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Inaugurazioni
Franco de Courten: misteriosa nostalgia nella pittura di un viaggiatore in Medio Oriente


Franco de Courten e Enrico Mascelloni durante l'inaugurazione

Orientalismi
Studio Via Della Vetrina, 4
via della Vetrina, 4 - Roma
19 novembre-31 dicembre 2008

M.P.Michiel. 'Orientalismi' è il titolo della sua ultima personale ma per noi europei l'Oriente è un luogo vastissimo e diversissimo. Qual è il 'suo' Oriente?

Franco de Courten. Il mio Oriente è il Medio Oriente anzi direi che è l'Oriente Mediterraneo quello che veniva chiamato nell'Ottocento, nel Settecento e nei primi del Novecento, il Vicino Oriente. Certo, c'è anche l'Estremo Oriente ma questo è il Medio Oriente islamico, dove in Israele c'è l'Ebraismo, in Medio Oriente è nato il Cristianesimo quindi ci sono le tre religioni ma diciamo che fondamentalmente adesso è l'orientalismo islamico che si affaccia in gran parte sul Mediterraneo. Non c'entra, per esempio, il Pakistan, l'Arabia Saudita l'ho poco frequentata, quindi in poche parole è il Mediterraneo meridionale, Israele, la Giordania, la Siria, la Turchia, l'Egitto.

M.P.M. ...quella zona che è definita la 'culla della civiltà' occidentale...

Franco de Courten. ...assolutamente, la culla della civiltà occidentale insieme alla Grecia.

   
   
   
   
   
Foto © MPMichieletto

M.P.M. I lavori che sono in mostra hanno come supporto delle autentiche lettere antiche che già da sole sono graficamente belle a vedersi. Come è entrato in possesso di questo materiale?

Franco de Courten. Queste sono cose che ho trovato qualche tempo fa', che trovo ogni tanto, sono normalmente dei documenti di notai, roba del secolo scorso o anche prima, del Settecento, non sono dei documenti di valore, sono dei documenti statistici, di notai, di trasferimento di proprietà, sono appassionato di queste cose, mi piacciono perché, perché... non lo so... perché è un fatto psicologico. Forse mi ricorda le cose del passato, io amo l'archeologia… qui ci vorrebbe uno psicanalista per capire per quali ragioni io uso quelle carte, per me è un fatto estetico, non guardo neanche quello che c'è scritto, perché non mi interessa.

M.P.M. Sicuramente è un fatto estetico perché colpisce la bellezza della calligrafia...

Franco de Courten. ...della calligrafia e il colore della carta.

M.P.M. Ha viaggiato per lavoro ma anche per piacere e credo che soltanto il viaggiatore possa sperimentare appieno la nostalgia di lasciare per sempre qualcosa che incontra e che ama. L'arte, come la scrittura - so che scrive anche libri - ma nello specifico la pittura, è l'unico modo per riscattare questa sofferenza?

Franco de Courten. Sì, io credo che quello che per me è molto importante, quello che mi ha spinto, è la nostalgia. Devo dire che avevo fatto, nei miei viaggi da quelle parti, molte fotografie che ho tenuto per anni interi in libroni rossi e su cui sto lavorando e ho lavorato. Sono fotografie fatte negli anni Settanta-Ottanta, poi, improvvisamente un paio d'anni fa' mi è venuto questo rigurgito, la nostalgia di questi posti per cui ho sentito la necessità di riprodurre quei luoghi in quadri, in disegni, in opere pittoriche. C'è assolutamente la nostalgia.

M.P.M. C'è anche una sofferenza...

Franco de Courten. Sì la nostalgia è sempre un po' sofferente perché io tra l'altro sono molto restìo… a ritornare nei posti dove sono stato, perché non voglio avere sorprese negative e allora quello che ho visto una volta - e mi è piaciuto - non voglio rivederlo più, per il rischio di avere delle delusioni.

M.P.M. Per l'artista occidentale educato alla figurazione che valore ha l'espressione che il mondo spirituale orientale esprime attraverso una linea o un segno grafico, che attrazione produce?

