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52a Biennale di Venezia: Vernice
“Camera 312. Promemoria per Pierre”,
curatore Ruggero Maggi

Ruggero Maggi
“Camera 312. Promemoria per Pierre”
Venezia, Dorsoduro 2537
8 giugno-21 novembre 2007

M.P.Michiel. ”Camera 312. Promemoria per Pierre”. Pierre sta per Pierre Restany. Chi era Pierre Restany per Ruggero Maggi?

Ruggero Maggi. Intanto Pierre Restany per Ruggero Maggi era un amico, un grande amico che ha incontrato alla fine degli anni ’70 durante una conversazione con un altro artista e incuriosito Pierre chiese chi era quel giovane che guardava con curiosità lo svolgersi dell’evento e quel giovane ero io. Mi chiese che facevo e risposi che ero appena tornato da un viaggio in Perù nell’Amazzonia peruviana, incuriosito cominciò a chiedermi altre notizie perché Pierre era soprattutto un grande critico, un grande artista, un grande poeta ma era anche un amante dell’Amazzonia, un amante dell’ecologia in generale. Famoso il suo manifesto sul Rio Negro che si scagliava piuttosto veemente contro il governo brasiliano per la distruzione di parte dell’Amazzonia brasiliana per la costruzione appunto delle transamazzoniche e da quell’episodio il divieto assoluto, il foglio di via, da parte del governo brasiliano a Pierre Restany, come ospite non gradito. Non poté più ritornare in Brasile per il resto della sua vita dopo la stesura di questa pubblicazione del suo manifesto sul Rio Negro. Ci ha legati soprattutto questo amore che avevamo entrambi per l’Amazzonia. Casuale. Perché chiaramente non tutti gli artisti sono stati in Amazzonia, non tutti amano l’Amazzonia in questo modo. Da quello poi tutta una serie di cose, di frequentazioni, per le mostre o altro. Io chiaramente lavoravo, e lavoro ancora, con elementi naturalistici - non lavoro solo con i post-it –lavoro con la luce, lavoro con i laser, con elementi estremamente tecnologici ma anche elementi estremamente primordiali come la canapa, la terra, l’acqua e da questo la nostra frequentazione si è portata avanti. Abbiamo firmato insieme dei progetti, parlo anche di una cosa per due biennali fa ma poi ci fu un problema tra Szeeman e Restany e la cosa non si è potuta fare e quella fu l’ultima volta, purtroppo, che la Biennale vide Restany. Pierre è morto di diabete qualche anno fa, in suo omaggio ho voluto chiedere innanzitutto all’Hotel Manzoni di Milano - sua residenza storica e mitica - i mobili, gli arredi originali della camera 312 che è la camera che lui ha occupato per più di trent’anni. Lui girava in pantofole, amava definirsi un pezzo dell’arredamento e quindi ho chiesto questi mobili, incredibilmente, la direzione, la proprietà dell’albergo me li ha concessi e ho cominciato a fare una serie di mostre. Evidentemente erano così contenti questi signori di ciò che stavo facendo e della pubblicità che comunque di riflesso arrivava anche all’Hotel Manzoni che mi hanno donato tutti gli arredi originali della camera 312. In questa camera diventata ormai un’opera d’arte a sé stante che viaggia nel mondo richiesta in Messico, Argentina, forse al Museo d’Arte Moderna di Lione subito dopo la Biennale, che diventerà un’opera d’arte globale che girerà il mondo la “Camera 312”. Per rafforzare il concetto ho lasciato sul comodino del letto tre post-it originali di Pierre Restany. Lui amava lasciare dei messaggi agli amici mediante i post-it e ho incredibilmente ingigantito questo concetto ed ho invitato a mia volta altri amici suoi, ma anche solo miei, artisti, che io stimo, ad intervenire appunto su circa 200 post-it a testa con materiali più disparati. Alcuni hanno usato come tecnica la foto digitale, altri il collage, poesia visiva… ce n’è per tutti i gusti. E’ una mostra che va vista sia nel grande che nel piccolo, nel macro e nel microcosmo, nel senso che c’è una prima visione globale totale importante e se uno vuole si sofferma sulle singole artisticità.

M.P.M. In questo contesto espositivo dove ci sono molti interventi di molti artisti, tu come ti definisci: curatore, allestitore, coordinatore, primo artista… è una operazione molto particolare la tua?

Ruggero Maggi. Tutto quello che hai detto è vero tranne primo artista perché sono segnalato come tutti gli altri non per fare il modesto ma mi sembra giusto sia così. Poi è chiaro l’idea è mia ma tutto lì. E’ un discorso collettivo, ci tengo a precisarlo, che poi sia stata l’idea iniziale da parte del sottoscritto questo sì. Da qualcuno le idee devono venir fuori poi però la cosa si è allargata e ogni artista ha fatto del suo meglio. Anche per me ci sono interventi che piacciono di più o di meno ma come in tutte le mostre collettive di tutto il mondo di tutti i tempi.

M.P.M. Guardando il catalogo ho visto che sono pubblicate delle lettere del vostro carteggio. Cosa vi scrivevate?

Ruggero Maggi. Di tutto a volte cose personali a volte cose d’arte. Pierre ha molto viaggiato soprattutto in America Latina … allora addirittura mi ha gentilmente segnalato – io avevo fatto dei francobolli in Perù nel 1979 dei francobolli dove c’era un pappagallo, un francobollino con questo pappagallo verde - e Pierre gentilmente mi ha detto che questo pappagallino verde gli ha stimolato l’idea del naturalismo integrale, questo manifesto del Rio Negro. Certamente non è andata così ma è stato molto gentile. C’era questo carteggio simpatico tra due persone che erano amiche e che erano legate, ripeto, non solo dall’arte, che è stata la prima molla ma anche da qualcosa che andava oltre l’arte. Amavamo entrambi definire l’arte non solo estetica ma anche etica e questo è un discorso molto importante che a volte si dimentica. Ripeto, non vuole essere una lezione di vita, ci mancherebbe altro, però se tutti noi oltre che a livello estetico, conducessimo anche una ricerca, come dire, più critica - visto che ne abbiamo le possibilità e visto che siamo artisti – comunicare qualcosa che non sia solo bello esteticamente ma anche interessante eticamente. Sarebbe meglio. E la pensava così, naturalmente, anche Pierre Restany.

M.P.M. Grazie a Ruggero Maggi, curatore.

M.P. Michiel
Venezia Biennale, 8 giugno 2007

   
   
Foto © MPMichieletto

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