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Evento Turcato
1948-55: sinergia tra astrazione e realismo socialista
per Fabrizio D’Amico, curatore

"Giulio Turcato. La libertà oltre la regola"
Galleria Emmeotto
Roma, via Margutta, 8
6 dicembre 2006 - 10 febbraio 2007

M.P.Michiel. Una nuova galleria: qual è lo scopo di questa apertura e cosa si propone in un panorama contemporaneo romano?

Fabrizio D'Amico. Si propone di rivisitare l’arte romana e italiana eminente o dimenticata o come nel caso di Turcato - che non è affatto dimenticata ma rivisitata -, attraverso rassegne. Lei ha visto lo spazio è molto ampio, è quasi… ha ambizioni museali, si propone di rivisitare questi artisti attraverso delle indagini per una validità anche filologica. Facciamo il caso di Turcato, non è rivisitato nella sua interezza, cosa impossibile se non ad un grande museo, ma è rivisitato attraverso i suoi anni formativi, i suoi anni iniziali dal 1948 segnatamente al 1955 fino alla metà degli anni ’50 che sono gli anni forse più imprevedibili di Turcato in cui riesce a trovare una sigla che è esattamente a metà tra quello che si chiamava allora astratto e realista. Turcato era un’artista militante del Partito Comunista e nel Partito Comunista credeva; credette fino ad una certa data – come molti – e quindi in qualche modo voleva ascoltare, seguire, quelle che erano le indicazioni del partito per un’arte che fosse vicina ai problemi, alle istanze, ai drammi del popolo. Però d’altra parte, aveva questa consapevolezza che l’arte, la pittura è soprattutto un ‘affare’ fatto da linee e colori, e in qualche modo, in quegli anni trovò, non una via di mezzo, né un compromesso, ma una sinergia fra i due poli che è straordinaria. Ecco, qui lo testimoniano opere come ‘Le rovine di Varsavia’ o opere come i ‘Giardini di Miciurin’ che sono tutte opere che hanno una implicazione politica… Miciurin era questo grande o poco grande, nel senso che poi fu accusato di essere un contaballe… biologo russo, che immaginò che attraverso una coltivazione particolare si potesse dare da mangiare al popolo. Allora Turcato, fa un omaggio a questo Miciurin… però in che cosa lo traduce, in una trama interamente astratta dell’opera, in questi grandi dischi di colore che si perdono in una vegetazione altrettanto non referenziale non più naturalista.

M.P.M. Molte delle opere sono di collezionisti privati e addirittura nel comunicato stampa c’è scritto ‘gelosi di queste opere’, quindi come li ha convinti o chi li ha convinti se non li ha convinti lei?

Fabrizio D'Amico. Dunque questa galleria è co-gestita da una serie di persone fra cui Netta Vespignani che è molto amica di una collezionista… di cui non so se posso adesso fare il nome… una collezionista storica di Turcato, che tiene molto gelosamente… non è un avverbio messo lì a caso… Della trentina di opere esposte 13 vengono da questa collezione e sono opere che non sono più uscite dal caveau in cui la famiglia è costretta a tenerle, visti i tempi perigliosi. Infatti non sono più uscite da oltre 20 anni, ecco.

M.P.M. Quindi la maggior parte delle opere sono in questo caveau… perché Turcato è stato un artista molto prolifico

Fabrizio D'Amico. Mah, è stato molto prolifico da una certa data in avanti. Nel periodo che prendiamo in esame, cioè la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50, produceva intensamente come tutti i suoi colleghi di Forma 1 e poi del Fronte Nuovo delle Arti ma non certo in eccesso. A ruota libera, come un po’ gli appartenne, gli fu proprio negli anni più avanzati della sua produzione. Il fatto di tenere queste opere gelosamente conservate è un dato che appartiene purtroppo al nostro mondo che come sappiamo è insidioso per cui non tutto si può sempre mostrare.

M.P.M. Una peculiarità di questa nuova galleria è il comitato scientifico formato da lei, da Daniela Fonti e da Claudia Terenzi: che senso ha in una…

Fabrizio D'Amico. …nulla, nulla, ha il senso di dare dei suggerimenti, possiamo dire ai galleristi, ai titolari della galleria, quali mostre fare e soprattutto su come organizzarle, ma insomma è un fiancheggiare puramente critico a questa galleria nella quale, devo dire, noi tutti molto speriamo.

M.P.M. Infine cosa significa questa sigla Emmeotto che intitola alla galleria?

Fabrizio D'Amico. Margutta numero 8, via Margutta numero 8…

M.P.M. …più semplice di così. Grazie a Fabrizio D’Amico, curatore.

Fabrizio D'Amico. Grazie a lei.

M.P. Michiel
Roma, 6 dicembre 2006

   
   
   
   
Foto © MPMichieletto

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