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52a Biennale di Venezia: Vernice
Padiglione Italiano: Ida Gianelli curatore delle personali di Giuseppe Penone e Francesco Vezzoli

Padiglione Italiano: Penone “Sculture di linfa”, Vezzoli “Democrazy”
Venezia, Arsenale, Prima Tesa delle Vergini
7 giugno-21 novembre 2007

M.P.Michiel. Ida Gianelli curatore del Padiglione Italiano e direttore del Castello di Rivoli: i due artisti scelti sono Francesco Vezzoli e Giuseppe Penone, qual è la ragione d’arte che ha convogliato la scelta su di loro e invece qual è la ragione interpersonale, la ragione umana… perché si instaurano rapporti d’amicizia, nel tempo, tra curatori e artisti?

Ida Gianelli. Parto dal fondo ed è vero io conosco Penone da circa 40 anni e siamo molto amici, però nel mio lavoro non mi faccio influenzare da rapporti di amicizia, tuttavia credo che siano molto utili per ottenere un risultato migliore, perché c’è una totale fiducia uno nell’altro e quindi tutti i problemi si discutono e si trova una soluzione comune. Lo stesso, anche se è una conoscenza più recente, data l’età di Vezzoli - che però conosco da quando ha cominciato a lavorare circa 10 anni fa ed ho anche acquistato delle opere per il museo, e gli abbiamo fatto anche una mostra parecchi anni fa - e anche con lui c’è un rapporto di stima reciproca, quindi è stato possibile ragionare come realizzare nel migliore dei modi il Padiglione Italiano. Mi sembrava che fosse importante presentare due artisti completamente opposti, e lo sono sotto tutti i punti di vista, perché non mi sembrava giusto, in occasione dell’apertura del Padiglione Italiano, dare solo un aspetto dell’arte che è Penone, che è la grande tradizione della scultura italiana, ma siccome oggi viviamo anche un’altra realtà, che prevede l’uso di mezzi tecnologici, la discussione della nostra vita quotidiana e delle cose che guardano alla nostra realtà, mi sembrava giusto inserire un artista che si occupasse di questo.

M.P.M. Vezzoli e Penone quindi due modi di percepire e mettere in pratica il concetto del tempo perché Vezzoli è comunicativo ma accelerato nel suo video mentre Penone è fortemente meditativo. Rispetto a questi due aspetti del tempo, che coesistono nella nostra società, mi sembra che uno sopraffa l’altro – non nelle opere intendo – ma come concetto di tempo.

Ida Gianelli. Sì certo, forse sì, però non lo considero mai come un aspetto numerico. Cioè è possibile che uno sopraffa l’altro, se noi consideriamo la nostra società in termini numerici, ma io considero anche il numero basso, anche se è il 20% contro l’80%, ma sono due aspetti che riguardano la nostra contemporaneità. Quindi, anche se uno in questo momento è più forte, non se ne debba tenere conto, bisogna tenere conto di tutto quello che è intorno a noi.

M.P.M. Una delle critiche più frequenti che si rivolgono agli artisti contemporanei è quella di usare materiali e tecniche miste attuali combinate però in modo estraniante e disorientante per il pubblico. Qual è allora la chiave di lettura per leggere l’arte contemporanea?

Ida Gianelli. Ma io credo che quello che lei ha detto è vero perché ci sono molte persone che vogliono fare arte, non ci sono molti artisti perché quando sono artisti questo non succede.

M.P.M. Lei ha parlato, recentemente, di “overdose” di biennali, di festival, di mostre d’arte contemporanea: ma non è un segno positivo, invece, a favore degli operatori, a favore poi degli artisti?

Ida Gianelli. Infatti io non l’ho detto in senso negativo, io ho detto che in questa “overdose”, e lo è, - è stato fatto un calcolo che ha portato alla conclusione che noi abbiamo una biennale ogni tre settimane nel mondo - io non ho detto che sia negativa questa “overdose”, io ho detto che manterrei la Biennale di Venezia così com’è con i padiglioni, anche se ad un certo momento sembravano obsoleti e non necessari, perché invece diventa più interessante in quanto è l’unica che abbia i padiglioni, tutte le altre biennali sono grandi mostre internazionali. Ecco era questo il mio appunto: che va bene avere tante manifestazioni artistiche ma se queste biennali sono solo delle grandi mostre internazionali poi si rischia di ripetere un po’ il cliché perché come ho detto prima non è che gli artisti siano poi tanti nel mondo, c’è tanta gente che cerca di fare arte e quindi la qualità delle manifestazioni ne soffre e allora trovo che, per assurdo, trovo che adesso sia più moderna la Biennale di Venezia, che presenta sì una grande mostra internazionale, cambiando i curatori quindi ogni volta diversa, ma conserva anche i padiglioni dei diversi paesi dove gli artisti possono esprimersi portando avanti la propria cultura, evidentemente ben coscienti, che si muovono nel mondo e quindi la loro cultura si esprime in rapporto a quanto accade intorno a loro però le radici sono forti e trovo che questo sia molto bello.

M.P.M. Per la prossima Biennale sarà confermata oppure sarà un'altra/o curatore?

Ida Gianelli. Sì, sì, certo, certo ogni biennale è giusto che abbia il suo curatore. Il Padiglione Italiano spero che continuerà e che a nessuno venga più la bizzarra idea di eliminarlo e soprattutto che non gli venga permesso, perché è anche questa l’altra parte del problema. Però è giusto che ci sia ogni volta un curatore diverso, fuorché sia, evidentemente - e in Italia non mancano -, un professionista… è chiaro che quindi ci sarà ogni volta una visione diversa, molto interessante perché l’arte italiana è ricca di forme diverse di espressione.

M.P.M. Grazie a Ida Gianelli, curatrice del Padiglione Italiano.

M.P. Michiel
Venezia Biennale, 7 giugno 2007

   
   
Foto © MPMichieletto

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