Incontri
I piani sghembi della scultura per Salvatore Giunta,
artista, scultore

M.P.
Michiel+Livio Garbuglia. In questi giorni è
stata inaugurata al Museo delle Generazioni del ‘900
di Pieve di Cento la tua ultima mostra dal titolo “Lo
spazio della scultura”. Quali sono le ragioni del titolo
e della relazione tra, appunto, lo spazio e la tua scultura?
Salvatore
Giunta. La mia ricerca artistica ha come soggetto
lo spazio in relazione con ciò che possiamo definire
per convenzione, “scultura” (oggetto tridimensionale)
con l’obiettivo di modificare il concetto plastico-ambientale
degli spazi umani per una migliore qualità del vivere.
Da qui nasce la presentazione al catalogo di Guglielmo Gigliotti
per la mia mostra dal titolo “Lo spazio della scultura”
nella quale Gigliotti prende in considerazione lo spazio fisico
e lo spazio mentale ripercorrendo le posizioni dei movimenti
artistici nonché le mie scelte.
M.P.M.+L.G.
L’ispirazione delle tue spazio-sculture sono un
processo solo mentale astratto o sono ispirate dall’osservazione
di qualcosa in particolare?
Salvatore
Giunta. L’attività artistica non può
prescindere dall’attenzione all’uomo dalla sua
componente esistenziale, come non può essere indifferente
a quanto ci circonda in natura. Si innesca, così, un
processo mentale creativo che si integra e interferisce con
la nostra vita. L’opera è riflessione, ricerca;
nel mio caso, le “invenzioni strutturali” sono
in relazione allo spazio con il quale “giuoco”
ricercando soluzioni molteplici.
M.P.M.+L.G.
La pulizia delle linee delle tue creazioni fanno pensare
ad un momento condiviso da tutta l’avanguardia europea
e non dei primi del Novecento. In che cosa, invece, si differenzia
la tua ricerca contemporanea?
Salvatore
Giunta. Le radici culturali sono da individuare nei
movimenti artistici dei primi del Novecento, nel loro significato,
nel voler scardinare schemi prefissati, proponendo possibilità
infinite all’esprimersi, nel comunicare il pensiero,
nell’incidere sui comportamenti. La ricerca che conduco
si basa su segni essenziali collocati o proiettati nello spazio
suggerendo quasi una virtualità plastica in cui la
destrutturazione non è un concetto assente.
M.P.M.+L.G.
Queste opere sono tutte al limite della caduta, bloccate
nella creazione un attimo prima che l’equilibrio si
rompa: credi di non aver raggiunto la comunicazione delle
tue intenzioni se l’osservatore fosse tentato di immaginare
cosa accadrebbe se l’equilibrio si rompesse?
Salvatore
Giunta. L’osservatore deve interagire con la
asimmetria, la precarietà, lo smantellamento del baricentro,
in poche parole, con una scultura liberata dal concetto di
massa-volume. Proprio in questi giorni ho iniziato ad affrontare
il progetto per una installazione in cui gli elementi percettivi
coinvolgeranno emotivamente l’osservatore. Una sinfonia
di segni minimali galleggianti con la volontà di fluidificare
lo spazio
M.P.M.+L.G.
Le hai titolate “Bilico”, “Euritmia”,
“Equilibrio provvisorio”, “Oscillando”,
“Slittamento” tanto che potrebbero riferirsi soltanto
a delle dinamiche prettamente meccaniche di oggetti inanimati
come lo sono le macchine: allora dove è presente l’uomo,
se lo è, nelle tue opere?
Salvatore
Giunta. Non credo che vi possa essere arte se non
quella rivolta all’uomo. Riprova ne è il recente
Festival della Filosofia tenutosi a Roma che ha affrontato
il tema della instabilità. Si è discusso sulla
responsabilità delle scelte dei vari saperi in un mondo
sempre più segnato, appunto, dall’instabilità
e dall’incertezza. Quindi, i miei piani sghembi, il
mettere in giuoco i concetti di peso e di equilibrio mi sembra
non prescindano dall’uomo né dalla sua condizione
esistenziale.
M.P.M.+L.G.
L’osservazione delle tue sculture, ispira una tensione
emozionale dovuta soprattutto all’equilibrio instabilmente
perpetuo: in relazione a questa sensazione è possibile
accostare una tua spazio-scultura ad una scultura del passato
che richiami quella stessa impressione?
Salvatore
Giunta. In prima battuta mi vene da rispondere che
i riferimenti li trovo nei molti ambiti della Natura, nelle
architetture del mondo vegetale e di quello animale; se vogliamo
riferirci al segno dell’uomo a come un artista si sia
confrontato con lo spazio, allora mi vengono in mente le soluzioni
di alcuni Maestri di fine XII secolo, gli acquarelli cinesi,
la Pietà di Niccolò dell’Arca, la Parabola
dei ciechi di Brueghel il gruppo del Laocoonte, la porta di
San Zeno a Verona, l’Apollo e Dafne del Bernini, la
soluzione borrominiana della cupola di Sant’Ivo alla
Sapienza. Tutte soluzioni che presentano tensioni, un segno
in fuga, in sospensione; opere che posseggono quell’astrazione
dal reale in cui, segno e spazio si intrecciano rendendo impossibile
identificare chi sia il soggetto principale: il segno o lo
spazio?
M.P.M.+L.G.
Grazie a Salvatore Giunta, artista, scultore.
M.P.
Michiel + Livio Garbuglia
Roma, 13 giugno 2006
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| 1.2.
L'artista Salvatore Giunta con Maria Pia Michieletto
e il critico d'arte Livio Garbuglia della redazione
di Pianeta-Arte. |
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Foto © MPMichieletto |
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