Newsletter

Inaugurazioni
La solidità della pittura nella ricerca di Claudio Cintoli
per Daniela Fonti, curatrice


Al centro Daniela Fonti curatrice della mostra con il
fratello di Claudio Cintoli, Vittorio Cintoli e la signora Paola Douglas Scotti

Claudio Cintoli
“La solidità del volo”
Galleria Emmeotto
Roma
22 maggio-12 luglio 2008

M.P.Michiel. Claudio Cintoli un artista scomparso nel 1978 ma dopo questa data si è sentito molto poco parlare di lui, come mai questo?

Daniela Fonti. Io credo sia importante riparlare di Cintoli, sono passati venti anni dall’ultima mostra e trenta dalla morte di un artista che invece in vita era al centro degli avvenimenti. Basta ricordare i grandi pannelli del Piper - il locale mitico di Patty Prato dove tutta la generazione degli anni ’60 è passata - che erano dipinti da lui, erano nell’immaginario collettivo. Perché è scomparso? Innanzitutto un po’ la repentinità di questa morte e anche il fatto che per carattere era molto nomade sia dal punto di vista degli spostamenti, stava in America, poi stava in Italia ma poi anche per un certo carattere indocile che mi fa credere gli avesse impedito di legarsi prevalentemente a qualche gallerista o a qualche critico e questo alla sua morte è stato pagato.

M.P.M. Cintoli era nipote di Biagio Biagetti che era un pittore ma anche il fondatore del Laboratorio di Restauro del Vaticano, quindi una famiglia artisticamente di rilievo. Che tipo di influenza ha avuto il nonno e fino a che punto nella percezione dell’arte sacra, dato che il nonno ha decorato anche cicli per chiese?

Daniela Fonti. Biagetti è stato un importante pittore, sicuramente accademico, pittore dotato di grandissima qualità e grandissimo mestiere, autore di grandi affreschi, capace di padroneggiare grandi superfici, un vero artista come lo si vuole ritenere in maniera accademica. Sicuramente ha avuto una grossa influenza dal punto di vista biografico perché il padre dei fratelli Cintoli, per le vicende belliche, è stato a lungo tenuto lontano dalla famiglia ed è tornato che i ragazzi erano grandicelli e in tutto questo periodo la figura paterna è stata rivestita dal nonno che aveva questi giovani nipoti maschi intorno a sé. So per certo che gli ha insegnato e parlato d’arte, li ha portati sui ponteggi, gli ha insegnato almeno sicuramente a Claudio a disegnare. Perché Claudio è dotato di una manualità straordinaria, è un grandissimo disegnatore e io ho impostato tutta la mostra proprio in questo rapporto odio-amore con la pittura, odio-amore con la grande tradizione pittorica, alla quale tutto sommato si guarda sempre come di un paradiso perduto ormai inattingibile e che lui ha di volta in volta amato, odiato e quindi smembrato, rovinato, per poi riconoscergli sempre la sacralità al centro della sua vita.

M.P.M. Infatti la pittura, il disegno è una base importante e necessaria per affrontare le trasformazioni e le ribellioni dell’arte che Cintoli viveva da contemporaneo. Ma che tipo di pensieri registrava nei diari anche grafici che lui teneva?

Daniela Fonti. Li ha cominciati non prestissimo, ma penso che a noi sia arrivato questa specie di zibaldone che – ricordiamoci che lui è recanatese, il culto del pensiero raccolto e trascritto insomma il grande Leopardi glielo deve avere suggerito – e infatti sono dei veri e propri zibaldoni questi album di pensieri di cose pensate, di progetti non realizzati, di giochi di parole, di schizzi di opere che non farà mai o di schizzi di opere che invece ha fatto e tutti con un delizioso straordinario segno, anche molto mimetico che certe volte fa il verso ai disegni di Magritte e usa la stessa mano come la grafica magrittiana e costruisce tutta una pagina di tipo magrittiano, ponendosi delle questioni assolutamente surrealiste e surreali. Sono veramente molto stimolanti e intelligenti, sono l’altra parte di tutto questo lavoro incessante di pensieri, questo nomadismo del pensiero che lo portava a non accontentarsi mai della forma espressiva e questa è anche un’altra delle ragioni che lo ha reso complesso da avvicinare ed anche un po’ da salvaguardare dal punto di vista della storiografia artistica perché come si fermava su una cosa, su una produzione oggettuale, neo-dada, contemporaneamente era già da un’altra parte. Questa inquietudine assoluta, il non essere mai soddisfatto di quello che faceva, essere costantemente incalzato dal rovello del dubbio che quel che faceva avesse un qualche significato.