Franco de Courten. L'attrazione del mistero, perché innanzitutto io non capisco la calligrafia araba, islamica, io non la comprendo, non l'ho studiata, a me piace il segno, piace la fantasia che esprime e poi so - lo so per averlo letto - che esprime dei concetti di grande valore religioso, culturale, quindi la mia immaginazione è senza freno quando io vedo delle scritture islamiche. Salvo qualche piccola cosa che conosco... non ho desiderio di impararlo, perché non serve per i miei scopi... a me basta che scatti la fantasia. Il mistero è del segno grafico e della cultura che il segno grafico copre, rappresenta.

M.P.M. Ho visitato il suo sito in Internet ed ho visto che ci sono le opere ad olio, le grafiche, eccetera poi c'è un angolino dove c'è scritto 'More...' e all''interno ci sono una serie di opere sulla 'Musica sacra', ecco allora qual è il suo rapporto con la fede?

Franco de Courten. Devo dire la verità, io sono cristiano di cultura ma non di pratica, di cultura sì, noi siamo venuti fuori - come ho detto prima - dalla cultura greca e poi dalla cultura cristiana. Quindi in questo senso amo la musica sacra enormemente. Mi piace la musica del Settecento, del Seicento. Molto spesso quando dipingo ascolto la musica sacra, quella barocca, che mi accompagna. Ma questo non ha niente a che fare con la fede che è un altro problema, è un'altra cosa.

M.P.M. ...ho visto che queste opere sono numerate almeno fino al numero 53 quindi c'è stato un flusso di ispirazione?

Franco de Courten. Sì, sì io faccio le cose a serie. Normalmente quando mi viene un'idea... mi devo stancare, finisco quando sono stanco. Normalmente sono idee che si concretizzano in serie relativamente lunghe che possono essere cinque, sei o possono essere cinquanta o cento pezzi.

M.P.M. Adesso è 'saturo' delle opere che sono esposte nella ultima personale, quindi sta già preparando qualcosa, immagino?

Franco de Courten. Non sono saturo, non ho finito perché la mia intenzione sarebbe di fare di quelle opere un libro. Ha visto che le opere, quelle più piccole che sono sul tavolo, sono anche commentate, commenti scritti, allora il grande desiderio sarebbe di fare di questi un bel librone, ora devo trovare l'editore e qualcuno che lo finanzi quindi... comunque sto continuando ancora e per qualche settimana devo finire questa operazione. Dopo, non lo so, qualche idea ce l'ho perché la cosa importante nel mio lavoro è di continuare a farlo senza interruzioni, facendo anche degli esperimenti, ma non bisogna smettere di lavorare.

M.P.M. Ora una domanda per Enrico Mascelloni che ha presentato in catalogo la mostra 'Orientalismi': de Courten è - come abbiamo sentito - intriso di Oriente/Occidente, l'eterno dualismo, ora però con Internet veicoliamo in pochissimi secondi mondi lontanissimi mentre il viaggio, che è la sua peculiarità, rappresenta una struttura della conoscenza del mondo lenta e più complessa e mi sembra che de Courten conosca o utilizzi entrambi, quindi dove collochi la sua produzione artistica così particolare?

Enrico Mascelloni. Mi hai anticipato, Franco de Courten oltre che un ottimo artista è, è stato, un grande viaggiatore per motivi professionali ma anche per passione e la sua è una percezione lenta. Io dico Oriente anche quando si tratta di Africa del Nord, la nostra percezione è necessariamente orientalista per ciò che non riguarda il nostro 'l'occidentrismo'. La sua è una percezione lenta che addirittura lui rallenta inserendo o meglio utilizzando per supporto per i suoi lavori, degli antichi manoscritti, dei documenti, che già rappresentano un arretramento lento nel tempo e quindi certamente è polare rispetto alla schizofrenia dei sistemi tecno-mediali. Su questo non c'è dubbio.

M.P. Michiel
Roma, 19 novembre 2008

'19 novembre (...). Sto pensando, con lentezza e reticenza, ai prossimi oli. Per farmi venire delle idee, dalle finestre scatto con una polaroid un'infinità di fotografie del parco. Per aiutare la mia pazienza, continuo a ripetermi, devo acuire le mie sensazioni ed affermare le mie consapevolezze.' Franco de Courten, Diario d'Algeria (1996-1998)

Il video dell'inaugurazione:

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- Comunicato stampa

 

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