Tavolo per l'arte contemporanea
Promuovere un' azione comune per l' arte contemporanea europea per l' onorevole Pietro Folena Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati
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MPMichieletto |
M.P.Michiel.
La prima domanda è propedeutica per
meglio introdurre e delineare l'argomento dell'intervista:
onorevole Folena lei è Presidente della Commissione
Cultura Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati.
Quali sono le funzioni e i compiti istituzionali che è
tenuta ad assolvere la Commisione?
Pietro Folena.
La Commissione è permanente ed è competente
in tutte le materie che riguardano la scuola, l' università,
la ricerca scientifica, la cultura, i beni culturali e le
attività culturali, quindi il cinema, il teatro, la
musica, l' arte, l' editoria, la comunicazione, lo sport.
Abbiamo un àmbito di problemi molto vasto: tutti i
provvedimenti legislativi che riguardano queste materie vengono
definiti per l'aula - in alcuni casi anche direttamente quando
c' è la sede legislativa - dalla nostra Commissione.
Ha poi anche compiti classici ispettivi o conoscitivi sulle
materie di sua competenza. Tanto per capirci, abbiamo come
interlocutori ufficiali esclusivi, rispetto al governo di
oggi, Rutelli, Fioroni, Mussi, la Melandri, in gran parte
Paolo Gentiloni per la comunicazione e il sottosegretario
all' editoria Ricky Levi.
M.P.M. E' la prima volta che un istituto pubblico, un organo dello Stato risponde ad una precisa richiesta di riordino legislativo-fiscale-amministrativo di un settore, diciamo, così magmatico come quello dell' arte contemporanea. Perché si è risposto adesso a questa richiesta di base di artisti, galleristi, critici? Richieste che erano già state presentate in passato ma che non avevano trovato rispondenza. Cosa è maturato nel frattempo?
Pietro Folena.
Guardi, è abbastanza sorprendente, effettivamente.
Io sono da pochi mesi presidente, sono stato eletto nel mese
di giugno e via via ho cercato di impadronirmi del complesso
di questa - come abbiamo detto prima - materia estremamente
vasta, densa e tra le cose che abbiamo fatto nei primi mesi,
- prima che venisse allo scoperto questa proposta - è
stato di cercare di affrontare il tema della cultura italiana
non dal punto di vista delle istituzioni culturali, che è
il classico modo con cui i legislatori del governo affrontano...
chessò quanti soldi dare alle accademie di belle arti,
ai conservatori, al museo, alla fondazione di musica sinfonica...
Questo è il modo tradizionale, conservatore con cui
il sistema politico-istituzionale affronta il tema della cultura.
A me interessava invece, anche per sensibilità, capire
i soggetti, le persone, la gente che ci lavora e che vive
di questo e abbiamo incontrato quello che si può chiamare
"precariato", anche se è una definizione
del tutto insufficiente. Questa grandissima condizione "precaria",
a volte ai limiti della povertà, e certamente chi fa
l' artista - in questo momento in Italia - fa una vita faticosa,
difficile e ho scoperto in questo incedere, nelle audizioni
con una serie di soggetti, attori, traduttori, doppiatori
nel campo del teatro, del cinema ed ho scoperto che in molti
campi si configurava una caratteristica: che lo Stato considerava
l'artista quasi come se fosse un industriale, un imprenditore…
M.P.M. ... dal punto di vista fiscale?
Pietro Folena.
