Inaugurazioni
“Dobbiamo avere sempre presente la memoria”,
Sofia Gandarias, pittrice

Sofia Gandarias
“New York 9/11”
Reale Accademia di Spagna
Roma, San Pietro in Montorio, 3
29 gennaio - 28 febbraio 2007
M.P.Michiel.
Una mostra su una giornata molto particolare,
l’11 settembre 2001, un evento che nessuno ancora ha
metabolizzato nella memoria e lei stessa ha detto nella presentazione
che non voleva dipingere nulla e poi dopo otto giorni, invece,
ha cominciato a dipingere. Che cosa è successo in quella
settimana?
Sofia Gandarias.
All’inizio sì, non volevo perché
avevo realizzato la serie su Primo Levi che per me è
stata molto dura… ogni volta che io faccio questa mostra…
l’ho fatta tante volte e mi sento distrutta, emozionata…
e mi dicevo ho fatto Guernica, ho fatto Primo Levi, questa
volta credo che posso fare altre cose non soltanto raccontare
questa tragedia. Però è passato il tempo e otto
giorni dopo ho cominciato a dirmi: e perché no? perché
no questa historia che cambia tutto, che cambia anche noi,
che cambia la nostra historia. Così ho cominciato.
Dopo erano i giornali, voi giornalisti anche mi avete dato
una mano impagabile, i giornali erano sempre lì presenti
ed io non potevo leggere i giornali e non dire nulla ma sapere
che questo era accaduto. E’ così!
M.P.M. Sono
in esposizione 13 opere: è un numero a caso oppure
c’è un significato particolare… mi ispira
un numero diciamo della cristianità questo 13 o è
soltanto una casualità?
Sofia Gandarias.
No, non è casualità. Per esempio adesso
sto facendo una serie dedicata a ‘Kafka il visionario’.
Ho fatto 14 quadri credo che posso arrivare a 18-20, non lo
so, però 13 perché qui a ‘New York 11/9’…
quando io sono arrivata al 12 che era “El grito de America”
con il poema di Neruda dicevo ‘dopo di là non
posso andare. Ma perchè no?’ e dopo mi sono detta:
‘ma tu devi dire grazie ai pompieri, alla polizia a
tutta questa gente che ha sofferto’ è per questo
il tredicesimo, sì.
M.P.M. Lei
è nata a Guernica sembra quasi un destino d’arte
nel seguire questi eventi così drammatici della nostra
storia che evidentemente non ci insegna molto e se la storia
non insegna lei crede che la storia dell’arte possa
insegnare invece qualcosa?
Sofia Gandarias.
La storia dell’arte insegna moltissimo. Noi
dobbiamo avere sempre presente la memoria. Questa è
la cosa più importante: avere più educazione
e sempre la memoria così dobbiamo arrivare a non avere
più Auschwitz, più New York 11 settembre, più
Santiago del Cile, più Madrid 11 marzo. Mai più!
M.P.M.
L’ultima domanda è provocatoria in questo senso:
le immagini di quella giornata, le immagini televisive intendo,
sono di una tale potenza che, secondo me, forse nessuna opera
d’arte riuscirà a superare quell’impatto
nel nostro ricordo. E’ d’accordo in questo senso?
Sofia Gandarias.
E’ un’altra cosa. Le immagini di quel
momento sono, è vero, potentissime, però un
quadro non è soltanto una immagine. Un quadro è
il resumen di una historia. E’ come un ritratto. Quando
tu fai un ritratto non è un flash. Un ritratto è
una vita! E qui io sto raccontando la vita, la tristezza,
il cambio della historia e anche posso dire di un impero che
è crollato. Adesso tanto tempo dopo vediamo come è
la situazione: la situazione non è migliore, tutto
il mondo sa come va. L’11 settembre è sempre
presente e ha cambiato anche non soltanto la historia della
città di New York ma la nostra historia. Sì!
M.P.M.
Prossime mostre da realizzare in Italia?
Sofia Gandarias.
In Italia può essere che sicuramente torni
con un altro “Primo Levi”. Ho fatto questa mostra
a Milano, Torino, Genova, Spoleto. Ma adesso devo fare una
cosa: lavorare sulla serie di Kafka il visionario.
M.P.M.
Grazie a Sofia Gandarias, pittrice.
M.P.
Michiel
Roma, 29 gennaio 2007
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Lili
Gruber, Giacomo Marramao, Charo Otegui Pascual |
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| Foto
© MPMichieletto |
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