che in arte quello che
conta alla fine è il talento che è qualcosa
di innato e di molto misterioso come – con le debite
proporzioni – per Mozart che a 14 anni già scriveva
musica. Lei, bene o male, sì, era cresciuta in un ambiente
artistico vivace con gli artisti che arrivavano qui ad Anticoli
però non si spiega come una modella che non aveva mai
fatto nessuna scuola, né nessun apprendistato quando
si mette a dipingere, quasi da subito sforna delle opere con
un’energia e una vitalità che pochi suoi colleghi
maschi, ben più paludati e patentati, possono vantare
nel panorama romano degli anni ’10-’15. Ci sono
quadri di quell’epoca che starebbero tranquillamente
a fianco di lavori coevi di artisti francesi di alto livello,
cioè pieni di gioia, di energia ma soprattutto ben
costruiti come quadri. Quello è impressionante. Non
è un fatto solo di spontaneità, è un
fatto proprio di maturazione della pittura. Ci si trova di
fronte ad un fenomeno, e non lo dico io, lo diceva anche Roberto
Longhi che recensiva queste prime mostre negli anni Venti,
ci si trova di fronte alla mostra dei fenomeni. Capitavano
alcuni di questi personaggi, senza grandissimi percorsi di
formazione alle spalle, assolutamente antiaccademici, che
riuscivano a realizzare delle opere molto, molto convincenti.
Basta guardarle un po’, il senso del colore, la gioia,
la vitalità, l’invenzione anche magari in soggetti
semplici come le nature morte. Già ai suoi tempi Pasquarosa
era assolutamente valutata e riconosciuta come valore artistico,
all’interno della pittura romana. Ha avuto anche la
fortuna di avere accanto un marito appassionatissimo di quello
che faceva lei che era appunto Nino Bertoletti, che l’ha
aiutata, l’ha appoggiata in tutti i modi nelle varie
mostre che via via si facevano, biennali, quadriennali però
quello avviene dopo, prima viene sempre la qualità
del lavoro. E poi sappiamo benissimo che a quei tempi per
una donna non è che fosse così facile emergere
e farsi riconoscere artisticamente. Eppure lei in qualche
modo a forza di bei quadri c’è riuscita.
M.P.M.
Grazie a Francesca Romana Morelli e Valerio Rivosecchi,
curatori.
M.P.
Michiel
Anticoli Corrado, 17 luglio
2007
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