Inaugurazioni
Enrico Mascelloni critico viaggiatore d'arte: 'cerco novità
visuali forti'

M.P.Michiel.
Critico d'arte, viaggiatore in Asia e Africa per scoprire
nuovi talenti artistici da far conoscere in Europa e in America.
Che tipo di artista ti interessa incontrare e loro, invece,
cosa cercano da te in questo incontro?
Enrico Mascelloni.
Naturalmente loro cercano da me aperture, sono mondi ricchissimi
di talento, tanto l'Africa che l'Asia, che sono i luoghi verso
i quali mi interesso in maniera diciamo così più
assidua. Loro cercano delle aperture, creatività tanta,
ma sistema promozionale ancora estremamente primitivo, ovviamente
con l'eccezione della Cina.
M.P.M.
E invece tu cosa cerchi?
Enrico Mascelloni.
Io cerco grandi novità. Io cerco novità visuali
forti, non necessariamente nel settore dell'arte contemporanea,
mi interessano molto anche i tessuti per esempio. Ho scritto
recentemente un libro sui tappeti di guerra afgani...
M.P.M.
...ecco, che cosa sono i 'tappeti di guerra'?
Enrico Mascelloni.
I tappeti di guerra sono tappeti tradizionalissimi in tutto,
di dimensioni come le cosiddette preghiere, dimensioni piuttosto
ridotte, altre volte invece tappeti di dimensioni più
ampie dove invece di esserci motivi tradizionali, i girali,
i fiorellini, boteh, ci sono elicotteri da combattimento,
kalashnikov, proiettili e cose di questo tipo. Una
novità visuale sconvolgente ancora poco nota, sebbene
cominci a circolare ormai. Io li ho presentati a partire dall'inizio
degli anni '90 soprattutto nel milieu dell'arte contemporanea
quindi in gallerie, in musei che si occupavano di arte contemporanea,
più pronti a recepire una novità di questo tipo
che i tradizionali negozi di tessuti o tappeti che sono invece
estremamente conservativi.
M.P.M.
Scusa la provocazione ma questo tipo di rappresentazione
è qualcosa che, per esempio, noi romani vediamo nella
Colonna Traiana o nel notissimo arazzo di Bayeux, qual è
la novità che tu hai colto?
Enrico Mascelloni.
Nei tappeti di guerra la novità è che nonostante
quello sia un mondo attraversato da conflitti inesausti praticamente
da sempre, da millenni, comunque a partire dall'epoca storica
e tanto più negli ultimissimi anni, la rappresentazione
delle armi, strano a dirsi, è iniziato soltanto all'epoca
dell'occupazione sovietica.
M.P.M.
E questo cosa significa?
Enrico Mascelloni.
Significa una doppia forbice interpretativa: da un
lato le armi di terrore meccanico che usavano allora i sovietici,
come oggi li utilizzano gli americani, sono in effetti una
novità sconvolgente e questo è un aspetto non
dico scontato ma più plausibile, il fatto sconvolgente
è che le armi sono belle a vedersi di conseguenza possono
essere collocate in un tappeto tranquillamente al posto dei
motivi tradizionali altrettanto belli ma esausti.
M.P.M.
Collegandomi alla prima domanda in continuità con
la tradizione occidentale che è quella – ciclicamente
– di cercare o ricercare una mitica purezza spirituale
non solo perduta ma non più proponibile nei modi e
nelle condizioni del passato, secondo te, in Italia, cosa
effettivamente viene recepito del tuo sforzo?
Enrico Mascelloni.
Mah, l'Italia è un paese strano per quanto
sia stato abbastanza estraneo, almeno in tempi recenti, alla
ricezione dell'arte di questi luoghi. Negli ultimi 15 anni
è stata sicuramente più interessata all'arte
africana - per fare un esempio - sebbene non a livello istituzionale
ma soprattutto a livello di collezionismo privato, di gallerie,
di sistema dell'arte privato che è abbastanza attento
a quello che sta accadendo altrove, c'è un grande interesse,
una notevole curiosità e inoltre, per fortuna, siamo
più immuni di altre aree come quelle anglosassone,
come quella francese, ai sensi di colpa post-coloniale.
M.P.M.
Non ce l'abbiamo come esperienza storica...
Enrico Mascelloni.
Non avendo avuto le colonie o avendole avute per
brevissimo tempo siamo immuni da un dibattito che ormai è
obsoleto, stanco... legge ancora l'arte di questi luoghi come
tipologie da assistere quasi fossero malati. Non a caso vi
si muovono soprattutto delle OMG mentre invece vanno lette
per quello che sono cioè grandi novità visuali,
sono artisti assolutamente senza nulla in meno dei nostri
protagonisti occidentali quindi come tali vanno letti, come
tali vanno presentati ma non soltanto gli artisti ma queste
novità visuali. Un tappeto di guerra non ha meno impatto
visuale di un'opera importante contemporanea, a mio parere.
M.P.
Michiel 
Roma, 19 novembre 2008
Leggi
l'intervista di M.P. Michiel a Franco De Courten:
www.pianeta-arte.com/interviste-decourten.asp
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