M.P.M. Il suo nome è legato a questa decorazione del Piper, però lui ha anche decorato gli androni delle case popolari di Ostia e anche la Curia Generalizia della Compagnia di Gesù. Commesse molto diverse da che tipo di conoscenze provenivano?

Daniela Fonti. Situazioni assolutamente diverse… non so bene attraverso quali canali, presumo abbastanza casuali, del resto a Roma sono consuete ma episodiche. Io non ho avuto l’impressione che fossero inserite in un suo progetto reale. Gli è capitato di eseguire queste cose come anche appunto i grandi affreschi religiosi per la Curia… Io credo che lui affrontasse queste grandi commissioni un po’ fuori della sua linea. Il grande murale, la manciata di stelle per la Compagnia di Gesù è un tema che lui affronta - nonostante il suo radicalismo anarcoide - con grande penetrazione, crea questa immagine molto poetica dove la mano dell’uomo michelangiolesco della Sistina, in chiave pop, diventa questo simbolo grafico che riversa una manciata di stelle. Un’idea nata da una persona che aveva sicuramente, nei confronti della religione, un rapporto anche tormentato sostanzialmente ingovernato.

M.P.M. Un tema ricorrente di Cintoli è la nascita e la rinascita, lo si vede in opere come ‘Crisalide’ oppure la serie sull’uovo. Cosa c’è dietro questa precisa ricerca?

Daniela Fonti. In realtà io credo che questo tema dell’origine, dell’uovo che è la cellula organica originaria ed è l’origine di tutto in qualche modo è un significato cosmico. Del resto anche nell’arte rinascimentale aveva questo significato…

M.P.M. …Piero della Francesca insegna…

Daniela Fonti. …per l’appunto, quindi è questa forma perfetta che allude, nel caso di Piero anche alla Natività, alla perfezione incorrotta della nascita di Cristo. Lui ha sempre avuto, anche in questo caso non ho avuto modo di approfondirlo, ma credo che una riflessione sul valore cristologico che gli viene dalla pittura antica, lui deve averla fatta. L’uovo come originarietà, come cellula germinale, come inizio della creazione, che nell’ultima fase della vita tra l’altro assume varie metamorfosi. Qui è in mostra il ciclo molto fortunato di dipinti che sembrano assolutamente tridimensionali invece sono delle tele piane dove possiamo proprio capire quale capacità di controllo avesse sulla pittura ma diventano anche delle costellazioni tutti quei punti che sono poi i fori dell’uovo che non è più vivo - perché l’uovo comincia a forarsi quando marcisce - però diventa sinonimo di questa costellazione. Nell’ultima fase della vita questo aspetto, soprattutto nell’Uovo Nuovo, un ciclo importante di sette pannelli, questo tema sembra piuttosto guardare a questo aspetto più inquietante più nascosto dell’origine e della morte al tempo stesso. Quindi una sorta di originarietà che sembra però in fondo far presagire qualcosa che non riesce a nascere. Infatti la forma dell’uovo incastonato nei pannelli vuoti poi è associata a quelle foto abbastanza impressionanti di embrioni umani, forse vivi, forse morti non lo sappiamo. C’è questa tematica molto forte, molto corporea. Quindi di nuovo un andare dal significato cosmico invece a questo rapporto organico di vita con il corpo, con la materia, quello che poi lui riversa nelle sue opere più oggettuali.