...sì, dal punto di vista fiscale è
considerato un lavoratore autonomo e quindi, veniva sottoposto
a condizioni, trattamenti molto diversi da quelli di altri
paesi europei. Non sto parlando solo del settore di cui voi
vi occupate, dico in generale. Questo dunque era il "pre"
dei mesi precedenti poi c'è stata la Finanziaria e
durante la Finanziaria, in ragione di alcune misure di contenimento
- che con un po' di ottusità sono state, diciamo, imposte
al complesso del settore pubblico - è partito questo
appello, questa richiesta, insomma si è formato questo
Tavolo che ho ricevuto ai primi di dicembre... Ennio Calabria,
Achille Perilli, Luigi Martini che l'ha coordinato, e chiacchierando,
abbiamo ragionato sull'ipotesi che oltre a quello che si poteva
provare a fare in Finanziaria, e per la verità non
si è riusciti a fare gran che, perché poi, sapete
come è andata la cosa: la fiducia, gli emendamenti,
i maxi-emendamenti, il governo, eccetera... ma isoliamo il
problema e diamo un grande segnale d'attenzione, cioè
facciamo un'Indagine conoscitiva limitata nel tempo. L'indagine
conoscitiva è uno strumento potente che ha il Parlamento,
le indagini del passato sono servite per fare le grandi riforme
della scuola negli anni '60... cioè dalle indagini
parlamentari sono normalmente scaturiti i migliori disegni
legislativi. Perché vuol dire che l'istituzione si
spoglia della sua altezza, a volte irraggiungibile, e cerca
di ricreare legami, raccordi sociali, eccetera. E credo che
anche loro, abbastanza increduli, hanno poi visto che io l'ho
molto tenuta, cercando di farla passare davanti ad altre proposte
di indagini. Evidentemente ho un certo potere su questo come
presidente perché sono io poi... non dico che decido,
perché si decide collegialmente, ma devo dire che ho
raccolto sia da sinistra che da destra, sia dalla maggioranza
attuale, sia dall'opposizione attuale disponibilità
e consenso e così si è deliberata questa Indagine
ed ho scoperto, in questa circostanza, che il Parlamento non
aveva mai fatto un evento di questo tipo. Io credo che il
ritardo del passato, la lentezza a cui lei si riferiva, sia
evidentemente il segno di una scarsa sensibilità con
cui in generale si è guardata all'arte contemporanea
in Italia e anche a tutto il contemporaneo. A me interessa
molto il mondo economico che c'è dietro, le gallerie,
i singoli artisti, il trattamento fiscale. Martini, avete
visto, ha fatto una relazione molto ricca che ha colpito molto
la Commissione perché è molto seria, molto ricca.
Al di là degli spunti su cui credo verremo e che poi
potranno essere la conclusione dell' indagine, quello che
tiene insieme l'impostazione di Martini e del Tavolo e del
mondo che fin qui abbiamo sentito, è che si è
creato un comune sentire, un po' una certa critica - non tanto
alle politiche culturali dei comuni, il modo in cui il comune
di Roma chessò o il comune Torino tanto per citare
i casi più avanzati hanno fatto politiche culturali
che sono assolutamente apprezzabili che sono diventate un
volano di carattere generale delle politiche istituzionali
locali delle politiche istituzionali locali - però
quello che si può chiamare "l'eventismo"
tradotto poi in periferia e tradotto sul terreno dell'arte
ha portato a forme di esterofilia, produzione superficiale
di mostre magari "chiavi in mano" vendute al comunello
o alla piccola città, magari per turismo, poco scientifiche,
senza i supporti. Tutto questo non va bene, voglio dire. Io
ho detto queste cose l'altro giorno all'assessore alla cultura
di Bari - la Federcultura ha fatto questo splendido
incontro di assessori alla cultura e di istituzioni culturali
federati - e credo che il tema esiste e ve ne sia sensibilità.
Noi abbiamo un patrimonio in Italia grandissimo che va censito,
organizzato e su cui bisogna costruire una politica pubblica
che abbia un'attenzione speciale sia nella capacità
di promuovere l' arte italiana contemporanea in Italia sia
nella capacità di promuovere l'arte italiana all' estero
e anche di promuovere le forme di contaminazione. I linguaggi
oramai si mescolano, si contaminano ma non si può rischiare
una omologazione perché queste grandi politiche culturali
sono determinate sostanzialmente da grandi business internazionali,
in qualche modo anche italiane che rischiano di tagliare fuori
tutto un grandissimo mondo che c'è dietro...
M.P.M. ...che
può produrre economia fra l'altro...
Pietro Folena.
...che già produce economia ma che se inserito
in una politica pubblica può essere uno straordinario
volano. Del resto l'Italia è un paese conosciuto e
apprezzato nel mondo solo per questo ma c'è un po'
l'idea che questo riguardi solo ieri, l'arte del passato e
non invece quello che facciamo noi. Certo abbiamo Renzo Piano
che è conosciuto in tutto il pianeta ma sono punte
di iceberg che bisognerebbe far emergere.
M.P.M. Come
è articolata l'Indagine conoscitiva per l'arte contemporanea
e che tempi di realizzazione sono previsti?
Pietro Folena.
Allora, l'Indagine si articola sostanzialmente con
incontri di carattere settimanale: noi dedichiamo il mercoledì
per il momento, ad ascoltare tutto il mondo. Sentiremo il
mondo dei musei, il mondo dei critici d'arte, il mondo delle
accademie di belle arti e anche il Ministero dell'Università
che è competente per l'Accademia, sentiremo i giornali,
quindi vi convocheremo, comunque tutti quelli che fanno
comunicazione ed editoria attorno all'arte, sentiremo artisti,
assessori alla cultura dei Comuni e anche Province e Regioni.
