Incontri
Tosca in scena: Eros e Tanatos per Igor Mitoraj,
scenografo, scultore

Roma,
Palazzo Farnese
nel progetto “Scolpire l’opera”
presentazione di “Tosca”
con scene e costumi di Igor Mitoraj
nell’ambito del 52° Festival Puccini 2006
M.P.Michiel.
Gli eventi della Tosca sembrano essere il risultato della
personalità dei protagonisti che sono come travolti
da loro stessi. Allora mi domandavo: nei costumi, negli abiti
che ha creato per loro c’è questo riferimento?
Igor Mitoraj.
Naturalmente, nell’espressione dell’abito di Scarpia
c’è, e ho fatto in modo di dare la pesantezza
del potere! Per la Tosca ho cercato di dare molta sensualità
negli abiti che porta…
M.P.M.
Tosca è molto gelosa del suo amante…
Igor Mitoraj.
Esatto, ma qui non si capisce chi è geloso di chi:
è veramente un triangolo maledetto. Il potere è
gelosia. Poi c’è tutto insieme: sangue, morte.
Io direi che veramente il sottotitolo dovrebbe essere “Tosca:
Eros e Tanatos”. Ed è molto attuale perché
succedono sempre queste cose.
M.P.M.
Però è Tosca che scatena il dramma perché
se non avesse seguito Cavaradossi…
Igor Mitoraj.
Sì, ma secondo me, la vita porta a queste situazioni,
in piccolo, in grande, in straordinario, credo che esiste
sempre questo tipo di relazioni umane. Credo che la Tosca
fosse innamorata anche di Scarpia, solo che la sua moralità
cristiana non gli ha permesso di dirlo. Però ad un
certo momento si concede. Come si concedono le ragazze ai
produttori della televisione.
M.P.M.
Il dramma della Tosca è anche uno spazio e un tempo
tradizionalmente romani. Cosa, secondo lei si può riconoscere
nella Roma contemporanea?
Igor Mitoraj.
Ma questo non so, non frequento abbastanza gli ambienti e
i luoghi sono cambiati… c’è Saxa Rubra
al posto di Castel Sant’Angelo. Posti del potere che
io non conosco adesso. Però, tornando a Roma, quello
che c’è ancora oggi, Palazzo Farnese, Castel
Sant’Angelo, sono dei luoghi fantastici. Sono passati
grandi artisti da qui. L’imperatore Adriano era il più
grande collezionista d’arte antica già alla sua
epoca, protettore delle arti, della musica e poi qui in Palazzo
Farnese, tutti lo sanno cosa c’è, gli affreschi
dei Carracci, la facciata di Michelangelo. Io sono molto legato
a Roma, ho fatto diverse cose…
M.P.M.
Una delle rappresentazioni più famose della Tosca
è l’edizione del 1964 con la Callas, con le scene
e i costumi di Zeffirelli. Si è ispirato a quella edizione
oppure non ha voluto interferenze?
Igor Mitoraj.
Per me la Callas è la più grande e Zeffirelli
è un grande maestro, una persona molto importante non
solo in Italia ma nel mondo, ma quando ho cominciato pensare
alla “Manon Lescaut” (prima opera affidata
a Mitoraj nel 2002, n.d.r.) mi sono detto non sono né
Visconti né Zeffirelli, nessuno, cosa faccio? come
mi comporto? Ho portato le mie sculture sul palco e questa
è l’unica via d’uscita e poi le cose fatte
non vanno rifatte, non vanno ripetute e il teatro dell’opera,
purtroppo è anche un po’ “polveroso”.
Ci sono arredatori, decoratori che fanno chilometri di decorazioni
e alla fine poi si ripetono e l’idea di prendere degli
artisti scultori mi sembra una cosa molto buona perché
è una visione molto particolare anche se non sempre
si concilia con il gusto del pubblico. Per esempio a me hanno
chiesto le parrucche ma mi sono rifiutato. Ho detto no, parrucche
no. Io non vedo così.. e il pubblico si accultura in
un certo senso, va più avanti, non rimane sclerotizzato
nelle visioni date dai tempi passati. Tutti hanno detto che
Tosca deve essere rossa. Tutti la fanno in rosso. Io ho fatto
una striscia rossa nel palco, come una striscia di sangue
e basta.
M.P.M.
Grazie a Igor Mitoraj, scenografo, scultore.
M.P.
Michiel
Roma, 11 luglio 2006
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