Atelier
Poetica della metropoli per Giuseppe Galli, pittore

Roma, Quartiere
Salario, Via Basento, 16
Livio
Garbuglia-M.P. Michiel. Hai dedicato una serie
di lavori ai cantieri romani nell’approssimarsi del
Giubileo del secolo. Perché hai scelto soggetti che
sembrerebbero essere privilegio del mezzo fotografico?
Giuseppe
Galli. I Cantieri del Giubileo, nascono da uno
stato d’animo, prima di tutto mio personale; io vivevo
molto la città in quel periodo e ho sentito proprio
la necessità di portare sulla tela queste situazioni
di emergenza, queste situazioni di, non so come definirle…
anche pazzesche in certi momenti. Quindi è stato
un modo per esorcizzare un momento della città, del
quotidiano e quindi cercare anche di superare un momento
difficile, quello dei settecento cantieri dentro Roma!
L.G.-M.P.M. Guardando
i tuoi quadri, la prima cosa che colpisce è il soggetto,
macchine e cantieri; poi lasciando tempo all’osservazione,
emerge invece, l’aspetto luministico. Quanto allora
è importante la luce atmosferica per la scelta di
un determinato soggetto?
G.G.
La luce per me è fondamentale. Senza la luce i miei
quadri non potrebbero vivere. Poi parto da una matrice che
è quella nostra, quella della nostra tradizione della
pittura, la pittura caravaggesca che io ho guardato molto.
Quindi per me sono fondamentali questi raggi di luce che
illuminano alcune zone mentre altre sono in ombra. Per me
questi contrasti sono fondamentali nella pittura e quindi
nella mia pittura se non c’è la luce, non c’è
la pittura… la mia attenzione va proprio dove c’è
la luce.
L.G.-M.P.M.
Un altro aspetto che si coglie nei tuoi lavori è
il rapporto tra la dimensione umana e l’oggetto-macchina:
nei tuoi quadri non c’è, apparentemente, conflitto.
Come vedi il rapporto dell’uomo con la civiltà
della macchina?
G.G.
Io penso invece che c’è una certa conflittualità,
almeno il conflitto sta dentro di me, poi l’osservatore
non lo può riscontrare, però c’è
un conflitto, anche se poi chiaramente questo conflitto
diventa una reciproca sopportazione fra l’uomo e la
macchina perché comunque la macchina è stata
costruita dall’uomo e ne usufruisce … è
un po’ un amore-odio. Mentre per il rapporto uomo
con la civiltà della macchina, ritengo invece che
possa solo accentuarsi il conflitto, nel futuro, sperando
che non ci sia un risvolto drammatico per l’umanità.
L.G.-M.P.M.
La città è sempre stato il luogo del rifugio,
il luogo dove si produceva civiltà, dove si percepiva
la misura dell’essere umano. Nei tuoi quadri, invece,
l’uomo è figura occasionale: perché?
G.G.
Beh, io penso che la città è stato il luogo
del rifugio… ma purtroppo oggi è un po’
il contrario diciamo che nella città, adesso, si
produce inciviltà, secondo me… oggi invece
ritengo che la città non è più a misura
d’uomo. Succede così anche nei quadri dove
emerge questo stato, questo stato d’animo, questa
situazione e l’uomo diventa un elemento non più
al centro ma in disparte, soffocato da quello che è
il traffico, lo smog e tutto quello che gravita intorno
alla metropoli.
L.G.-M.P.M.
Infine: sei consapevole del fatto che i tuoi quadri,
in un indefinibile e futuribile futuro, potrebbero divenire
una testimonianza concreta in un mondo che sta virando al
virtuale?
M.B.
Io penso che la storia già insegna casi di questo
tipo. Per esempio nel periodo della Scuola Romana con Mafai,
Scipione poi Vespignani hanno dipinto una Roma bombardata,
rovine, catastrofi; eppure già esisteva la fotografia,
già il cinema, situazioni già largamente documentate…
eppure oggi vediamo le loro opere come poesie. Non so se
arriverò mai a quei livelli di pittura! Sicuramente
nel futuro saranno dei quadri di questo periodo del Giubileo
e rappresenteranno quei momenti, quelle ore di tensione
di emergenza della città in cui si operava per migliorare
le strade e le infrastrutture ideonee per lo svolgimento
di questo evento.
L.G.-M.P.M.
Grazie a Giuseppe Galli, pittore.
Livio
Garbuglia-M.P. Michiel
Roma, 2 settembre 2005
L’opera
di Giuseppe
Galli è consultabile su questo
sito nella voce “Artisti contemporanei”.