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Inaugurazioni: 14 maggio 2009
Caterina de Feo, curatrice, con Andreotti, Maraini e Dazzi racconta "Gli anni di Dedalo"

'Libero Andreotti, Antonio Maraini, Romano Dazzi
Gli anni di Dedalo'
Galleria Francesca Antonacci
via Margutta, 54 – Roma
fino al 26 giugno 2009

M.P.Michiel. Nel saggio introduttivo del catalogo lei parla di un rinvenimento casuale, ci racconta di cosa si è trattato?

Caterina De Feo. Ad un certo punto una serie di opere sul fondo Ojetti si sono rese disponibili cioè alcune persone hanno deciso di metterle in vendita. Questo ha messo in moto la possibilità della mostra perché, chiaramente, non è questa una struttura pubblica è una galleria privata che deve per forza avere qualche oggetto in vendita. Il fondo Ojetti è stato molto importante, la parte documentaria è parzialmente conservata alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna qui a Roma, un'altra parte invece alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Poi c'è stato il rinvenimento delle opere di Maraini... ci sono anche delle casualità, poi allora abbiamo cercato altre cose ma il punto di partenza è stato questo.

   
   
   
   
 
Foto © MPMichieletto

M.P.M. Ojetti è stato il fondatore della rivista 'Dedalo' e lei parla di 'idee ojettiane' che si riassumono nei concetti di arte e vita, artista e pubblico, quale è stato il successo della rivista, che tipo di rispondenza ha avuto dato che è stata pubblicata per tredici anni?

Caterina De Feo. Ha avuto un grandissimo successo e la cosa molto importante è che non solo Ojetti ma anche altri artisti hanno scritto articoli su artisti contemporanei, cioè c'è stato un occhio rivolto al passato, alla grande tradizione italiana, al rinascimento, al quattrocento, che incarnava l'ideale artistico di Ojetti epperò anche un occhio alla contemporaneità. Quindi ecco gli articoli su Maraini, su Andreotti, sul giovane Dazzi, su Oscar Ghiglia, su Gemito, cioè su tutta una serie di artisti che erano poi contemporanei. E questa è stata una cosa interessante ed ha avuto oltre che successo anche una grande influenza nella cultura italiana di quell'epoca.

M.P.M. Ojetti voleva con questa rivista -e questo lo dice lui- allontanare il pregiudizio che l'arte fosse per pochi eletti, allora il successo tra gli addetti ai lavori lo ebbe sicuramente però il successo tra quelle persone che oggi chiameremmo pubblico come si rivelò?

Caterina De Feo. Dietro questa idea c'era l'idea che l'arte dovesse essere un mezzo anche per elevarsi, che dovesse essere una cosa che accompagnava anche la nostra vita quotidiana e quindi per esempio questi rilievi di Maraini che sono qui in mostra sono i modelli dei gessi di un portale un'opera pubblica quindi c'è il convincimento che l'arte è una cosa importante.

M.P.M. Insomma capire se questo pubblico c'era o è come oggi che alla fine le mostre sono frequentate dagli addetti ai lavori?

Caterina De Feo. C'erano gli addetti ai lavori ma c'erano anche gli amatori, gli amanti dell'arte... a Roma, ma questa è una cosa storica, c'erano le mostre -sin dall'Ottocento-della società 'Amatori e cultori' quindi era un pubblico non troppo specializzato ma neanche così disinformato. Esisteva, insomma, un pubblico informato che seguiva.

M.P.M. Ojetti è diventato poi un uomo di potere, anche dai saggi in catalogo si legge questa volontà di affermazione di sé, ecco come poneva in atto questo suo potere, come li 'ricattava' questi artisti?

Caterina De Feo. No non è che li ricattava, li riuniva attorno a sé quando riteneva che rispondessero alle sue idee sull'arte, al ritorno alla tradizione, al mestiere, insomma gli artisti di Ojetti non sono stati i futuristi eppure siamo nello stesso periodo quindi qualcosa vuole dire. Questi sono artisti molto compiuti nel loro lavoro, anche se, per esempio, Andreotti è anche un innovatore però... la sua figura è molto compiuta, non lascia niente al caso. La cosa che più mi ha colpito nel rapporto con Dazzi -che era giovanissimo- è quando Ojetti gli dice 'devi finire ogni disegno in ogni sua singola parte', dunque gli insegna la necessità dell'impegno fino in fondo della finitezza formale dell'opera e anche del disegno. Quando lui riteneva alcuni di questi artisti rispondenti alle sue idee, li accoglieva nella sua vita e nella sua rivista, infatti nella sua collezione al Salviatino c'era una collezione d'arte spettacolare.

M.P.M. Si racconta che quando invitava a pranzo gli artisti li invitava anche a fare un disegno e poi glieli faceva firmare...

Caterina De Feo. ...sì, aveva ben chiaro già allora che forse un domani queste cose avrebbero avuto un valore e quindi la firma era importante, chissà! Anche se il rapporto con Andreotti il più anomalo dei tre rapporti... furono tre rapporti completamente diversi. Andreotti è stato un artista sicuramente superiore ancora da studiare approfonditamente su alcune cose ma forse ad un certo punto ha subito, alla fine della sua carriera, questa attenzione di Ojetti, ma lui -come artista- avrebbe percorso anche altre strade, mentre Maraini è un uomo molto equilibrato capace di inserirsi, un'intellettuale, un intenditore d'arte, uno dei primi articoli su Andreotti lo scrive proprio Maraini e diventa un'intellettuale importantissimo, sarà segretario alla Biennale di Venezia, ha proprio inventato delle cose, quindi ha subito meno. Invece Dazzi lo ha subito più di tutti e poi se ne è allontanato come un rapporto tra padre e figlio e ad un certo punto è entrato in conflitto.

M.P.M. Siamo nell'anno del Centenario del Futurismo e quelli della mostra sono gli stessi anni anche se in movimento sta in una fase non dico calante ma di aggiustamento, ormai si è affermato in Europa però non c'è il riconoscimento da parte delle autorità o c'è in modo ambiguo. Ojetti che tipo di rapporti aveva con Marinetti se ne aveva?

Caterina De Feo. Semplicemente credo che non si siamo mai messi a discutere. Ojetti non era proprio interessato a quel tipo di arte, l'arte che interessa Ojetti è quella compiuta, finita. Magari Ojetti prende in considerazione Marinetti ma con spunti polemici come erano capaci di esserlo a quell'epoca, agguerriti, però non ci sono rapporti se non appunto scontri. Sono diversi mondi.

M.P. Michiel
Roma, 14 maggio 2009

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