M.P.M. …e sulla ‘Crisalide’.

Daniela Fonti. Sì poi bisogna ricordare questo video, secondo me il più importante del suo lavoro performativo che è ‘Crisalide’ una performance dove lui ha agito in due volte: s’è fatto chiudere in un sacco molto pesante - ché altrimenti non avrebbe potuto sostenerlo, era un uomo di una certa presenza fisica -. Mi ricordava la critica Lorenza Trucchi che ha visto proprio l’evento e diceva che questo sacco era estremamente pesante, con queste cuciture molto estroverse, molto burriane. Ho pensato che ci fosse anche un rapporto con le tele di Burri che però si staccano dalla pittura e diventano qualcosa che agisce, che si muove e questo sacco dove lui si fa completamente richiudere è anche questa una forma… è un utero dal quale viene fuori, tagliando con questo taglio tremendo che può far riferimento al taglio di Fontana. C’è tutta una serie di riferimenti che per analogia rimandano al suo guardare alla pittura e alla grande tradizione formale italiana. Questo sacco era molto spesso e praticamente gli impediva di respirare per cui c’era un coinvolgimento molto forte dal punto di vista fisico. Lorenza Trucchi racconta che quando sono usciti dalla galleria sono rimasti molto colpiti perché Cintoli è venuto fuori affaticatissimo, come fosse veramente una nascita.

M.P.M. Oltre a questo lui ha fatto nascere un alter ego chiamato ‘Marcanciel Stuprò’ ovvero ‘il mio nome è un marchio Marcanciel Stuprò’. Perché sentiva la necessità di espellere questa altra persona che era dentro di sé?

Daniela Fonti. Io credo sia cominciato un po’ per gioco, un gioco di parole nato da una specie di finto anagramma di Marcel Proust e come tutti quelli che praticavano il gioco di parole dadaista nello spirito di Dada si è reso conto leggendo Proust - che ha questa aura di grande scrittore che racconta questa sua vita interiore - che bastava spostare queste lettere e diventava qualcosa di molto violento Proust-Stuprò, un verbo molto forte. E quindi io credo che da questo gioco di parole sia nata proprio l’idea di un alter-ego: ‘io ho creato Marcanciel Stuprò per potermi dedicare alla pittura che è la cosa che amo di più’ e questa cosa mi ha molto colpito, ancora una volta. L’idea di questo alter ego che rappresenta forse la parte più inconscia, più surrealista come una persona che lui ha in sé alla quale dà libero sfogo permettendogli di creare oggetti e forme che appartengono a questo universo molto forte, molto corporeo ai cui cicli legati a Marcanciel Stuprò fanno riferimento e per il resto invece continuare a sognare a pensare a questo modo.

M.P.M. Epperò alla fine lo uccide!

Daniela Fonti. Sì pochi mesi prima della sua morte improvvisa, in modo quasi medianico lui ha deciso ‘Marcanciel Stuprò è morto!’ e purtroppo pochi mesi dopo anche lui è morto per questa emorragia cerebrale improvvisa di cui non c’era stata nessuna avvisaglia.

M.P. Michiel
Roma, 22 maggio 2008

   
   
   
   
   
   
Foto © MPMichieletto

NEWS COLLEGATE:

- Comunicato stampa

- Ancona, 30 agosto 2007, "La collezione Artemisia" opere
d'arte contemporanea

 

Artisti :

Categoria

Ricerca

Rentheart
Vola in tutto il mondo con Air France
Il tuo mondo, un mondo di libri
Inserisci l'email e prenota le tue foto gratis!
Skype: la rivoluzione dei telefoni
In partenza per una mostra? trova l'hotel più conveniente!
Sei flessibile? Scopri il giorno in cui volare e risparmia!
ADSL a partire da
€ 29 + Iva al mese!
Un modo facile ed innovativo per tagliare la bolletta telefonica
Salute e fitness, Stile di vita, Sport, Acquisti
Prestiti personali fino a € 25.000

 

 

© 2005 by Akmé S.r.l. - Marketing & Information Services