Questa è una decina circa di punti e questo vuol dire
che ci vogliono un paio di mesi, due mesi, due mesi e mezzo
per concludere. Avevamo, all'inizio, prevista la conclusione
entro il 30 di aprile ma c'è stata la crisi di governo
il mese scorso ed abbiamo perso 20 giorni e perciò
ci sarà una proroga. Quindi direi sicuramente fine
maggio ma può darsi che andiamo a giugno, non oltre
giugno. L'idea è di lavorare su un documento finale
che relazionerà però una sintesi di quello che
abbiamo sentito per dare dei punti molto fermi al Parlamento,
a noi stessi per riforme di carattere legislativo, al Governo
per misure di carattere amministrativo cioè che si
possono prendere anche senza la legge per cui per esempio
tutta la partita fiscale...
M.P.M. ...perché
il punto essenziale dell' argomento è l'aliquota IVA
è quello su cui battono tutti i galleristi, artisti
ma anche collezionisti o persone che vogliono comperare un'
opera d' arte. Ma io le volevo fare una domanda specifica
su questo argomento: le difficoltà di ridurre l'aliquota
IVA è un fatto "tecnico" oppure un fatto
di resistenza politica oltre che un fatto economico perché
ovviamente comporta un introito minore?
Pietro Folena.
Mah, un introito minore, questo no, ma, anche questo
lo vogliamo calcolare. Noi vogliamo dare delle cifre, perché
ho scoperto che non esistono cifre ufficiali, esistono stime,
ma dobbiamo dare cifre effettive sul complesso di quello che
si muove da un punto di vista economico attorno a questo.
Chiaramente la riduzione dell'IVA comporta un minor gettito
ma non si tratta di cifre incidenti sul bilancio dello Stato,
sono cifre limitate. E' che una parte sicuramente dell' apparato
istituzionale-burocratico considera bene di lusso il quadro,
un po' io credo una reticenza... però credo che la
ragione di fondo sia legata al fatto che esistono svariate
pressioni per differenziare l'aliquote su una serie di prodotti
- si è fatto qualcosa in questi anni riguardo altri
settori della cultura per gli scrittori, i musicisti - e quindi
io non penso che nessuno possa mettere davanti ostacoli di
natura europea cioè che la Commissione metta delle
difficoltà causa la nostra situazione di carattere
generale a rivedere le aliquote poiché - qui i termini
di paragone europei sono evidenti - non sono ovunque bassi
per esempio la Gran Bretagna ha una tassazione elevatissima,
però la Germania ha trattamenti, da quello che ho visto,
tra i più interessanti. Bisogna definire il "quantuum"
ma io mi sono mosso per l'Indagine oltre che per sensibilità
o perché credo che il Parlamento debba fare queste
cose anche per riavvicinare la politica ai problemi veri,
certo non di tutta la società, di settori che non sono
settori strategici, importanti ma mi sono mosso perché
questa anomalia va assolutamente rimossa perché in
Italia c' è la tassazione più elevata d' Europa
e noi su questo interverremo. Come, in che modo, con che soluzioni
tecniche, lo studieremo. Vorremmo, nella relazione finale,
dare anche delle indicazioni tecniche in modo che non sia
solo un vago auspicio a Padoa Schioppa o a Visco ma sia una
cosa concreta da cui partire anche per un'ipotesi legislativa
che equipari il trattamento degli artisti a quello di altri
settori.
M.P.M. Una domanda che è emersa confrontandoci con artisti, addetti ai lavori è che alcuni di loro desidererebbero l' istituzione di una sorta di albo professionale magari attraverso un parametro di fatturato minimo: come vede questa richiesta, perché alcuni artisti sentono molto forte questa esigenza?
Pietro Folena.
Lo so e ne capisco la ragione: la globalizzazione
di questa logica mercatista o economicistica esasperata pone
il problema ad una serie di settori, di forme di protezione,
di tutela che non siano repubbliche separate. Ora l'Italia
è il paese, non dico delle corporazioni, ma sicuramente
degli albi professionali. Detta così, "l'albo
professionale degli artisti" mi fa una certa impressione.
Perché io credo che si possa lavorare per rispondere
alla richiesta che c' è dietro questa domanda in forme
diverse. L'arte mi pare difficile che possa essere ingabbiata
dentro una logica da albo professionale e poi questo comporta
un apparato, un ordine professionale. Comunque... io voglio
ascoltare, se questa esigenza e questa aspirazione che lei
mi riporta verrà esplicitata nell' ambito dell'Indagine
cerchiamo di approfondirla. Io non escludo nulla. Penso che
comunque la situazione odierna non va bene. Penso che bisogna
rimuovere gli ostacoli fiscali, penso che bisogna proteggere
chi è artista e chi vuole lavorare e vivere d'arte.
