Atelier
Fisica e metafisica del colore per Monica Melani, pittrice

Roma, Quartiere
Portuense, Via Poggio Verde, 40
Livio
Garbuglia+M.P. Michiel. Parliamo subito della
tua ricerca sul colore. In particolare i tuoi studi sul colore,
sulla percezione del colore e il tuo master in Cromoterapia
sono scelte precise che rivelano la presenza di un pensiero
chiaramente indirizzato. Ma tu cosa stai cercando attraverso
la tua personale ricerca sul colore?
Monica
Melani. Io lavoro il colore come energia, come energia-informazione.
Quindi per me è uno strumento attivo che in qualche
modo veicola pensieri, idee, immagini dalle multidimensioni.
Il master di Cromoterapia è stato un momento per ampliare
alcune conoscenze, anche storiche, riguardo alle potenzialità
del colore, di cui però, in qualche modo, avevo già
intuito le possibilità. Certamente, quando iniziai
la mia ricerca, e parliamo di vent’anni fa circa, non
potevo neanche immaginare lo sviluppo che ciò avrebbe
avuto nel tempo, intuivo, semplicemente intuivo. Soltanto
successivamente, attraverso un percorso di consapevolezza
e quindi di interazione interno-esterno, in cui ad una mia
evoluzione personale interna è corrisposta una evoluzione
della ricerca nella materia e nel colore, quanto intuito si
è andato a strutturare e ad organizzare sempre di più
in un qualcosa che oggi potrei, oserei dire, veicolare come
metodo di conoscenza e comunicazione, da tramandare ed insegnare
ad altri, cosa che fra l’altro faccio già da
qualche anno con successo.
Cosa ricerco nel colore? o attraverso il colore? Ricerco un
contatto con tutto ciò che appartiene alla completezza
dell’uomo e quindi del suo universo, del suo mondo,
che ritengo ancora oggi così poco conosciuto in quanto
spesso limitato da strutturazioni, soprattutto mentali, che
impediscono di avvertirne e di viverne l’essenza più
profonda.
Il colore è quindi per me uno strumento che aiuta la
libera comunicazione, la scoperta o addirittura la manifestazione
di quanto intuito, al fine, appunto, di ampliare la percezione
del reale.
L.G.+M.P.M.
Il colore è un flusso di energia di diverse qualità
a seconda della diversa lunghezza d’onda e quindi del
diverso colore. Secondo la sua esperienza di artista cosa
credi che recepisca lo spettatore guardando i tuoi lavori
che contengono il colore come un elemento fluido con confini
non definiti?
M.M.
Beh! Devo dire che in merito a questo, molto dipende
dall’approccio con cui lo spettatore si pone di fronte
al colore. Il colore di fatto non pone nessun limite perché
essendo un qualcosa di assolutamente espanso ed illimitato,
che appartiene a qualcosa di indefinibile, come dicevi giustamente..
di fluido, non ha assolutamente nessuna intenzione di limitare
il proprio rapporto con l’interlocutore. Potrebbe veramente
donare e dare molto. Il problema invece sta dall’altra
parte, il più delle volte ci si pone con un approccio
di chiusura o comunque di scetticismo, di dubbio, e forse
la maggior parte delle persone lo percepiscono “semplicemente”
a livello emozionale: il colore gli trasmette un’emozione
positiva o negativa e quasi sempre ciò dipende dal
proprio vissuto. Siamo ancora lontani dal rapporto che io
auspicherei e cioè molto più approfondito di
vera e propria interlocuzione con il colore rispetto alle
tantissime domande dell’uomo e dell’umanità
che ancora non hanno avuto risposta.
L.G.+M.P.M.
C’è, nei tuoi lavori, una bellezza formale
che non deriva però da una volontà razionale
e individuale ma da una volontà che sembra che tu lasci
libera di esprimersi attraverso il prolungamento del tuo braccio
e della tua mano che impugna l’attrezzo per dipingere.
Allora da dove arrivano queste immagini che desiderano rivelarsi?
M.M.
Intanto ringrazio, per la “ bellezza formale”
in apertura di domanda…. Mi fa molto piacere perché
una delle cose che ho sempre ri-cercato nei miei dipinti è
l’armonia fra gli elementi più diversi, più
disparati. Per oltre vent’anni ho cercato di far interagire,
far dialogare degli elementi fisici che altrimenti in qualche
modo si allontanano naturalmente l’uno dall’altro:
tipo… non so, colori all’acqua insieme a colori
ad olio, geometrie e situazioni informi…, gli opposti
che in uno stesso spazio interagiscono. Addirittura, per alcuni
anni, ho lavorato a cercare di movimentare la dimensione del
quadrato, che è una delle più stabili a livello
di forme geometriche.