Le forme di tutto questo sono pronto a studiarle...
M.P.M. ...forse
non esiste ancora questa forma che deve essere inventata.
Pietro Folena. Inventiamola. La possiamo inventare perché si può andare oltre. Vede ci sono anche altri aspetti come il diritto d' autore ma nella società di oggi non può essere interpretato o vissuto come lo era solo venti, trenta, cinquanta o ottanta anni fa. Siamo tutti chiamati a cambiamenti abbastanza profondi.
M.P.M. Tra le proposte dell' Indagine per l' arte contemporanea è contemplata una ricognizione sul territorio nazionale degli artisti operanti viventi. Quale sarà il criterio di scelta o di elencazione?
Pietro Folena.
E' un tema delicato. Noi abbiamo bisogno della massima
obiettività e disponibilità per muoversi in
questa direzione. Non abbiamo ancora definito dove andare,
chi sentire, come farlo. Magari fra venti giorni sarò
in grado di dirle qualcosa. Per il momento non possiamo che
raccogliere tutto quello che ci viene proposto e richiesto.
Se c' è una realtà, un'aggregazione, un gruppo
significativo della tal città, del tal posto, che ha
saputo di questa Indagine, lo saprà tramite voi, tramite
altri siti e ci scrive, entra in contatto con noi, noi li
chiamiamo qui, li sentiamo. Se c' è la possibilità
di fare delle missioni, facciamo delle missioni, andiamo a
sentire, andiamo a vedere. Ormai se ne è saputo abbastanza
perché la mia mail è piena... Certo i grandi
giornali non se ne occupano, però c'è un mondo
che comincia ad avere - ed anche voi ne siete espressione
- le sue testate, i suoi punti di riferimento, non dico una
comunità, sono delle comunità plurali... che
però cominciano ad avere una fisionomia. Certo mi piacerebbe,
come Martini, Calabria e gli altri, non di mettere insieme
tutti, perché sarebbe sbagliato, ma quando loro sono
venuti da me ai primi di dicembre, non come rappresentanti
di tutta l'arte, hanno avuto il pregio di mettere insieme
delle diversità e cercare un' interlocuzione. Se alla
fine di questo processo il mondo dell' arte contemporanea
trovasse le forme per coordinarsi per avere una sua rappresentanza
ed avere un'interfaccia che non sia l'artista di turno che
fa il gruppetto, ma una forma di organizzazione libera e autonoma
del mondo dell' arte - che non spetta a me promuoverla, io
sono, diciamo, l'interfaccia istituzionale - ma se il nostro
lavoro aiuta tutti questi mondi che poi leggeranno il loro
stenografico, quello che hanno detto, le loro proposte alla
fine faremo un grande evento a giugno, luglio quando avremo
concluso qui alla Camera, chiameremo tutti quelli che abbiamo
sentito, chiameremo tutto il mondo dell' arte, chiameremo
i ministri, verrà Bertinotti e diremo, bene signori,
noi abbiamo fatto, sentito, queste cose, i temi sono questi,
abbiamo queste intenzioni: se da lì potesse venire
fuori oltre che una proposta legislativa concreta anche una
disponibilità di tutti quelli che abbiamo sentito a
continuare ad avere forme di collegamento fra di loro questo
sarebbe molto utile perché questo crea una pressione
sulla politica.
M.P.M. Concludendo, a tre giorni dal Cinquantesimo anniversario del primo trattato economico a livello europeo, quando gli artisti sono stati da sempre cittadini europei, le chiedo una prossima scadenza?
Pietro Folena.
Io credo che l'appuntamento vero sia la conclusione
dell' indagine a fine maggio-giugno. Poi vorrei anche proporre
ai colleghi presidenti delle commissioni cultura dei parlamenti
dell' Unione europea - che incontreremo nel Bundenstag a giugno
ed è la prima volta che c' è una riunione interparlamentare
sui temi della cultura - di promuovere un'azione comune per
l'arte contemporanea europea, perché credo che bisogna
ragionare anche a livello europeo, ma questa è la prima
volta che ne parlo... è un'idea...
M.P.M. ...è
un logico cammino.
Pietro Folena. Secondo me sì.
M.P.M.
Grazie all' onorevole Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.
M.P.
Michiel
Roma, 22 marzo 2007
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