Quindi ho lavorato tantissimo per cercare di comprendere come
anche gli elementi più diversi potessero unirsi per
creare alla fine una impressione o un qualcosa che recasse
in sé un’armonia. Perché poi ritengo che
alla fine questo sia un po’ quello che dovrebbe essere
anche nella nostra quotidianità, nelle nostre ricerche
e nel nostro errare: quello di riuscire a trovare un giorno
un modo che unisca e non divida gli opposti. Il fatto che
poi alla fine lo spettatore ne percepisca la bellezza…
beh... lo trovo incoraggiante, perché ovviamente è
quello che in definitiva vorrei esprimere...
Da dove vengono le immagini?... eh! Qui il discorso si fa
un po’ più complesso. Diciamo che, essendo il
colore qualcosa che non ha limiti di spazio e di tempo, essendo
quindi atemporale e aspaziale, attinge laddove in quel momento
il messaggio è più forte e funzionale, insomma...
molto dipende anche dalla storia personale dell’individuo
o del momento storico… In questo senso c’è
apertura massima a che ogni forma si manifesti per dire la
propria, anche se esistono regole e leggi universali ad organizzare
il tutto che trascendono ma non prescindono dalla volontà
ed evoluzione degli interlocutori in azione.
L-G.+M.P.M.
Hai sperimentato diversi materiali e diverse tecniche: attualmente
quale materiale e quale tecnica prediligi? E aggiungerei:
la scelta della tecnica e del materiale è secondo te
influente nei confronti del messaggio che sottende alla tua
ricerca o poetica della ricerca?
M.M.
Sì! Ovviamente è molto importante anche la scelta
del materiale. Anche su questo ho lavorato molto sperimentando
di tutto, tutto quello che potevano essere i materiali canonici
e tradizionali ma anche quelli legati ad altre realtà,
utilizzando per esempio quarzo, gesso e altri tipi di malte,
generalmente usate in edilizia.Quello che prediligo attualmente,
per far sì che l’essenza del colore si manifesti,
è sicuramente l’acquarello liquido, già
mescolato all’acqua, e fogli di carta o tela già
bagnati d’acqua, in modo che non ci sia assolutamente
nessun impedimento e nessun attrito a che il colore possa
liberamente sistemarsi nello spazio; cosa che invece qualche
altra tecnica o materiale potrebbe impedire. Quindi la massima
disponibilità, anche del materiale utilizzato, all’accoglienza
di quanto vuole rivelarsi. Questo per quanto riguarda il colore,
l’espressione libera del colore nel suo manifestarsi…
Per quanto riguarda la parte, oserei dire, più concettuale,
allora amo aggregare materiali diversi e tecniche diverse,
magari utilizzare l’acquarello come elemento, ma non
come unico elemento, inserito all’interno di una forma
o di una scultura o di un percorso, perché a volte
faccio delle installazioni, quindi interagisco con lo spazio,
ecc., più complesso. Tutto questo ancora una volta
al fine di manifestare la complessità del reale e dell’interagire
di diverse situazioni, diversi mondi, diverse realtà.
E a volte anche per amplificare il messaggio stesso.
L.G.+M.P.M.
Se l’opera dell’artista è o è stato
un agire “sacro” nel senso etimologico del termine,
cioè che il suo operato aderisce alla volontà
della divinità, secondo te oggi nella contemporaneità
proiettata nel futuro è una meta da ridisegnare per
l’artista contemporaneo?
M.M.
Sono molto felice di questa domanda, perché in qualche
modo centra perfettamente quello che poi è il motore
che anima questa ricerca, questa attività, che è
poi quella di servirsi, tra virgolette, dell’arte, per
riconquistare l’essere interiore che non vedo affatto
disgiunto da ciò che è divino. Anzi ritengo
che sia strettamente collegato ed unito. Quello che mi augurerei
per il futuro è proprio che l’uomo possa trovare
la propria divinità e soprattutto che riesca a metterla
al servizio dei suoi simili. Questo al fine di raggiungere
una nuova ri-unione cosmica, se così la vogliamo chiamare
e predisporsi ad una dimensione nuova che è quella
dell’amore, l’unica in grado di poter far sentire
ogni uomo funzionale ad un grande mosaico e l’unica
in grado di risolvere i grandi problemi della terra e dell’umanità.
Io non credo che i conflitti potranno essere risolti se prima
l’uomo non trova il divino che è in sé,
se non realizza una pace interiore o comunque una ri-unione
interiore. Quindi mi sembra molto difficile risolvere i problemi
che coinvolgono tutti, … fame, ingiustizia, dignità,
…tutti i grandi temi di oggi, se prima ognuno di noi
non fa pace con sé stesso, non riesce a trovare e a
dare un senso nuovo alla sua esistenza, alla sua posizione
nel gruppo, nella famiglia, nel paese e nel mondo in cui si
trova. Questo.
L.G.+M.P.M.
Grazie a Monica Melani, pittrice.
M.M.
Grazie a voi.
Livio
Garbuglia + M.P. Michiel
Roma, 26 ottobre 2005
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La
pittrice Monica Melani con Maria Pia Michieletto
responsabile editoriale e Livio Garbuglia, critico
d'arte e direttore di Pianeta-Arte |
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Foto © MPMichieletto |
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